28/01/2026
🔴 Perché parliamo di repressione? 👀
Ieri, 27 gennaio 2026, durante la Giornata della Memoria, a Potenza si sono verificati due episodi gravi che riteniamo doveroso raccontare.
Nel corso di un evento istituzionale al Teatro Stabile, la ricorrenza si è ridotta a una commemorazione formale e priva di reale attualizzazione.
Quando unə studentə del liceo “W. Gropius” ha espresso pacificamente il proprio dissenso sventolando una kefiah, è stato allontanato con modalità intimidatorie da Digos e Polizia, identificato verbalmente e sottoposto a forte pressione psicologica, senza aver commesso alcun reato.
Parallelamente, al liceo classico “Q. Orazio Flacco”, un presidio studentesco pacifico e concluso regolarmente è stato seguito da identificazioni, minacce disciplinari, pressioni, insulti e intimidazioni da parte della dirigenza scolastica nei confronti degli studentə coinvolti e dei rappresentanti d’istituto.
Due contesti diversi, stesso risultato: repressione del dissenso, criminalizzazione della parola, abuso di potere e negazione della libertà di espressione.
Ci occupiamo di quanto accaduto perché crediamo che una lotta sia tale solo se si oppone a ogni forma di oppressione.
La Memoria, così come l’impegno politico e civile, non può essere selettiva: o è intersezionale, capace di riconoscere le connessioni tra le diverse forme di violenza e discriminazione, oppure perde il suo senso più profondo.
Inoltre, tra le persone colpite da questi episodi c’è un ragazzo che lotta ogni giorno insieme a noi, anche all’interno del Pride e dei percorsi di autodeterminazione collettiva.
Colpire lui significa colpire una pratica politica condivisa, una comunità che rivendica diritti, libertà e dignità, non una singola identità isolata.
La Memoria non può essere solo rituale.
Deve essere critica, viva, attuale.
Deve servire a riconoscere le violenze di ieri e quelle di oggi.
Difendere la libertà di parola non è un problema di ordine pubblico: è un dovere democratico.
Ricordare significa impedire che tutto questo continui ad accadere — sotto nuove forme, ma con la stessa logica.