Movimento Infanzia Di Basilicata

Movimento Infanzia Di Basilicata Il Movimento Nazionale per i Diritti Umani (Mo.Na.DU) nasce dalla trasformazione del Movimento per l

05/10/2025

La lotta per la verità continua». A 37 anni dalla morte di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, i fidanzatini trovati senza vita il 23 marzo 1988 in una villetta a Policoro (Matera), Olimpia Fuina - madre di Luca - chiede giustizia. La versione ufficiale ha parlato di incidente domestico, ma la donna non ha mai creduto a questa tesi, arrivando anche alla riesumazione dei corpi e a una nuova perizia che ha ipotizzato l’omicidio. Oggi Olimpia rilancia la sua battaglia.
Dove trova ancora la forza di lottare?
«La prendo dal cielo che porto dentro di me con Luca e dall’amore che nutro per i figli degli altri, nei quali rivedo mio figlio».

Cosa non le torna?
«Nulla. In particolare lo schieramento della Procura di Matera, che ha avallato la cancellazione della verità con menzogne, depistaggi, omissioni, perizie falsificate - fatte prescrivere senza mai interrogare i responsabili per risalire ai committenti - e autopsie dirottate, come quella del professor Introna: prima ha chiuso il caso per monossido, poi lo ha smentito in tv. Questo video è stato oscurato».
Secondo lei, cosa c’è dietro?
«I poteri occulti. È tutto scritto negli atti, per chi vuole leggere, capire e legiferare nel rispetto dei diritti di tutti alla giustizia».
Cosa l’ha ferita di più in questi anni?
«Non voglio essere etichettata come la madre addolorata che non si rassegna a una morte accidentale. Io parlo con gli atti alla mano. I documenti dicono che la caldaia funzionava, la porta era aperta, il tubo di scarico del bagno non era ostruito. Elementi confermati dalle perizie e dalla famiglia. E davanti a quelle ferite, come si fa a non pretendere la verità per un figlio ucciso? Forse perché quella verità era stata cancellata?».
Perché, secondo lei, la sua voce non è mai stata ascoltata?
«Non ho il potere giusto per questo sistema, lo stesso denunciato da Palamara».
Anche il magistrato Luigi De Magistris ha provato a fare luce con l’inchiesta "Toghe Lucane".
«La fine di De Magistris, ma anche del capitano dei carabinieri di Policoro, Salvino Paternò (indagò dal 1995 al 2000), spiega il sistema in cui viviamo. Hanno perso tutto proprio quando erano arrivati a ipotizzare l’omicidio, una verità che qualcuno non voleva emergesse».
Ad agosto ha chiesto l’avocazione delle indagini a Potenza.
«Se il sistema resta quello visto finora, non ho nulla da sperare. Auspico un cambiamento, con inquirenti capaci di assumersi la responsabilità di valutare obiettivamente i misfatti contenuti negli atti».
Nell’istanza sono presenti atti istruttori che, secondo lei, non sarebbero mai stati approfonditi in modo adeguato.
«Si. La perizia, a cura del criminologo Francesco Bruno, conferma la credibilità della pista dell’omicidio, mai considerata dalla Procura di Matera, che peraltro non ha mai prodotto un’alternativa in grado di confutare quella perizia. Per questo voglio riportarla all’attenzione dei magistrati di Potenza».

Guido Tortorelli Estratto Corriere

Indirizzo

Potenza
85100

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