12/11/2024
‼️11 Novembre 2023 - 11 Novembre 2024 - Cos'è cambiato?‼️
"Quando ho scritto quella lista avevo ipotizzato il piano di rapirla, stare con lei qualche tempo e poi farle del male e toglierle la vita". Con queste parole, Filippo Turetta, durante l’interrogatorio del 25 ottobre, ha dichiarato di aver stilato una lista di "oggetti utili" molti giorni prima dell'omicidio, aggravando l’accusa con reati di premeditazione, crudeltà, legame affettivo, sequestro di persona, occultamento di ca****re e porto d’armi. Nella confessione tiene la testa bassa e un tono di voce sommesso, interrotto da pause mentre cerca di spiegare i meccanismi che portarono alle 75 coltellate inflitte alla studentessa ventiduenne Giulia Cecchettin. Avrebbe agito durante un periodo di malessere personale, aggravato dall'illusione che Giulia nutrisse ancora sentimenti per lui, e dalla rabbia e frustrazione nel capire che la realtà fosse diversa.
Ieri, a un anno dalla tragica scomparsa di Giulia, che sarebbe stata oggi laureata in ingegneria biomedica all’università di Padova, il preside Luca Piccolo ha negato agli studenti il minuto di rumore richiesto in sua memoria, invitandoli a una riflessione personale. Ma è stato proprio il silenzio a uccidere Giulia: il silenzio di un sistema ancorato a vecchie dinamiche, incapace di offrire un sostegno che, forse, avrebbe potuto aiutare Giulia e insegnare a quel ragazzo a gestire le proprie emozioni.
Il proposito del ministro dell’istruzione Valditara di introdurre un’ora di educazione all’affettività, a distanza di un anno, resta ancora inattuato, così come tante parole spese dal governo sul tema del femminicidio. Questo non è un caso isolato, ma un tragico riflesso della violenza sulle donne che dilaga nel Paese, di fronte alla quale è necessario introdurre sin dalla più tenera età un'educazione all’affettività.
Non è giusto che le nostre decisioni siano dettate dalla paura che chi dice di amarci possa trasformarsi nel nostro carnefice per un semplice NO. Cara Giulia, ci è stato negato di sapere cosa avresti fatto ora o chi saresti diventata, perché solo a te spettava il diritto di deciderlo. Ciò che possiamo fare per te, è continuare a fare rumore.