26/08/2026
**Lettera aperta**
**Carissimi,**
c’era una volta una novella a cui ormai non crede più nessuno: a Potenza si sta bene, a Potenza non accade mai nulla. Una narrazione rassicurante, ripetuta così tante volte da sembrare vera, mentre sotto la superficie crescono il malcontento, la paura e il senso di impotenza.
La realtà è che i potenti sembrano poter fare tutto, mentre al popolo viene negato persino il diritto di far sentire la propria voce. Si arriva addirittura al passaggio dalle minacce alle vie di fatto: si impone l’orario 8/20 e chi richiama il rispetto delle maggiori tutele previste dai propri diritti contrattuali si vede persino destinatario di un rapporto disciplinare. E, di fronte a tutto questo, molti restano in silenzio.
Ma il silenzio non è neutralità. Quando l’ingiustizia diventa sistema, tacere significa lasciarle spazio.
Questo vuole essere un invito a una sveglia collettiva, a uscire dal lungo torpore e a unire le forze. Non lasciamoci distrarre da quel piccolo sgabello che è stato concesso, né crediamo di aver ottenuto qualcosa in cambio del nostro tergiversare. Al contrario: mentre aspettavamo, ci hanno tolto diritti, garanzie e persino dignità.
È il momento di reagire con determinazione, responsabilità e unità. Rivendicare i propri diritti non è una colpa, così come chiedere il rispetto delle regole non può diventare motivo di ritorsione. Nessuno deve sentirsi solo davanti a decisioni arbitrarie o a comportamenti intimidatori.
Svegliamoci, dunque. Ritroviamo la forza di parlare, di organizzarci e di pretendere rispetto. Perché la dignità non è una concessione e i diritti non sono privilegi: sono patrimonio di tutti.
**Carissimi, è tempo di non restare più in silenzio.**