09/11/2025
📜 POSTA DOPO ROMA: LE EVIDENZE DI UN MONDO CHE CAMBIAVA ⚒
Cosa accadde nel territorio di Posta tra la caduta dell’Impero Romano e la nascita del Medioevo? Le fonti archeologiche e storiche ci permettono di seguire un filo continuo, dal V secolo d.C. fino all’VIII, restituendo l’immagine di un territorio che non scomparve con Roma, ma seppe trasformarsi.
⚒ 1. Il collasso e la ruralizzazione (fine V – VI secolo d.C.)
Dopo il 476 d.C., con la caduta dell’Impero d’Occidente, la Sabina entra in una lunga fase di crisi. Le fonti scritte spariscono, ma le tracce materiali mostrano la lenta ruralizzazione del territorio:
Le ville rustiche romane nella piana del Velino vengono abbandonate e poi rioccupate come casalia agricoli.
Strutture romane vengono riutilizzate come chiese rurali o piccoli fortilizi, come testimoniato anche in altre aree sabine (La Sabina Medievale, 1985).
Tra il V e il VI secolo si diffonde il cristianesimo rurale: lungo la Salaria sorgono le prime ecclesiae minori, come San Martino di Ascrea e San Vittorino di Amiterno, che diventeranno modello per i luoghi di culto locali.
In questa fase l’autorità imperiale scompare, ma la rete viaria romana rimane viva. La Via Salaria, sebbene degradata, continua a segnare i confini tra i poteri montani emergenti.
⚔ 2. L’età gota e bizantina (VI–VII secolo d.C.)
Durante la guerra greco-gotica (535–553), la Sabina — e con essa Posta — diventa una zona di transito strategico tra Roma e l’Adriatico. Non esistono fonti dirette, ma secondo Pietrangeli (1976) le zone di Cittareale, Posta e Antrodoco mantennero “una continuità di occupazione collinare per motivi strategici”.
A quest’epoca risalgono:
Fortificazioni altomedievali sulle alture di Monte Boragine e Vetozza, individuate in ricognizioni topografiche degli anni ’80 (La Sabina Medievale).
Prime tracce di insediamenti monastici legati alla diffusione del culto di San Benedetto: i percorsi tra Farfa e Norcia passavano proprio lungo la Salaria, attraversando Posta.
Il culto di San Felice, attestato da Mosca, si diffonde nel VI secolo e si associa alla fondazione di edifici religiosi sulle alture.
👑 3. Il dominio longobardo (570–774 d.C.)
Con l’arrivo dei Longobardi, la Sabina viene annessa al Ducato di Spoleto, ma il territorio di Posta rimane una zona di confine con l’Esarcato bizantino. Tuttavia, non esistono fonti certe che attestino Posta come curtis longobarda.
Le fonti indirette (La Sabina Medievale) descrivono la costruzione di presidi fortificati lungo i valichi montani per controllare i collegamenti tra Spoleto e l’Aquila.
Lungo la Via Salaria, in questo periodo, si sviluppano:
Curtes rurali: insediamenti agricoli fortificati sorti sulle antiche ville romane.
Pievi e cappelle di confine, punti di riferimento per le comunità.
Nuclei fortificati embrionali, antenati dei castelli medievali di Borbona, Cittareale e Machilone.
È molto probabile che il toponimo Posta si sia fissato proprio in età longobarda: in latino medievale posta significa sia stazione di cambio sia guardia o vedetta — un termine perfetto per un presidio fortificato sul confine. Ma non esistono documenti coevi che attestino questa funzione specifica.
✝ 4. L’età carolingia (VIII–IX secolo d.C.)
Dopo la conquista franca (774), la Sabina entra nel Patrimonium Sancti Petri. La zona di Posta, pur periferica, resta attiva come punto di transito tra Rieti, Farfa e Norcia.
Resti di edifici religiosi altomedievali in località Vetozza e Rocca di Posta, segnalati da Don Giulio Mosca, mostrano il riuso di materiali romani. È verosimile l’esistenza di una cella benedettina dipendente da San Salvatore Maggiore o San Vittorino.
Toponimi come San Lorenzo, San Giovanni e Campolungo attestano un reticolo monastico diffuso.
🏰 Dal monastero al feudo: la nascita dei de Machilone
Tra l’VIII e il XIII secolo, la f***a rete di curtes e celle monastiche si trasforma gradualmente in domini signorili.
Ma il feudalesimo si afferma solo attorno all’anno 1000, secondo Mosca. I vecchi presidi longobardi diventano castelli; le proprietà ecclesiastiche si laicizzano in feudi di frontiera.
È in questo quadro che nasce la consorteria dei de Machilone, documentata per la prima volta nel Catalogus Baronum (XII sec.) ma con radici più antiche. La struttura consortile pro indiviso del castello di Machilone (Casalboni) fa ipotizzare un’origine longobarda. Il loro territorio, situato “a ridosso del confine”, coincide con l’area di Posta e dell’Alta Valle del Velino: la stessa dove, secoli prima, Roma aveva costruito la sua strada di pietra.
📍 In sintesi
👉 Posta non nasce nel Medioevo, ma sopravvive alla caduta di Roma come presidio lungo la Salaria. 👉 Tra il V e il XIII secolo, il territorio evolve da mansio romana a centro di culto e via, poi a insediamento fortificato medievale. 👉 È una delle poche aree dell’Appennino dove si può leggere, senza interruzioni ma con fasi alterne, la trasformazione dall’Impero al feudalesimo.
📚 Fonti principali
N. Persichetti, Viaggio archeologico sulla Via Salaria nel circondario di Cittaducale, Roma 1893
Don G. Mosca, Posta nell’Alta Valle del Velino, 1998
P. Toubert e L. Pani Ermini (a cura di), La Sabina Medievale, 1985
C. Pietrangeli, La Sabina nell’antichità, 1976
A. Casalboni, Nobiltà di frontiera nell’Abruzzo angioino: de Machilone e de Roio, in EuroStudium3w, 2019