Si pensa che in questo momento di svolta, parlare di un diverso modello di vita, più attento ai problemi umani, di un miglior uso delle risorse, di una drastica riduzione dei rifiuti, di un rispetto per il territorio sia quasi superfluo. Dunque si crede che in questa situazione così spaesante per il nostro futuro tale tematica sia rimandabile più in là e nel frattempo si debba cercare di risolver
e ancora una volta il “problema” della crisi economica con la crescita, con l’aumento del PIL, senza capire che è proprio il modello della crescita illimitata che ha generato la crisi umana e ambientale nella quale ci troviamo. Siamo in uno di quei momenti storici nei quali ci si rende conto che ciò che era stato annunciato 40 anni fa dal rapporto sui limiti della crescita compilato dai ricercatori del M.I.T. di Boston su commissione del Club di Roma si stanno sostanzialmente avverando. I limiti alla crescita sul pianeta Terra esistono; è ovvio, banale. E’ un pianeta che ha dimensioni finite e tra l’altro molto piccole, con risorse limitate. Alcune di queste sono rinnovabili, altre, in termini umani, non lo sono affatto, come il petrolio o il carbone, i quali, bruciando generano sottoprodotti negativi per lo stato di equilibrio in cui si trovavano gli ecosistemi. Se non si prende coscienza di questa limitatezza del sistema, la crescita sarà la miglior ricetta per finire il prima possibile nel baratro. Rispetto a 40 anni fa abbiamo ormai più di 3,5 miliardi di persone in più sulla Terra. Le cose che si potevano già fare negli anni 70' non sono state fatte, dunque ci troviamo oggi in una situazione ancora più difficile da riequilibrare rispetto ad allora. Il messaggio di riduzione dell’impatto della vita dell’uomo fatica a passare, viene visto come un messaggio retrogrado che ci farebbe tornare al medioevo, che non vuole lasciare ai paesi in “via di sviluppo” la possibilità di migliorare le loro condizioni di vita. Ogni volta che si apre un dibattito sul tema si finisce subito con queste accuse. Non si approfondisce nel merito di argomenti che sono le uniche istanze che possono portarci fuori positivamente da questa crisi epocale. Si tratta di prendere coscienza che il futuro non si può affrontare come è stato programmato finora il passato. Ci sono dei limiti fisici e naturali del pianeta; non lo abbiamo scoperto oggi e nemmeno 40 anni fa; è un dato di fatto a-storico, che già Nicolà Tesla alla fine del 1800, enunciava con queste parole: ”Se per produrre energia continuiamo ad utilizzare combustibili fossili, ben presto avremmo esaurito una delle nostre principali risorse. E’ un metodo barbaro e dobbiamo smettere nell’interesse delle generazioni future”. Fermare la crescita significa, non avere il dogma assoluto che il benessere sia fatto sempre e solo di un’aggiunta di qualche cosa, senza renderci conto che ci sono dei livelli minimi di benessere delle persone oltre i quali si entra nel circolo vizioso della trasgressione dei limiti che arricchisce i poteri economici e svilisce la maggior parte dell’umanità. I bisogni fondamentali dell’uomo li conosciamo e nei paesi occidentali li abbiamo soddisfatti tutti. Si tratta di nutrirci in modo corretto, avere una casa confortevole, l’acqua, poterci riscaldare in inverno, avere uno Stato che ci garantisce un minimo di assistenza sociale, l’assistenza sanitaria, la possibilità di avere un istruzione pubblica, ma più in la andiamo e più ci accorgiamo che l’elenco dei bisogni fondamentali termina con poco. Il resto comincia sempre più a diventare un superfluo che guarda caso negli ultimi 50 anni è stato costruito su un immaginario pubblicitario, che corrisponde a: più mezzi, più beni. Quando vediamo la pubblicità inneggiare a modelli di vita dove il successo dell’uomo si misura con quanti cavalli ha nel motore, quanto più grande è la sua automobile, quante più stanze ha nella propria casa, quante case ha in più, quanti viaggi esotici riesce a fare, capiamo che è un continuo stimolare la mente su oggetti e proposte di una vita fuori dai limiti. E’ proprio la pubblicità che ci dice: ”trasgredisci i limiti, non ci sono limiti nel mondo, più compri (e quindi più soldi devi avere) e più potrai elevarti e avere una vita di successo”. Ma questa è una trappola mortale, non è possibile trasgredire i limiti fisici della termodinamica e delle risorse di cui disponiamo. Ogni specie sulla terra ha i suoi limiti, l’uomo oltre a quelli ha l’intelligenza, ma l’intelligenza dovrebbe servirci a essere consapevoli dei limiti, non soltanto a tentare di superarli. Il momento di superamento dei limiti naturali che oggi stiamo sperimentando è un periodo di tempo che è partito grosso modo con il massiccio utilizzo dei combustibili fossili, e potrà proseguire al massimo per i prossimi 80-100 anni. Circa 2 secoli. Un periodo infinitamente piccolo rispetto ai tempi del nostro pianeta. In questo lasso di tempo noi avremmo distrutto e sperperato le risorse che invece avremmo dovuto preservare anche per le generazioni future. Non è possibile sforare le capacità rigenerative della Terra all’infinito, da questo punto di vista il collasso è certo, la comunità scientifica che studia questi argomenti lo dice chiaramente da tempo.