22/05/2026
Giulia ha preparato la sua tesina per l'esame di stato. E' stato chiesto agli/alle alunne di descrivere in un box "IL MIO CAPOLAVORO" una loro esperienza che ha dato una svolta alla loro vita.
"Ci sono esperienze che la vita ti dona, che non dimenticherai mai e che nel profondo del tuo cuore ti lasceranno sempre un qualcosa, quel qualcosa che ti cambia, ti rende diversə.
Quest’anno, per appunto, ho avuto la possibilità di partecipare ad un progetto extrascolastico, grazie a mia zia che lavora nel sociale e opera all’interno di comunità educative, oltre a far parte dell’associazione chiamata ARCIRAGAZZI PORTICI.
In particolare si tratta di una organizzazione laica. Il loro obiettivo principale è di realizzare una serie di attività, attraverso le quali diffondere fra minori, giovani ed adulti una cultura di città “a misura di bambino”.
Le attività sono libere ed aperte a tutti.
Ci tengo a sottolineare che una delle loro più grandi vittorie è stata far nascere la Cooperativa Shannara, per offrire sostegno alla crescita psico-socio-educativa dei minori.
Per mia esperienza personale, il progetto di cui ho fatto parte “NON SO SE STO BENE” del programma Erasmus+, è stato implementato in circa 18 mesi in diverse regioni italiane. Io ho partecipato a dicembre 2025, alla fase che si è tenuta in Calabria.
Per cinque giorni con tre mie amiche ed un accompagnatore dell’associazione. Ho scelto di presentare questa esperienza come mio “CAPOLAVORO” perché mi ha permesso di sviluppare competenze importanti, conoscere nuove realtà e comprendere meglio il valore della collaborazione e della partecipazione attiva.
Il progetto è stato organizzato non solo da ARCIRAGAZZI (Campania) e coordinato da VEDOGIVANE (Piemonte) ma con la collaborazione di diverse altre associazioni e curato – nella fase calabrese - da APICE di Reggio Calabria.
Le attività che abbiamo svolto sono state diverse, in particolare per far sì che il gruppo fosse unito e coeso, eravamo seduti in cerchio, tutti vicini e ogni giorno cambiavamo di posto, l’argomento principale aveva come tematica di base il “benessere” o “malessere”, attraverso attività di gruppo come: creare dei cartelloni con su scritte delle frasi, giochi dove dovevamo esprimere il nostro punto di vista e quindi metterci a confronto con ulteriori punti di vista, discutere su come i ragazzi di oggi vedono il mondo e così via. In particolare mi ricordo un’attività, nella quale dovevamo esprimerci su un determinato comportamento con una “RED FLAG” o “GREEN FLAG” e durante questo workshop sono nati veramente tanti punti di vista e idee diverse.
Ciò mi ha fatto comprendere che noi ragazzi non siamo così tanto “vuoti” come spesso veniamo descritti dagli adulti.
Dietro ogni opinione, comportamento o punto di vista si nascondono emozioni, insicurezze ed esperienze diverse. Ho capito quanto sia importante, ma difficile, ascoltare attivamente gli altrə senza che nasca un pre-giudizio o giudizio immediato.
Da quest’esperienza, breve ma intensa, ho appreso che la comunicazione è il perno principale di tutto e soprattutto, anche, la comprensione, l’empatia è fondamentale e ho capito che lo stare bene con sé stessi ti permette di stare bene con il mondo intero.
In particolare il lavoro di squadra è stato uno dei punti più forti, come gestire il tempo e soprattutto adattarsi alla routine di altre persone, ai loro modi di fare e così via.
Uno dei miei punti più forti che ho sviluppato in questo progetto è stato il problem solving e gestire, più o meno, l’intero gruppo, con forte determinazione e tanta voglia di crescere. Tornata a casa mi sono sentita diversa e direi anche più sicura di me stessa ed ecco perché lo considero il “MIO CAPOLAVORO”, lavorare su sé stessi è uno degli obiettivi principali della vita, anzi della mia vita, non arrendersi e camminare sempre a testa alta.
Porterò sempre con me questa esperienza, perché mi ha insegnato che il confronto, l’ascolto e la condivisione possono davvero aiutare i giovani a sentirsi meno soli."