02/06/2026
Ho sempre ritenuto che la contrattazione sia tra i momenti più alti della democrazia: un’occasione fondamentale per cercare di migliorare sia le condizioni economiche sia quelle di servizio del personale.
Una contrattazione seria necessita di due pilastri fondamentali: la parte economica e la parte normativa. Mentre la prima dipende esclusivamente dalle risorse che il Governo stanzia nella Legge di Bilancio, la seconda serve a sanare quelle discrasie interpretative delle norme che penalizzano fortemente il personale durante il servizio.
Veniamo da anni bui. Dal 2010 al 2015 la contrattazione ha subito un blocco totale. Dal 2016 al 2018, nonostante i tanti anni di fermo, il Governo stanziò cifre irrisorie, che non permettevano di recuperare se non in minima parte la forte perdita del potere d’acquisto. Nel triennio dal 2019 al 2021, l’emergenza Covid e l’avvicendamento di Governi politici e tecnici hanno prodotto pochissime risorse.
Al contrario, per il triennio dal 2022 al 2024, nonostante un’inflazione al 16%, siamo riusciti a ottenere per la prima volta in assoluto che la cifra netta di aumento iniziale fosse di almeno 100 euro sulla parte fissa, oltre all’incremento e all’estensione di alcune indennità, al finanziamento del FESI e a ottimi risultati sulla parte normativa.
Il contratto attuale (2025-2027), invece, ci prospetta uno scenario ben diverso: un aumento di circa 97 euro nette al grado iniziale e nessuna rivisitazione delle indennità accessorie. Per l’Arma dei Carabinieri, a regime, ci sarebbero infatti poco più di quattro milioni di euro; una cifra con cui non si può fare nulla, se non riversarla sul FESI, traducendosi mediamente in una quarantina di euro lorde a testa in più all’anno.
Ecco perché ritengo che se dichiarassi volontà di firmare dopo appena quattro riunioni con la Funzione Pubblica – e a fronte di risorse chiaramente insufficienti – significherebbe dimostrare una profonda ignoranza da parte mia in materia di contrattazione.
Per spiegarmi meglio, vi faccio un esempio concreto: le risorse stanziate equivalgono a un aumento complessivo del 5,6% nel triennio contrattuale, di contro, la Legione Carabinieri Lazio ha recentemente inviato alle APCSM il capitolato del lido di Focene, che prevede un aumento dei prezzi di oltre il 7% per il solo anno 2026.
Certo, mi potreste chiedere: perché la Polizia di Stato ha interesse a firmare? La risposta è semplice: loro dispongono della contrattazione di secondo livello e possono
gestire diversamente il futuro del proprio personale. È evidente a tutti che in Polizia non esiste la necessità di garantire il servizio a tutti i costi. Un esempio su tutti: grazie al secondo livello, la Polizia di Stato ha stabilito che i poliziotti, al compimento dei 50 anni, possano chiedere l’esonero dai servizi notturni. Di conseguenza, loro vengono esentati dai turni e noi ci troviamo a dover lavorare anche per loro. Noi non possiamo attuare una misura del genere, sia perché non godiamo del secondo livello, sia per le limitazioni imposte dalla legge sulla sindacalizzazione. Questo dimostra quanto la parte normativa sia, in realtà, cruciale.
Inoltre, trovo assurdo affermare che sia inutile aspettare ulteriori stanziamenti a causa dell’incertezza geopolitica attuale. Seguendo questo ragionamento, mi chiedo a cosa serva la contrattazione.
Deve essere chiaro un concetto: firmare oggi senza aspettare la Legge di Bilancio ad Ottobre 2026, per capire le intenzioni del Governo, significa assumersi la
responsabilità di accettare un accordo peggiore rispetto al precedente e un premio di produzione che, per i prossimi due anni, rimarrà quasi identico a quello percepito finora, ovvero privo di risorse aggiuntive significative. Sarà poi inutile lamentarsi ex post sostenendo che il FESI non è sufficientemente finanziato per garantire le tutele proposte dalle APCSM.
Per quanto mi riguarda, finché sarà possibile, continuerò ad oppormi alla firma. Ritengo, magari sbagliando, che essendoci le elezioni politiche il prossimo anno, al
Governo non conviene scontentare i quasi 500.000 uomini e donne in uniforme. Con il contratto aperto avremo più forza per chiedere con determinazione il recupero sull’inflazione reale e non su quella presunta (oggi a tutto vantaggio del Governo).
Non nascondo che sto riflettendo sull’eventualità di una manifestazione di protesta, laddove il Governo continui a promettere senza mantenere. La dignità delle persone non è strumentalizzabile politicamente.
Roma, li 31.05.2026
Il Segretario Generale
Antonio Tarallo