12/08/2026
Alla fine dell’Ottocento Pordenone visse una profonda trasformazione: da città legata alle attività artigianali e alla forza delle acque del Noncello divenne uno dei principali centri industriali del Friuli. Protagonista di questa svolta fu Alberto Amman, imprenditore di origine austriaca che nel 1875, insieme allo svizzero Emilio Wepfer, fondò un grande cotonificio destinato a segnare per oltre un secolo la storia economica e sociale della città.
Nato a Monza nel 1847, Amman proveniva da una famiglia già impegnata nell’industria tessile. Il padre Franz Xaver, originario del Vorarlberg, aveva contribuito allo sviluppo del settore cotoniero lombardo con gli stabilimenti di Legnano e Chiavenna. Cresciuto in un ambiente imprenditoriale, Alberto sviluppò una moderna visione industriale fondata sull’innovazione tecnologica, sull’organizzazione del lavoro e sull’utilizzo delle risorse energetiche.
La scelta di Pordenone come sede del nuovo stabilimento non fu casuale. Nel 1875 Amman e Wepfer individuarono nell’area di Borgomeduna il luogo ideale per costruire il proprio cotonificio. La presenza dell’acqua, da secoli elemento fondamentale per le attività produttive locali, offriva infatti una risorsa preziosa per alimentare i macchinari e favorire lo sviluppo di un moderno impianto industriale.
Nacque così il Cotonificio Amman & Wepfer, una struttura dotata di tecnologie avanzate che crebbe rapidamente fino a diventare uno dei maggiori complessi produttivi del Friuli. La fabbrica non modificò soltanto il paesaggio urbano, ma anche la vita della città, attirando manodopera, creando nuove professionalità e trasformando Pordenone in un centro sempre più legato al lavoro industriale.
L’espansione del cotonificio proseguì negli anni successivi. Nel 1885 la società realizzò un secondo stabilimento nel vicino territorio di Fiume Veneto, aumentando la capacità produttiva. Alla fine del secolo i due impianti occupavano complessivamente tra 1.600 e 1.700 operai: una dimensione straordinaria per una città che fino a pochi decenni prima aveva conosciuto soprattutto piccole attività artigianali e opifici alimentati dall’energia idraulica.
Uno dei punti di forza dell’impresa fu la ricerca di nuove soluzioni energetiche. Nel 1888 il cotonificio introdusse un moderno sistema di produzione elettrica sfruttando le acque del Maglio della Vallona. Dieci anni più tardi, per soddisfare il crescente fabbisogno degli stabilimenti, la società realizzò il lago artificiale della Burida, un’opera destinata a diventare uno dei simboli della modernizzazione industriale pordenonese.
Il successo dell’azienda portò ad Amman e Wepfer prestigiosi riconoscimenti. Nel 1881 i loro tessuti ottennero la medaglia d’oro all’Esposizione nazionale di Milano, mentre nel 1884 il Comune di Pordenone conferì ad Amman la cittadinanza cittadina per le iniziative sociali promosse a favore degli operai e della comunità. Dopo la morte di Wepfer nel 1890, la società divenne Amman & C. e continuò sotto la guida di Alberto e del fratello Edoardo fino alla morte dell’imprenditore nel 1896.
L’eredità di Amman andò però oltre Pordenone. Partecipò alla nascita di importanti società tessili in Lombardia e Bergamasca, contribuì alla fondazione dell’Associazione Cotoniera Italiana e prese parte alla creazione della Banca Industriale e Commerciale, uno dei primi istituti italiani dedicati al finanziamento dell’industria.
Nel 1920 il cotonificio di Borgomeduna passò al Cotonificio Veneziano, ma rimase per decenni uno dei cuori produttivi della città, simbolo dell’ingresso di Pordenone nell’età industriale.
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