09/08/2026
Retiambiente e rifiuti zero: basta guerre di potere sulla pelle dei territori
"Rifiuti zero" è una scelta politica ineludibile e non "uno stato dell'anima" come sostiene il "re dei Rifiuti" toscano, Renzo Macelloni, che ha fatto le sue fortune proprio con il business dei rifiuti contribuendo a portare avanti un sistema insostenibile, come ha ben messo in evidenza Legambiente Valdera.
Teniamo a sottolineare che gli attacchi di Macelloni alla strategia Rifiuti zero sono esattamente gli stessi che la destra pisana avanza nei nostri confronti quando in consiglio comunale chiediamo di assumere questa linea di azione da ormai oltre 10 anni.
L'unica prospettiva di senso e di massima urgenza su cui chi governa i territori dovrebbe adoperarsi è quella di incidere sulla produzione dei rifiuti.
Purtroppo, invece, chi governa ha altri obiettivi, e, in questo caso, è evidente come le dichiarazioni di Marcelloni, esponente del Pd, rilasciate mentre si devono nominare i nuovi vertici di Retiambiente hanno un chiaro significato: "o si continua a perseguire la strada di questi anni a partire dall'ossicombustore o faccio saltare il banco".
È bene ricordare che il presidente uscente di Retiambiente, Fortini, a poche ore dell'incendio della Delca a Vicopisano, usava strumentalmente questo disastro proprio per rilanciare la realizzazione di questo impianto.
Insomma siamo davanti ad una lotta di potere tutta interna al Pd e al campo largo, in cui anche in questa occasione i moniti di AVS e 5 stelle sono sempre più di facciata che di sostanza per dire solo che non si è stati silenti, avallando invece nei fatti un piano regionale dei rifiuti che prevede impianti in conflitto con la riduzione, il riuso e riciclo dei rifiuti, e in assoluto contrasto con un modello di economia circolare.
Occorre invece lavorare a monte sulla riduzione della produzione dei rifiuti ed entrare in un’ottica di cooperazione tra territori che faccia sì che il trattamento dei rifiuti ricada in modo equilibrato sulle diverse aree della Toscana.
Insomma lo scontro sui nuovi vertici di Retiambiente è l'ennesima spartizione di equilibri e nomine nel CdA di una società che invece deve essere messa radicalmente in discussione per come ha operato in questi anni.
È questo che colpisce. L'assoluta mancanza di qualsiasi valutazione su cosa è stato e sarà Retiambiente, le reali forme di controllo dei Comuni su di essa, la trasparenza e il funzionamento della stessa.
Da sempre riteniamo che sia necessario abbandonare le logiche del mega ATO e pensare, invece, ad ambiti territoriali omogenei in cui le comunità si riappropriano della programmazione dell’intero ciclo dei rifiuti, con la prospettiva di arrivare all'obiettivo "rifiuti zero", con una seria politica di riduzione dei rifiuti alla fonte, una raccolta differenziata sempre più estesa ed efficace e una progressiva chiusura degli inceneritori.
Non è utopia, è un progetto di cambiamento politico che mette al centro i territori, la loro sopravvivenza, la vita delle generazioni presenti e future e toglie dal tavolo da gioco il profitto che invece oggi rimane il protagonista nei piani tanto della destra che del centro sinistra.
Gli obiettivi da tenere insieme sono: rispetto ambientale, livelli occupazionali e salariali adeguati, pari trattamento in termini contrattuali, economici e di carichi di lavoro per il personale degli appalti, e riduzione delle tariffe per i cittadini e le cittadine avendo come obiettivo la tariffazione puntuale, a fronte invece degli aumenti spropositati e assolutamente non trasparenti degli ultimi anni.
Le questioni ambientali che derivano dalla gestione dei rifiuti sono questioni serie, riguardano il futuro di tutta la cittadinanza e la sostenibilità dei nostri stili di vita e richiedono la capacità di gestire sistemi complessi, non possono essere il terreno per guerre di potere interne al centrosinistra o di profitto dei privati come sta accadendo anche in queste settimane.