20/08/2026
Otto donne uccise da luglio, sei solo da ferragosto.
Qualcuno la chiama "L'estate dei femminicidi", quasi a romanzare un fenomeno feroce. No, non è una sequenza di fatti isolati. È una realtà che continua a ripetersi: donne uccise da uomini, spesso all’interno di relazioni segnate da violenza, controllo e possesso.
Dall’inizio di luglio al 19 agosto, sono almeno otto le donne uccise in casi riconducibili al femminicidio
E tutto questo accade mentre entra in vigore una nuova legge sul femminicidio.
La legge è importante. Ma una norma, da sola, non basta.
Servono prevenzione, ascolto, protezione concreta per chi denuncia o chiede aiuto, formazione e un cambiamento culturale profondo. Perché non possiamo continuare a chiedere alle donne soltanto di riconoscere i segnali, denunciare, scappare.
Le domande devono essere anche altre:
- cosa facciamo noi, come società, quando sappiamo che un uomo è violento?
- cosa facciamo per educare al rispetto?
Stiamo educando le donne a riconoscere la violenza, ma dovremmo educare anche gli uomini al rispetto e ad accettare i no!
Otto donne non sono un numero. Sono otto vite spezzate. E dietro ogni nome c’è una storia, una famiglia, una comunità.
Non chiamiamola “emergenza” solo quando fa notizia.
Non chiamiamola "emergenza“ quando si tratta di un fenomeno sistemico!
Prevenire significa intervenire prima che sia troppo tardi.
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