02/06/2026
"Il 2 giugno 1946 le donne italiane votarono per la prima volta nella storia, scegliendo tra Monarchia e e per eleggere i membri dell’Assemblea Costituente. La loro voce iniziava a contare nella vita democratica del Paese, contribuendo concretamente alla costruzione e al futuro della Repubblica. Il Decreto Legislativo 2 febbraio 1945, n. 23, che estendeva il diritto di voto alle , rappresentò la conclusione di una lunga battaglia politica durata oltre mezzo secolo. Non si trattò di una concessione dall’alto, ma dell’inversione di una prassi sociale e politica secolare, che aveva segnato nella storia della civiltà occidentale la separatezza tra vita degli uomini, legata alle relazioni pubbliche e al potere decisionale, e vita delle donne, confinata alla sfera privata e alle attività di cura, in cui i fondamentali venivano ampiamente negati. Il decreto del 1945 riconosceva alle donne la cittadinanza attiva, cioè il diritto di , ma non ancora quello di essere elette. Solo successivamente, il Decreto Legislativo n. 74 del 10 marzo 1946, con le norme per l’elezione dei deputati all’Assemblea Costituente, dichiarava «eleggibili i cittadini e le cittadine italiane che, al giorno delle elezioni, avessero compiuto il 25° anno d’età». Da quella conquista nacque anche una prima presenza delle donne nelle istituzioni, sebbene ancora limitata. Solo 21 donne su 556 deputati parteciparono all’Assemblea Costituente. Tuttavia, il loro contributo fu fondamentale nella stesura della e nell’affermazione dei diritti. Oggi, 80 anni dopo, ribadiamo che la democrazia vive davvero quando tutte le voci possono partecipare e contare.
I contemporanei raccolgono questa eredità con uno sguardo , perché costruire società libere significa garantire diritti, voce e autodeterminazione a tutte le donne e alle soggettività marginalizzate."
Alessia D’Innocenzo,
Storica delle donne, Attivista e operatrice di Differenza Donna