Associazione Alberto Vidano

Associazione Alberto Vidano Aiutiamo i progetti selezionati delle O.N.G. che operano in Africa ed Asia più coerenti con gli ideali del nostro Alberto Vidano (Merlino) 1959-2010

Chi era Alberto (Merlino)
CAMINANTES NO TIENEN CAMINO SE HACE CAMINO AL ANDAR (A.Machado):
Alberto Vidano nasce a Pont Canavese nel luglio del 1959, un adolescenza nutrita di passioni che segneranno tutto il suo percorso di vita: Il viaggio, la fotografia, lo sport. Parte non ancora maggiorenne per i primi viaggi europei on the road, testimoniati dalle prime cronache fotografiche che rivelano un o

cchio attento, poetico e sensibile. Uno sportivo tout court che, amando lo spirito di gruppo, si dedicò agli sport di squadra al punto da diventare allenatore di volley e preparatore di atletica leggera. La sua irrequietezza , lo porta a scegliere molti mestieri, quasi tutti sempre legati al suo tema principale, quello del viaggio: pur di non stare fermo consegnò giornali, non a caso finirà in Turchia a costruire dighe, e spirito sempre più libero, farà per qualche anno l’amata professione di camionista su rotte europee (amava definirsi alla francese “routier”. Riposandosi, in Canavese, si dimostrò ottimo apicoltore. I viaggi compiuti sino ad allora ad un certo punto si rivelarono fini a se stessi, soprattutto nasce in Alberto la necessità di trovare motivazioni ancora più profonde per il viaggio. In Alberto, uomo forte e sensibile, imbarazzato dalla propria tenerezza da sempre era in divenire un costante monologo interiore, senza pace, alla costante ricerca di un senso per la Vita, contrassegnato da un dolore profondo sentito per la sofferenza altrui, da una Compassione profonda, e traspariva alle volte e condiviso solo dagli occhi degli amici intimi. Alberto stigmatizzava il sistema di vita occidentale del quale criticava sempre i difetti più visibili come l'egoismo, la superficialità e la perdita di valori tradizionali quali la solidarietà, la compassione, la condivisione, così nel 1993 prende al volo la prima occasione di lavoro in Somalia. E da allora dal nostro mondo privilegiato, materialista, anestetizzante dei sentimenti e dei valori, cercava di partire ogniqualvolta ne avesse la possibilità. Alberto amante della musica ricercava la sua Armonia personale, la sua melodia interiore, aiutando la sopravvivenza in un mondo più povero, più duro, più essenziale ma estremo ed allo stesso tempo più meritevole, secondo lui, nei valori fondanti e tradizionali. I nuovi molti “viaggi” in situazioni difficili come quelle vissute in zone di fame, malattia, siccità, ancor più tragiche se sommate alla guerra, diventano lo sprone psicologico e spirituale per realizzare finalmente la sua intima e profonda necessità di sentirsi ed essere effettivamente utile nella terra che nonostante tutte le sue enormi contraddizioni più sentiva vicina...Per Alberto l'Africa era “incanto” e “disincanto”
Diventa un logista bravissimo, un professionista razionale, tra i migliori, richiesto dalle O.N.G. internazionali. Un professionista della cooperazione non governativa che usava istinto e sensibilità, grande umanità, intelligenza, forza d’animo, una forza interiore che aveva anche per tutti coloro che gli stavano attorno quotidianamente. Dopo gli anni africani in Somalia durante i quali sfugge fortunosamente al clamoroso rapimento della sua unità, a Goma in Congo durante una delle innumerevoli guerre tribali riesce a scampare all'eruzione del vulcano. Dopo Somalia, Etiopia, Angola, Alberto mai domo, allarga i suoi orizzonti di solidarietà intervenendo in missione umanitaria nella drammatica guerra del Kosovo per raggiungere in seguito l'ancor più pericoloso scenario dell'Afghanistan. Quindi nel 2005 dopo lo tsunami vola in Indonesia per lo start-up di una nuova missione e rimane vittima del terremoto di Nyas risultando per le autorità italiane disperso per alcuni giorni mentre Alberto si stava prodigando nel disperato tentativo di alleviare le sofferenze della popolazione già stremata dallo tsunami. Questi duri anni di esperienze non lasciano indenne la salute di Alberto ma nonostante tutto troverà la forza e le motivazioni per ripartire una volta ancora per una missione, che si rivelerà la più difficile ed impegnativa di tutte. Il lavoro in una Repubblica Centrafricana flagellata dalla guerra e da varie epidemie risulterà assai complicato e gravoso ma Alberto riuscirà a portare a termine la missione. Pochi giorni prima di rientrare Alberto si addormenterà sereno dopo una sera di festa con i suoi colleghi per non risvegliarsi più. Alberto ha vissuto una vita intensa, profondamente intensa, dedicandosi totalmente in ogni singolo momento vissuto. Ha chiesto molto dalla Vita e la Vita dopo avergli dato tanto, forse gli ha fatto l’ultimo regalo, abbandonandolo nella sua amata Africa. Il desiderio di tutti gli amici più vicini ad Alberto, che si sono costituiti in una Associazione a scopo benefico che prende il suo nome è quello di continuare l'impegno di Alberto attraverso varie attività volte alla raccolta di fondi da destinarsi ai progetti non governativi coerenti con i suoi ideali.

“Non ci saranno dimenticanze non ci sarà nessun inverno che cancellerà il tuo nome, splendido fratello, dalle labbra della gente” (P.Neruda)

Indirizzo

Via Marconi, 19
Pont Canavese
10085

Sito Web

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