14/01/2026
SAN FELICE IN PINCIS
Sacerdote – Martire cristiano
Patrono della Città di Pomigliano d’Arco
N. Nola Prima metà III sec. d.C. – M. Nola 14/01/313 d.C.
E’ probabile che vi chiederete: come mai anche la “Figura di un Santo” è stata inserita in questa silloge? Perché, l’influenza che ha avuto la insigne “Figura” del “Santo” e del “Personaggio Storico”: “Felice”, in tutto il Nolano, è stata sempre grandissima, per la sua condotta di vita e per il suo martirio; e la sua personalità è certamente da annoverare fra quelle storiche di rilievo che hanno permeato di sé l’io collettivo degli abitanti di Pomigliano d’Arco.
Infatti, il culto di “San Felice” Sacerdote e Martire [San Felice in Pincis di Nola, sacerdote e Martire, che si festeggia il 14 gennaio, non va confuso con l’altro San Felice di Nola, Protovescovo, che si festeggia il 15 novembre], nelle nostre zone, è antico e tenace ed è a causa della grandissima devozione che la nostra Città ha sempre avuto nei Suoi confronti, che “San Felice” [Vera Dugo Iasevoli, La Chiesa madre di San Felice in Pincis a Pomigliano d’Arco, Communikart, Pomigliano d’arco, 2015] è stato eletto: “Patrono di Pomigliano d’Arco” già dai tempi antichissimi e a Lui è stata dedicata anche la “Chiesa di San Felice in Pincis”, quella di fondazione più antica, sorta tra il VI e il X secolo e della quale si parla già in un documento del 1073. La chiesa di San Felice fu, quindi, la Prima Parrocchia e la Chiesa Madre del nostro allora piccolissimo agglomerato di Pomigliano d’Arco e, quando in seguito, la sua sede fu spostata nella rinnovata chiesa di San Paolino, al di fuori delle mura, la struttura architettonica dell’edificio che la ospitava fu ampliata, arricchita e ristrutturata, per la presenza ormai esclusiva del Santo Patrono, divenendo, col tempo, il complesso religioso più grande e piùà bello della Città di Pomigliano d’Arco. Infatti, la grandiosa, michelangiolesca cupola maiolicata, alla “Fra’ Nuvolo”, della Chiesa di San Felice in Pincis, risalente al XVIII secolo, svetta prepotentemente su tutto l’abitato e lo caratterizza, evidenzi ondosi quale emblema e simbolo stesso della Città; il suo antichissimo campanile è il testimone superstite della pèarte più antica dell’edificio, risalente al XV secolo; e, infine, il suo interno ricco di stucchi è la testimonianza tangibile della cura e dell’impegno dei cittadini di Pomigliano d’Arco per il loro più importante e pregnante monumento storico, architettonico e religioso.
Invero, la devozione dei cittadini pomiglianesi nei confronti del loro Patrono è stata sempre tanto forte da far si che. Nel tempo, all’interno della Chiesa a Lui dedicata, fossero raccolte e custodite una serie di opere di notevole valore, non solo religioso ma anche artistico. Nella Chiesa di San Felice di Pomigliano d’Arco, infatti, sono gelosamente conservate: una parte delle “Reliquie” del Santo, racchiuse in un sontuoso “Reliquario” del XVIII secolo; un bel quadro in forma ovale della fine del 1700, probabile opera di un “solimenesco”, che rappresenta “San Felice in gloria” e che si trova sull’altare maggiore; la bellissima e pregevole “Statua di San Felice” con la palma del martirio nella mano destra, risalente anch’essa al XVIII secolo, in argento e legno dipinto; e, infine, un elegante affresco del 1932, opera di Luigi Taglialatela, che si trova sotto la Volta della Chiesa e che raffigura “San Felice liberato dal carcere”, rappresentato nel momento topico di tutta la sua straordinaria esistenza, cioè nell’eccezionale episodio della sua liberazione dalla prigione ad opera di un angelo.
Dunque, tutta la città di Pomigliano d’Arco è stata da sempre permeata. E lo è tuttora, dello spirito e della personalità di questo uomo, definito “Santo” per la sua condotta di vita e per le sue azioni miracolose; e tutti i suoi abitanti sono stati influenzati e condizionati dalla sua eccezionale, straordinaria e prodigiosa figura, nelle loro tradizioni, nell’arte, nell’architettura, nell’urbanistica e nelle vicende storiche locali.
Ed è stato attraverso gli scritti di San Paolino, che si è venuti a conoscenza del principali episodi riguardanti la via di San Felice.
San Paolino, infatti, nella vita di San Felice aveva raccolto quella tradizione che, quando era giunto a Nola in qualità di Vescovo, si tramandava ancora soltanto oralmente. Egli mise per iscritto quel racconto, molto diffuso sul territorio, riguardante quest’uomo dalla vita così straordinaria da farla apparire ai più già miracolosa, ricavandone una composizione, formata da una serie di carmi, intitolata per l’appunto: “Carmina”. In essa descrisse le primitive basiliche e cantò la vita e i miracoli del Santo, nonché il forte culto che si era andato sempre più radicando nella zona, oltrepassando addirittura i limiti locali e diffondendosi anche al di fuori di Nola e Cimitile.
San Paolino narra che San Felice era nato a Nola, all’incirca intorno alla prima metà del III secolo d.C., da ricchi genitori venuti dall’Oriente, per la precisione dalla Siria, e che, ben presto, aveva sentito fortemente e profondamente il sentimento religioso, per cui aveva abbracciato la vita sacerdotale divenendo fedele collaboratore dell’anziano Vescovo Massimo. Verso la metà del III secolo, quando l’imperatore Decio diede inizio a una delle più crudeli persecuzioni cristiane, Felice, secondo il racconto tradizionale di San Paolino, fu arrestato e torturato atrocemente; fu, poi, prodigiosamente liberato da un angelo, apparsogli miracolosamente, che lo avrebbe condotto tra i monti, dove il Santo avrebbe curato il vecchio Vescovo Massimo, il quale si era ritirato in quel luogo segreto e deserto, stanco, malato, sfinito e ormai quasi moribondo; Felice lo avrebbe, quindi, rianimato con il succo di pochi acidi di un grappolo d’uva, e se lo sarebbe infine caricato sulle spalle riportandolo a Nola.
In seguito, quando con Valeriano ricominciarono le persecuzioni, il racconto agiografico di Paolino narra che il Santo si nascose, rifugiandovisi per sei mesi, in una cisterna prosciugata e, una volta che, con l’editto di Costantino del 313, i soprusi contro i Cristiani, anche quelli subiti all’epoca di Diocleziano, cessarono definitivamente, ritornò tra i suoi fedeli. Essendo, nel frattempo, morto il vecchio Vescovo Massimo, sempre secondo il racconto di San Paolino, a Felice fu chiesto di prendere il suo posto, ma egli rinunciò all’Episcopato in favore di un altro sacerdote, un certo Quinto, secondo lui più degno, rifiutando anche di rientrare in possesso dei beni che gli erano stati a suo tempo confiscati. Si ritirò, quindi, in solitudine e assoluta povertà, a coltivare un pezzetto di terra e visse in preghiera e umiltà fino alla morte, la cui data precisa non si conosce, ma è da ritenersi verosimile che sia avvenuta dopo il 313.
All’epoca, al momento della sua morte, la fama di santità di Felice era già tanto consolidata da attirare fin da subito numerosi pellegrini presso la sua tomba. Egli, infatti, anche se non morì da martire sotto le persecuzioni, per le grandi sofferenze patite e il modo “miracoloso” in cui ebbe salva la vita, fu sempre considerato e venerato come Martire e fu rappresentato in ogni tempo con la palma del martirio, suo principale attributo. Il suo corpo è sepolto a Cimitile, vicino Nola, dove è sorto uno dei più importanti plessi paleocristiani dell’Italia meridionale e dove la sua tomba, coperta da una lastra di marmo, era considerata: “ara veritas”, in quanto era reputata efficace, in particolare, contro gli atti di spergiuro. L’importanza di questo luogo di culto e di preghiera fu di un grande rilievo in tutta la zona, forse anche per il “Monasterium” fatto realizzare da San Paolino nei pressi della tomba di Felice, che darà l’avvio alla costituzione dello splendido complesso basilicale di quella località a sei chilometri da Nola detta: “Cimitile”, in cui, originariamente, fino all’incirca al II secolo d.C., vi era stata la necropoli pagana dei “Gentili”. Quest’area, in seguito, era stata utilizzata come cimitero dai primi cristiani e, dal latino “coemeterium”, aveva preso poi il nome di Cimitile. In questo luogo, per l’appunto, forse intorno o poco dopo il313,l era stato sepolto Felice, in quel sepolcro-altare piccolo e povero, che ben presto era divenuto un “martyrium”. Infatti, dopo la deposizione del Santo si era diffusa la fama dei prodigiosi miracoli che accadevano sulla sua tomba, la quale divenne pertanto meta di molti pellegrinaggi, già a partire dal IV secolo. Essa, in seguito a ciò, fu trasformata: prima in un’arca, costituita da una celletta inserita in una edicola monumentale sorretta da colonne; poi, intorno al V secolo, fu decorata con uno splendido mosaico e il tutto fu, in seguito, ulteriormente inglobato in una prima, ampia Basilica, costruita intorno alla sua sepoltura. In tempi successivi furono, inoltre, costruite altre Basiliche che raggiunsero il numero di sette. Alcune di esse furono realizzate adiacenti tra loro, altre addirittura sovrapposte.
La sua fama di santità, diffondendosi in tutto il Nolano, giunse ovviamente anche al piccolo “pagus” denominato “Pomelianum”, la nostra attuale città di Pomigliano d’Arco, e fu da tanta devozione che, anche nella nostra allora piccolissima “Terra di Pomigliano” nacque una fede verso il Santo così radicata e tenace, da far si che gli abitanti lo eleggessero proprio protettore e fondassero la loro prima chiesa locale, intitolata a Lui. Inoltre, a San Felice sono state consacrate delle celebrazioni religiose che, protrattasi nel tempo, hanno acquistato una valenza di tipo tradizionale e demo psicologica, coinvolgendo tutto l’abitato di Pomigliano d’Arco.
Infatti, oltre alla festa religiosa dedicata alla ricorrenza della sua nascita alla vita eterna, era, un tempo, intitolato a San Felice, anche una festa popolare che si svolgeva a settembre, come ringraziamento dell’avvenuto raccolto. Tuttavia, ormai da molti anni, quest’ultima tradizione si è persa ed è restata soltanto la consuetudine di festeggiare la celebrazione litugica del Santo, che cade il 14 gennaio e che perciò anche festivo a Pomigliano d’Arco.
In tale occasione, la statua in argento di San Felice, solitamente custodita in uno scarabattolo ligneo, viene tolta dalla sua custodia ed esposta in Chiesa sulla destra dell’altare maggiore, assieme al reliquario del Santo. Viene poi, dopo le funzioni religiose, solennemente portata in processione attraverso tutta la città, preceduta dai sacerdoti locali, da tutte le autorità civili e militari e dalla banda e seguita da un folto numero di cittadini. Le strade che circondano la Parrocchia, ovviamente, sono state già da alcuni giorni addobbate tutte a festa con sfavillanti luminarie. Inoltre, si snodano, lungo la via principale, numerose bancarelle con le più svariate merci. Ultimamente, infine, la festa è arricchita anche con mercatini di beneficenza ed eventi culturali.
E’ indubbio che la figura carismatica di San Felice ha influenzato tanto fortemente il nostro vissuto, per tutta una serie di motivi come: la sua condotta di vita esemplare, improntata a modestia e umiltà; il suo spirito di sacrificio; le sue sofferenze e i martirii subiti a causa delle presecuzioni; i miracoli avvenuti anche dopo la sua morte e la venerazione di cui è stato fatto oggetto da subito.
Per tutti questi motivi, il culto su di lui si è sviluppato e diffuso così velocemente,anche al di fuori del territorio Nolano, e non solo da noi a Pomigliano d’Arco ma anche altrove, tanto da arrivare perfino a Roma dove, già al principio del V secolo, viene attestata la presenza di una chiesa paleocristiana a lui dedicata sul Pincio, nell’area della Domus Pinciana, dalla quale il Santo sarà in seguiro appellato, appunto: San Felice in Pincis.
Quindi possiamo affermare senza ombra di dubbio che, la insigne personalità di San Felice ha condizionato il vivere quotidiano, il pensiero e la religiosità degli abitanti di Pomigliano d’Arco dai tempi più remoti, legando indissolubilmente il proprio nome a quello della nostra cittadina e imprimendo su di essa una forte suggestione e un grande ascendente dal punto di vista religioso, umano e spirituale, nonché una forte impronta dal punto di vista storico, culturale, artistico, urbanistico e architettonico.
(Vera Dugo Iasevoli - Uomini Illustri, Figure di Spicco, Nobili e Feudatari nella Storia di Pomigliano d’Arco, Dicembre 2018)