Pro Loco Polla

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Pro Loco Polla Associazione di promozione turistico culturale del territorio del Comune di Polla. Associazione di Promozione Turistica

Iscritta all'Albo Regionale delle ProLoco con nr. 46/18 (decreto Dirigenziale nr. 154 del 28/05/2018).

Vi proponiamo i testi dei progetti fotografici che compongono la mostra fotografica QUEL CHE PASSA, visitabile a Polla p...
16/10/2026

Vi proponiamo i testi dei progetti fotografici che compongono la mostra fotografica QUEL CHE PASSA, visitabile a Polla presso il Cantiere 2 in Località Cappuccini tutte le mattine da lunedì a venerdì dalle 9 alle 12 e il sabato (solo su prenotazione) alle 10 e alle 17. LA MOSTRA CHIUDE IL 23 OTTOBRE La mostra si costituisce di 11 progetti. Di seguito il testo di uno dei progetti:

La misure delle cose
Mattia dell'Omo

Il lavoro di Dell’Omo indaga la complessità dello spazio abitato attraverso l’intreccio sinergico di più criteri analitici e osservativi. Cercando un’interazione con gli abitanti di Polla, l’autore ha chiesto di poter fotografare i loro ingressi domestici, pieni di elementi che li rappresentassero; spostando poi la camera qualche metro più indietro, ha cercato di catturare
lo spazio appropriato, cioè come la persona intende mostrare lo spazio che abita. Infine ha girato lo sguardo della fotocamera per spostare l’attenzione dal guardare la vita del soggetto a guardare ciò che questo vede quotidianamente. Nell’esposizione sono presenti testi raccolti in preparazione alla residenza, insieme ad altri registrati e trascritti nel vivo di situazioni quotidiane: questo livello narrativo esplicita la persona dell’autore, con le sue conoscenze e le influenze sociali da cui è attraversato. Tale approccio trova il suo fondamento epistemologico nel celebre assunto del Teeteto di Platone: «L’uomo è misura di tutte le cose: di quelle che sono in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono». Il lavoro non pretende di restituire uno sguardo neutro o asettico, bensì esibisce apertamente i fattori culturali, teorici e contestuali che ne hanno orientato la soggettività nell’atto di osservare il luogo. Il primo asse si focalizza sullo spazio privato, luogo interiore precluso allo sguardo pubblico, e si àncora alla topoanalisi di Gaston Bachelard ne "La poetica dello spazio": per il filosofo francese la casa configura il nostro primo universo, un nido primordiale deputato alla protezione del sognatore. La seconda linea d’indagine declina in senso micro-dimensionale il concetto di spazio appropriato, coniato da Henri Lefebvre ne "La produzione dello spazio". Se nella teoria lefebvriana l’appropriazione attiene alla riscrittura collettiva del territorio, in questa sede il termine viene applicato ai dettagli della quotidianità domestica: elementi apparentemente marginali — la scelta cromatica delle pareti, la disposizione dei vasi, i segni di usura impressi sulle porte — si configurano come una semiotica visibile a chiunque, un racconto oggettivato del vissuto identitario degli abitanti. Il terzo livello capovolge infine il vettore osservativo: se i primi due analizzano come l’uomo modifichi lo spazio, questa sezione interroga l’influenza contraria, assumendo l’ambiente non come contenitore passivo ma come agente attivo, in grado di plasmare la percezione e i comportamenti di chi lo abita.

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09/10/2026

Vi proponiamo i testi dei progetti fotografici che compongono la mostra fotografica QUEL CHE PASSA, visitabile a Polla presso il Cantiere 2 in Località Cappuccini tutte le mattine da lunedì a venerdì dalle 9 alle 12 e il sabato (solo su prenotazione) alle 10 e alle 17. La mostra si costituisce di 11 progetti. Di seguito il testo di uno dei progetti:

Nodus Herculeum
di Ludovica Mainolfi

Nodus Herculeum è il progetto artistico che racconta l’incontro di Mainolfi con i cittadini di Polla, riassunto in una forma: il nodo piano, conosciuto in antichità anche come nodo erculeo. Il nodo è un elemento polisemico: non è solo l’intreccio tra due estremità, ma è presente in molti altri contesti, anche astratti. Nel progetto si fa portatore di due concetti cardine, la storia e la cultura della città di Polla e il legame creato tra l’artista e i cittadini. Per giorni Mainolfi si è posizionata nei luoghi di ritrovo abituali dei pollesi e li ha invitati a realizzare insieme il nodo erculeo: ha insegnato loro a intrecciarlo, ha interagito con loro, conoscendoli e conversando, chiedendo come si chiamassero, quanti anni avessero, dove fossero nati e se vivessero lì a Polla. Molto spesso si andava oltre la semplice conversazione e le venivano raccontate storie ed esperienze personali. Si è rapportata con persone di tutte le età, da bambini di nove anni ad anziani di novantaquattro, passando per adolescenti e adulti. La storia del nodo erculeo nella cultura pollese risale all’antica Roma. Era usato nell’abito nuziale femminile come elemento di sostegno e giunzione della tunica: il nodo veniva realizzato sotto il petto e solo il marito poteva avere il permesso di scioglierlo, perché era simbolo del rapporto indissolubile del matrimonio. Polla in origine fu una città romana e questa tradizione si è inserita a seguire nella cultura pollese: il nodo erculeo è ancora presente, come forma di decoro, nell’abito nuziale tradizionale della città. È anche il simbolo della connessione storica tra il paese e le sue antiche origini, purtroppo svanite nel tempo, e quel poco che rimane non è valorizzato. La scienza, l’antropologia e la storia insegnano che i nodi sono presenti ovunque. In matematica si studiano i nodi topologici, curve chiuse intrecciate che non possono essere sciolte senza essere tagliate; un esempio fondamentale è il DNA, un nodo che non si può vedere ma che racchiude ogni informazione che ci compone. Il corpo è formato da nodi e articolazioni che, in un rapporto di simpatia, come afferma l’antropologo Tim Ingold, permettono di vivere in salute. La stessa memoria è un intreccio, un nodo che anche una volta sciolto mantiene ancora le sue forme curve. Un pezzo di corda annodato è sinonimo di comunicazione, conoscenza e relazione, sia con sé stessi sia con ciò che circonda e con il luogo in cui ci si trova in quel momento.

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06/10/2026

Vi proponiamo i testi dei progetti fotografici che compongono la mostra fotografica QUEL CHE PASSA, visitabile a Polla presso il Cantiere 2 in Località Cappuccini tutte le mattine da lunedì a venerdì dalle 9 alle 12 e il sabato (solo su prenotazione) alle 10 e alle 17. La mostra si costituisce di 11 progetti. Di seguito il testo di uno dei progetti:

La mancanza e la crescenza
Giacomo Coppa

Queste due parole, che costituiscono anche il titolo del lavoro, sono quelle con cui il pastore Carmine conclude la sua intervista per spiegare un concetto che va oltre la notte dei tempi: una credenza antica secondo cui la vita di piante e animali va presa quando la luna è calante. Il pastore spiega di non aver mai applicato nessun tipo di conservante per il legno dei collari che fabbrica nei momenti del pascolo, e che qualsiasi cosa può essere applicata al concetto di mancanza, dalle fondamenta di un palazzo alla conserva degli alimenti. Che si tratti di un bastone da passeggio, di un cucchiaio o della costruzione di uno strumento, tali manufatti rappresentano l’espressione di un sapere radicato nel territorio. In modo analogo, questo progetto si propone di indagare la cultura materiale di Polla generando un archivio ragionato, attraverso l’intervista video della persona e l’oggetto preso in questione; il fine ultimo sarà la fotografia dell’oggetto accompagnata dalla scheda di catalogazione, che ne registra nome, materiale, datazione, provenienza e descrizione. Il metodo di catalogazione adottato da Coppa è riconducibile a quello di Lamberto Loria, etnologo che ha fondato il Museo delle tradizioni popolari a Roma. Nella recente mostra Le fiabe sono vere. Storia popolare italiana, a
cura di Massimo Osanna e Andrea Viliani, il visitatore è chiamato a un viaggio attraverso oggetti, documenti e registrazioni sonore che permettono di immergersi nel patrimonio culturale materiale italiano; tra i materiali esposti figurano anche numerosi oggetti provenienti dal Vallo. Un altro dei principali riferimenti è il lavoro Misurazioni di Mario Cresci, che ha utilizzato la fotografia come strumento di lettura critica della realtà contadina, indagando come la creatività degli anziani, espressa nella realizzazione di oggetti d’uso quotidiano, trascenda qualsiasi finalità commerciale e rimanga coerente con una cultura locale tramandata di generazione in generazione. Similmente, il lavoro ragiona su diverse figure della comunità pollese — artigiani, artisti e pastori — che custodiscono un sapere antico oggi sempre più raro. L’indagine prende avvio dalla catalogazione degli oggetti che possono essere considerati la sintesi più significativa del loro lavoro, nella convinzione che tali manufatti costituiscano una testimonianza concreta di conoscenze, pratiche e tradizioni tramandate nel tempo.

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02/10/2026

Vi proponiamo i testi dei progetti fotografici che compongono la mostra fotografica QUEL CHE PASSA, visitabile a Polla presso il Cantiere 2 in Località Cappuccini tutte le mattine da lunedì a venerdì dalle 9 alle 12 e il sabato (solo su prenotazione) alle 10 e alle 17. La mostra si costituisce di 11 progetti. Di seguito il testo di uno dei progetti:

Fare e disfare
di Francesca Atzori

Fare e disfare nasce dal desiderio di indagare il gesto manuale come pratica relazionale, capace di creare connessioni tra corpi, memorie e saperi condivisi. Il progetto prende forma attraverso un laboratorio partecipativo realizzato a Polla insieme a diverse signore del paese, dove l’intreccio è considerato un’esperienza capace di attivare relazioni e costruire una dimensione comune. Un tempo le donne del paese portavano i capelli raccolti in due trecce che venivano poi avvolte su se stesse sulla sommità del capo: questo semplice gesto quotidiano, che si trasforma in una forma simbolica di cura e forza, diventa il punto di partenza del lavoro. Le partecipanti, mantenendo la continuità ritmica del gesto, hanno lavorato con una lana spessa e morbida, intrecciandola con il corpo e le mani per ottenere una treccia unica lunga dodici metri. La scelta di non utilizzare nessuno strumento è stata centrale nel processo: il corpo diventa esso stesso lo strumento del fare. Ogni intreccio si è costruito attraverso gesti lenti e ripetitivi che richiedono coordinazione, ascolto e attenzione e che, uniti alle conversazioni e ai racconti del territorio, trasformano il laboratorio in uno spazio di relazione prima ancora che di produzione. Tim Ingold interpreta il fare non come semplice realizzazione di un prodotto finale, ma come processo aperto e relazionale, in cui il sapere si costruisce attraverso l’esperienza diretta, il movimento e la pratica condivisa. La dimensione partecipativa richiama inoltre la ricerca di Maria Lai, che attraverso il filo e il gesto del tessere ha dato forma a opere capaci di connettere persone, luoghi e memorie collettive: come in Legarsi alla montagna, il filo diventa strumento di costruzione di una comunità temporanea. Qui però quello che unisce le partecipanti non è solo il materiale, ma il processo stesso del fare insieme. Il sapere tecnico non risiede negli oggetti, ma nei corpi che agiscono: André Leroi-Gourhan individua nel gesto tecnico una forma di memoria, un sapere che si conserva nel corpo e sopravvive nella ripetizione. Il laboratorio si è svolto in una stanza asettica attraversata da una serie di finestre affacciate sul Vallo di Diano, e lo spazio neutro si è trasformato con la presenza delle signore e i loro gesti ripetuti. Così la treccia assume una nuova identità, ridefinita da un insieme di mani che, lentamente e con cura, hanno reso possibile l’esperienza di uno spazio comune.

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30/09/2026

Vi proponiamo i testi dei progetti fotografici che compongono la mostra fotografica QUEL CHE PASSA, visitabile a Polla presso il Cantiere 2 in Località Cappuccini tutte le mattine da lunedì a venerdì dalle 9 alle 12 e il sabato (solo su prenotazione) alle 10 e alle 17. La mostra si costituisce di 11 progetti. Di seguito il testo di uno dei progetti:

Osservazione e documentazione delle abitudini alimentari nella regione di Polla
di Baiming Zhang, Yingxin Teng

Il progetto di Zhang e Teng si è concentrato sul cibo tradizionale fatto a mano, scegliendo alcune famiglie locali di Polla. I due autori hanno visitato la casa di una nonna di nome Anna che, insieme al nipote David, li ha aiutati a completarlo. Hanno scelto il cibo come oggetto di ricerca ispirandosi al proverbio cinese «Il cibo è il primo bisogno dell’uomo». Osservare le
abitudini alimentari locali è stato fondamentale per comprendere lo stile di vita e la cultura familiare della cittadina. Inizialmente l’approccio era simile a quello dei food blogger online: numerose inquadrature dettagliate, dimostrazioni passo passo e diverse angolazioni. Tuttavia si sono resi conto che questo formato non si adattava al tema. Il modo migliore per documentare il cibo era partecipare, vivere la preparazione insieme alla nonna Anna. Hanno capito che ciò che li affascinava veramente non era il cibo in sé, ma tutto ciò che accadeva
intorno alla sua preparazione: chiacchierare, aspettare, osservare, ricordare. Sono passati così dal cambiare di continuo posizione e obiettivo a un treppiede fisso, che ha permesso loro di partecipare attivamente. Quando la telecamera non era più al centro dell’attenzione, la distanza con nonna Anna si è accorciata, trasformando la documentazione in una creazione
collaborativa.
I riferimenti provengono da un contesto culturale cinese, inclusa la serie di documentari A Bite of China, che utilizza le pratiche culinarie per raccontare storie di persone, famiglie e tradizioni locali. Inoltre il sociologo Fei Xiaotong ha affermato, nel suo libro From the Soil, che gran parte della conoscenza e della tradizione non viene trasmessa solo attraverso l’istruzione formale, ma si forma e si perpetua nella vita familiare e nell’osservazione diretta. Con nonna Anna hanno preparato diversi piatti tradizionali locali, tra cui cannelloni, ravioli e pasta al forno con ziti, e l’hanno introdotta alla cucina cinese: lo scambio è diventato una parte importante del progetto. Il rapporto di osservazione unidirezionale ha cominciato a cambiare: non erano più osservatori, ma co-partecipanti. Dai racconti di Anna hanno appreso che molti dei metodi tradizionali non erano stati appresi formalmente, ma acquisiti lavorando nei ristoranti, con una lunga osservazione e una pratica continua. Il progetto lascia dietro di sé non solo questa memoria visiva del cibo, ma anche un piccolo archivio di fotografie, video, trascrizioni di interviste ed esperienze di partecipazione sul campo.

29/09/2026
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29/09/2026

Vi proponiamo i testi dei progetti fotografici che compongono la mostra fotografica QUEL CHE PASSA, visitabile a Polla presso il Cantiere 2 in Località Cappuccini tutte le mattine da lunedì a venerdì dalle 9 alle 12 e il sabato (solo su prenotazione) alle 10 e alle 17. La mostra si costituisce di 11 progetti. Di seguito il testo di uno dei progetti:
📌Anatomia di una comunità
Santina Coralluzzo
👇Per questo progetto fotografico Coralluzzo ha scelto di raccontare l’identità del paese di Polla focalizzando l’attenzione sull’unico elemento che rende davvero vivo un luogo, le persone che lo abitano ogni giorno. Il lavoro non va alla ricerca dello scatto sensazionale o del momento straordinario: si sviluppa attraverso una scelta metodologica precisa, rigorosa e costante, il ritratto a figura intera.
Fotografare ogni persona dalla testa ai piedi non è una semplice preferenza estetica: racchiude il cuore concettuale della ricerca. Allontanare la macchina per includere l’intero corpo permette di raccogliere una quantità enorme di informazioni spontanee: la postura reale, il modo in cui ci si presenta al mondo, la scelta degli abiti, la distanza che si decide di mantenere rispetto allo spazio. Lo sguardo, rivolto con totale frontalità verso l’obiettivo, crea un canale diretto, onesto e privo di filtri tra chi fotografa e chi viene fotografato.
Questa ripetizione sistematica trasforma la sequenza in una griglia ordinata, in cui lo spettatore può confrontare le generazioni, osservando come cambia l’attitudine tra anziani, giovani e bambini all’interno dello stesso contesto sociale.
Questo modo di lavorare si collega alla struttura del libro Differenza e ripetizione del filosofo Gilles Deleuze. Di solito si pensa che ripetere la stessa cosa crei solo monotonia; Deleuze, invece, spiega che la ripetizione serve proprio a far saltare fuori le differenze. Nelle immagini succede questo: poiché la regola tecnica è uguale per tutti, chi guarda non si concentra
sull’inquadratura, ma sulle caratteristiche uniche di ogni persona. Questo approccio ricorda anche i ritratti di Adrian Paci, dove il legame tra la persona e lo spazio diventa il modo ideale per raccontarne la storia e l’identità profonda.
Lo sfondo non è mai un elemento decorativo o casuale, ma uno specchio dell’identità, che posiziona le persone nella loro quotidianità. La scelta è stata quella di utilizzare sfondi sempre diversi, ambientazioni che, messe l’una accanto all’altra, vanno a comporre un pattern visivo dinamico. Si crea così un archivio sistematico e ragionato della comunità, in cui ogni cittadino
rappresenta una tessera di una memoria collettiva più ampia. Mettendo le fotografie una dopo l’altra si compone un vero e proprio atlante umano, un grande album di famiglia collettivo che celebra lo scorrere della normalità e restituisce a Polla il suo patrimonio culturale più prezioso: la sua stessa gente

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26/09/2026

Vi proponiamo i testi dei progetti fotografici che compongono la mostra fotografica QUEL CHE PASSA, visitabile a Polla presso il Cantiere 2 in Località Cappuccini tutte le mattine da lunedì a venerdì dalle 9 alle 12 e il sabato (solo su prenotazione) alle 10 e alle 17. La mostra si costituisce di 11 progetti. Di seguito il testo di uno dei progetti:

📌E niente, questo è
di Gianmarco Aquilani, Marika Dadi

ℹLa nostra ricerca nasce dal desiderio di dare voce alle storie degli abitanti di Polla, accomunate da partenze, ritorni, fughe da e verso un territorio che, nel bene e nel male, si continua a chiamare casa. La storia del paese è profondamente segnata dallo spostamento e dalla migrazione: la sua posizione geografica la rende una terra di passaggio, ciò che Marc Augé definirebbe un non-luogo, uno spazio di transito che fatica a sedimentare un’identità relazionale condivisa. La domanda che viene da porsi allora è «cosa spinge a restare?», e sono tre installazioni a cercare una risposta, attraverso le storie degli abitanti e l’utilizzo dell’archivio, che assume un ruolo centrale nel progetto.
Sono stati adottati due metodi di lavoro: la raccolta, intesa come accumulazione del materiale d’archivio che documenta le storie di tre pollesi — Ana Pepe, Ettore Volpe e Felicetta Soccodato — e gli oggetti a esse legati, e la traduzione, in cui l’archivio viene reinterpretato attraverso l’ascolto di queste storie e il tentativo di restituirle visivamente. Nella prima installazione le fotografie di un album di famiglia vengono rielaborate con la tecnica dell’antotipia, utilizzando i rami del cipresso: le immagini si trasformano in tracce evanescenti, che raccontano i legami e l’effetto che la lontananza e il tempo hanno su di essi. Nella seconda la lettera di un soldato alla madre viene letta dal nipote Fabio Volpe, in una fusione tra passato e presente da cui emerge un sentimento di cura verso la famiglia e il territorio. Nella terza il corredo e il gesto del tessere diventano il simbolo del desiderio di tornare nella propria terra.
Il progetto traduce il concetto di restanza, coniato all’antropologo Vito Teti - Schegge di ultimità. che riguarda la necessità, il desiderio e la volontà di generare un nuovo senso nei luoghi in cui si è nati e cresciuti: un’eco del radicamento che Simone Weil identificava come uno dei bisogni fondamentali dell’anima umana. Il restare non è una condizione riducibile a un giudizio semplicistico, positivo o negativo. È una scelta che si rivela spesso dolorosa e difficile.
L’archivio familiare viene così raccontato e rielaborato, divenendo ciò che Georges Perec, riprendendo Borges, definisce «aleph», il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra. In questo modo le storie diventano universali, vicende personali che ricordano i vissuti comuni a molte famiglie d’Italia: quando la vita ci travolge, ci aggrappiamo gli uni agli altri per resistere.

Memoria Attiva sostentuto da Fondazione con il Sud con Voltapagina Pro Loco Polla Comune di Polla - Pagina Istituzionale Iris Cooperativa Sociale

23/09/2026

Un breve documentario sul dietro le quinte del film PAR BRUTT, un mese in cui persone diverse si sono incontrate, hanno lavorato insieme e hanno condiviso tempo, competenze, ricordi e desideri.
PAR BRUTT è un film breve ricavato da filmati di matrimoni girati in video 8, musicato da 20 musicisti del territorio.
Il film e la colonna sonora sono stati realizzati nei mesi di luglio e agosto 2026, nell’ambito del Progetto Memoria Attiva sostenuto da Fondazione Con Il Sud con capofila l’ Associazione Voltapagina ODV, la Pro Loco Polla APS, il Comune di Polla e la Cooperativa Sociale Iris.
Il film “Par Brutt”, è stato realizzato dal regista Giacomo Fausti attraverso la raccolta di bobine di matrimoni degli anni ’80 girati in Video 8 girate dal nonno Gianni Fausti di Polla, ed è accompagnato dalla musica nata durante il laboratorio di sonorizzazione curato dai musicisti Giosi Cincotti e Sergio Sorrentino, insieme a 20 musicisti e musiciste del territorio che in 8 giorni agli inizi di agosto hanno preso parte alla composizione della colonna sonora.
Il breve documentario racconta la realizzazione della colonna sonora del film.

19/09/2026

Abbiamo il piacere di presentarvi il Film "Par Brutt" di Giacomo Fausti sui nostri canali social (Facebook e Youtube).

“Par Brutt - una storia fuori campo”, un film breve ricavato da filmati di matrimoni girati in video 8, musicato da 20 musicisti del territorio.
Il film e la colonna sonora sono stati realizzati nei mesi di luglio e agosto 2026, nell’ambito del Progetto Memoria Attiva sostenuto da Fondazione Con Il Sud con capofila l’ Associazione Voltapagina ODV, la Pro Loco Polla APS, il Comune di Polla e la Cooperativa Sociale Iris.
Il film “Par Brutt”, è stato realizzato dal regista Giacomo Fausti attraverso la raccolta di bobine di matrimoni degli anni ’80 girati in Video 8 girate dal nonno Gianni Fausti di Polla, ed è accompagnato dalla musica nata durante il laboratorio di sonorizzazione curato dai musicisti Giosi Cincotti e Sergio Sorrentino, insieme a 20 musicisti e musiciste del territorio che in 8 giorni agli inizi di agosto hanno preso parte alla composizione della colonna sonora. Un film d’archivio, una colonna sonora, un paese che torna a guardarsi. Dopo un mese di lavoro, incontri, immagini ritrovate, musica e condivisione, è arrivato il momento di restituire tutto questo ai cittadini.

"Chi è rimasto. Chi è tornato. Chi è partito e oggi vive altrove, ma non ha mai smesso di abitare questo posto. E chi è arrivato da altre terre e oggi, insieme a noi, abita Polla, ne attraversa le strade, ne costruisce il presente e ne immagina il futuro.
Perché il luogo che conta è quello che si abita, non quello in cui si risiede.
E abitare un luogo significa anche prendersene cura, attraversarlo, immaginarlo diverso, creare occasioni per ritrovarsi e costruire qualcosa insieme. Noi vogliamo ripartire da qui e da quello che è successo in questo mese e vogliamo farlo insieme a voi. Per questo vi invitiamo tutte e tutti a esserci".

Regista: Giacomo Fausti
Musicisti: Giosi Cincotti, Sergio Sorrentino, Alessia Cafaro, Loredana Casella, Giorgia Cupersito, Maria Francesca Del Bagno, Francesca Ferrero, Mario Cafaro, Antonio Caggiano, Nicolò Cammardella, Michele Cancro, Raffaele Cupersito, Marco Del Bagno, Sandro Distefano, Giovanni Di Donato, Ulderico Di Domenico, Alberico Fausti, Ibrahima Kouyate, Roberto Panzella, Valentino Perna, Roberto Plaitano, Gerardo Ritorto
Digitalizzazione: Giacomo Fausti, Manuela Pontillo, Wilma Bombardiero, Williams Lamattina, Chiara Del Bagno, Roberto Panzella, Giacomo Fausti, Lia Medici

Indirizzo

Via Della Stazione (ex Stazione Ferroviaria Di Polla)
Polla
84035

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