16/10/2026
Vi proponiamo i testi dei progetti fotografici che compongono la mostra fotografica QUEL CHE PASSA, visitabile a Polla presso il Cantiere 2 in Località Cappuccini tutte le mattine da lunedì a venerdì dalle 9 alle 12 e il sabato (solo su prenotazione) alle 10 e alle 17. LA MOSTRA CHIUDE IL 23 OTTOBRE La mostra si costituisce di 11 progetti. Di seguito il testo di uno dei progetti:
La misure delle cose
Mattia dell'Omo
Il lavoro di Dell’Omo indaga la complessità dello spazio abitato attraverso l’intreccio sinergico di più criteri analitici e osservativi. Cercando un’interazione con gli abitanti di Polla, l’autore ha chiesto di poter fotografare i loro ingressi domestici, pieni di elementi che li rappresentassero; spostando poi la camera qualche metro più indietro, ha cercato di catturare
lo spazio appropriato, cioè come la persona intende mostrare lo spazio che abita. Infine ha girato lo sguardo della fotocamera per spostare l’attenzione dal guardare la vita del soggetto a guardare ciò che questo vede quotidianamente. Nell’esposizione sono presenti testi raccolti in preparazione alla residenza, insieme ad altri registrati e trascritti nel vivo di situazioni quotidiane: questo livello narrativo esplicita la persona dell’autore, con le sue conoscenze e le influenze sociali da cui è attraversato. Tale approccio trova il suo fondamento epistemologico nel celebre assunto del Teeteto di Platone: «L’uomo è misura di tutte le cose: di quelle che sono in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono». Il lavoro non pretende di restituire uno sguardo neutro o asettico, bensì esibisce apertamente i fattori culturali, teorici e contestuali che ne hanno orientato la soggettività nell’atto di osservare il luogo. Il primo asse si focalizza sullo spazio privato, luogo interiore precluso allo sguardo pubblico, e si àncora alla topoanalisi di Gaston Bachelard ne "La poetica dello spazio": per il filosofo francese la casa configura il nostro primo universo, un nido primordiale deputato alla protezione del sognatore. La seconda linea d’indagine declina in senso micro-dimensionale il concetto di spazio appropriato, coniato da Henri Lefebvre ne "La produzione dello spazio". Se nella teoria lefebvriana l’appropriazione attiene alla riscrittura collettiva del territorio, in questa sede il termine viene applicato ai dettagli della quotidianità domestica: elementi apparentemente marginali — la scelta cromatica delle pareti, la disposizione dei vasi, i segni di usura impressi sulle porte — si configurano come una semiotica visibile a chiunque, un racconto oggettivato del vissuto identitario degli abitanti. Il terzo livello capovolge infine il vettore osservativo: se i primi due analizzano come l’uomo modifichi lo spazio, questa sezione interroga l’influenza contraria, assumendo l’ambiente non come contenitore passivo ma come agente attivo, in grado di plasmare la percezione e i comportamenti di chi lo abita.