"u Castarill" Centro culturale

"u Castarill" Centro culturale Il Centro Culturale "u Castarill" si propone di divulgare la cultura e le tradizioni di Polignano a Mare a polignanesi e non.

Tenere viva nelle varie generazioni la memoria dei luoghi che trasmettono messaggi religiosi appartenenti alla fede e alla storia di una comunità. Far conoscere anche ai turisti come certi scorci architettonici abbiano rappresentato e rappresentino tutt’ora il punto di riferimento della coesione religiosa, della univocità della fede, della ricerca dell’“Oltre” che fa da eco continuo nel cuore dei passanti . Aiutare a conoscere e a ridefinire i vari significati delle strutture architettonic

BUONA DOMENICA “…Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il sig...
14/06/2026

BUONA DOMENICA

“…Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità… Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date»

La missione è duplice: predicare e guarire la vita, o almeno prendersene cura. Per proclamare che Dio è così, si prende cura e guarisce. Dio è vicino a te, con amore. Forse ci saremmo aspettati una risposta più risolutiva al dolore delle f***e, un soccorso più efficiente: perché il Signore soccorre la fragilità dell'uomo con la fragilità di altri uomini, anziché con la sua onnipotenza? Perché Lui interviene per i suoi figli, attraverso gli altri suoi figli. La risposta di Gesù alla sofferenza del mondo sono io. "Dio salva attraverso persone" di Romano Guardini.
__________________________
Laurent de La Hyre, San Pietro guarisce gli ammalati con la sua ombra, 1635, Galleria Palatina di Palazzo Pitti, Firenze.

All'interno di una scenografica quinta architettonica di stampo classico con imponenti archi romani, la composizione si sviluppa lungo una scalinata dove la figura di San Pietro si staglia con maestosa autorevolezza sulla sinistra, avvolta in un vibrante mantello giallo-ocra e in una tunica blu scuro mentre avanza con lo sguardo rivolto verso il basso. Senza la necessità di un contatto fisico o di un gesto miracoloso eclatante, la semplice proiezione della sua ombra (At 5,15) sul terreno diventa lo strumento tangibile della potenza divina che risana, toccando una folla dolente di infermi, storpi, madri con neonati e bisognosi che si accalcano sui gradini con sguardi colmi di speranza, supplica e profonda fede. L'opera evidenzia così il prolungamento della missione salvifica e terapeutica di Cristo attraverso la Chiesa nascente e la figura del primo Papa: l'ombra di Pietro non è una forza magica autonoma, ma il segno visibile della presenza dello Spirito Santo che accompagna gli apostoli e noi nel mondo, dimostrando che l'annuncio del Regno di Dio si compie sempre attraverso gesti concreti di sguardi, compassione, cura e liberazione dal dolore umano, offrendo la necessaria testimonianza cristiana.

BUONA DOMENICA del CORPO E SANGUE DI CRISTO“…In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’u...
07/06/2026

BUONA DOMENICA del CORPO E SANGUE DI CRISTO

“…In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me…” (Gv 6,51-54)

Mangiare e bere la vita di Cristo è un evento che non si limita alle messe, ma che si moltiplica dentro il vivere quotidiano, si dissemina sul grande altare della «messa sul mondo» direbbe Theilhard de Chardin. Io mangio e bevo la vita di Cristo quando cerco di assimilare il nocciolo vivo e appassionato della sua esistenza, quando mi prendo cura con tenerezza di me stesso, degli altri e del creato. Quando cerco di fare mio il segreto di Cristo, allora trovo il segreto della vita.
_______________________
Anonimo intagliatore, formella del Pellicano mistico (XVIII sec.), Coro della chiesa del Carmine, Conversano.

Il simbolo del pellicano ha radici antichissime: già nel Fisiologo (II-IV sec. d.C.) e nei successivi bestiari medievali si raccontava che questo volatile, per amore dei piccoli uccisi dai morsi dei serpenti, si squarciasse il petto per riportarli in vita con il proprio sangue e piume. Nella composizione viene raffigurato un pellicano di profilo, caratterizzato da un piumaggio fittamente scolpito a scaglie sovrapposte e da un lungo collo sinuoso che si flette elegantemente verso il basso, compiendo con il becco acuminato l'atto di trafiggersi il petto. Subito sotto la sua ala, accalcati in un unico nido o fusi nella massa plastica, si distinguono i piccoli con i becchi spalancati verso l'alto per ricevere il sangue vitale del genitore. L'intera scena poggia sulla chioma di un albero, chiaro segno della croce intesa come albero della vita, mentre le foglie d'acanto visibili sullo sfondo rimandano alla corona di spine della Passione. Il becco che trafigge il petto diviene così l'immagine plastica del costato aperto di Cristo sulla Croce, da cui non esce condanna, ma nutrimento per l'umanità, rappresentata dai piccoli nel nido con i becchi spalancati. Dio non nutre l'uomo con un dono qualsiasi, ma offre se stesso, secondo la promessa evangelica per cui chi mangia la sua carne e beve il suo sangue ha la vita eterna. In ogni celebrazione eucaristica ci si ritrova ai piedi del Calvario, dove Cristo compie lo stesso gesto del pellicano: non perde la vita, ma la dona, insegnando a fare altrettanto.

BUONA DOMENICA DELLA SS.MA TRINITA’«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in l...
31/05/2026

BUONA DOMENICA DELLA SS.MA TRINITA’

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio» (Gv 3,16-18)

La solennità della Santissima Trinità è l'annuncio che Dio, in se stesso, non è solitudine, ma comunione, legame e abbraccio: un mistero d'amore che ci raggiunge e ci dona il suo cuore plurale. La Trinità è lo specchio del nostro fine ultimo e del senso stesso dell'universo. Davanti a questo mistero si cancella la paura del tribunale di Dio: non vi è alcuna condanna, né giudizi spietati, sentenze o verdetti. Egli sembra ripeterci che, sebbene possa pesare i monti con la stadera e racchiudere il mare nel cavo della mano (Is 40,12), l'uomo non si pesa e non si misura: lo si ama. Dio non prepara bilance né tribunali, perché il suo intento non è giudicare, ma salvare. Il verbo inglese to save, che significa sia "salvare" sia "conservare", ci permette di custodire l'immagine più autentica e profonda di Dio. Di fronte al dilagare dell'effimero e della superficialità, questo Amore ci salva, ci conserva intatti nella nostra dignità più vera.
__________________________________
Stefano da Putignano, Trinità o Trono di Grazia (1520), Chiesa Madre Santa Maria Assunta, Turi.

La scultura policroma, restituita alla gamma cromatica originaria grazie a un provvidenziale restauro fortemente voluto da don Luciano Rotolo e la comunità, costituisce una preziosa testimonianza rinascimentale firmata dal noto artista Stefano da Putignano. Il manufatto si fonda sullo schema teologico del "Trono di Grazia", una raffigurazione verticale del mistero trinitario incentrata sul tema della Redenzione. Nella parte superiore domina la figura ieratica del Padre Eterno, il cui capo è cinto da un nimbo triangolare che simboleggia l'unità e la trinità di Dio. Seduto in trono, il Padre sorregge i bracci della Croce, manifestando il suo totale coinvolgimento nel sacrificio del Figlio come primo offerente. In sintonia con il Vangelo di questa domenica, che proclama: «Dio ha tanto amato il mondo...», il corpo del Cristo Crocifisso si protende verso il fedele per rendere tangibile l'atto estremo della misericordia divina. Nel punto di intersezione tra le due figure, sopra il cartiglio della condanna, lo Spirito Santo in forma di colomba rappresenta il soffio di vita e l'amore vivente che lega il Padre e il Figlio. Dal punto di vista simbolico, il rosso del manto del Padre evoca la divinità e la regalità, mentre il verde delle vesti richiama la speranza e la rigenerazione spirituale. Come ricorda la Lettera agli Ebrei (4,16): «Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia». Quando l’uomo crede a questo amore, ciò che sembra un'astrazione diventa, anche attraverso quest'opera d'arte, il racconto visivo di un Dio Padre Creatore (l'Amante), di Cristo Redentore (l'Amato) e dello Spirito Santo (l'Amore).

BUONA DOMENICA DI PENTECOSTE“Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stess...
24/05/2026

BUONA DOMENICA DI PENTECOSTE

“Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi…” (At 2,1-11).

“Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,19-23).

Lo Spirito con i suoi doni dà a ogni cristiano una genialità che gli è propria. E l'umanità ha bisogno estremo di discepoli geniali. Abbiamo bisogno cioè che ciascuno creda al proprio dono, alla propria unicità, e così possa tenere alta la vita con l'inventiva, il coraggio, la creatività, che sono doni dello Spirito.
______________
Maestro della Cattedrale di Polignano, Miniatura discesa dello Spirito Santo su Maria e gli Apostoli. Capolettera dell’introito di Pentecoste “Spiritus Domini…”; c. 147, Graduale della Cattedrale di Polignano commissionato dal vescovo Raone Castromediano (1448). AUD Monopoli.

La lettera "S" che apre l'introito «Spiritus Domini replevit orbem terrarum» (Lo Spirito del Signore ha riempito l'universo) si fa essa stessa struttura narrativa, con una evidente connotazione serpentiforme che sembra racchiudere il Cenacolo. Al centro spicca la colomba dello Spirito Santo: scende da una nube stratificata che richiama la provenienza dal Padre e dal Figlio, dai quali lo Spirito procede. Il legame con il testo biblico si fa esplicito nel dettaglio dei raggi che scaturiscono dal becco della colomba: non semplici fasci di luce, ma linee di fuoco che si irradiano verso il basso. Questo soffio non è distruttivo, ma è il dono che illumina le menti e scalda i cuori. Sorprendenti sono i volti di Maria e degli Apostoli, con i capi cinti da nimbi dorati in un atteggiamento di profonda contemplazione ed estasi. Questo è il momento in cui lo spazio chiuso si apre al mondo: quegli uomini intimoriti diventano testimoni credibili, capaci di annunciare le grandi opere di Dio con un linguaggio universale che supera ogni barriera culturale e storica. In questa miniatura, che la storia e la fede ci consegnano, l'arte gotica si fa autentica teologia visiva e annuncio. Lo Spirito non è un'idea astratta, ma un fuoco concreto e travolgente che abita la Chiesa, ne guida la missione e la riveste di perenne Bellezza.

BUONA DOMENICA dell’ASCENSIONE“…Uomini di Galilea, perché fissate nel cielo lo sguardo? Come l’avete visto salire al cie...
17/05/2026

BUONA DOMENICA dell’ASCENSIONE

“…Uomini di Galilea, perché fissate nel cielo lo sguardo?
Come l’avete visto salire al cielo, così il Signore ritornerà…” (At 1,1-11)

“…Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. (Mt 28,16-20)

“…Il Signore Gesù…non si è separato dalla nostra condizione umana, ma ci ha preceduti nella dimora eterna, per darci la serena fiducia che dove è lui, capo e primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria (dal Prefazio dell’Ascensione).
____________________________________
Salvador Dalì, l’Ascensione di Cristo (1958), San Diego, Museum of Art.

Nell'Ascensione di Salvador Dalí (1958), la prospettiva rovesciata mette in primo piano i piedi di Cristo, richiamando la profezia di Isaia sui piedi del messaggero di pace e la signoria del Risorto, che «tutto ha posto sotto i suoi piedi». Sospeso sul mare di Port Lligat, il corpo di Gesù forma un triangolo geometrico che evoca la Trinità, sovrastato dalla colomba dello Spirito Santo e dal volto cosmico e in lacrime di Gala, sua compagna di vita. Le mani contratte "ad artiglio", citazione del doloroso espressionismo del Crocifisso di Grünewald, si aprono emanando flussi di energia, mentre il grande disco dorato sullo sfondo unisce il disegno naturale del girasole alla struttura di un nucleo atomico. Quest'opera incarna la "mistica atomica" di Dalí, in cui le scoperte della fisica particellare diventano la via per riabbracciare il mistero cattolico e l'universo subatomico rivela il segreto ultimo della Vita.
Dunque noi, ponendoci nella posizione degli Apostoli che guardano l'ascesa verso l’Alto, comprendiamo il programma di vita del credente di sempre: un invito a tenere il cuore e gli occhi orientati verso il Cielo, ma i piedi ben saldi sulla terra, per camminare, incarnare e seminare con coraggio il Vangelo nella storia.

BUONA DOMENICA“…Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed e...
10/05/2026

BUONA DOMENICA

“…Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi… (Gv 14,15-21).

“… Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.” (At 8,5-8.14-17).

Gesù, dopo aver consegnato il testamento dell'amore nel gesto della lavanda dei piedi, ci offre la promessa del Paraclito: il Difensore, lo Spirito Santo che si fa a noi prossimo. Egli non solo ci suggerisce le parole giuste, ma ci ricorda che Dio non è un giudice lontano, bensì una presenza vicina. È lo Spirito che spinge alla missione e ci sostiene, trasformando le teorie in gesti concreti: la Parola di Dio diventa infatti credibile solo quando si incarna in qualcosa di buono. In forza del Consolatore, siamo chiamati a diffondere la gioia e ad avvolgere ogni uomo, testimoniando la consapevolezza profonda di essere, da sempre, amati.
________________________________________
Vicente Carducho, L'ordinazione e Prima Messa di San Giovanni di Matha (1634), Museo del Prado, Madrid.

Nel dipinto l’artista si concentra magistralmente sul momento solenne dell'ordinazione di San Giovanni di Matha. Il gesto dell'imposizione delle mani da parte del Papa Innocenzo III diviene quella scintilla di fuoco trasmessa lungo i secoli grazie alla Successione Apostolica. Questo atto liturgico richiama con forza la prima lettura di questa domenica, in cui Pietro e Giovanni, giunti in Samaria, «imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo» Nel dipinto è chiaramente visibile la trasmissione del dono divino, resa esplicita da una fiamma vivida di luce che scende sul Santo proprio nell'istante in cui le mani dell'ordinante ne toccano il capo: una vera e propria Pentecoste personale che ne infiamma il cuore per la missione. L'opera mette inoltre in risalto la sua prima Messa, durante la quale San Giovanni ebbe la visione della Santissima Trinità e di un angelo che, ripetendo idealmente il gesto dell'imposizione, indica due prigionieri. Tale visione ispirò il carisma del nuovo ordine da lui fondato, i Trinitari, dedito all'opera di riscatto dei cristiani catturati dai mori. Il fuoco dell’amore di Dio, ricevuto come scintilla, non può che divampare nel cuore di ogni cristiano che ha ricevuto, nel sacramento della Cresima, l'imposizione delle mani. Questo dipinto ci ricorda che l'Amore accolto attraverso il ministero della Chiesa non è mai un possesso privato, ma è sempre destinato alla liberazione dell'uomo e alla ca**tà operosa.

BUONA DOMENICA “…Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con ...
03/05/2026

BUONA DOMENICA

“…Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me” (Gv 14,1-12)

Il volto, il mistero del Padre non è lontano da te, è nella tua vita: vive nel tuo nascere, amare, dubitare, credere, perdere, illuderti, osare, generare... In ogni tuo amore è Lui che ama. Dio non è mai lontano, ma è la strada sottesa ai nostri passi. Se Dio è la vita, allora «c'è della santità nella vita, viviamo la santità del vivere» (Abraham Hescel).
___________________

Lorenzo Lotto, Trinità (1524), Sant’Alessandro della Croce, Bergamo.

Da un punto di vista iconografico la pala spicca come una delle più fantasiose e magistrali invenzioni del Lotto che meglio ci aiuta a comprendere la Parola del Vangelo di questa domenica. Gesù è infatti rappresentato in gloria in cielo entro un cerchio di nubi, come nelle scene della trasfigurazione. Poggia i piedi sull’arco dell’Alleanza ed allarga le braccia per mostrare le ferite della Passione, tra lo sfolgorio del panneggio volante, mentre sopra aleggia la colomba dello Spirito Santo. L’eccezionalità del dipinto con il quale il Lotto rivoluziona la tradizionale iconografia della Trinità è nella figura non più di una Dio Padre che regge la croce sulla quale sta appeso il Cristo, ma il mistico tratteggio dal quale promana la luce che inonda il dipinto e avvolge la figura del Risorto che, sopra le nubi del cielo, mostra i segni della sua passione. Il volto del Padre mirabilmente si rivela nel volto del Figlio in quella dinamica dell’incarnazione e della redenzione che, secondo il vangelo di Giovanni, determina la conoscenza di Dio attraverso Gesù Cristo “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto… Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me”.

BUONA DOMENICA del PASTORE BELLO“…Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore… Allora Gesù disse loro di nuovo:...
26/04/2026

BUONA DOMENICA del PASTORE BELLO

“…Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore… Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo” (Gv. 10,1-10)

«Io sono la porta». Gesù non innalza muri o steccati per dividere; Egli è passaggio, apertura, Pasqua, breccia di luce, vita che entra ed esce. Pastore pieno di futuro, Egli è la porta dell'amore leale e sicuro: «chi entra attraverso di me sarà salvo». È una presenza più forte di ogni prigione, che permette di «entrare e uscire» in libertà, trovando finalmente quel «pascolo» capace di placare la fame e la sete della storia.
___________________________________________
Antonio Martinotti, “Cristo alla porta” (1953) Collezione privata, Giussano, Monza.

Martinotti conobbe l’orrore del Lager, restando prigioniero in un campo di concentramento per due anni. In questo volto, posto dietro la "porta del tempo", traspare tutto lo struggimento di Cristo per il dolore provocato dall'uomo e, al contempo, l’invincibile speranza in una salvezza sempre possibile. Non ci è dato di vedere il corpo del Salvatore, se non il volto e la mano che emergono dietro un impressionante scorcio di porta. L'immagine richiama con forza il versetto dell’Apocalisse: «Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me». Lo sguardo di Cristo muove all’azione: non possiamo restare inerti nelle nostre case, arroccati nelle nostre certezze; siamo spinti a seguire il Cristo pellegrino che bussa. Condotti da Lui, andremo anche noi di porta in porta, di cuore in cuore, finché ogni casa non si apra al medesimo banchetto e ogni cuore non si spalanchi alla medesima luce. L’Eucaristia è davvero questo: uno squarcio di cielo che si apre sulla terra.

BUONA DOMENICA III DI PASQUA“…Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». ...
19/04/2026

BUONA DOMENICA III DI PASQUA

“…Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane…” (Lc 24,13-35).

Il pane, potremmo mangiarlo da soli ma è gusto autentico e buono con tutti. Spezzare il pane non mostra la conclusione, è solo il primo tempo del donare. Prendo qualcosa di mio e lo do a te. Lascio nelle tue mani un pezzo di me, una porzione, una frazione, briciole, qualcosa che da mio diventa tuo. Spezzare: vi è riassunta l'anima di Gesù, la sua storia, la sua missione. Lui non spezza nessuno, spezza se stesso. Lui non chiede nulla, offre tutto. Per secoli la Messa è stata chiamata fractio panis, lo spezzare il pane e il donarlo. Preso da Isaia 58: spezza il tuo pane con l'affamato e la tua fame finirà; illumina altri e ti illuminerai; guarisci la ferita d'altri e guarirà la tua ferita. L' asse portante del vangelo e il dono e non il sacrificio
_________________________________________
Anonimo napoletano, Cena di Emmaus (XVII sec), già in San Salvatore ora in Chiesa Santa Teresa, Monopoli.

La scena è dominata dalla figura centrale di Cristo, nel momento culminante dello spezzare del pane, gesto eucaristico che squarcia il velo dell’invisibilità. La sua postura ieratica e lo sguardo rivolto al cielo uniscono la mensa alla dimensione eterna, mentre i due discepoli, caratterizzati dalle vesti da pellegrino, con il mantello, i calzari e il bastone, reagiscono con immenso stupore: uno protende le mani incredulo, l’altro osserva con intensa devozione, simboleggiando il passaggio dal dubbio alla fede attraverso il riconoscimento del Risorto, il Vivente. In primo piano, il cane accovacciato sotto la tavola richiama la fedeltà e la vigilanza, mentre le anfore e il bacile dorato alludono alla purificazione e al servizio. Gesù non è un fantasma del passato, un’idea o un anonimo personaggio, ma il compagno di strada che si rivela nell'ascolto della Parola e nella frazione del pane. Il Risorto è vivo in un cuore che arde e in occhi che sanno aprirsi al mistero, capaci di trasformare ogni percorso esistenziale da semplice cammino e sopravvivenza a pellegrinaggio, via di annuncio e di speranza.

BUONA DOMENICA della Divina Misericordia“…Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tom...
12/04/2026

BUONA DOMENICA della Divina Misericordia

“…Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»” (Gv 20,19-31)

Gesù si rivolge a Tommaso che lui stesso aveva educato alla libertà interiore, a dissentire, ad essere rigoroso e coraggioso, vivo e umano. Non si impone, si propone: Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco.
Gesù rispetta la fatica e i dubbi; rispetta i tempi di ciascuno e la complessità del credere; non si scandalizza, si ripropone. Che bello se anche noi fossimo formati, come nel cenacolo, più all'approfondimento della fede che all'ubbidienza; più alla ricerca che al consenso!
___________________________________

Matthias Stomer, L'incredulità di San Tommaso (1649), Museo del Prado, Madrid.

Nell’opera, il mistero della Risurrezione si spoglia di ogni astrazione per farsi carne, luce e ferita. Al centro della scena non troviamo un’idea, ma il corpo glorioso del Cristo: una vera sorgente luminosa. La luce che promana dalla carne di Gesù non è un riflesso esterno, ma un'esplosione di vita che squarcia le tenebre del dubbio. In questo contesto, il "vedere" non è sufficiente; Stomer ci permette di osare il contatto, laddove la mano di Tommaso non si limita a sfiorare, ma affonda nel costato aperto. Quella ferita diventa lo strumento supremo per riconoscere il proprio "Signore e Dio". Cristo, nella versione del pittore, pur non sapendo se ciò sia realmente accaduto in termini così crudi, si lascia "invadere" dalle dita dell'apostolo. Questo contatto ci insegna che Dio non entra in una fede integra e perfetta, ma nelle lacerazioni, nelle ferite, nei dubbi, nelle sofferenze, nelle ansie e nelle fragilità. I segni della passione e della morte del Cristo diventano così lo specchio delle ferite dell'umanità, delle macerie della nostra storia e delle piaghe dei fratelli: è proprio lì, nel punto di rottura, che la luce della Risurrezione entra nel mondo come rinascita, rinnovamento e novità di vita. Credere è avere il coraggio di mettere la mano in queste ferite, riconoscendo che il corpo glorioso di Dio, dall'Eucaristia, ci conduce a riconoscere i segni del dolore umano. È proprio attraverso queste piaghe, che si tramutano in feritoie nel corpo e nella storia, che la luce divina continua a illuminare il nostro cammino.

Indirizzo

Piazzetta FulVia Miani Perotti N. 16
Polignano A Mare
70044

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando "u Castarill" Centro culturale pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a "u Castarill" Centro culturale:

Condividi