CHI SIAMO
Il Comitato I pastori della costa – dalla collina al mare, nasce per promuovere un diverso modello di turismo, rispettoso delle identitá del territorio del sud-est barese
Siamo sulla costa rocciosa di Polignano a mare, che con le sue calette e falesie, conserva ancora tratti paesaggistici autentici, pieni di fascino, in cui forte é il sentimento di umanesimo della pietra. Costa Ripagno
la è attraversata da cinque lame evidenti, ciascuna con caratteristiche diverse: lama di Turi, ad esempio, confluisce in lama Monsignore e finisce in una caletta bellissima con ciottoloni bianchi. Qui alcuni blocchi di tufo di dimensioni megalitiche, posti in due file che scompaiono all’interno dei ciottoli, ricordano un sistema di deflusso delle acque marine tipico di un antico impianto di acquacoltura di cui si è persa traccia e memoria. La decina di grotte censite hanno origini diverse: alcune si aprono lungo la scarpata del gradino murgiano (Grotta di Masseria del Monte e Grotta di S. Barbara) e sono caverne generate da antiche sorgenti che versavano le proprie acque lungo i fianchi del terrazzamento; altre sono il risultato della circolazione d’acqua lungo un solco torrentizio dove, penetrata in una cavità di frattura, ne ha allargato le crepe ed ha prodotto i successivi sviluppi (grotte della Gravina di Monsignore, della lama di Macchialunga, della lama di S. Lo storico polignanese Gianni Talenti ci ricorda che quest’area era attraversata dal ramo costiero della via Traiana ed era tra le immense proprietà di Marino Radulovich, marchese polignanese e mercante d’olio nato a Ragusa (attuale Dubrovnik) il 1560 e morto a Napoli nel 1648, che trasformò in uliveti oltre 400 ettari di macchia mediterranea. È ancora Talenti a raccontarci delle“frizioni”da sempre esistite tra polignanesi e feudatari ed abitanti di Conversano che utilizzavano il porticciolo e le cale naturali di Ripagnola per commerciare con l’altra parte dell’Adriatico. Dice Talenti che «con l’acquisto del feudo di Polignano da parte della famiglia La Greca nel 1795, Ripagnola risultava divisa in due grandi aree: la prima confinante con il territorio di Mola, era rimasta in parte macchia mediterranea, intervallata da alcune aree di terreno agricolo coltivabile. Per questo motivo, la famiglia La Greca, e i successivi eredi, decisero di suddividere questo vastissimo territorio in tanti piccoli lotti di circa tre“Opere”, complessivamente circa 10.000 mq., che assegnarono in fitto a moltissime famiglie contadine. Quasi tutte rimasero a coltivare i terreni ricevuti fino al terzo quarto del 1900». I trulli-pagghjari ne sono testimonianza storico-architettonica. Il trullo è un manufatto di tipo rurale, la cui presenza è attestata nella parte centrale della Puglia a partire dal XVII sec. Si tratta di un’ architettura spontanea fortemente connessa al contesto rurale dal quale è stata generata: il trullo è difatto realizzato con conci di pietra calcarea ottenuti dai dissodamenti della terra, è pertanto conseguenza dell’attività agricola e la sua funzione è quindi legata ad essa. Si tratta di manufatti isolati o aggregati, con carattere in genere cellulare. Essi si presentano come moduli coperti da una falsa cupola e contenenti un vano interno accessibile da un'unica porta architravata o protetta da un triangolo di scarico; lo spazio interno, di ridotte dimensioni, può essere adibito a funzioni diverse che variano dal deposito di attrezzi agricoli, alla stalla, alla trasformazione di prodotti agricoli e pastorali, al ricovero temporaneo. La tecnica costruttiva adoperata è quella “a secco” con l’impiego di conci di pietra calcarea, procedendo per accumuli e strati, disposti secondo geometrie coniche o piramidali, questi manufatti presentano forme di grande varietà che, in parte, dipendono dalle caratteristiche dei materiali disponibili sul posto, e in parte, possono giustificarsi con il permanere di archetipi nella cultura popolare. Nella tipologia insistente sulla fascia costiera di Polignano il mafufatto si presenta sia in forma monocellulare sia aggregata. Esso presenta una forma complessiva a tronco di cono o a cono con generatrici curve;
La base: in pietra, risulta esternamente quadrangolare o circolare. All’interno vi sono piccoli vani quadrati o rettangolari aventi i lati attrezzati con nicchie. Le ridotte dimensioni ne confermano l’impiego di deposito agricolo, ricovero attrezzi o punto di sosta e ricovero temporaneo. Lo spessore della muratura è rilevante e costituisce una protezione termica notevole in grado di creare un ambiente fresco d’estate e caldo in inverno, ideale per il riparo temporaneo. La copertura: l’intradosso della copertura del trullo è realizzato con conci di diversi dimensioni incastrati tra loro mediante la tecnica di costruzione a secco e prevede l’impiego di conci le cui dimensioni si riducono in prossimità della sommità. L’estradosso della copertura non presenta il tegumento in chiancarelle disposte a secco, la finitura della superficie conica è invece realizzata con impasto di bolo, miscela argillosa con quantità variabili di ossidi di ferro, untuosa al tatto e rossastra. La sommità del trullo può essere terrazzata nel caso della copertura a tronco di cono o culminare in un vertice che, a differenza della tipologia presente in valle d’Itria e avente prevalente impiego abitativo, non possiede il pinnacolo decorativo, sottolineando la sua natura prettamente funzionale. L’estradosso è inoltre dotato di sistemi di scolo delle acque e di conci aggettanti per consentire la praticabilità delle superfici di copertura e l’eventuale manuntenzione della stessa. Il comitato si è fatto promotore insieme ad altri comitati ed associazioni intervenuti, di diverse battaglie ed iniziative, come la proposta di istituzione del parco, il monitoraggio del procedimento autorizzativo del progetto SERIM, per la realizzazione di un resort di lusso con servizi annessi alla spiaggia. Il comitato ha organizzato diverse passeggiate lungo la costa per sensibilizzare l’opinione pubblica al tema della tutela del paesaggio e alla difesa della natura con la pulizia della costa. Ha organizzato diverse manifestazioni sulla complanare lato mare, quindi di fronte al parco, per sensibilizzare la politica alla necessità di intervenire con urgenza. Ha organizzato diversi convegni con relatori di livello universitario per comprendere come le ragioni della tutela siano quanto mai impellenti. A tutto questo si aggiunge una raccolta firme di quasi 20.000 firmatari tramite il portale change.it. Ora l’obiettivo principale è continuare a monitorare lo stato di tutela della costa del parco istituito promuovendo nuove modalitá di turismo e fruizione, che tengano conto degli habitat e delle identitá culturali presenti.