20/06/2026
VI RIPORTIAMO UNO SCRITTO DI VALENTINA, SPETTATRICE DELLE BACCANTI
Ci siamo ritrovati all’imbrunire, senza fretta, come se il bosco ci stesse aspettando da sempre. Non c’era il brusio tipico di una serata a teatro, nessuna fila, nessuna luce artificiale a segnare l’inizio. Solo persone che, una dopo l’altra, si mettevano in cammino lungo un sentiero, inghiottito dagli alberi.
Camminavamo insieme, eppure già in silenzio. I passi sulla terra diventavano il nostro unico linguaggio. L’aria profumava di foglie, di resina, di sera. Ogni tanto il richiamo lontano di un uc***lo. Poi di nuovo il silenzio. Un silenzio così pieno da sembrare una presenza.
Più ci addentravamo nel bosco, più il mondo di fuori perdeva consistenza. Restavano soltanto gli alberi, il sentiero e quella strana sensazione di stare attraversando una soglia invisibile.
Quando arrivammo, la scena apparve quasi all’improvviso tra i tronchi. Nessun sipario. Nessuna separazione tra chi guardava e chi avrebbe raccontato la storia, se non solo dei rami adagiati sul terreno. Ci sedemmo dove trovammo posto: su tronchi adagiati per terra, o direttamente sulla terra fresca. Sopra di noi il cielo filtrava tra le chiome scure.
Poi cominciarono le Baccanti.
Le parole di Dioniso sembravano nascere dalla foresta stessa. Gli attori non occupavano lo spazio: ne facevano parte. I loro corpi attraversavano la luce e l’ombra come creature antiche, e il bosco rispondeva. Ogni soffio di vento diventava una battuta non scritta. Ogni scricchiolio tra gli alberi sembrava appartenere al coro.
A un certo punto non sapevo più dove finisse il teatro e dove iniziasse la natura. Le voci degli attori si intrecciavano con i rumori della notte. La tragedia non veniva rappresentata: accadeva. Attorno a noi. Dentro di noi.
Guardavo la mia amica recitare e provavo una strana commozione. Non quella rumorosa che cerca una forma, ma quella che resta immobile. Come se la sua voce avesse trovato il luogo esatto in cui essere ascoltata. Non da una platea, ma dagli alberi, dalla terra, dal buio.
Quando tutto finì, non ci furono applausi.
E fu forse il gesto più bello.
Nessuno ruppe l’incantesimo. Gli attori rimasero per un momento sospesi nel silenzio, e noi con loro. Nessun bisogno di dimostrare l’emozione. Era già lì, condivisa, evidente, come la notte che nel frattempo era scesa completamente sul bosco.
Ci alzammo lentamente e riprendemmo il sentiero.
Ancora una volta tutti insieme. Ancora una volta in silenzio.
Camminando nel buio, sentivo che qualcosa era rimasto laggiù, tra quei tronchi e quelle parole antiche. Eppure qualcosa tornava con noi. Una quiete profonda. Una vicinanza rara. La sensazione di aver assistito non a uno spettacolo, ma a un rito.
E così tornammo indietro, passo dopo passo, accompagnati soltanto dal respiro del bosco.
Nessun applauso.
Solo il silenzio.
E dentro quel silenzio, tutta la bellezza della serata.
Valentina