13/06/2026
È il momento di chiudere, per modo di dire, , un’edizione del festival che, nelle nostre idee, doveva rispondere all’esigenza di superare l'antifascismo celebrativo e la retorica del ricordo in nome di un antifascismo attivo che sia risposta al presente. Ci siamo sentit* la responsabilità di immaginare un futuro. Come sempre il Festival si è svolto a Casa Giubileo, un luogo che è diventato un luogo di memoria attiva proprio per permetterci di affrontare i tempi nuovi e che è stata, per l’ennesima volta, la piazza dove abbiamo discusso delle nostre esigenze, dei nostri bisogni e della nostra presa di coscienza. La prima, da sol* non ci bastiamo. La seconda, cercare parole, sentieri e anticorpi per costruire senso e attivismo.
Per arrivare a tutto ciò è stato necessario un lungo processo di ragionamento che è cominciato con la definizione di questo festival ed è stato confermato dalla Grande Assemblea Antifascista di domenica 7 giugno: Casa Giubileo, e questo è il primo annuncio che vi vogliamo dare, diventa laboratorio politico permanente e aperto. Studiamo le modalità, l’ingaggio ma il cammino è tracciato.
Montemaggio 2026 è stato, quindi, il punto di partenza e non ci possiamo più fermare. Daremo seguito all’Assemblea alla prima occasione possibile, cioè il festival IoResisto ad Empoli e, poi, ci aspetta il compito più ambizioso ma anche più urgente e necessario: portare avanti un vasto movimento di convergenza tra le realtà che hanno partecipato all'Assemblea. Del resto, gli eventi appena passati e quelli che si prospettano davanti a noi richiedono con forza che non si agisca in ordine sparso, nella consapevolezza che nessuno di noi può avere la presunzione di bastare da sé e per sé e questo va fatto tenendo vivo il momento, lo slancio, l’impeto che alimenta la forza e la velocità con cui vogliamo che si verifichi un cambiamento.
Vogliamo condividere con voi l’aneddoto che ci è stato raccontato a inizio giugno al Festival Radici ribelli a Valibona, un aneddoto che ci racconta perché siamo stati e saremo a Montemaggio.
In piena guerra civile, un bando fascista intimò alle formazioni partigiane di consegnarsi alle autorità se avessero voluta salva la vita. Ovviamente una trappola, non è questo il punto. La risposta dei partigiani tra Arezzo e Firenze fu sorprendente: ogni formazione accese un fuoco, che comparse così in ogni collina e in ogni cima dei monti intorno, dal Falterona al Prato magno, fino a Montegiovi. Il senso era duplice: ci siamo e ci riconosciamo tra noi, sappiamo che possiamo e dobbiamo contare gli uni sugli altri. E poi, non meno importante, questi fuochi rappresentavano una risposta precisa al ricatto dei fascisti: non solo non ci fate paura, ma vi dimostriamo, con la nostra forza e la nostra presenza, che oggi vi siamo argine, domani vi batteremo e saremo potere.
Ecco, pur nelle diverse condizioni storiche, tutt* insieme abbiamo fatto qualcosa di simile: la scorsa settimana abbiamo acceso un fuoco. Facciamo in modo che, tornando a casa, ognuno abbia acceso il proprio e lo custodisca. Riconosciamoci e proviamo a camminare insieme nel segno di un antifascismo nuovo. È la consegna più gravosa e impegnativa di tutte e ci dimostra che, di nuovo, quello che abbiamo fissato qui oggi non è che un punto di partenza. Del resto, come scrisse il giovane Gramsci: "è ancora lontano il tempo di un relativo riposo, e la vita è sempre rivoluzione".
Noi ci prendiamo i nostri tempi per valutare il Festival dal punto di vista operativo. Sappiamo cosa è andato bene e vogliamo capire cosa è sicuramente migliorabile. A tal proposito ci piacerebbe ricevere le vostre annotazioni costruttive, perché vogliamo che quel fuoco che abbiamo acceso sia sempre più visibile, da ogni parte. Seguite queste pagine per rimanere informat* sulle attività del Laboratorio Permanente Montemaggio e, secondo annuncio, diamoci appuntamento al 5 e al 6 giugno prossimi, quando sarà il tempo di .
Chiudiamo questo testo rivolgendo il pensiero a due grandi persone che ci hanno lasciato nelle settimane precedenti al Festival, due perdite enormi per l’ANPI della Provincia di Siena. Guido Lisi, Partigiano combattente, memoria di tutto un territorio e Fausto Pacchieri, Presidente della Sezione ANPI di Chiusi. “Guidino” e Fausto erano con noi a Casa Giubileo e con noi continueranno a camminare.
Sempre avanti, Partigian*. E ancora grazie.