USB Pistoia

USB Pistoia Sindacato di Base. Si riceve solo su appuntamento. Per contattarci, scrivi a: [email protected]

05/09/2026

Il rientro a scuola per l’a.s. 2026/7 avviene in condizioni estreme, governo ed Europa utilizzino i fondi per adeguare le scuole. Basta soldi usati per cose inutili!!!

Dopo un’estate rovente, c’è un’allerta caldo che si protrae per settembre, riguarda tutta la nostra pen*sola (e, anzi, a dire il vero è un problema continentale) e trova gli edifici scolastici impreparati ad affrontare un problema scottante, che impatterà violentemente sulla nostra vita quotidiana. Aule ed edifici roventi saranno la realtà con la quale ci confronteremo fra pochi giorni, e di cui già abbiamo avuto la prova nei mesi di maggio e giugno.

La maggior parte degli edifici scolastici sono vecchi e inefficienti, solo il 7% stessi e’ fornito di condizionatori, il restante 93% non è pronto ad affrontare gli effetti della crisi climatica che incombe già oggi, e di cui pagano le conseguenze lavoratori e studenti. “Grazie” al governo Meloni e al Ministro Valditara la situazione è pessima.

Il ministro non ha fatto nulla, se non stanziare dei fondi (si parla di 57 euro per aula) che è un complimento definire “miseri”: chi vive ogni giorno la scuola pubblica statale conosce la condizione drammatica in cui versano i nostri istituti, le briciole non bastano.

USB Scuola e OSA non ci stanno: lavorare e studiare in condizioni dignitose è un diritto, oltre che un obbligo di legge. La valutazione del rischio microclima, infatti, è un obbligo previsto dall’articolo 181 del D.Lgs. 81/2008 e dal relativo Allegato IV: se il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione di ogni scuola esprime parere motivato, il dirigente scolastico può sospendere il servizio per cause di forza maggiore.

Le nostre organizzazioni convocano, congiuntamente, uno Stato di monitoraggio permanente dell’allerta caldo dal primo giorno di scuola e sono pronte alla mobilitazione immediata.

Invitiamo dunque tutte le lavoratrici e i lavoratori, le studentesse e gli studenti, a:

- Misurare la temperatura della propria classe per attestare le condizioni del “fare scuola” e inviarci una foto, coperta da anonimato

- Convocare assemblee, riunioni e comitati contro l’emergenza caldo,

CHIEDERE AI dirigenti scolastici di interrompere le lezioni nel caso le temperature superino i 30 gradi

- Unirsi alla richiesta di interventi e fondi immediati che rivolgiamo a enti locali, USP e USR e MiM

Lavorare e studiare in una condizione di benessere a scuola è un diritto inalienabile

Vogliamo fondi per l’edilizia scolastica e contro l’emergenza caldo.

Il primo giorno di scuola porta un termometro nel tuo istituto e mandaci la foto delle temperature!

Benzina e gasolio fuori controllo, bollette in crescita, pensioni e salari fermi: non possiamo stare a guardare!
25/08/2026

Benzina e gasolio fuori controllo, bollette in crescita, pensioni e salari fermi: non possiamo stare a guardare!

+++EDITORIALE+++

Benzina e gasolio fuori controllo, bollette in crescita, pensioni e salari fermi: non possiamo stare a guardare

Quota due euro al litro è stata abbondantemente superata anche per la benzina, mentre il governo cincischia sulle accise e non assume nessun provvedimento efficace. Per intere categorie come gli autotrasportatori o i tassisti la situazione sta diventando insostenibile, come per tutti quelli che devono rifornirsi ai distributori per andare a lavorare. E il prezzo dei carburanti, si sa, finisce per riversarsi sull’intera economia, con un effetto inflazionistico molto pesante.

Sono cinque milioni di famiglie che in Italia vivono in povertà energetica: per loro scaldarsi, illuminare casa, usare fornelli o scaldabagno è un lusso, figuriamoci il condizionatore nelle estati sempre più torride.

Secondo lo studio della CGIA di Mestre il prezzo del GAS NATURALE (per MWh) è passato dai 16,1 € del 2019 ai 36,3 del 2024 con un aumento di oltre 140,2 % roba da strozzini, per poi salire a 38,7 € nel 2025 con una cedola per le aziende del settore del + 6,3 %.

Analizzando meglio i dati pubblicati dalla CGIA di Mestre sulla povertà energetica si trovano storiche conferme, ad esempio con il mezzogiorno che ha ben 1.141.501 famiglie e ben 2.601.599 individui condannati alla povertà energetica; tuttavia, gli aumenti pesano sui bilanci familiari, al Nord come al Sud.

Il caro bollette aggredisce i salari e le pensioni mantenuti bassi dagli accordi sindacali siglati da CGIL, Cisl, UIL e sindacati autonomi. Mentre lo stipendio medio di un lavoratore dipendente in Italia si aggira tra 30.000 e 35.000 euro lordi l’anno, pari a circa 1.500 euro netti al mese; la pensione media è di circa 1.280–1.350 euro lordi mensili. A questa condizione, già insufficiente, si aggiungono quasi cinque milioni di pensionati con un assegno pensionistico inferiore a 1.000 euro lordi.

Considerando anche il prezzo dei carburanti, il quadro peggiora ulteriormente producendo un effetto domino sui prezzi al dettaglio di tutte le merci e impoverisce sia chi ha lavorato una vita sia chi, pur lavorando sempre di più, scivola ogni giorno più in basso fino a rientrare tra i lavoratori poveri. I nodi della crisi si fanno sempre più evidenti e la propaganda governativa, non tiene il confronto con la realtà come dimostra il taglio delle accise limitato a 17 centesimi al litro, valido per appena due giorni e solo sul diesel.

Le promesse di Meloni sul taglio delle accise in campagna elettorale, con tanto di video di propaganda, poi disattese e sostituite da ridicoli tagli temporanei, fanno il paio con il governo Draghi: entrambi, di fronte alle aziende che realizzano superprofitti sulla pelle di milioni di pensionati e lavoratori, si sono piegati lasciando proseguire la speculazione.

Le scelte di politica internazionale dell’UE ha imposto la fine delle forniture russe, sostituite nel nostro paese con forniture di energia sempre più care, come il GNL dagli USA. Una politica di guerra quella dei paesi NATO sempre più aggressiva che provoca ricadute devastanti sull’intera economia nazionale. La guerra e i dazi contro l’Iran ne sono un esempio evidente.

La politica trasversalmente intesa trova sempre le risorse che finiscono per finanziare il risico bancario e gli interessi speculativi degli azionisti, così come per il riarmo e la guerra, ma se si parla di salari, pensioni e spesa pubblica diventa cieca, sorda e muta.

Siamo in campagna elettorale e purtroppo la classe politica in queste situazioni diventa sempre più teatrale e sempre più cialtrona e già in questi giorni assistiamo ai i soliti sproloqui di promesse e proclami.

Per USB serve un deciso cambio di rotta che metta al centro lavoratori e pensionati: i prezzi delle bollette devono essere tenuti sotto controllo pubblico e calmierati, perché l’accesso a gas, luce e acqua è un diritto fondamentale.

Serve si una tassazione sui super profitti ma il dato vero è che le imprese energetiche e idriche devono recuperare la funzione pubblica: le privatizzazioni e la logica di mercato hanno infatti prodotto un modello predatorio e antisociale.

Occorre che salari e pensioni recuperino la perdita di potere di acquisto di oltre il 9% degli anni passati, legandoli all’inflazione reale e non all’IPCA che non considera nel calcolo l’aumento del costo degli idrocarburi importati (carburanti e bollette energetiche); servono aumenti salariali veri che restituiscano dignità al lavoro.

Non possiamo pensare a salari al di sotto della soglia minima di 2000 € in paga base, questo significa salario minimo adeguato alla funzione che si svolge e che deve partire da non meno 12 € l’ora per tutte le tipologie contrattuali.

Questo aumento vertiginoso del costo della vita è la vera emergenza nazionale che, a causa di un contesto internazionale sempre più caldo, è destinata ad aggravarsi sempre più. Restare a guardare, pensando che prima o poi le cose cambieranno e che tutto è destinato a tornare come prima, è una pura illusione. È ora di tornare a far sentire la rabbia di tanta gente che non ce la fa più e che chiede una alternativa vera.

04/08/2026

Vietato parlare di Palestina: la scuola risponde.

Si è svolta oggi, martedì 4 agosto, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, la conferenza stampa “Vietato parlare di Gaza: docenti sotto ispezione”, promossa dalla deputata M5S Stefania Ascari.

Docenti ispezionati per aver parlato di Palestina, studenti sanzionati, collegi docenti messi sotto pressione.
I casi del Liceo Vivona e del Righi non sono episodi isolati, ma il segnale di un disegno complessivo: una scuola che vuole insegnanti zitti e studenti disciplinati, non cittadini che pensano con la propria testa e che mettano in dubbio per sovvertirle le categorie del nostro presente: guerra, genocidio, produttività, competitività.

Massimo Sabbatini e Salvatore Bullara, entrambi sotto ispezione, hanno raccontato le loro vicende. Nella particolarità delle due storie si annida proprio il disegno complessivo che come organizzazioni intendiamo contrastare.
La repressione del dissenso su Gaza non è un aspetto marginale, ma parte della stessa trasformazione classista e neoliberista che da anni colpisce la scuola pubblica statale: tagliare, selezionare, disciplinare, educare alla precarietà dell’esistenza.
Il Governo Meloni e il Ministro Valditara sono oggi gli esecutori di questa trasformazione che usa la repressione come suo strumento principale.

Il bilancio della iniziativa di oggi è chiaro: non si processano i docenti che insegnano la storia, si processa chi vuole cancellarla.

La nostra mobilitazione continuerà nelle scuole e nelle piazze, già a partire dal primo settembre.
La libertà di insegnamento e la libertà dei popoli oppressi dal sistema guerra restano un’unica battaglia.

04/08/2026

OGGI, 4 AGOSTO ORE 13.00 — CAMERA DEI DEPUTATI

VIETATO PARLARE DI GAZA: DOCENTI SOTTO ISPEZIONE

Parlare a scuola della realtà in Palestina è diventato un reato. Chi denuncia il genocidio finisce sotto inchiesta.

Non sono loro a decidere cosa possiamo dire in aula. Siamo noi a decidere cosa insegnare. Studenti e lavoratori uniti possono ribaltare una scuola sempre più classista e repressiva che rispecchia le tendenze della nostra società.

Coi docenti sotto ispezione e gli studenti che resistono, oggi USB Scuola ribadirà la propria idea di scuola.

link per la diretta:
https://webtv.camera.it/evento/32139

La parola alle lavoratrici e ai lavoratori del pubblico impiego!
07/07/2026

La parola alle lavoratrici e ai lavoratori del pubblico impiego!

L'USB Pubblico impiego ha deciso di non firmare la preintesa contrattuale del CCNL Funzioni Centrali 2025/2027 e di avviare la consultazione del personale.

Chiediamo a lavoratrici e lavoratori una valutazione sul contratto in generale e su alcuni temi specifici:
-Aumenti contrattuali e inflazione
-Introduzione dell'Intelligenza artificiale
-Democrazia sindacale

Votare è importante, semplice e veloce ⬇️
https://www.votofc.it/

CCNL Istruzione e Ricerca.Firmata la parte economica.C’è chi esulta e c’è chi deve capire come arrivare alla fine del me...
02/07/2026

CCNL Istruzione e Ricerca.
Firmata la parte economica.
C’è chi esulta e c’è chi deve capire come arrivare alla fine del mese!

Rinnovo parte economica CCNL Istruzione e Ricerca.
C’è chi festeggia e c’è chi deve continuare a capire come arrivare alla fine del mese!

Leggi il comunicato:
https://scuola.usb.it/leggi-notizia/ccnl-istruzione-e-ricerca-2025-2027-firmata-la-parte-economica-ma-quale-risultato-storico-e-uno-storico-scippo-in-aule-forno-con-le-briciole-in-busta-paga-1621.html

04/06/2026

Appello per la libertà di lottare al fianco della Palestina, contro la guerra e contro i tentativi repressivi nella nostra città

In questi giorni cinquantaquattro persone che hanno partecipato al movimento per la Palestina nell'ultimo anno, hanno ricevuto le notifiche della conclusione delle indagini da parte della Questura di Pisa per le incredibili mobilitazioni di massa della scorsa estate e dell'autunno contro guerra e genocidio. Contemporaneamente, sono arrivate decine di sanzioni amministrative per migliaia di euro nei confronti di chi ha partecipato il 12 marzo di quest'anno al blocco del treno carico di armi alla stazione di Pisa, iniziativa pacifista che ha fatto il giro d'Italia e non solo con un grandissimo sostegno da parte di milioni di persone.

Per comprendere la natura delle mobilitazioni e del tentativo repressivo, pensiamo sia necessario partire da un dato: chi sono queste 60 e più persone colpite dai provvedimenti giudiziari citati? Studenti, dottorandi e ricercatori di tutti e tre gli atenei pisani - Scuola Normale, Università di Pisa e Scuola Superiore Sant'Anna. Lavoratrici del mondo della sanità, delle pulizie, del turismo e dei servizi, mamme che erano presenti alle manifestazioni con i loro figli, driver della logistica, abitanti dei quartieri popolari, sindacalisti, pensionati, consiglieri comunali.

In questo procedimento si mettono insieme, tentando di criminalizzare, episodi differenziati nel tempo, nelle modalità, nei luoghi e nei protagonisti. L'interruzione di una lezione all'università da parte di alcuni studenti e studentesse per parlare di Palestina, il blocco di massa dei binari della stazione nelle giornate di “Blocchiamo tutto”, l'occupazione del Rettorato dell'Università di Pisa, l'arrivo di migliaia di persone durante gli scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre in superstrada, autostrada e aeroporto, un presidio davanti al rettorato, che con la sua pressione ha portato alla rottura degli accordi quadro tra l'Università di Pisa e due università israeliane, risultato raggiunto in due anni di mobilitazioni.
Questi provvedimenti non sono un caso isolato, ma il riflesso di una dinamica repressiva che attraversa tutto l’Occidente: dai college statunitensi alle università europee, vediamo una risposta autoritaria che colpisce ovunque si manifesti dissenso contro le politiche di guerra e di occupazione. Tutto l’establishment imperialista euroatlantico si è mobilitato in difesa di Israele e della sua ideologia razzista e suprematista, che da oltre 70 anni arma l’esercito sionista contro il popolo palestinese e arabo. Un’ideologia, il sionismo, in larga parte coincidente con quella occidentale, con gli interessi geopolitici ed economici di un capitalismo in profonda crisi di egemonia, alla quale risponde solo con la forza bruta, dalla Palestina al Libano, dall’Iran allo Yemen, dal Venezuela a Cuba Socialista, portando sempre più l’umanità dentro una devastante terza guerra mondiale. E' questo il contesto generale nel quale si muovono il governo Meloni e le false opposizioni, con Decreti Legge sulla sicurezza oltremodo liberticidi, costruiti in continuità stretta tra esecutivi di centro “sinistra” e destra.

Le mobilitazioni che questi poteri vogliono processare sono accomunate da un tenace filo rosso: la volontà di agire in autonomia di fronte al genocidio in Palestina e alla guerra mondiale, di incidere sui propri obiettivi e non delegare più le decisioni ad amministrazioni e istituzioni sistematicamente complici e coinvolte nelle politiche sioniste, nelle scelte guerrafondaie, nella corsa al riarmo. Davanti a un genocidio, saltano le gerarchie accademiche: studenti e studentesse non accettano la propaganda imperialista e violenta di un professore, così come sono pronti a fare pressione sulla governance affinché rescinda gli accordi con Israele.
Questo clima di caccia alle streghe è alimentato da una convergenza pericolosa: da un lato i decreti sicurezza del governo e il silenzio delle opposizioni, dall'altro la gestione autoritaria degli atenei. Il Rettore di Pisa, denunciando 'ignoti' per le mobilitazioni studentesche, ha di fatto aperto le porte della nostra università alla polizia, venendo meno al ruolo di garante della libertà di espressione e di ricerca.
Di fronte alla tragedia della guerra e del genocidio, scioperare e scendere in piazza significa decidere che il proprio lavoro, i binari della propria stazione e il proprio territorio non devono più essere al servizio della logistica bellica. La scelta di fermare il passaggio delle armi nella nostra città è un atto di responsabilità che non appartiene solo alle decine di persone oggi sotto indagine, ma alle migliaia che si sono mobilitate.
Le mobilitazioni, nate in solidarietà con la Global Sumud Flotilla diretta a Gaza, hanno segnato un punto di svolta: mentre il governo israeliano agisce per bloccare in mare gli aiuti umanitari necessari a un popolo stremato, noi abbiamo scelto di bloccare a terra il flusso di armi che alimenta il massacro.
In quei giorni abbiamo dimostrato che è possibile sottrarsi alla routine della produzione per opporsi concretamente alla guerra. Da quell'esperienza sono nate reti di insegnanti, medici e collettivi studenteschi: un’infrastruttura sociale che vive nelle nostre scelte quotidiane. Rifiutare la collaborazione con l’industria bellica, opporsi alla costruzione di nuove basi militari e fermare i carichi di armi sono oggi le uniche azioni concrete per agire là dove la guerra passa, con l’obiettivo di fermarla. Se l’obiettivo di indagini, denunce e sanzioni è isolare chi vuole ribellarsi alla guerra e suggerire che lottare sia sconveniente, non accettiamo la selezione di poche persone colpite per atti che sono stati scelti e praticati da migliaia: a chi tenta di criminalizzare il movimento, rispondiamo rivendicando la legittimità del concorso morale e politico di un’intera città.
La risposta migliore alla repressione e ai decreti sicurezza è rendere 'sconveniente' la complicità con il genocidio e la corsa al riarmo. Moltiplicare le iniziative, rafforzare le reti di solidarietà e resistenza. Continueremo a difendere la libertà di scendere in piazza, di scioperare e di interferire con la logistica bellica, toccando gli interessi diretti di chi oggi trae profitto dalla guerra. Ci sarà bisogno di rendere sempre più difficile e sconveniente il passaggio delle armi, la complicità delle istituzioni, la propaganda militarista nelle università e nei territori, la costruzione di nuove basi militari, le attività delle basi che già ci sono. Non saranno le persone comuni a pagare il prezzo del dissenso, ma chi progetta la guerra a dover rispondere delle proprie scelte. Ciò che è in gioco non sono singoli episodi, ma la possibilità di affermare un futuro di pace, dignità e solidarietà tra i popoli.
Non rinunceremo alla libertà di lottare e ripudiare guerre e genocidio. Non sarà il tentativo di repressione a fermare una lotta giusta e collettiva per la Pace, la Dignità umana, la Solidarietà tra popoli. Per questo invitiamo tutte le realtà politiche, associative, sindacali, collettivi, comitati e movimenti, singoli e personalità, a sostenere questo appello per dare un segnale chiaro: rispondiamo agli attacchi rilanciando in ogni modo la mobilitazione per la Palestina libera, contro la militarizzazione e per una vita libera dalla guerra.

PRIMI FIRMATARI

Studentə per la Palestina
Movimento No Base
Cambiare Rotta - Organizzazione Giovanile Comunista
Potere al Popolo!
Rete dei Comunisti
Unione Sindacale di Base
Palestra Popolare La Fontina
eXploit!
Una città in comune
Rifondazione Comunista

03/06/2026

📌USB Scuola, OSA e Cambiare Rotta ti aspettano per partecipare ad una tavola rotonda con studenti, ricercatori, docenti delle scuole superiori, docenti universitari per conoscere le indicazioni nazionali e organizzare per un’opposizione che metta insieme chi giornalmente attraversa scuole e università, in una battaglia comune a difesa del pensiero critico e della formazione pubblica.
Leggi tutto e partecipa 👇
🔗https://scuola.usb.it/leggi-notizia/tavola-rotonda-indicazioni-nazionali-e-trasformazione-della-scuola-una-vicenda-esemplare-1006-1.html

Indirizzo

Via Macallè 14
Pistoia
51100

Orario di apertura

16:00 - 19:00

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando USB Pistoia pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a USB Pistoia:

Scelte rapide

Condividi

Digitare