The meeting house italia

Chiama Indicazioni Sito Web Contatta l'organizzazione

The meeting house italia Amiamo incontrarci in casa, cinema, luoghi in cui si stringono amicizie vere. Essere pacifista non significa essere passivi, codardi o inattivi.

Ci ispiriamo alla Chiesa primitiva, “chiesa” significa “insieme di persone”una comunità fondata sull’amore — verso Dio e verso gli altri. Questo è un "luogo" dove ci si scambiano idee, opinioni e ognuno può sentirsi libero di esprimersi con domande e di aprirsi ... luogo virtuale e fisico in cui imparare ad amare e a sentirsi amato. Luogo in cui si trovano nuovi amici sinceri, autentici e luogo in cui le cose accadono, le persone guariscono e intraprendono una nuova vita in Cristo Gesù. E' il luogo della nuova rinascita come descrive Gesù nel Vangelo di Giovanni al capitolo 3. "Una voce per la pace"

In questo momento di estrema pericolosità mondiale, come comunità, noi di “the meeting house italia”, vorremmo essere una voce per la pace, che si spera non sia nel deserto, che possa risuonare dentro l’anima di ogni persona che la desidera realmente!!!!. A tutt'oggi c’è guerra in Ucraina, in Siria, in Palestina e in diverse parti del mondo. Noi non ci riteniamo esperti di politica estera e perciò non ci perderemo in discorsi di questo tipo per il semplice motivo che per ottenere quel tipo di informazioni basta accendere la Tv o navigare su internet. Non si tratta solo di parlare dei conflitti armati tra le diverse nazioni ma desideriamo che ognuno di noi possa essere cosciente di cosa significhi vivere la pace ed applicarla alla nostra propria vita. Non c’è nulla di positivo nel metterci a discutere su ciò che la nostra nazione dovrebbe fare se poi non viviamo la pace nelle nostre relazioni. Cercheremo di applicare questi principi a noi stessi a livello globale, nazionale, comunitario ma anche a livello personale. Non permetteremmo che le nostre differenze nazionalistiche siano di ostacolo, perché alla fine, tutti quanti noi apparteniamo alla stessa nazione spirituale; siamo tutti fratelli e sorelle. La via della pace per noi non ha niente a che fare con un obbiettivo da raggiungere a tutti costi stile Rambo. Per noi la via della pace significa incarnare uno stile di vita dove l’obiettivo si può raggiungere tramite i metodi pacifisti stile Martin Luther King Jr. Scegliamo di non optare per la via della violenza per raggiungere la pace e non pensiamo che il fine giustifichi i mezzi; piuttosto crediamo che sia possibile ottenere la pace tramite metodi non violenti. Il termine “pacifismo” spesso viene mal interpretato da chi non abbraccia questo concetto. Il termine “pacifista” viene dal verbo “pacificare” che significa adoperarsi per la pace e la riconciliazione in modo attivo e creativo. La pace rappresenta il mezzo da utilizzare non soltanto l’obbiettivo da raggiungere. E’ un concetto piuttosto semplice come il fatto che non si possa spegnere il fuoco con il fuoco o che se uno è bagnato certamente non si asciuga buttandogli un secchio d'acqua in testa. Forse c’è bisogno di sforzi di egual misura ma opposti per ottenere la pace quando esiste dell’ostilità. Anche nel mondo cristiano ci sono posizioni differenti. Vorrei ricordare a proposito che i primi cristiani per 3 secoli erano divisi su tante cose, ma non sul concetto della non violenza. Nell’era pre-costantiniana le comunità cristiane dovevano fare qualsiasi cosa per evitare di uccidere perché ciò avrebbe distrutto la testimonianza di Cristo. Dopo Costantino, una volta diventata la religione di stato, la chiesa scelse la strada del giustificare la guerra, con i suoi teologi che partorirono la dottrina della guerra giusta. Sappiamo poi dalla storia della chiesa che aprire le porte alla violenza, oltre che al potere, la portò a compiere orrende nefandezze. La nostra comunità cristiana “the meeting house italia”, prende in considerazione molto seriamente gli insegnamenti di Gesù espressi nel “Sermone della Montagna” sulla non-violenza e con umiltà incoraggia altre denominazioni, liberi pensatori e chiunque leggesse questo messaggio, a farlo. E’ possibile che tanti, pur avendo approfondito gli insegnamenti di Gesù non divengano dei pacifisti e se questo fosse il caso, pazienza… ma mai come oggi possiamo constatare quanto l’umanità abbia bisogno di voltare pagina….altrimenti l’umanità stessa ….. rischierebbe di perire…

Esistono modi per uccidere le persone moralmente togliendo loro la dignità e umiliandole. Oggigiorno, gran parte della distruzione degli esseri umani accade senza ucciderli fisicamente. Quindi la guerra è solo l’esempio estremo di una prevaricazione che potrebbe essere iniziata già precedentemente. Capire le cause che hanno portato ad una guerra può avere il suo valore ed importanza, in quanto ogni parte coinvolta, ( sia essa una nazione, una denominazione, tra moglie e marito, o due singles che litigano), potrebbe avere delle responsabilità al riguardo. Per cui invece di puntare il dito agli altri sarebbe consigliabile fare un esame di coscienza e cominciare a capire anche le nostre proprie responsabilità. Non basta seguire una certa teologia, filo di pensiero, limitarsi allo studio delle Scritture…bisogna mettere in pratica ciò che Gesù ci ha insegnato. Ricordiamoci che la Palestina era occupata dai Romani, quando Gesù nel Sermone della Montagna, parlava di amare i propri nemici e di porgere l’altra guancia.
“E se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due” (Matteo 5:41). La legge militare romana diceva che un soldato avesse il diritto di costringere una persona a trasportare il suo bagaglio per un miglio. La legge era limitativa ed obbligava le persone a rendere questo servizio soltanto per un miglio e non di più; se il soldato avesse dovuto percorrere una distanza più lunga avrebbe dovuto avvalersi di un’altra persona e costringere anch’essa a farlo. Gesù disse che se questa sorte fosse capitata a qualcuno, quest’ultimo avrebbe potuto offrirsi di portare il bagaglio del soldato, per un secondo miglio. Il primo miglio sarebbe stato un segno di schiavitù ma il secondo miglio, lo sarebbe in libertà. Percorrere volontariamente il secondo miglio ruppe quello schema promuovendo una mentalità celeste dove tutte le persone sono considerate alla pari e dove si dà segno di misericordia, grazia e la volontà di andare oltre la giustizia, verso la compassione. Agire in quel modo concedeva al soldato romano oltre all’opportunità di pentirsi anche di parlare insieme all’altro per tutto il resto del percorso. Un’azione potente e trasformativa che permetteva alla persona resa vittima di essere considerata come un individuo alla pari, concedendogli l’opportunità di dimostrare amore verso il suo nemico. Limitarci ad amare chi ci ama è un concetto accettato da tutti ma Gesù ci ha chiamati ad andare oltre. Se andassimo d’accordo soltanto con le persone con cui ci troviamo bene e aggredissimo chi ci aggredisce abbracciando il concetto della Guerra Giusta cederemmo al vecchio concetto di “occhio per occhio, dente per dente”…che come diceva Gandhi….rende il mondo cieco. Sono secoli che il mondo è diventato cieco, sembra dalla notte dei tempi…..Incoraggiamo chi ha a cuore le sorti dell’universo, degli esseri umani e di tutti i viventi, siano essi politici, scienziati, religiosi, persone …. a provare a prendere in considerazione “La via della pace” e del pacifismo, altrimenti un’altra via ci aspetta…. Saluti ed abbracci da tutti noi
The Meeting house italia

12 PASSI VERSO L’AMORE. -NOVITA'A partire da questo mese di ottobre inizierà un percorso esperienziale da vivere con Ges...
07/10/2026

12 PASSI VERSO L’AMORE. -NOVITA'
A partire da questo mese di ottobre inizierà un percorso esperienziale da vivere con Gesù. Non un corso da studiare, ma un cammino da vivere: 12 passi per fermarti, ascoltare, meditare, scegliere e mettere, poco alla volta, la tua vita nella giusta direzione. Ogni passo ti accompagnerà attraverso le Scritture, la preghiera, la riflessione e un’esperienza concreta da vivere con Gesù. Scriverai ciò che vivi nel tuo diario spirituale e poi ti confronterai con il tuo accompagnatore, prima di fare il passo successivo, nonché con un incontro mensile on line (con zoom) con gli altri partecipanti.
Un percorso per chi desidera crescere nella fede, ritrovare forza e direzione, imparare a confidare in Lui e lasciare che il Suo amore porti guarigione e trasformazione nel cuore.
Un passo alla volta, un giorno alla volta, imparando a camminare con Gesù.
Se vuoi ricevere informazioni più dettagliate, invia un messaggio su WhatsApp a Gipsy, Monica: 338 7001922. Ti aiuterà a conoscere meglio il percorso e capire come partecipare.

"LE NOSTRE CHIESE IN CASA"Quando parliamo di Chiesa, non intendiamo un edificio o un semplice appuntamento settimanale. ...
26/09/2026

"LE NOSTRE CHIESE IN CASA"

Quando parliamo di Chiesa, non intendiamo un edificio o un semplice appuntamento settimanale. La Chiesa è famiglia, l'insieme di uomini e donne che scelgono di seguire Cristo, vivere una relazione con Lui e camminare insieme.
Le nostre Chiese in casa nascono per questo: creare uno spazio semplice, autentico e accogliente dove incontrarci e, soprattutto, incontrare Gesù insieme.
In presenza o online, vogliamo essere una famiglia spirituale nella quale sentirci liberi di aprire il cuore, condividere ciò che viviamo, chiedere preghiera, sostenerci e crescere nella fede. Un luogo nel quale nessuno sia soltanto un ospite, ma ciascuno possa sentirsi appartenente, accolto e parte di un corpo. Desideriamo arrivare a vivere questi momenti con gioia, tanto da non vedere l'ora di ritrovarci, perché stare insieme a chi ama Gesù diventi un desiderio e non un obbligo.
La Parola ci ricorda:
«Oh, fossi tu pur freddo o caldo!» (Apocalisse 3:15) Noi vogliamo essere ardenti per Gesù, lasciando che il Suo amore trasformi la nostra vita e le nostre relazioni.
Per questo invitiamo chiunque desideri unirsi a noi a conoscerci, partecipare ai nostri incontri, crescere insieme e scoprire cosa significa essere uno in Cristo. Non soltanto partecipare, ma arrivare a una scelta consapevole di appartenenza: scegliere di camminare con Gesù insieme a noi!!!!!
Ci incontriamo ogni domenica nelle nostre Chiese in casa a Lorenzana e a Camaiore (province di Pisa e Lucca).
Da lì possiamo iniziare insieme un percorso di esperienza con Gesù, non soltanto per parlare di Lui, mettendolo al centro delle nostre vite, ma per imparare a viverlo concretamente.
Una famiglia nella quale poter dire:
“Qui posso essere me stesso.
Qui posso aprire il cuore.
Qui posso crescere.
Qui posso servire.
Qui appartengo.
Qui posso vivere Gesù insieme agli altri.”
Un solo corpo. Una sola famiglia. Gesù nostro Sposo al centro.
The meeting house italia
Scrivici su WhatsApp: 338 700 1922

LA NATURA DI DIO E LA NATURA DELL’UOMOChe cosa significa avere una natura? Significa essere ciò che siamo nel modo più p...
13/09/2026

LA NATURA DI DIO E LA NATURA DELL’UOMO

Che cosa significa avere una natura? Significa essere ciò che siamo nel modo più profondo, quello che determina il nostro modo di essere, di pensare, di amare e di agire. Se conosciamo la natura di Dio, possiamo comprendere qualcosa di essenziale anche sulla nostra natura e, soprattutto, sulla distanza che il peccato (non colpire il bersaglio) ha creato tra ciò che Dio ha pensato per l’uomo e ciò che l’uomo è diventato.

Dio non può rinnegare la propria natura. Dio è amore, è verità, è giustizia, è santità, è misericordia, è fedeltà. Non ama oggi per poi smettere di amare domani; non è fedele finché gli conviene; non è buono soltanto quando l’uomo si comporta bene. La bontà di Dio non dipende dalla bontà dell’uomo. Il suo carattere non cambia in base alle nostre risposte. Dio rimane Dio anche quando l’uomo si allontana da Lui.

Ed è proprio qui che il Vangelo diventa straordinario: Dio non cambia la propria natura per ve**re incontro all’uomo; è Dio che, rimanendo pienamente se stesso, viene incontro all’uomo. In Gesù vediamo questo in modo definitivo. Gesù non è semplicemente qualcuno che parla di Dio: nella sua vita, nelle sue parole, nelle sue relazioni e nel modo in cui accoglie le persone, ci mostra chi è Dio. L’amore di Gesù verso il peccatore, la sua compassione verso il fragile, la sua libertà davanti alla religiosità, il suo perdono e perfino il suo modo di affrontare il potere rivelano il cuore del Padre.

Ma allora, qual è la natura dell’essere umano?

La Bibbia non presenta l’uomo come un errore di Dio. Al contrario, l’essere umano nasce da un’intenzione buona: è creato a immagine di Dio, con dignità, libertà, capacità di amare, di scegliere, di creare, di relazionarsi e di prendersi cura della creazione. L’uomo è creatura, non Creatore, e proprio per questo la sua vita trova il proprio significato quando rimane in relazione con Colui dal quale proviene.

Il problema nasce quando l’uomo tenta di vivere separato dalla propria origine. Il peccato non è soltanto un non centrare il bersaglio, è una rottura della relazione con il Signore, è una pretesa di autonomia, è il desiderio di stabilire da soli ciò che è bene e ciò che è male, ciò che dà valore alla propria vita. È il tentativo di diventare ciò che non siamo, dimenticando ciò che siamo.
Per questo la natura umana, pur conservando l’immagine di Dio, è stata profondamente ferita dal peccato. L’essere umano continua ad avere sete di amore, ma può cercarlo nel possesso. Desidera sentirsi importante, ma può trasformare il riconoscimento in un idolo. Desidera sicurezza, ma può costruire il proprio mondo sul controllo. Desidera appartenenza, ma può arrivare a dominare gli altri pur di non sentirsi solo.

L’uomo può quindi essere capace di grande amore e, nello stesso tempo, di grande egoismo. Può costruire e distruggere, perdonare e vendicarsi, donarsi e appropriarsi, cercare Dio e contemporaneamente sostituirlo con se stesso. Questa è una delle grandi tensioni della natura umana ferita.

Ma c’è una verità ancora più importante: il peccato non è la nostra identità definitiva.

La caduta non cancella il fatto che siamo stati creati a immagine di Dio. La ferita non cancella l’intenzione originaria del Creatore. L’uomo non deve essere lasciato prigioniero della propria condizione: può essere riconciliato, trasformato e rinnovato.

Ed è qui che Gesù diventa centrale.

Gesù non viene semplicemente a dirci: “Comportati meglio”. Viene a mostrarci un modo nuovo di essere umani. Nel suo modo di vivere vediamo l’umanità come Dio l’aveva pensata: libera dall’egoismo, capace di servire, di amare il nemico, di perdonare, di accogliere, di rinunciare al potere e di mettere l’altro al centro.
Per questo seguire Gesù non significa semplicemente aderire a una religione. Significa imparare da Lui una nuova umanità. È entrare nella logica del Regno di Dio, dove la grandezza non consiste nel dominare ma nel servire, dove il primo non ha bisogno di schiacciare l’ultimo e dove l’amore non è una teoria ma il modo concreto di vivere.
Gesù viene a mostrarci l’amore di Dio, a salvarci dal peccato, a stabilire il Regno di Dio e a liberarci da una religiosità che può trasformare la relazione con Dio in un sistema di regole. Il punto non è semplicemente diventare “religiosi”, ma condividere la vita di Dio attraverso Gesù.

E allora possiamo tornare alla domanda iniziale: se Dio non può ve**re meno alla sua natura, può l’uomo vivere secondo la propria?

La risposta è sì, ma dobbiamo distinguere tra la natura per la quale siamo stati creati e la condizione nella quale siamo caduti. L’egoismo, l’orgoglio, la menzogna, la violenza e l’autosufficienza non rappresentano il progetto originario di Dio sull’essere umano. Sono deformazioni della nostra umanità.
Gesù non viene quindi a distruggere la nostra umanità, ma a restaurarla. Non ci chiede di diventare meno umani per diventare spirituali. Ci insegna a diventare pienamente umani, perché l’umanità trova la sua verità quando torna a riflettere il carattere del suo Creatore.
La trasformazione cristiana non consiste nel fingere di essere diversi da ciò che siamo, ma nel permettere a Cristo di trasformare ciò che siamo diventati in ciò che siamo chiamati a essere.
Dio rimane fedele alla sua natura. L’uomo, invece, può allontanarsi, perdersi, indurirsi, dimenticare chi è. Ma può anche tornare. Può lasciarsi riconciliare. Può imparare nuovamente ad amare.
E forse questa è una delle più grandi speranze del Vangelo: Dio non rinuncia alla sua natura d’amore e, proprio per questo, non rinuncia nemmeno all’uomo.
In Cristo, Dio, non ci mostra soltanto chi è Lui. Ci mostra anche chi possiamo diventare quando smettiamo di vivere lontani da Lui.
Non siamo chiamati a costruire una nuova identità per conquistarci l’amore di Dio. Siamo chiamati a ricevere il suo amore e, lasciandoci trasformare da esso, a tornare alla nostra vera identità.

La natura di Dio è amore.

La nostra vocazione è imparare ad amare.

E il cammino che unisce queste due realtà ha un nome: Gesù.

Fonti bibliche:Genesi 1:26-27; Genesi 3:1-24; Deuteronomio 6:4-5; Salmo 8; Salmo 103:8-14; Isaia 55:8-9; Matteo 5–7; Matteo 22:37-40; Marco 8:34-37; Giovanni 1:1-18; Giovanni 3:16-21; Giovanni 8:31-36; Giovanni 13:1-17; Giovanni 14:6-11; Giovanni 15:1-17; Romani 3:9-24; Romani 5:12-21; Romani 8:1-17; 1 Corinzi 13; 2 Corinzi 5:17-21; Galati 5:13-25; Efesini 2:1-10; Efesini 4:20-24; Colossesi 3:1-17; 2 Pietro 1:3-4; 1 Giovanni 4:7-12.

COME FORTIFICARE IL NOSTRO SPIRITOContinuiamo con il tema iniziato ad agosto 2026, ovvero per chi non ha avuto modo di p...
05/09/2026

COME FORTIFICARE IL NOSTRO SPIRITO
Continuiamo con il tema iniziato ad agosto 2026, ovvero per chi non ha avuto modo di partecipare al nostro mini-ritiro, al “come si fortifica realmente il nostro uomo interiore”.
Non semplicemente accumulando conoscenze spirituali, partecipando ad attività religiose o cercando di diventare più forti con le nostre sole capacità, ma imparando a vivere ogni giorno in relazione con Gesù. La vera forza spirituale non nasce da quanto sappiamo, ma da quanto permettiamo a Cristo di entrare nella nostra vita, di trasformare il nostro modo di pensare, di scegliere, di amare e di affrontare ciò che viviamo, soprattutto come rispondiamo alle battaglie quotidiane. Fortificare lo spirito significa imparare a rimanere nella Sua presenza, proprio come il tralcio rimane unito alla vite: non produciamo frutto separandoci dalla fonte, ma lasciando che la vita della Vite scorra dentro di noi. La preghiera, la meditazione della Scrittura, il silenzio, l'ascolto e l'adorazione diventano allora strumenti attraverso i quali impariamo a rimanere in Cristo. La Parola di Dio non è soltanto qualcosa da conoscere, studiare o citare, ma qualcosa da lasciare entrare profondamente dentro di noi fino a diventare parte delle nostre scelte quotidiane. Meditare sulle Scritture significa fermarsi davanti a ciò che Gesù dice e permettere che quella Parola ci interroghi: cosa devo cambiare? Cosa devo lasciare? Chi devo perdonare? Chi devo amare? Quale passo mi sta chiedendo oggi?
La fede diventa forte quando ciò che ascoltiamo comincia a diventare ciò che viviamo. Per questo il discepolato non consiste semplicemente nell'imparare qualcosa su Gesù, ma nell'imparare da Gesù come vivere. La domanda non è soltanto «In cosa credo?», ma «Come posso vivere oggi secondo la via di Gesù?». Significa imparare ad amare quando sarebbe più facile chiudersi, perdonare quando siamo stati feriti, servire quando vorremmo essere serviti, ascoltare quando vorremmo avere ragione, accogliere quando sarebbe più semplice giudicare. È qui che la fede diventa concreta e che l'uomo interiore comincia realmente a fortificarsi. Anche aspettare Dio fa parte di questo processo. Aspettare non significa rimanere immobili o passivi, ma imparare a fidarsi quando non vediamo ancora la risposta, a rimanere quando vorremmo fuggire, a continuare a credere quando le circostanze sembrano dirci il contrario.
«Quelli che sperano nel Signore acquistano nuove forze» (Isaia 40:31).
Isaia 40:31 contiene una promessa profondamente concreta: «Quelli che sperano nel Signore acquistano nuove forze; si alzano a volo come aquile; corrono e non si
stancano, camminano e non si affaticano». Sperare nel Signore non significa semplicemente aspettare che qualcosa cambi, né significa rimanere passivi davanti alle difficoltà; sperare significa
themeetinghouseitalia “chiese in casa network”

riporre la propria fiducia in Dio, anche quando non vediamo ancora la soluzione. È scegliere di non lasciare che la stanchezza, la paura o le circostanze abbiano l'ultima parola sulla nostra vita. Ci sono momenti in cui le nostre forze finiscono: possiamo sentirci scoraggiati, delusi, confusi, incapaci di andare avanti. Proprio lì Dio ci ricorda che la nostra forza non deve necessariamente ve**re da noi stessi. Possiamo fermarci, respirare, pregare e dire: «Signore, io non ce la faccio da solo, ma confido in Te». Ed è in questa fiducia che può nascere una forza nuova. Una bellissima storia dei Vangeli ci aiuta a comprendere questo principio: quella di Pietro che cammina sulle acque. I discepoli si trovano sulla barca, nel mezzo della notte, mentre il vento è contrario e le onde agitano il mare. Improvvisamente vedono Gesù che cammina sulle acque e Pietro gli dice: «Signore, se sei tu, comandami di ve**re da te sulle acque». Gesù gli risponde semplicemente: «Vieni!». Pietro scende dalla barca e comincia a camminare verso Gesù. Finché tiene gli occhi su di Lui, riesce a fare ciò che umanamente sembrerebbe impossibile. Poi guarda il vento, si lascia dominare dalla paura e comincia ad affondare. Ma proprio nel momento in cui le sue forze vengono meno, grida: «Signore, salvami!». Gesù tende immediatamente la mano e lo afferra (Matteo 14:22- 33). Questa storia mostra concretamente cosa significa sperare nel Signore: la forza di Pietro non nasceva dalla sua capacità di camminare sull'acqua, ma dalla sua fiducia in Gesù. Quando ha smesso di guardare Gesù e ha cominciato a guardare la tempesta, la paura ha preso il sopravvento. Anche noi possiamo vivere così. Possiamo trovarci davanti a situazioni che sembrano troppo grandi per noi: una relazione difficile, una perdita, una decisione importante, un periodo di solitudine, una delusione o semplicemente una stanchezza interiore che non sappiamo spiegare. Isaia non dice che chi spera nel Signore non attraverserà mai la fatica; dice qualcosa di ancora più profondo: quando la fatica arriverà, Dio può rinnovare le nostre forze. Mettere in pratica questo versetto significa allora imparare a spostare ogni giorno il nostro sguardo da ciò che ci spaventa a Colui nel quale abbiamo riposto la nostra speranza. Significa pregare prima di reagire, affidare a Dio ciò che non possiamo controllare, nutrirci della sua Parola, cercare la sua volontà e continuare a fare il passo possibile anche quando non vediamo ancora tutta la strada. A volte Dio non cambia immediatamente la situazione, ma cambia noi dentro la situazione: ci dona una pace che prima non avevamo, una forza che non pensavamo di possedere, una nuova capacità di rialzarci e continuare. Sperare nel Signore significa dire: «Non so come andrà, ma so nelle mani di chi sono». E forse è proprio questo il significato più bello dell'immagine dell'aquila: non è l'assenza del vento a farla volare, ma la capacità di utilizzare il vento per elevarsi. Così anche le prove della vita, nelle mani di Dio, possono diventare occasioni nelle quali impariamo a fidarci di Lui più profondamente. Oggi, quindi, non chiederti soltanto: «Da dove troverò la forza per affrontare tutto questo?». Prova a chiederti: «Dove sto mettendo la mia speranza?». Perché quando la nostra speranza è riposta esclusivamente nelle nostre capacità, prima o poi ci stanchiamo; quando invece impariamo ad appoggiarci al Signore, possiamo scoprire una forza che non viene semplicemente da noi. Non devi avere la forza per tutto oggi. Hai bisogno soltanto di affidare a Dio il prossimo passo.
La forza che Dio dona non è necessariamente l'assenza di difficoltà, ma la capacità di attraversarle senza perdere la direzione. Le avversità, infatti, possono rivelare ciò che realmente abita nel nostro cuore. Quando arrivano delusioni, fallimenti, solitudine, incomprensioni o situazioni che non avremmo mai scelto, siamo davanti a una scelta: lasciarci definire da ciò che accade oppure tornare a Gesù e permettere che sia Lui a sostenerci. La fede non ci promette una vita senza sofferenza; ci insegna piuttosto che possiamo attraversare la sofferenza senza essere soli. Ed è proprio qui che comprendiamo quanto sia importante la comunità. Fortificare il proprio spirito non significa diventare persone che non hanno più bisogno di nessuno, ma imparare a riconoscere che abbiamo bisogno di Dio e anche gli uni degli altri. Abbiamo bisogno di qualcuno con cui pregare, condividere, confrontarci, essere incoraggiati e, quando necessario, essere corretti con amore. La comunità diventa così una palestra spirituale nella quale impariamo concretamente ad amare. Non è semplicemente il luogo dove assistiamo a qualcosa, ma uno spazio nel quale la vita viene condivisa e dove possiamo essere conosciuti realmente. Anche Matteo 18:20 ci ricorda questa realtà: «Dove

sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro». Non è la quantità delle persone a determinare la presenza di Dio, ma il fatto che ci riuniamo nel nome di Gesù.
Anche una piccola comunità può essere profondamente viva quando Cristo è al centro, quando le persone si ascoltano, si sostengono, pregano e camminano insieme. Il Vangelo ci offre esempi concreti di questa trasformazione. Pensiamo a Pietro. Quando Gesù lo incontra, Pietro è un uomo impulsivo, sicuro delle proprie capacità, convinto di poter seguire il Maestro fino alla morte. Ma davanti alla pressione e alla paura arriva il momento del rinnegamento: per tre volte afferma di non conoscere Gesù. Pietro scopre così che la propria forza non era sufficiente. Eppure la sua storia non finisce con il fallimento. Dopo la risurrezione, Gesù lo raggiunge proprio nel luogo della sua fragilità e non lo umilia. Gli pone una domanda essenziale: «Mi ami?». Per tre volte Gesù gli offre la possibilità di riaffermare il suo amore e poi gli affida nuovamente una responsabilità: «Pasci le mie pecore». Pietro viene così ricostruito non attraverso la propria forza, ma attraverso la relazione con Gesù. La sua debolezza diventa il luogo nel quale impara una forza diversa: non più quella dell'uomo che pensa di poter fare tutto da solo, ma quella del discepolo che sa di aver bisogno di Cristo.
Un altro episodio è quello dei discepoli sulla strada di Emmaus. Sono persone profondamente scoraggiate: hanno visto morire Gesù e ormai pensano che la loro speranza sia finita. Camminano insieme, parlano della loro delusione e non riconoscono che Gesù stesso si è avvicinato a loro. Egli cammina con loro, li ascolta, entra nella loro conversazione e spiega le Scritture. Solo più tardi, quando spezza il pane con loro, i loro occhi si aprono. E allora dicono: «Non ardeva il nostro cuore dentro di noi mentre egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?». Quella esperienza mostra qualcosa di profondamente importante: spesso la nostra forza ritorna quando qualcuno cammina accanto a noi, quando possiamo parlare delle nostre delusioni, quando la Parola torna ad illuminare ciò che stavamo vivendo e quando riconosciamo nuovamente la presenza di Gesù. I discepoli di Emmaus non vengono fortificati perché improvvisamente tutti i loro problemi scompaiono, ma perché incontrano nuovamente Cristo. E la conseguenza è immediata: tornano a Gerusalemme. La speranza ritrovata li rimette in movimento. È questo che significa fortificare il nostro uomo interiore: non diventare invulnerabili, ma diventare capaci di tornare a Gesù ogni volta che la vita ci scuote. Non significa non cadere mai, ma imparare a rialzarsi. Non significa non avere dubbi, ma imparare a portarli davanti a Dio. Non significa non soffrire, ma non permettere alla sofferenza di separarci dalla fonte della nostra vita. In questa prospettiva, il discepolato diventa un cammino quotidiano: ascoltare la Parola, conoscere Gesù, rimanere in Lui, pregare, meditare, imparare, mettere in pratica, diventare saldi, testimoniare, accogliere e generare nuova vita negli altri. La forza spirituale cresce quando la nostra fede esce dalla teoria e diventa esperienza concreta. E proprio per questo ciò che riceviamo non dovrebbe rimanere soltanto nostro. Gesù ci chiama a fare discepoli, a trasmettere ciò che abbiamo imparato, a diventare persone capaci di accompagnare altri. Una vita fortificata in Cristo non si chiude su sé stessa, ma diventa una sorgente per qualcun altro. Può diventare ascolto per chi è solo, incoraggiamento per chi è scoraggiato, preghiera per chi sta attraversando una prova, una tavola aperta per chi non ha un luogo dove sentirsi accolto, una casa nella quale due o tre persone possano riunirsi nel nome di Gesù.
La forza spirituale, quindi, non è qualcosa che accumuliamo per noi stessi: è la vita di Cristo che cresce dentro di noi e che, attraverso di noi, può raggiungere altri. È qui che possiamo comprendere anche il significato di «Egli deve crescere, e io diminuire» (Giovanni 3:30). Più Cristo cresce, meno abbiamo bisogno di dimostrare chi siamo; più impariamo ad amare, meno abbiamo bisogno di avere ragione; più impariamo a servire, meno abbiamo bisogno di essere riconosciuti; più impariamo ad ascoltare Dio, meno siamo prigionieri delle nostre convinzioni. La vera forza non consiste quindi nel diventare più grandi ai nostri occhi, ma nel lasciare che Gesù diventi sempre più grande nella nostra vita. Fortificare lo spirito significa, in definitiva, imparare a vivere con Gesù, come Gesù e

insieme agli altri. Significa avere un luogo nel quale tornare quando siamo stanchi, una Parola alla quale aggrapparci quando siamo confusi, una comunità nella quale poter essere sostenuti quando siamo deboli e una relazione con Cristo che rimane la nostra sorgente.
Forse allora la domanda più importante non è «Quanto sono forte spiritualmente?», ma «Quanto spazio sto lasciando a Gesù perché la Sua vita possa manifestarsi attraverso di me?».
PREGHIERA: Signore Gesù, insegnami a non cercare la mia forza lontano da Te. Quando sono stanco, riportami alla Tua presenza; quando sono confuso, riportami alla Tua Parola; quando sono ferito, insegnami a non chiudere il cuore; quando cado, aiutami a rialzarmi; quando ho paura, ricordami che non sono solo. Fortifica il mio uomo interiore non perché io possa sentirmi più forte degli altri, ma perché possa diventare più simile a Te. Togli ciò che alimenta il mio orgoglio e fai crescere in me l'umiltà. Togli il bisogno di essere riconosciuto e insegnami a servire. Togli la paura di essere vulnerabile e donami il coraggio di vivere relazioni vere. Metti accanto a me persone con cui possa camminare, pregare, condividere e crescere, e rendimi anch'io una persona capace di sostenere chi incontrerò. Fa' che la Tua Parola non rimanga soltanto nella mia mente, ma scenda nel mio cuore e diventi vita nelle mie scelte. E quando saremo due o tre riuniti nel Tuo nome, aiutaci a riconoscere che Tu sei in mezzo a noi. Signore, rendimi un discepolo che non custodisce per sé ciò che riceve, ma lo trasmette con amore. Che la mia vita possa diventare una testimonianza concreta della Tua presenza. Amen.
ORA TOCCA A TE: Fermati per qualche minuto e chiediti con sincerità: che cosa sto facendo oggi per fortificare il mio spirito e, soprattutto, quale passo concreto mi sta chiedendo Gesù in questo momento? Forse è tornare alla preghiera, riprendere in mano la Scrittura, perdonare qualcuno, chiedere aiuto, iniziare un cammino di discepolato, oppure aprire la tua casa e la tua vita perché altre persone possano incontrare Gesù. Qual è il passo che senti di non poter più rimandare?

THE MEETING HOUSE ITALIAChiese in Casa - NetworkSTORIA, VALORI E VISIONEGrazie per il tuo interesse nella nostra rete di...
05/09/2026

THE MEETING HOUSE ITALIA
Chiese in Casa - Network

STORIA, VALORI E VISIONE
Grazie per il tuo interesse nella nostra rete di chiese in casa!
Siamo felici di poterti raccontare di più su chi siamo e cosa facciamo.
The Meeting House Italia è una rete di “chiese in casa” che desiderano accompagnare le persone a (ri)scoprire Gesù — nella Sua dimensione storica, biblica e spirituale — e a conoscerLo in modo personale, insieme ad altri che stanno facendo lo stesso cammino.
Offriamo momenti di confronto e uno spazio dove sentirsi accolti, parte di una famiglia di fede insieme a musica, convivialità e lo studio degli insegnamenti e della vita di Gesù e della prima Chiesa. Crediamo che ogni forma autentica di chiesa faccia parte della grande famiglia di Cristo. Se il nostro modo non è quello più adatto a te, ti auguriamo di cuore di trovare il luogo giusto dove crescere e sentirti a casa.

LA NOSTRA STORIA
Ci ispiriamo alla Chiesa primitiva. La parola “chiesa” (dal greco ekklēsia) significa semplicemente “insieme di persone”: per noi, una comunità fondata sull’amore — verso Dio e verso gli altri.
I primi cristiani si incontravano nelle case, vivendo la fede come una famiglia più che come un’istituzione. È questo lo spirito che desideriamo riscoprire: persone che si incontrano per imparare insieme da Gesù.
Nel tempo, la chiesa è diventata più strutturata e formale, a volte meno relazionale. Ma in ogni epoca sono nati movimenti che hanno richiamato alla semplicità, alla comunità e all’amore —
da Francesco d’Assisi alla “Terza Via”.
Anche noi ci lasciamo ispirare da questo desiderio: tornare all’essenziale, insieme.
Circa dieci anni fa, un gruppo di amici, uniti dall’amore per Gesù e per la sua Chiesa, ha iniziato un cammino insieme all’interno del movimento della “Terza Via” dei Brethren in Christ, una realtà presente nel mondo da oltre 200 anni.

Da allora ci incontriamo nelle case, in modo semplice e familiare, per condividere, cantare, parlare e lasciarci amare da Gesù. Desideriamo vivere una fede autentica e concreta, mettendo Gesù al centro e riscoprendo i Suoi insegnamenti, come quelli del Sermone sul Monte.
The Meeting House Italia nasce proprio come espressione attuale di questo desiderio di rinnovamento. Crediamo che Gesù sia il punto di riferimento per comprendere tutta la Bibbia: è Lui la Parola piena di Dio per noi (Giovanni 1:1; 5:37-40). Per questo vediamo la Bibbia come una mappa che ci guida a conoscere Gesù… e Gesù come la guida per la nostra vita.

I NOSTRI VALORI:
Gesù ci ha lasciato un comandamento semplice e profondo: amarci gli uni gli altri come Lui ci ama.
(Giovanni 13:34-35).
“È da qui che nasce il nostro cammino insieme, fondato su ciò che per noi è davvero importante:”
Vivere e sperimentare l’amore e la grazia di Dio, lasciandoci trasformare dallo Spirito Santo.
Mettere Gesù al centro: è Lui la Parola viva che guida la nostra vita, fatta di grazia, misericordia e perdono.
Costruire relazioni vere, in una comunità dove ci si accoglie, si cresce insieme e ci si prende cura gli uni degli altri.
Cercare la pace, scegliendo il perdono,
la riconciliazione, la pace e uno stile di vita non violento.
Se senti che questo percorso può parlare anche a te, ci farà davvero piacere conoscerti.

CONTATTI
www.themeetinghouseitalia.com
youtube: themeetinghouseitalia
youtube: -MUSICA
TMHI - Spirit Sound
(per ascoltare la nostra musica)
youtube:
Studi Biblici per Pecore Nere
WhatsApp:
Monica 338 700 1922
Stefano 338 304 7140
[email protected]

Amiamo incontrarci in casa, stringere amicizie e condividere la nostra fede con gioia e amore. Anche tu sarai il benvenuto! Questo è un “luogo” dove ci si scambiano idee, opinioni e ognuno può sentirsi libero di esprimere e di aprirsi … luogo in cui imparare ad amare e a sentirsi amati. Un l...

APRI LA TUA CASA E APRITI AGLI ALTRI...La nostra realtà nasce dal desiderio di vivere la fede con semplicità, tornando a...
05/09/2026

APRI LA TUA CASA E APRITI AGLI ALTRI...

La nostra realtà nasce dal desiderio di vivere la fede con semplicità, tornando al cuore del Vangelo e mettendo Gesù realmente al centro. Non vogliamo distinguerci dagli altri cristiani né considerarci migliori: riconosciamo la ricchezza delle diverse realtà del Corpo di Cristo e desideriamo semplicemente essere fedeli alla chiamata che sentiamo di aver ricevuto. Per noi seguire Gesù significa diventare Suoi discepoli, non soltanto ascoltare la Parola, ma lasciarci trasformare da essa e imparare a viverla concretamente. Per questo la nostra comunità è prima di tutto un luogo di relazione: persone che camminano insieme, si sostengono, si perdonano, si servono e si aiutano a crescere.
È nel rapporto con gli altri che spesso scopriamo ciò che Dio vuole ancora trasformare in noi. «Egli deve crescere, e io diminuire» (Giovanni 3:30) esprime bene la direzione del nostro cammino: lasciare sempre meno spazio al nostro io perché Cristo possa crescere nella nostra vita.
Vogliamo quindi conoscere, meditare e mettere in pratica i Suoi insegnamenti, affinché la fede non rimanga un insieme di conoscenze, ma diventi amore, perdono, servizio, pazienza, umiltà e capacità di prenderci cura degli altri.
Gesù dice: «Io sono la vite, voi siete i tralci»; rimanere in Lui significa lasciare che la Sua vita produca frutto attraverso di noi. Per questo desideriamo essere una comunità aperta, capace di accogliere chiunque si avvicini: chi cerca Dio, chi ha dubbi, chi porta ferite o fragilità, chi vive nella solitudine, nella povertà, nella disabilità o in altre situazioni di difficoltà.
Ma l'accoglienza è solo l'inizio: desideriamo offrire un cammino di discepolato concreto, nel quale ciascuno possa imparare a pregare, ascoltare Dio, conoscere la propria identità in Cristo, fare scelte coerenti con il Vangelo e crescere nella relazione personale con Gesù.
Chi accompagna (un Coach, un pastore, un Mentore) non deve diventare il centro: il centro rimane Cristo. E ciò che riceviamo non vogliamo conservarlo per noi. Gesù ci chiama a fare discepoli; per questo desideriamo che chi cresce possa, nel tempo, accompagnare altri, generando una crescita che non sia semplicemente numerica, ma fatta di vite trasformate, relazioni nuove e testimonianze autentiche. Non vogliamo costruire una realtà grande per il solo gusto di esserlo, ma una comunità viva, profonda e feconda, capace di aprire la propria casa, la propria tavola e la propria vita a chi ha bisogno di essere accolto. La nostra testimonianza non consiste soltanto nel parlare dell'amore di Gesù, ma nel cercare di renderlo visibile: accogliendo, perdonando, servendo, ascoltando e prendendoci cura delle persone. In questo senso, anche una piccola comunità può essere pienamente viva: non per la quantità delle persone che riunisce, ma per la presenza di Cristo che vive nelle sue relazioni. «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Matteo 18:20). Il nostro desiderio, in fondo, è semplice: Gesù al centro, la Parola come guida, la relazione con Dio come sorgente, la comunità come famiglia, il discepolato come cammino, il servizio come espressione dell'amore e la testimonianza come possibilità di generare nuova vita. Non cerchiamo di essere grandi: desideriamo essere fedeli, profondi e fecondi in Cristo.

PREGHIAMO INSIEME - Signore Gesù, desideriamo che Tu sia veramente al centro della nostra vita e della nostra comunità. Aiutaci a diminuire nel nostro orgoglio, nelle nostre pretese e nel nostro bisogno di affermarci, perché Tu possa crescere in noi. Insegnaci ad amare la Tua Parola, ad ascoltarla, meditarla e metterla in pratica. Insegnaci a pregare, a perdonare, a servire, ad accoglierci gli uni gli altri e a camminare insieme senza giudicarci, ma aiutandoci a diventare sempre più saldi in Te. Fa' che la nostra comunità non sia semplicemente un luogo nel quale incontrarci, ma una famiglia nella quale la Tua presenza possa essere riconosciuta e vissuta. E quando saremo anche soltanto due o tre riuniti nel Tuo nome, ricordaci che Tu sei in mezzo a noi. Rendici strumenti del Tuo amore per chi è solo, fragile, ferito o alla ricerca di Te. Fa' che ciò che riceviamo da Te non rimanga soltanto dentro di noi, ma possa diventare vita e testimonianza per altri. Amen.

UN INVITO AL DISCEPOLATO
Se senti nel cuore il desiderio di conoscere veramente Gesù, ti invitiamo a intraprendere un cammino di discepolato: semplice e concreto, fondato sugli insegnamenti di Gesù, sulla preghiera, sulla meditazione della Parola e sulla relazione personale con Cristo. Non devi essere pronto o perfetto: basta essere disposto a camminare con Lui, imparando ad ascoltarlo, conoscerlo, rimanere in Lui e mettere in pratica la Sua Parola, fino a diventare capace di accompagnare anche altri.

UN INVITO AD APRIRE LA TUA CASA
Questo cammino può nascere anche nella tua casa. Non servono grandi strutture o grandi numeri: bastano persone disposte a riunirsi nel nome di Gesù, condividendo la Parola, la preghiera, la tavola e la propria vita. «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Matteo 18:20). La tua casa può diventare un luogo di ascolto, speranza e incontro con Cristo, dove una nuova relazione e una nuova comunità possono nascere nel Suo nome.

commenta pure qui sotto...

CONTATTI
www.themeetinghouseitalia.com
youtube: themeetinghouseitalia
youtube: -MUSICA
TMHI - Spirit Sound
(per ascoltare la nostra musica)
youtube:
Studi Biblici per Pecore Nere
WhatsApp:
Monica Gipsy 338 700 1922
Stefano 338 304 7140
[email protected]

Indirizzo

In Ogni Dove E In Ogni Quando. . . Lui è Con Noi. .
Pisa

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando The meeting house italia pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a The meeting house italia:

Scelte rapide

Condividi