Arci Pisa e Alta Val di Cecina

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Arci Pisa e Alta Val di Cecina Arci è fatta di persone, circoli e mutuo soccorso. Cultura, politica e socialità.

Arci Comitato di Pisa e Alta Val di Cecina APS fonda le sue radici nei valori democratici nati dalla lotta al nazifascismo, i valori affermati dalla nostra Costituzione.

«L’Arci si riconosce nei valori democratici nati dalla lotta di liberazione contro il nazifascismo, valori che trovano p...
14/10/2026

«L’Arci si riconosce nei valori democratici nati dalla lotta di liberazione contro il nazifascismo, valori che trovano piena affermazione nella Costituzione repubblicana». È quanto afferma il nostro statuto.
Quei valori sono alla base del nostro impegno e continueremo a difenderli, ogni volta che sono messi in discussione.
Non possiamo accettare un’idea di pace fondata sul riarmo, di libertà affidata alla forza e di sviluppo che produce disuguaglianze, impoverimento e devastazione ambientale.
Lavoro, Pace, Ambiente, Welfare, Costituzione. Insieme sulla Via Maestra.
Scendiamo in piazza sabato 17 ottobre, alle 13.30, a piazza della Repubblica, Roma.

PROTEGGIAMO LA CORTE PENALE INTERNAZIONALEIl 9 ottobre gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni alla Corte penale internaz...
12/10/2026

PROTEGGIAMO LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE
Il 9 ottobre gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni alla Corte penale internazionale, mettendo a rischio il suo lavoro e la sua indipendenza.
ARCI chiede alla Commissione europea di intervenire subito per proteggere la Corte e garantirle di operare senza pressioni.
Invitiamo tutte le organizzazioni e le realtà della società civile a firmare l’appello.
Aderisci qui: https://forms.gle/9uShBSkiXhGqYKCu6
Le prime adesioni saranno pubblicate mercoledì 14 ottobre. Firma e condividi l’appello.
La giustizia internazionale va difesa. Facciamolo insieme.

LA PROTESTA NON È REATO. IL DISSENSO NON SI PROCESSA.📍 14 ottobre, Massa. Sciopero generale regionale e manifestazione.I...
09/10/2026

LA PROTESTA NON È REATO. IL DISSENSO NON SI PROCESSA.

📍 14 ottobre, Massa. Sciopero generale regionale e manifestazione.

Il 3 ottobre 2025, migliaia di persone scesero in piazza per la Palestina. Una mobilitazione contro il genocidio, per chiedere la fine della guerra e rompere il silenzio di fronte a una tragedia che non poteva lasciarci indifferenti.

A un anno di distanza, quella giornata torna al centro del dibattito pubblico attraverso un procedimento giudiziario che coinvolge manifestanti, sindacalisti e rappresentanti della società civile.

È in questo contesto che la CGIL Toscana ha proclamato lo sciopero generale regionale per il 14 ottobre, chiamando tutte e tutti a Massa.

Non è una vicenda che riguarda soltanto le persone coinvolte nel procedimento. Riguarda il diritto di manifestare, di scioperare, di opporsi alle ingiustizie. Riguarda il rischio che il conflitto sociale venga trattato sempre più come un problema di ordine pubblico e che la risposta alle rivendicazioni collettive sia la minaccia della sanzione penale.

Mentre si restringono gli spazi di agibilità sociale e si inaspriscono gli strumenti repressivi, non possiamo accettare che la sicurezza diventi il nome dietro cui nascondere una progressiva compressione delle libertà.

Non c'è democrazia senza conflitto. Non c'è libertà senza dissenso. Non c'è giustizia se chi protesta viene trasformato in un nemico da perseguire.

Essere in piazza il 14 ottobre significa schierarsi. Dalla parte di chi non accetta che l'indignazione venga messa a tacere, che la solidarietà diventi una colpa, che la partecipazione politica sia scoraggiata attraverso la paura delle conseguenze giudiziarie.

Come Arci Pisa, saremo dalla parte di chi difende gli spazi di libertà, agibilità democratica e partecipazione collettiva. Perché i diritti non si difendono a parole: si difendono esercitandoli, insieme.

Il 14 ottobre, a Massa. Contro la repressione del dissenso. Per la libertà di manifestare.

07/10/2026

4.000 lucciole non sono solo luci nel buio.
Sono circoli, spazi aperti, concerti, spettacoli, feste, mutualismo, cultura.
Sono luoghi in cui incontrarsi, prendere parola, organizzarsi, immaginare insieme.
Mentre qualcuno vorrebbe spegnere la musica, la festa, la protesta, la possibilità stessa di stare insieme, noi continuiamo ad accendere luci.
Da 70 anni ARCI tiene accesi spazi di libertà, partecipazione e solidarietà.
E ogni anno siamo in tantɜ a farlo.
Il 1° ottobre parte il tesseramento ARCI 2026/27.
Una tessera è un modo concreto per esserci, sostenere questa rete e farne parte.
Come lucciole nelle tenebre.
Fai la tessera ARCI.

A Pisa, questo sabato, si è svolto il Sudario. Ha attraversato le vie del centro in silenzio fino a Piazza dei Cavalieri...
05/10/2026

A Pisa, questo sabato, si è svolto il Sudario. Ha attraversato le vie del centro in silenzio fino a Piazza dei Cavalieri.
Una camminata in silenzioso rispetto e solennità.
Non dobbiamo dimenticare un solo nome delle vittime di queste atrocità.


03/10/2026
CARCERE DON BOSCO: ORA BASTA. SERVE VERITÀ, SERVONO DIRITTI, SERVE UN CAMBIAMENTO RADICALE!Arci Pisa: «Non si può chiede...
02/10/2026

CARCERE DON BOSCO: ORA BASTA. SERVE VERITÀ, SERVONO DIRITTI, SERVE UN CAMBIAMENTO RADICALE!

Arci Pisa: «Non si può chiedere alle persone detenute di sopportare l'insopportabile e poi stupirsi quando la tensione esplode».
Quello che è accaduto nelle ultime ore al carcere Don Bosco di Pisa non può essere liquidato come una semplice «rivolta carceraria».
Dietro quanto è successo c'è una situazione di esasperazione che non nasce ieri e che non può essere rimossa una volta tornata la calma.
Il sovraffollamento, la carenza di personale, le condizioni materiali della detenzione, la difficoltà di garantire percorsi effettivi di reinserimento e una quotidianità spesso segnata dal disagio sono problemi conosciuti da tempo. Sono problemi che riguardano le persone detenute, ma anche chi ogni giorno lavora dentro il carcere.
Non possiamo continuare a chiamare emergenza ciò che da anni è diventato il funzionamento ordinario del sistema penitenziario.
Ed è proprio per questo che riteniamo necessario ascoltare ciò che è accaduto, senza fermarsi alla superficie della protesta.
Tra gli elementi emersi c'è la denuncia, da parte dei detenuti, del ritrovamento nelle celle di dispositivi che sarebbero stati utilizzati per l'ascolto o la videosorveglianza.
Su questo punto chiediamo una cosa molto semplice e molto netta: verità, deve essere fatta immediatamente e integralmente chiarezza.
Se quei dispositivi sono strumenti investigativi autorizzati, deve essere spiegato — nelle forme consentite dalla legge e senza compromettere le indagini — da quale autorità siano stati disposti, nell'ambito di quale procedimento e secondo quali garanzie.
Sono domande che non possono essere archiviate come una delle tante rivendicazioni di una protesta.
Se si tratta di strumenti disposti nell'ambito di un'attività investigativa autorizzata, questo dovrà essere accertato nelle sedi competenti e nel rispetto delle necessarie garanzie. Se invece così non fosse, ci troveremmo davanti a una questione di enorme gravità.
In entrambi i casi, il silenzio non è una risposta accettabile.
Chiediamo quindi che sulla vicenda venga fatta piena luce e che gli organismi di garanzia possano svolgere fino in fondo il proprio compito.
Ma c'è una questione ancora più grande.
Da anni moltissime associazioni, tra cui la nostra, denunciano un sistema penitenziario nel quale il carcere viene utilizzato come risposta a problemi sociali che spesso non trovano altre soluzioni: povertà, marginalità, dipendenze, disagio psichico, fragilità familiari e sociali.
Quando a questo si aggiungono strutture sovraffollate, personale insufficiente e servizi inadeguati, la tensione non è un incidente: è una conseguenza prevedibile.
Questo non significa negare la complessità di ciò che è accaduto. Significa rifiutarsi di raccontare il carcere soltanto quando una protesta esplode.
Perché le persone detenute non diventano improvvisamente persone con dei diritti nel momento in cui protestano.
I diritti esistono prima della protesta, durante la protesta e dopo la protesta.
E valgono anche quando una persona ha commesso un reato e sta scontando una pena.
È esattamente questo il senso dell'articolo 27 della Costituzione: la pena non può tradursi in una sospensione della dignità umana e deve tendere al reinserimento sociale.
Per questo chiediamo alle istituzioni di non limitarsi a riportare la situazione alla normalità.
Perché quella normalità, al Don Bosco come in molte altre carceri italiane, è precisamente il problema.
Chiediamo:
• piena chiarezza sui dispositivi rinvenuti nelle celle e sulle eventuali autorizzazioni alla loro installazione;
• che il Garante regionale e la Garante comunale possano accedere alle informazioni necessarie e svolgere pienamente il proprio ruolo;
• un accertamento trasparente sulle condizioni materiali e organizzative dell'istituto;
• interventi immediati sul sovraffollamento e sulla carenza di personale;
• un miglioramento netto dei servizi sanitari, sociali, educativi e psicologici;
• investimenti veri nei percorsi di formazione, lavoro e reinserimento;
• un confronto stabile con le realtà sociali che da anni lavorano sul territorio e conoscono concretamente la realtà carceraria.

Non abbiamo bisogno di un carcere più duro. Abbiamo bisogno di un carcere più giusto.
E abbiamo bisogno di uno Stato che non confonda l'autorità con l'opacità, né la sicurezza con l'abbandono.
La sicurezza di una comunità non si costruisce lasciando marcire le persone dentro strutture sovraffollate. Si costruisce garantendo diritti, responsabilità, cura e possibilità concrete di cambiamento.
Ora tocca alla politica. Non basta "riportare la calma": occorre ristabilire diritti, trasparenza e condizioni dignitose di detenzione. È questa la responsabilità che chiediamo oggi a chi governa il sistema penitenziario.

"Contro l’antisemitismo. Contro ogni bavaglio. Per la libertà di espressione.L’antisemitismo si combatte, sempre. È una ...
30/09/2026

"Contro l’antisemitismo. Contro ogni bavaglio. Per la libertà di espressione.
L’antisemitismo si combatte, sempre. È una parte della nostra storia e del nostro impegno quotidiano contro ogni forma di razzismo e discriminazione.
Proprio per questo guardiamo con preoccupazione al DDL 1004, in discussione alla Camera, e agli effetti che una sua applicazione può avere sulla libertà di espressione, di manifestazione e di produzione culturale.
Criticare la politica di Israele, denunciare il genocidio e le violazioni del diritto internazionale, difendere e chiedere giustizia per la Palestina e la sua popolazione non significa essere antisemiti."

Contro l’antisemitismo. Contro ogni bavaglio. Per la libertà di espressione.

L’antisemitismo si combatte, sempre. È una parte della nostra storia e del nostro impegno quotidiano contro ogni forma di razzismo e discriminazione.

Proprio per questo guardiamo con preoccupazione al DDL 1004, in discussione alla Camera, e agli effetti che una sua applicazione può avere sulla libertà di espressione, di manifestazione e di produzione culturale.

Criticare la politica di Israele, denunciare il genocidio e le violazioni del diritto internazionale, difendere e chiedere giustizia per la Palestina e la sua popolazione non significa essere antisemiti.

Non accettiamo che la lotta all’antisemitismo venga usata per restringere gli spazi del dissenso e della libertà culturale.

Per questo saremo in piazza venerdì 2 ottobre, dalle 14 alle 16, a Roma, in piazza Montecitorio, insieme alle realtà che stanno promuovendo la mobilitazione .

E saremo al fianco anche delle iniziative che in questi giorni attraverseranno il Paese: perché quando si mette un bavaglio alla cultura, alla parola e alla protesta, la libertà di tutte e tutti è più fragile.

E' l'ora che il governo faccia la sua parte!
30/09/2026

E' l'ora che il governo faccia la sua parte!

Tre agenti dei servizi di sicurezza egiziani sono stati condannati a 10 anni per il sequestro di Giulio Regeni. Uno è stato assolto. L’accusa di omicidio non ha retto.

Dieci anni di depistaggi, ostacoli e silenzi. Dieci anni in cui la famiglia Regeni ha continuato a chiedere verità e giustizia, mentre l’Egitto non ha mai collaborato davvero con le indagini.

Ma una sentenza non basta. Il governo italiano deve scegliere da che parte stare: dalla parte dei diritti e della verità o dalla parte degli interessi e delle relazioni con il regime di Al Sisi. Perché non può esserci giustizia per Giulio finché l’Italia continuerà a trattare l’Egitto come un interlocutore qualsiasi.

28/09/2026

“Se ti dico Lucciole nelle Tenebre, tu a cosa pensi?”

Risposte, punti di vista e visioni diverse.
Ma un’idea che ci unisce: creare una comunità sempre più numerosa che possa, tramite la propria “luce”, contrastare ogni forma di oscurità.

Dal 1° ottobre, fai la tessera ARCI.

“Da sole non fanno molta luce, ma insieme possono illuminare il cammino”.

Indirizzo

Via Fermi, 27
Pisa
56124

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
15:30 - 19:30
Martedì 09:00 - 13:00
15:30 - 19:30
Mercoledì 09:00 - 13:00
14:00 - 19:30
Giovedì 09:00 - 13:00
15:30 - 18:30
Venerdì 09:00 - 13:00
15:30 - 19:30
Sabato 09:00 - 13:00

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