Usb Pisa

Usb Pisa Alla confederazione aderiscono in forma associativa l’AS.I.A. associazione per il diritto alla casa, e l’Organizzazione dei Pensionati.

UNIONE SINDACALE DI BASE, UN’ORGANIZZAZIONE PER MILIONI DI LAVORATORI

Oltre 800 delegati, di tutti i settori del mondo del lavoro e provenienti da ogni parte d’Italia, hanno scelto di dare vita alla USB, Unione Sindacale di Base, la nuova confederazione varata il 23 maggio 2010 al Teatro Capranica di Roma. Nucleo centrale della nuova organizzazione RdB, SdL e consistenti realtà della CUB, che ins

ieme ad altre organizzazioni sindacali di base sono giunte al termine del processo costituente iniziato 2 anni prima; un percorso che, iniziato con l'assemblea milanese del maggio 2008, ha coinvolto nella discussione migliaia di delegate e delegati, i quali sono riusciti a superare vecchi steccati ed hanno avuto la capacità e l’entusiasmo di progettare il futuro del sindacalismo indipendente dal quadro politico, istituzionale e padronale. Hanno partecipato con interesse alla nascita di USB anche Snater e Or.S.A., che hanno portato i loro contributi al dibattito congressuale confermando l'interesse a prendere parte al processo di unificazione, anche se con tempi diversi. USB non è un’organizzazione che va ad aggiungersi a quelle esistenti, ma ha l’ambizione e la possibilità di costituire il sindacato maggioritario che oggi serve ai lavoratori ed ai settori popolari. La nuova confederazione nasce forte della storia, del radicamento e della rappresentatività delle organizzazioni precedenti, già firmatarie di numerosi contratti collettivi nazionali di lavoro. USB ha una struttura confederale articolata sul territorio nazionale, regionale e provinciale ed una forma snella e pratica, prevedendo due macro-aree intercategoriali (il settore pubblico e il settore privato) sulla scia di quanto già avvenuto in molti paesi europei come Germania e Grecia. Al contempo, USB mantiene e rafforza il suo radicamento nei luoghi di lavoro e predispne la sua presenza nei territori in modo da rispondere adeguatamente alle istanze di “Uguaglianza, Solidarietà, Bisogni” provenienti non più solo dai segmenti classici del mondo del lavoro, ma anche da quelli di “nuova generazione”: i precari, i migranti, i disoccupati e coloro che non hanno un reddito o sono senza casa. Grande importanza è data anche ai servizi, attraverso efficienti servizi fiscali, di patronato, uffici vertenze e legali, sportelli migranti. USB ha un approccio sindacale intercategoriale, con l’obiettivo di contrapporsi alla frammentazione dei lavoratori connettendo le lotte nei luoghi di lavoro, sul territorio e nel sociale. Attraverso una capillare diffusione sul territorio nazionale (90 sedi in tutte le regioni), USB rappresenta ed organizza i soggetti del lavoro e del non lavoro, è sindacato accogliente per le nuove istanze sociali, è sindacato "meticcio", è sindacato “contaminato” dalle esperienze provenienti da altre realtà di lotta: per la casa, per l’ambiente, per i beni comuni, per i diritti uguali dei migranti. USB rifiuta lo "sviluppismo", che distrugge vite umane e territori, genera guerre, razzismo e miseria e vuole porsi come sindacato capace di attivare un cambiamento generale nel nostro paese. In continuità con la storia delle organizzazioni costituenti la nuova confederazione, nella USB sono centrali la democrazia e la partecipazione attiva dei lavoratori attraverso una forma organizzativa orizzontale in tutte le sue articolazioni. Ancora, USB è il sindacato del conflitto, finalizzato all’acquisizione di nuovi diritti e nuove tutele, per una contrattazione che abbia come presupposto il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita per milioni di lavoratori non finalizzata unicamente alla riduzione del danno. Grande importanza è riservata ai temi internazionali. All’assemblea costitutiva del 23 maggio sono giunti i messaggi di auguri provenienti da molte organizzazioni sindacali internazionali, fra cui quello della Confederazione sindacale mondiale WFTU (World Federation of Trade Unions), dal PAME, il sindacato combattivo greco che sta guidando le lotte in quel paese, e dal LAB, sindacato Basco. Le strutture organizzative di USB

La Confederazione (www.confederazione.usb.it)

USB Pubblico Impiego (www.pubblicoimpiego.usb.it)

USB Lavoro Privato (www.lavoroprivato.usb.it)

USB Federazioni territoriali (le nostre sedi)


I servizi della USB

Ufficio Vertenze e Assistenza Legale: recupero crediti da lavoro (differenze retributive, arretrati, inserimento nei fallimenti, ecc.), controllo busta paga, scatti di anzianità, t.f.r., malattia e infortunio;

CAF Servizi di Base (assistenza fiscale); (www.cafservizidibase.it)

Patronato attraverso specifica Convenzione (assistenza previdenziale ecc.);

sportello salute, ambiente, sicurezza, infortuni, malattie professionali, ecc.;

assistenza alla persone handicappate;

assistenza ai lavoratori immigrati;

consulenza e assistenza legale su tutti i problemi della casa (affitti, sfratti, patti in deroga).

OLTRE 60 DENUNCIATI E MULTATI PER LA PALESTINA E CONTRO LA GUERRA A PISA: IN PIAZZA C’ERAVAMO TUTTIUSB esprime piena sol...
04/06/2026

OLTRE 60 DENUNCIATI E MULTATI PER LA PALESTINA E CONTRO LA GUERRA A PISA: IN PIAZZA C’ERAVAMO TUTTI

USB esprime piena solidarietà alle decine di attivisti, studenti, lavoratrici e lavoratori raggiunti da denunce in relazione alle mobilitazioni che negli ultimi anni hanno attraversato Pisa contro la guerra, il riarmo e in sostegno del popolo palestinese.
Le oltre 60 denunce rappresentano un fatto grave che si inserisce in un contesto nazionale caratterizzato da un progressivo irrigidimento delle politiche di ordine pubblico e da una crescente limitazione degli spazi di agibilità democratica e di conflitto sociale. A Pisa, città che è stata protagonista di importanti mobilitazioni contro la guerra e il genocidio del popolo palestinese, l'accanimento repressivo colpisce proprio coloro che hanno animato quelle piazze, dalle iniziative nelle università alle manifestazioni cittadine, fino ai grandi cortei che hanno accompagnato gli scioperi generali promossi da USB il 22 settembre e il 3 ottobre.
E’ stato un autunno incredibile, milioni di persone in piazza in tutta Italia ma ci sono voluti due anni di genocidio in diretta perché questo avvenisse. Attorno agli scioperi generali indetti da USB e dal sindacalismo conflittuale si è sviluppato un movimento di massa che ha unito lavoratori, studenti, precari e realtà sociali sotto la parola d'ordine chiara: "Blocchiamo tutto". Migliaia di persone sono scese in piazza per denunciare il genocidio del popolo palestinese, opporsi alle politiche di guerra, al riarmo e alla complicità del governo italiano con l'escalation militare israeliana. Quelle giornate hanno rappresentato un momento alto di partecipazione popolare e di ricomposizione sociale, dimostrando che esiste nel Paese una larga opposizione alle logiche della guerra e dell'economia di guerra.
È proprio quella forza espressa nelle piazze a essere oggi oggetto di un tentativo di intimidazione. Dietro questa operazione non vediamo soltanto la volontà di perseguire singoli episodi, ma un disegno più ampio volto a colpire chi organizza conflitto sociale, solidarietà internazionale e opposizione alle politiche governative. In una fase segnata dall'aumento delle spese militari, dal peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro e dall'inasprirsi dei conflitti internazionali, la risposta delle istituzioni sembra essere sempre più quella della repressione.
Le immagini delle cariche contro gli studenti che manifestavano pacificamente per chiedere la fine del massacro del popolo palestinese restano impresse nella memoria della nostra città. Oggi, a quelle violenze, si aggiunge una nuova offensiva che passa attraverso denunce e procedimenti giudiziari rivolti a chi ha esercitato il diritto di manifestare.
USB ribadisce che la solidarietà al popolo palestinese, il rifiuto della guerra e delle politiche di riarmo, la difesa dei diritti sociali e democratici non possono essere criminalizzati. Le mobilitazioni che hanno attraversato Pisa e il Paese in questi anni hanno rappresentato una risposta concreta alla normalizzazione della guerra e all'indifferenza verso il dramma vissuto dal popolo palestinese. Sono state piazze partecipate, popolari e determinate, che hanno rimesso al centro il valore dell'internazionalismo e della solidarietà tra i popoli, che hanno visto dopo tanti anni migliaia di lavoratrici e lavoratori aderire a uno sciopero politico e scendere in piazza.
Per questo riteniamo fondamentale costruire la più ampia solidarietà nei confronti delle persone colpite dalle denunce, sostenendole sul piano politico e legale. Nelle prossime settimane promuoveremo momenti pubblici di confronto e iniziative di sostegno, coinvolgendo avvocati, associazioni, realtà sociali e sindacali, con l'obiettivo di contrastare l'ondata repressiva e difendere gli spazi di partecipazione democratica.
Di fronte a questo tentativo di intimidazione, la risposta deve essere collettiva. Le decine di migliaia di persone che hanno riempito le piazze dell'autunno contro il genocidio del popolo palestinese e contro la guerra dimostrano che non si può reprimere un movimento che affonda le proprie radici nella giustizia sociale, nella pace e nella solidarietà internazionale.
In quelle piazze c'eravamo tutti. E continueremo ad esserci.

Unione Sindacale di Base - Federazione di Pisa

Appello per la libertà di lottare al fianco della Palestina, contro la guerra e contro i tentativi repressivi nella nost...
04/06/2026

Appello per la libertà di lottare al fianco della Palestina, contro la guerra e contro i tentativi repressivi nella nostra città

In questi giorni cinquantaquattro persone che hanno partecipato al movimento per la Palestina nell'ultimo anno, hanno ricevuto le notifiche della conclusione delle indagini da parte della Questura di Pisa per le incredibili mobilitazioni di massa della scorsa estate e dell'autunno contro guerra e genocidio. Contemporaneamente, sono arrivate decine di sanzioni amministrative per migliaia di euro nei confronti di chi ha partecipato il 12 marzo di quest'anno al blocco del treno carico di armi alla stazione di Pisa, iniziativa pacifista che ha fatto il giro d'Italia e non solo con un grandissimo sostegno da parte di milioni di persone.

Per comprendere la natura delle mobilitazioni e del tentativo repressivo, pensiamo sia necessario partire da un dato: chi sono queste 60 e più persone colpite dai provvedimenti giudiziari citati? Studenti, dottorandi e ricercatori di tutti e tre gli atenei pisani - Scuola Normale, Università di Pisa e Scuola Superiore Sant'Anna. Lavoratrici del mondo della sanità, delle pulizie, del turismo e dei servizi, mamme che erano presenti alle manifestazioni con i loro figli, driver della logistica, abitanti dei quartieri popolari, sindacalisti, pensionati, consiglieri comunali.

In questo procedimento si mettono insieme, tentando di criminalizzare, episodi differenziati nel tempo, nelle modalità, nei luoghi e nei protagonisti. L'interruzione di una lezione all'università da parte di alcuni studenti e studentesse per parlare di Palestina, il blocco di massa dei binari della stazione nelle giornate di “Blocchiamo tutto”, l'occupazione del Rettorato dell'Università di Pisa, l'arrivo di migliaia di persone durante gli scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre in superstrada, autostrada e aeroporto, un presidio davanti al rettorato, che con la sua pressione ha portato alla rottura degli accordi quadro tra l'Università di Pisa e due università israeliane, risultato raggiunto in due anni di mobilitazioni.
Questi provvedimenti non sono un caso isolato, ma il riflesso di una dinamica repressiva che attraversa tutto l’Occidente: dai college statunitensi alle università europee, vediamo una risposta autoritaria che colpisce ovunque si manifesti dissenso contro le politiche di guerra e di occupazione. Tutto l’establishment imperialista euroatlantico si è mobilitato in difesa di Israele e della sua ideologia razzista e suprematista, che da oltre 70 anni arma l’esercito sionista contro il popolo palestinese e arabo. Un’ideologia, il sionismo, in larga parte coincidente con quella occidentale, con gli interessi geopolitici ed economici di un capitalismo in profonda crisi di egemonia, alla quale risponde solo con la forza bruta, dalla Palestina al Libano, dall’Iran allo Yemen, dal Venezuela a Cuba Socialista, portando sempre più l’umanità dentro una devastante terza guerra mondiale. E' questo il contesto generale nel quale si muovono il governo Meloni e le false opposizioni, con Decreti Legge sulla sicurezza oltremodo liberticidi, costruiti in continuità stretta tra esecutivi di centro “sinistra” e destra.

Le mobilitazioni che questi poteri vogliono processare sono accomunate da un tenace filo rosso: la volontà di agire in autonomia di fronte al genocidio in Palestina e alla guerra mondiale, di incidere sui propri obiettivi e non delegare più le decisioni ad amministrazioni e istituzioni sistematicamente complici e coinvolte nelle politiche sioniste, nelle scelte guerrafondaie, nella corsa al riarmo. Davanti a un genocidio, saltano le gerarchie accademiche: studenti e studentesse non accettano la propaganda imperialista e violenta di un professore, così come sono pronti a fare pressione sulla governance affinché rescinda gli accordi con Israele.
Questo clima di caccia alle streghe è alimentato da una convergenza pericolosa: da un lato i decreti sicurezza del governo e il silenzio delle opposizioni, dall'altro la gestione autoritaria degli atenei. Il Rettore di Pisa, denunciando 'ignoti' per le mobilitazioni studentesche, ha di fatto aperto le porte della nostra università alla polizia, venendo meno al ruolo di garante della libertà di espressione e di ricerca.
Di fronte alla tragedia della guerra e del genocidio, scioperare e scendere in piazza significa decidere che il proprio lavoro, i binari della propria stazione e il proprio territorio non devono più essere al servizio della logistica bellica. La scelta di fermare il passaggio delle armi nella nostra città è un atto di responsabilità che non appartiene solo alle decine di persone oggi sotto indagine, ma alle migliaia che si sono mobilitate.
Le mobilitazioni, nate in solidarietà con la Global Sumud Flotilla diretta a Gaza, hanno segnato un punto di svolta: mentre il governo israeliano agisce per bloccare in mare gli aiuti umanitari necessari a un popolo stremato, noi abbiamo scelto di bloccare a terra il flusso di armi che alimenta il massacro.
In quei giorni abbiamo dimostrato che è possibile sottrarsi alla routine della produzione per opporsi concretamente alla guerra. Da quell'esperienza sono nate reti di insegnanti, medici e collettivi studenteschi: un’infrastruttura sociale che vive nelle nostre scelte quotidiane. Rifiutare la collaborazione con l’industria bellica, opporsi alla costruzione di nuove basi militari e fermare i carichi di armi sono oggi le uniche azioni concrete per agire là dove la guerra passa, con l’obiettivo di fermarla. Se l’obiettivo di indagini, denunce e sanzioni è isolare chi vuole ribellarsi alla guerra e suggerire che lottare sia sconveniente, non accettiamo la selezione di poche persone colpite per atti che sono stati scelti e praticati da migliaia: a chi tenta di criminalizzare il movimento, rispondiamo rivendicando la legittimità del concorso morale e politico di un’intera città.
La risposta migliore alla repressione e ai decreti sicurezza è rendere 'sconveniente' la complicità con il genocidio e la corsa al riarmo. Moltiplicare le iniziative, rafforzare le reti di solidarietà e resistenza. Continueremo a difendere la libertà di scendere in piazza, di scioperare e di interferire con la logistica bellica, toccando gli interessi diretti di chi oggi trae profitto dalla guerra. Ci sarà bisogno di rendere sempre più difficile e sconveniente il passaggio delle armi, la complicità delle istituzioni, la propaganda militarista nelle università e nei territori, la costruzione di nuove basi militari, le attività delle basi che già ci sono. Non saranno le persone comuni a pagare il prezzo del dissenso, ma chi progetta la guerra a dover rispondere delle proprie scelte. Ciò che è in gioco non sono singoli episodi, ma la possibilità di affermare un futuro di pace, dignità e solidarietà tra i popoli.
Non rinunceremo alla libertà di lottare e ripudiare guerre e genocidio. Non sarà il tentativo di repressione a fermare una lotta giusta e collettiva per la Pace, la Dignità umana, la Solidarietà tra popoli. Per questo invitiamo tutte le realtà politiche, associative, sindacali, collettivi, comitati e movimenti, singoli e personalità, a sostenere questo appello per dare un segnale chiaro: rispondiamo agli attacchi rilanciando in ogni modo la mobilitazione per la Palestina libera, contro la militarizzazione e per una vita libera dalla guerra.

PRIMI FIRMATARI

Studentə per la Palestina
Movimento No Base
Cambiare Rotta - Organizzazione Giovanile Comunista
Potere al Popolo!
Rete dei Comunisti
Unione Sindacale di Base
Palestra Popolare La Fontina
eXploit!
Una città in comune
Rifondazione Comunista

ROSIGNANO, AMENDOLARA: LI CHIAMANO INCIDENTI. NOI LI CHIAMIAMO CON IL LORO NOME. OMICIDI SUL LAVORO!Rosignano solvay - g...
04/06/2026

ROSIGNANO, AMENDOLARA: LI CHIAMANO INCIDENTI. NOI LI CHIAMIAMO CON IL LORO NOME. OMICIDI SUL LAVORO!

Rosignano solvay - giovedì, 4 giugno 2026
Stamattina a Rosignano Solvay un operaio di trent'anni è morto. Caduto dal tetto di un'azienda in via degli Artigiani, dove stava sostituendo pannelli. Il tetto ha ceduto. Era il suo primo giorno di lavoro in quella ditta. Trent'anni. Primo giorno di lavoro. Ucciso sul lavoro.
Ieri, ad Amendolara, in Calabria, sulla Statale 106, quattro braccianti di origine afghana — Waseem, Amin, Ullah e Safi — sono morti carbonizzati all'interno di un'auto, in un'area di servizio. Lavoratori sfruttati, stretti nella morsa del caporalato che da anni controlla la Piana di Sibari. Erano in Italia con regolare permesso di soggiorno da diversi anni. Si trattava di persone, lavoratori, non merce.
Cinque morti in due giorni. E siamo solo al 4 giugno.
Questo è il capitalismo italiano. Questo è il mercato del lavoro che ci vogliono far accettare.
Non si tratta di fatalità, di sfortuna, di circostanze accidentali. Si tratta di un sistema che deliberatamente comprime il costo del lavoro fino all'osso, che trasforma i lavoratori in corpi usa e getta, che scarica sui più deboli, i precari, i migranti, chi non può permettersi di dire no, il rischio di morire per un salario quasi sempre sotto la soglia di povertà. Turni massacranti, paghe misere o nulle, schiavismo. E quando il corpo cede o il tetto crolla, li abbandonano sul ciglio della strada come oggetti consumati.
Il caporalato non è un'anomalia del Sud. La precarietà mortale non è un'anomalia del Nord. Sono le due facce dello stesso sistema: quello che antepone il profitto alla vita, quello che usa la ricattabilità economica come arma di controllo sui lavoratori.
USB rivendica con forza quello che questo sistema nega ogni giorno: il lavoro deve essere sicuro, sempre, per tutti. Questo significa rispetto rigoroso delle norme antinfortunistiche, formazione obbligatoria prima di mettere piede su un cantiere, dispositivi di protezione reali e funzionanti, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza con poteri effettivi, compreso il blocco immediato delle lavorazioni a rischio. E significa responsabilità penale certa per chi uccide risparmiando sulla sicurezza.
C'è poi il nodo legato ai salari che devono essere adeguati a una vita dignitosa. Perché la povertà salariale e la precarietà contrattuale non sono questioni separate dalla sicurezza: sono la stessa questione. Chi è ricattabile sul contratto è ricattabile anche sulla propria incolumità. Chi non può permettersi di rifiutare un lavoro pericoloso, un turno in più, un'ora sul tetto senza protezioni, è un lavoratore che il sistema espone deliberatamente alla morte. La fame è una forma di coercizione e il caporalato ne è l'espressione più brutale.
Sicurezza, stabilità e dignità sul lavoro sono la scelta politica che pretendiamo da chi governa. È inutile che la politica si batta il petto davanti alle bare: dietro ogni morte sul lavoro c'è la sua firma.
USB Toscana esprime il proprio cordoglio alle famiglie di tutti questi lavoratori. Trasformiamo il dolore in rabbia di classe e in lotta organizzata.

ATTIVO DELLE DELEGATE E DEI DELEGATIUSB INDUSTRIA TOSCANAMARTEDÌ 9 GIUGNO 2026ORA BASTA. È IL MOMENTO DI ORGANIZZARSI E ...
03/06/2026

ATTIVO DELLE DELEGATE E DEI DELEGATI
USB INDUSTRIA TOSCANA
MARTEDÌ 9 GIUGNO 2026
ORA BASTA.
È IL MOMENTO DI ORGANIZZARSI E LOTTARE.

Mentre nel Paese si chiudono stabilimenti, aumentano licenziamenti, delocalizzazioni e precarietà, mentre il costo della vita continua a crescere e i salari perdono valore, non possiamo restare a guardare.
La crisi industriale viene scaricata ancora una volta su lavoratrici e lavoratori, con ritmi sempre più pesanti, meno diritti e sempre meno tutele.
Serve partecipazione. Serve organizzazione. Serve forza collettiva.
Per questo convochiamo l’Attivo delle delegate e dei delegati USB Industria Toscana: un momento di confronto, costruzione e mobilitazione per rafforzare l’organizzazione nei luoghi di lavoro e rilanciare l’iniziativa operaia nei territori.
Senza partecipazione non esiste difesa. Senza lotta non esistono diritti. Difendere il lavoro oggi significa difendere salario, dignità, sicurezza e occupazione. Significa contrastare un modello fatto di appalti al massimo ribasso, precarietà, ricatti occupazionali e smantellamento del sistema industriale.
La grande manifestazione nazionale del 23 maggio a Roma, con 15.000 lavoratrici e lavoratori arrivati da tutta Italia, ha lanciato un messaggio chiaro: gli operai devono tornare protagonisti.
Una piazza combattiva e popolare che ha rimesso al centro la questione salariale, il diritto al lavoro, la difesa dell’industria, dei servizi pubblici e il rifiuto dell’economia di guerra.
“Abbassare le armi, alzare i salari” non è solo uno slogan: è la necessità concreta di un Paese che deve investire su lavoro, sanità, scuola, welfare, casa e trasporti pubblici, non sul riarmo e sulla guerra.
Da quella manifestazione si apre una nuova fase di organizzazione, conflitto e mobilitazione generale. Anche in Toscana dobbiamo costruire più forza nei luoghi di lavoro, unire le vertenze e rafforzare la presenza operaia contro chi continua a fare profitti sulla pelle dei lavoratori.
La presenza di ogni delegata e delegato è fondamentale.
Nessuno si salva da solo.
Organizziamoci. Mobilitiamoci. Facciamoci sentire.

USB DENUNCIA SCARICO ILLECITO DI RIFIUTI A OSPEDALETTO :Lunedì 1 Giugno presso il cantiere Geofor di Ospedaletto, due ca...
03/06/2026

USB DENUNCIA SCARICO ILLECITO DI RIFIUTI A OSPEDALETTO :

Lunedì 1 Giugno presso il cantiere Geofor di Ospedaletto, due camion
carichi di rifiuti risultati positivi ai controlli sulla radioattività sono stati
scaricati illecitamente a terra nell’area antincendio.

Secondo quanto abbiamo appreso, la disposizione è stata data dal RSPP Federico Trolese figura aziendale che avrebbe il compito di garantire igiene e sicurezza sul luogo di lavoro.

La gravità di quanto accaduto non riguarda soltanto il fatto che tali rifiuti radioattivi dovevano essere trattati in sicurezza ma lo scarico a terra dei rifiuti in un'area non autorizzata è di per sé una scelta scellerata per un’azienda di
rifiuti.

Ancora una volta assistiamo a scelte che mettono a rischio la salute dei lavoratori i e la tutela dell’ambiente e che producono un grave danno
economico per l’azienda e quindi per tutta la collettività., dimostrando ancora una volta l’incapacità di gestire il patrimonio aziendale a discapito di tutti i lavoratori che operano in Geofor.

Chiediamo che venga fatta piena luce sull'accaduto, che l’azienda avvii
un’indagine interna per individuare tutte le responsabilità a tutela di tutti i lavoratori che operano onestamente in Geofor.

Come Unione Sindacale di Base abbiamo dato mandato al nostro ufficio legale di depositare un esposto alla Procura della Repubblica, costituendoci parte civile affinché venga fatta chiarezza assoluta su quanto accaduto.

Unione Sindacale di Base

2 GIUGNO A PONTEDERA!NO ALLA NUOVA BASE MILITAREGIÙ LE ARMI, SU I SALARILa costruzione di nuove basi militari, l’espansi...
02/06/2026

2 GIUGNO A PONTEDERA!

NO ALLA NUOVA BASE MILITARE
GIÙ LE ARMI, SU I SALARI

La costruzione di nuove basi militari, l’espansione delle servitù militari e la subordinazione dei territori agli interessi strategici della Nato rappresentano un attacco diretto alle esigenze sociali delle classi popolari. Le lavoratrici e i lavoratori non possono pagare il prezzo della guerra, del carovita e delle politiche imperialiste.

USB denuncia il genocidio in Palestina e la complicità del governo italiano, dell’Unione Europea e degli Stati Uniti nel sostegno politico, economico e militare a Israele. Allo stesso tempo respingiamo le aggressioni economiche, politiche e militari contro i popoli che resistono all’ordine imperialista, dall’attacco permanente contro Cuba e Venezuela e l’attacco all’Iran.

La guerra esterna si accompagna sempre alla guerra interna contro il lavoro, contro il conflitto sociale e contro il diritto di sciopero. La militarizzazione produce repressione, precarietà e impoverimento, mentre grandi gruppi industriali e finanziari aumentano i propri profitti grazie all’economia di guerra.

Per queste ragioni USB oggi è stata in piazza a Pontedera insieme ai movimenti territoriali, alle realtà sociali e a tutte e tutti coloro che si oppongono alla guerra, all’imperialismo e alla militarizzazione dei territori.

NO ALLA BASE MILITARE
NO ALL’ECONOMIA DI GUERRA
NO ALL’IMPERIALISMO
STOP AL GENOCIDIO IN PALESTINA
GIÙ LE ARMI, SU I SALARI

+++ATTENZIONE+++DICHIARAZIONE CONGIUNTA dei portuali di:Francia - Grecia - Paesi Baschi - Turchia - Marocco - Italiariun...
01/06/2026

+++ATTENZIONE+++

DICHIARAZIONE CONGIUNTA dei portuali di:
Francia - Grecia - Paesi Baschi - Turchia - Marocco - Italia

riuniti nel 3° Incontro Internazionale dei Sindacati dei Lavoratori Portuali - Istanbul - 18-19 maggio 2026

I lavoratori portuali non diventeranno un anello della catena delle loro guerre!

Noi, i sindacati dei lavoratori portuali di oltre 35 porti in Europa e nel Mediterraneo, riuniti a Istanbul in occasione del 3° Incontro Internazionale, rivolgiamo un appello militante comune ai nostri compagni di lavoro in ogni porto, in ogni paese.

Il nostro incontro si svolge in un momento in cui gli eventi stanno confermando drammaticamente ciò che abbiamo già dichiarato: i porti, le rotte marittime, le ferrovie, i magazzini, la logistica, l’intera catena dei trasporti, si stanno trasformando sempre più apertamente in infrastrutture di guerra.

I governi, gli Stati Uniti sotto Trump, la NATO, l’UE e i monopoli vogliono rendere i lavoratori complici nel trasporto di armi e materiale militare destinati al massacro dei popoli.
Non faremo loro questo favore!

Non partiamo da zero. Abbiamo già esperienza, decisioni comuni, eredità preziose e legami forgiati nella lotta. Lo sciopero e la giornata internazionale di azione che abbiamo organizzato il 6 febbraio in 7 paesi e 20 porti è stata una pietra miliare storica. I lavoratori portuali hanno lanciato un messaggio potente: non lavorano per le guerre degli imperialisti.

Hanno dimostrato che il coordinamento non è solo uno slogan. Può diventare azione. Può estendersi dal Pireo a Genova, Marsiglia, Le Havre, Tangeri, Mersin, Livorno, Bilbao, Pasaia, Trieste, fino a ogni porto dove i lavoratori alzano la testa.

Oggi, tuttavia, gli sviluppi richiedono che continuiamo con ancora maggiore determinazione ciò che abbiamo iniziato.
L'aggressione imperialista in Medio Oriente si sta espandendo. Il genocidio del popolo palestinese da parte dello Stato assassino di Israele continua con il sostegno degli USA, della NATO e dell'UE.

L'attacco statunitense-israeliano contro l'Iran, la fiammata di guerra nello Stretto di Hormuz, gli attacchi alle navi, i blocchi, la militarizzazione dei passaggi marittimi, tutto ciò dimostra che i popoli e i lavoratori vengono spinti sempre più in profondità nell'abisso della guerra.

I nostri stessi porti sono in prima linea in questo conflitto. Vogliono che le nostre mani carichino armi, per servire i loro eserciti. Vogliono che le infrastrutture costruite con il sudore dei lavoratori diventino basi per interventi, blocchi, genocidi e attacchi contro i popoli. I governi parlano di “sicurezza”, “stabilità” e “libertà di navigazione”. Ma la verità è diversa. Dietro queste parole si nascondono le rivalità per il controllo delle rotte energetiche, delle rotte commerciali, dei porti, delle materie prime e dei mercati.
Dietro di esse si nasconde il conflitto tra potenti Stati capitalisti su chi dominerà nel sistema imperialista. Questo non ha nulla a che vedere con gli interessi o la sicurezza dei popoli.

Di fronte a questa realtà, i lavoratori non possono riporre la loro fiducia in quelle forze sindacali che accettano gli obiettivi dell’“economia di guerra, attraverso il compromesso”, che presentano il coinvolgimento nelle guerre come “sviluppo”, “posti di lavoro” o “interesse nazionale”, che invitano i lavoratori a fare sacrifici per i profitti e le guerre, a schierarsi dietro le esigenze dei governi, degli armatori, dei monopoli e delle alleanze imperialiste.

Mentre miliardi vengono spesi in armamenti, i lavoratori portuali lavorano in condizioni di intensificazione, orari estenuanti, rapporti di lavoro flessibili, subappalto, salari bassi e mancanza di misure di salute e sicurezza. Subiscono le conseguenze della guerra, che porta inflazione e aumento dei prezzi di cibo, carburante e beni di prima necessità.

Sacrificano le nostre vite per i loro profitti in tempo di pace, e ora vogliono sacrificarle in guerra. Il costo delle loro guerre ricade sempre sulle stesse spalle: i popoli, i lavoratori, i marittimi, i portuali, i rifugiati.

Chiediamo:
1. La fine immediata del genocidio del popolo palestinese e l'apertura di un corridoio sicuro per gli aiuti umanitari. La fine della colonizzazione, dell'occupazione e dell'apartheid imposte al popolo palestinese e il riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente, riconosciuto dalla comunità internazionale, entro i confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale.
2. La fine della guerra in Medio Oriente, così come di tutti i blocchi e i conflitti in tutto il mondo. Nessun sostegno, nessuna facilitazione, nessuna partecipazione all’aggressione statunitense-israeliana contro l’Iran, il Libano o qualsiasi altro intervento imperialista. Flotte e basi militari fuori dalla regione. Esprimiamo la nostra piena solidarietà ai popoli di Cuba e del Venezuela, minacciati dall’imperialismo statunitense, e del Sudan. Chiediamo la difesa della sovranità dei popoli, delle risorse, dell’integrità territoriale, della pace con giustizia e del diritto alla resistenza per l’autodeterminazione.
3. I porti non devono essere utilizzati per il trasporto di armi, munizioni, equipaggiamento militare e truppe. Chiediamo ai sindacati di rafforzare la vigilanza, di informare i lavoratori, di smascherare i carichi bellici e di organizzare una resistenza collettiva di massa con tutti i mezzi legittimi a nostra disposizione e con la nostra lotta.
4. Rifiutiamo il piano di militarizzazione dei porti e delle infrastrutture critiche. I porti appartengono ai popoli e ai lavoratori. Non sono basi per la NATO, gli Stati Uniti o l'UE, né strumenti degli armatori e dei gruppi monopolistici.
5. No all’economia di guerra e agli armamenti. Il denaro deve essere utilizzato per i salari, i contratti collettivi, la sanità, l’istruzione, i bisogni sociali e la tutela della vita e della sicurezza sul lavoro.
6. Misure di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Nessun altro lavoratore morto per il profitto. Basta con l’intensificazione del lavoro, il subappalto, le condizioni pericolose e l’arbitrarietà dei datori di lavoro.
7. Contratti collettivi con aumenti salariali reali, posti di lavoro stabili con diritti, una politica pensionistica con pensioni migliori e una riduzione dell’orario di lavoro. Gli sviluppi tecnologici, la meccanizzazione, l’automazione e l’uso dell’intelligenza artificiale devono essere contrastati affinché non portino alla perdita di posti di lavoro.

Per rafforzare il coordinamento internazionale tra i sindacati dei lavoratori portuali e dei lavoratori del settore marittimo, è impegno comune lo scambio di informazioni tra i sindacati per un’azione comune, mobilitazioni simultanee e iniziative di sciopero a sostegno del blocco contro la guerra e le armi, nonché la solidarietà con ogni sindacato sotto attacco da parte di governi, datori di lavoro e meccanismi repressivi.
In questo incontro, i sindacati partecipanti hanno concordato, firmando questa dichiarazione, di indire una seconda giornata di lotta internazionale dei lavoratori portuali nel prossimo ottobre 2026.

Da Istanbul inviamo il messaggio:

I lavoratori portuali non si sacrificheranno per i loro profitti e le loro guerre.
Non carichiamo la morte.
Non trasportiamo proiettili, bombe e missili per uccidere i bambini.
Non accettiamo che i nostri porti vengano trasformati in basi militari.

I lavoratori non pagheranno per l’economia di guerra, l’inflazione, gli armamenti e i profitti dei monopoli.

La nostra forza sta nell’organizzazione. Sta nei nostri sindacati, nelle assemblee generali, nelle decisioni collettive, nella solidarietà tra lavoratori di diversi paesi.

Noi, i lavoratori dei porti, sappiamo molto bene che senza di noi nulla si muove. Senza le nostre mani, i container restano fermi, le navi non vengono caricate, le macchine da guerra sono bloccate.

Chiediamo a tutti i sindacati dei lavoratori portuali di discutere questa dichiarazione, di rafforzare le nostre azioni comuni e di organizzare azioni congiunte, per rafforzare i legami di solidarietà tra i porti.

La storica mobilitazione del 6 febbraio ha indicato la strada, la prossima farà un passo avanti!

I lavoratori portuali non lavorano per la guerra!
Porti dei popoli e della pace - non basi degli imperialisti!

Firmato dai seguenti sindacati:
CGT Port and Docks - Francia
Enedep - Grecia
LAB - Paesi Baschi
LIman-Is - Turchia
ODT - Marocco
USB - Italia

Adesione
Orsa Porti Gioia Tauro - Italia

CUBA NO ESTÀ SOLA USB IN PIAZZA ANCHE A PISA NELLA GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALEUSB da sempre è solidale con il po...
28/05/2026

CUBA NO ESTÀ SOLA

USB IN PIAZZA ANCHE A PISA NELLA GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE

USB da sempre è solidale con il popolo cubano, oltre ad essere membro italiano della Federazione Sindacale Mondiale WFTU. Nei mesi scorsi abbiamo già attivato importanti iniziative di solidarietà a favore del popolo cubano, partecipando al Nuestra America Convoy ed organizzando un importante raccolta fondi per l'acquisto di materiale medico da inviare a Cuba.

Invitiamo tutte e tutti i nostri aderenti e simpatizzanti a unirsi alla raccolta firme disponibile a questo indirizzo: https://www.firmoporcuba.com/

COMUNICATO USB – ADESIONE ALLA MANIFESTAZIONE “NO BASE” DEL 2 GIUGNO A PONTEDERAL’Unione Sindacale di Base aderisce e pa...
27/05/2026

COMUNICATO USB – ADESIONE ALLA MANIFESTAZIONE “NO BASE” DEL 2 GIUGNO A PONTEDERA

L’Unione Sindacale di Base aderisce e partecipa alla manifestazione “No Base” del 2 giugno a Pontedera, una mobilitazione necessaria contro la militarizzazione dei territori, contro l’economia di guerra e contro le politiche imperialiste portate avanti dal governo italiano, dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti.

Da anni USB è impegnata nelle lotte contro la guerra, contro il riarmo e contro l’utilizzo dei porti, delle infrastrutture logistiche e dei territori come strumenti della macchina bellica. Lo abbiamo fatto organizzando scioperi, presidi e mobilitazioni nei porti italiani contro il traffico di armi e contro il coinvolgimento dell’Italia nei conflitti imperialisti.
Abbiamo sostenuto e promosso mobilitazioni internazionali dei lavoratori portuali contro il traffico di armi e contro il genocidio del popolo palestinese, ribadendo che i porti non devono essere al servizio della guerra e della morte.
Oggi più che mai è evidente il legame tra militarizzazione dell’economia, attacco ai diritti sociali e peggioramento delle condizioni materiali delle lavoratrici e dei lavoratori. Mentre miliardi vengono destinati alle spese militari, ai programmi di riarmo e alla Nato, salari, pensioni, sanità, scuola e servizi pubblici vengono sacrificati sull’altare della guerra e del profitto.

Per questo diciamo con forza:

GIÙ LE ARMI, SU I SALARI
La costruzione di nuove basi militari, l’espansione delle servitù militari e la subordinazione dei territori agli interessi strategici della Nato rappresentano un attacco diretto alle esigenze sociali delle classi popolari. Le lavoratrici e i lavoratori non possono pagare il prezzo della guerra, del carovita e delle politiche imperialiste.
USB denuncia il genocidio in Palestina e la complicità del governo italiano, dell’Unione Europea e degli Stati Uniti nel sostegno politico, economico e militare a Israele. Allo stesso tempo respingiamo le aggressioni economiche, politiche e militari contro i popoli che resistono all’ordine imperialista, dall’attacco permanente contro Cuba e Venezuela e l’attacco all’Iran.
La guerra esterna si accompagna sempre alla guerra interna contro il lavoro, contro il conflitto sociale e contro il diritto di sciopero. La militarizzazione produce repressione, precarietà e impoverimento, mentre grandi gruppi industriali e finanziari aumentano i propri profitti grazie all’economia di guerra.
Per queste ragioni saremo in piazza il 2 giugno a Pontedera insieme ai movimenti territoriali, alle realtà sociali e a tutte e tutti coloro che si oppongono alla guerra, all’imperialismo e alla militarizzazione dei territori.

NO ALLA BASE MILITARE
NO ALL’ECONOMIA DI GUERRA
NO ALL’IMPERIALISMO
STOP AL GENOCIDIO IN PALESTINA
GIÙ LE ARMI, SU I SALARI

Indirizzo

Via Bovio 19
Pisa
56124

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:30
14:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 12:30
14:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 12:30
14:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 12:30
14:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 12:30
14:00 - 18:00

Telefono

050-970390

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