Antipsichiatria Antonin Artaud

Antipsichiatria Antonin Artaud Ci riuniamo tutti i martedì alle 21:30 c/o lo Spazio Antagonista Newroz in via Garibaldi 72 a PISA. Per info: 3357002669
[email protected]

per raccontare gli abusi subiti in psichiatria scrivete la vostra storia, raccontandola nella maniera più approfondita a: [email protected]. A Pisa è nato il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud contro gli usi ed abusi della psichiatria. Nessuno di noi è psichiatra, psicologo o uno "specialista " della mente ma siamo tutte persone interessate a contrastare gli effetti nefasti

che questa scienza del controllo produce sull'intero corpo sociale. Ci sembra necessario mettere in discussione le pratiche di esclusione e segregazione indirizzate a tutti quelli che non accettano il sistema di valori imposto dalla società. E' arrivato il momento di rompere il silenzio che permette il brutale perpetuarsi di tutte le
pratiche psichiatriche e di smascherare l'interesse economico che si cela dietro l'invenzione di nuove malattie per promuovere la vendita di nuovi farmaci. Ci proponiamo di fornire:
- un aiuto legale
- informazione sui farmaci e sui loro effetti collaterali
- denunciare le violenze e gli abusi della psichiatria

Chiunque è interessato può intervenire alle nostre assemblee tutti i martedì alle 21:30 c/o lo Spazio Antagonista Newroz in via Garibaldi 72 a PISA

per info : [email protected]
3357002669 sede in via S.Lorenzo 38 a Pisa

03/06/2026

recensione a Pazzi da morire di Chiara Gazzola uscita sul numero di maggio 2026 della rivista Malamente.
PAZZI DA MORIRE – UN’INCHIESTA SULLA VIOLENZA ATTUALE DELLA PSICHIATRIA
Mi sento particolarmente fiera di poter segnalare la pubblicazione di questo libro (Pazzi da morire – Le storie delle persone decedute e i dispositivi mortificanti della psichiatria, edito da Sensibili alle foglie a inizio anno 2026 e curato dal Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud), e non tanto perché ne ho scritto la postfazione ma in quanto conosco da vicino la caparbietà con la quale è stata condotta questa inchiesta. Un impegno faticoso che ha coinvolto il collettivo per molto tempo alla ricerca delle storie di persone “invisibili”, come le definisce Sara Manzoli nella prefazione, aggiungendo “persone di poco conto e improduttive per la nostra società capitalista”. E non si parla degli anni bui dell’era manicomiale, al contrario viene scardinato ciò che succede nelle strutture psichiatriche dopo quella che viene erroneamente definita “la chiusura delle istituzioni totali”. La differenza tra il prima e il dopo la legge 180 del 1978 (impropriamente ricordata come legge Basaglia) o, meglio, tra il prima e il dopo la chiusura dell’ultimo manicomio nell’ottobre 2002, non sta nella metodologia di approccio a chi viene diagnosticato, non sta nei dispositivi terapeutici, non sta negli abusi perpetrati (talmente comuni e numerosi da diventare una prassi istituzionalizzata), non sta nella carenza di ascolto dei bisogni e delle sofferenze: e allora c’è questa differenza? Sì, semplicemente non esistono più i grandi nosocomi, ma diverse strutture sul territorio collocate all’interno degli ospedali o degli istituti carcerari (ATSM, Articolazioni di tutela della salute mentale), in ambulatori e altre alternative gestite da enti privati e poco controllati dagli enti pubblici che però le sostengono economicamente. Questo nuovo assetto non ha però coinciso con il superamento dei metodi di ricovero coatto (TSO, Trattamento sanitario obbligatorio) né con il miglioramento di quelli di “cura”, sia perché gli operatori sanitari sono i medesimi dell’era manicomiale, sia per l’avvento di nuove molecole psicotrope somministrate anche con dosaggi mensili (depot), per l’incremento dei metodi di contenzione chimica o meccanica e del ricorso alle terapie elettroconvulsive (ora viene chiamato così ma sempre di elettroshock si tratta!), tanto efficaci da procurare le tragiche conseguenze che in questo libro vengono tristemente raccontate, facendo emergere l’incapacità istituzionale di supportare le cause sociali a monte della sofferenza o del sistemico abbandono. La ricerca dei documenti e delle testimonianze è stata molto complessa e tortuosa: le vittime ovviamente non possono parlare; alcune vicende erano già note e hanno usufruito del privilegio della cronaca giornalistica, grazie soprattutto a comitati sorti affinché non cadessero nell’oblio; su altri decessi si sono raccolte le poche notizie certe a disposizione, specificandone le fonti e il metodo scelto quando le stesse risultavano incomplete o contraddittorie. Questa inchiesta si chiude raccogliendo 106 storie di persone decedute a causa dei trattamenti psichiatrici negli ultimi ventiquattro anni, specificando quanto vi sia l’alta probabilità che non rispecchi il numero esatto delle vittime, anche perché le cartelle cliniche sono spesso coperte da segretezza, non vengono compilate in modo corretto e comunque non vi è obbligo di annotazioni su un registro statistico; inoltre, qualora la persona ricoverata non abbia supporti familiari o sociali, l’invisibilità prima citata può trasformarsi in oscuro occultamento. Il collettivo, prima di entrare nel vivo delle motivazioni dei ricoveri e del loro esito nefasto, ha voluto specificare gli intenti che si è prefissato nello svolgimento di questo impegno, la metodologia perseguita e la motivazione della suddivisione dei capitoli. Ad esempio vi si legge : “L’idea di una pubblicazione che andasse oltre il caso, che rendesse l’idea del numero, della sistematicità diffusa, del carattere strutturale, non episodico, della violenza psichiatrica, è stato il principio guida che ha sostanziato la nostra lunga e paziente attività di schedatura”. Le cause di morte, che in alcuni casi si intersecano fra loro, vengono divise in sei capitoli preceduti da altrettante introduzioni: gli effetti collaterali degli psicofarmaci, i mezzi di contenzione, l’ordinaria disattenzione o la carente presa in carico, gli abusi in divisa e in camice bianco, l’assenza di cure negli OPG (Ospedali psichiatrici giudiziari, ora sostituiti dalle REMS, Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) o nelle ATSM e i casi di suicidi indotti dai soprusi perpetrati nei reparti. Emerge in modo inequivocabile come lo stigma e il pregiudizio che ricoprono la figura di qualsiasi paziente psichiatrico si mantengano immutati: la sua parola, la sua esperienza, le sue esigenze, come le sue aspirazioni esistenziali, rimangono inascoltate in quanto vengono giudicate come “voce di una mente malata” che, in quanto tale, perde valore al confronto di quella dei familiari, dei medici o di altre figure capaci di accusare dimostrando la volontà di ostacolare l’altrui libertà e utilizzando metodi di contenzione o l’interdizione giuridica. Oggi come ieri si conferma “l’asimmetria di potere nella relazione fra utente e psichiatra”, è infatti l’unica specializzazione della medicina che non ammette alcuna libertà di scelta terapeutica e attua prassi violente ormai tanto consolidate che sarebbe sbagliato pensare a “casi limite” o a incidenti di percorso: siamo in un ambito di presunta scientificità capace di ergersi a arbitro e giudice del destino di molte persone per stabilire, in base a criteri morali, il confine fra il normale e il patologico. Questo libro è particolarmente prezioso proprio perché scava nelle crepe della società e di un’umanità che potrà salvarsi soltanto quando riuscirà ad eliminare tutti i dispositivi politici e culturali che alimentano ingiustizia e discriminazione.
Il ricavato delle vendite sarà utilizzato per sostenere le attività del Collettivo A. Artaud; le copie possono essere richieste all’indirizzo mail [email protected] o al sito della casa editrice.
Chiara Gazzola

a MILANO durante CONTATTO di Brigata Basagliaa LOCK – Laboratorio OCcupato Kasciavìt in via San Faustino 62SABATO 6 GIUG...
01/06/2026

a MILANO durante CONTATTO di Brigata Basaglia
a LOCK – Laboratorio OCcupato Kasciavìt in via San Faustino 62
SABATO 6 GIUGNO alle ore 14:30 a cura del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
presentazione del libro:
“PAZZI DA MORIRE. Le storie delle persone decedute e i dispositivi mortificanti della psichiatria” edizioni Sensibili alle Foglie

Questo è il link per ascoltare l’intervista che abbiamo fatto, come collettivo Artaud, a Radio Onda d’Urto sugli aggiorn...
28/05/2026

Questo è il link per ascoltare l’intervista che abbiamo fatto, come collettivo Artaud, a Radio Onda d’Urto sugli aggiornamenti della vicenda processuale riguardo la morte di Marco Crea avvenuta presso il reparto psichiatrico dell’ ospedale Sant’ Antonio di Padova nel 2024.

Il PM di Padova ha iscritto nel registro degli indagati cinque medici (tre psichiatri e due anestesisti) con l’accusa di omicidio colposo, per quanto riguarda la morte nel reparto di Psichiatria dell'ospedale dell’ospedale Sant’Antonio di Padova nel febbraio del 2024 di Marco Crea. Ricostruisc...

28/05/2026

Il prossimo SPORTELLO D’ASCOLTO ci sarà MERCOLEDì 3 giugno:
vi informiamo che lo SPORTELLO D’ASCOLTO ANTIPSICHIATRICO previsto per martedì 2 giugno 2026 non sarà effettuato. Per la prossima settimana lo SPORTELLO si terrà mercoledì 3 giugno 2026, allo stesso orario, dalle ore 15:30 alle 18:30 presso la nostra sede in via San Lorenzo 38 a Pisa. Lo SPORTELLO si svolgerà regolarmente ogni quindici giorni a partire da martedì 16 giugno.
Per eventuali urgenze e per fissare eventuali incontri telefonateci al 335 7002669 oppure contattateci via mail a [email protected]

26/05/2026

MARCO CREA – VERITÀ PER UNA MORTE IN SPDC

Il 15 febbraio 2024 Marco Crea non si sente bene. Decide quindi di recarsi al reparto psichiatrico dell’ospedale Sant’Antonio a Padova e di sottoporsi volontariamente a una terapia e a un ricovero. Uscirà da quell’ospedale dopo sei giorni, morto. Aveva trentotto anni. Era in cura presso il Centro Salute Mentale sul territorio.
Non conosciamo tutte le fasi che hanno portato a questo epilogo. Sappiamo però che a un certo punto la richiesta volontaria di cura si è trasformata in qualcosa d’altro. Marco Crea si è ritrovato legato a un letto, in una contenzione forzata.
In quella condizione riesce in qualche modo a chiedere aiuto al padre. Vincenzo Crea, al cospetto del suo unico figlio in quelle condizioni, in qualche modo fa sentire la propria voce, esprime la sua perplessità e poi la sua contrarietà. Ma è costretto a desistere: interviene direttamente una volante della polizia, che lo costringe ad allontanarsi.
La mattina seguente però, all'alba del 21 febbraio, lo richiamano urgentemente in ospedale insieme alla famiglia: Marco è in condizioni critiche. Morirà poco dopo per “insufficienza respiratoria”.
La famiglia da subito non accetta le conclusioni sbrigative dei medici. Il padre è stato presente, ha visto, si è opposto da subito al trattamento che i medici avevano riservato a Marco. Viene aperta un’inchiesta per omicidio colposo ed è disposta un’autopsia, ma la prima fase delle indagini si chiude con una richiesta di archiviazione.
Ad aprile 2026, e siamo all’oggi, c’è una svolta: il GIP ha accolto l’opposizione all’archiviazione dell’inchiesta avanzata dalla famiglia, quindi di fatto ordinando un supplemento di indagine. Il PM ha iscritto nel registro degli indagati cinque medici dell’ospedale Sant’Antonio (tre psichiatri e due anestesisti) con l’accusa di omicidio colposo. La famiglia è convinta che sarebbe stato un mix di psicofarmaci somministrato a dosaggi eccessivi a provocare la morte del figlio. I medici, inoltre, non avrebbero sottoposto Marco a un monitoraggio respiratorio adeguato durante il ricovero. Il ricorso alla contenzione meccanica e a quella farmacologica sembrerebbe dunque essere stato letale.

Come collettivo seguiamo da vicino gli sviluppi di questa br**ta storia. Sappiamo quanto può essere importante ottenere una risposta, una ricostruzione accettabile e non sbrigativa di ciò che è successo veramente durante i sei giorni del ricovero. Per questo continueremo a tenere alta l’attenzione, affinché la famiglia di Marco Crea non sia costretta ad affrontare un doppio lutto: la morte di un figlio, e la privazione di una spiegazione plausibile delle cause e dei motivi che hanno portato alla sua morte, legato a un letto d'ospedale e imbottito di psicofarmaci.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
via San Lorenzo 38, 56100 Pisa
[email protected]
www.artaudpisa.noblogs.org
3357002669

a FEMMFEST 2026 DOMENICA 31 MAGGIO ore 15 a Savignano sul Panaro, Modena: "ANTIPSICHIATRIA PRATICHE LOTTE E VISIONI" inc...
25/05/2026

a FEMMFEST 2026 DOMENICA 31 MAGGIO
ore 15 a Savignano sul Panaro, Modena:
"ANTIPSICHIATRIA PRATICHE LOTTE E VISIONI"
incontro con Brigata Basaglia e il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

21/05/2026

LINK VIDEO TRASMISSIONE “Il Diritto Fragile” dove presentiamo il nostro libro PAZZI DA MORIRE https://www.facebook.com/.../pcb.../1338017728178919
106 storie. 106 persone morte negli ultimi vent’anni in Italia, in contesti legati alla psichiatria. Non episodi isolati.
Ma un quadro che pone interrogativi profondi.
Il libro raccoglie dati, luoghi, cause di morte e ricostruisce i principali dispositivi: contenzione, TSO, REMS e strutture detentive,
psicofarmaci, incuria e imperizia, suicidi
Un lavoro che mette in discussione le pratiche e il sistema.
Cosa accade quando i luoghi della cura diventano, per alcune persone, luoghi di morte? Ne parliamo a Il Diritto Fragile con la conduzione di Michele Capano e Cristina Paderi di "Diritti alla Follia"

SESTRI LEVANTE domenica 24 MAGGIO alle ore 15c/o il Circolo Matteotti in via per Santa Vittoria 121il Collettivo Antipsi...
13/05/2026

SESTRI LEVANTE domenica 24 MAGGIO alle ore 15
c/o il Circolo Matteotti in via per Santa Vittoria 121
il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud presenta :
"PAZZI DA MORIRE. Le Storie delle persone decedute e i dispositivi mortificanti della psichiatria" Edizioni Sensibili alle foglie

A GENOVA SABATO 23 MAGGIO alle ore 18 c/o Libera Collina di Castello Piazza Santa Maria in Passioneil Collettivo Antipsi...
10/05/2026

A GENOVA SABATO 23 MAGGIO alle ore 18
c/o Libera Collina di Castello Piazza Santa Maria in Passione
il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud presenta :
"PAZZI DA MORIRE. Le Storie delle persone decedute e i dispositivi mortificanti della psichiatria".
106 storie di persone uccise dalla psichiatria in Italia: non casi eccezionali ma racconti di alcune delle vite spezzate dagli abusi e la violenza strutturale e sistemica della psichiatria.
A seguire dibattito, chiacchiere ed apericena insieme al collettivo genovese Collepsikattiv3.

Indirizzo

Via San Lorenzo 38
Pisa
56100

Orario di apertura

09:00 - 18:30

Telefono

+393357002669

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