30/09/2026
Farsi e fare le domande giuste.
(S-PUNTI DI VISTA) - "La triste fine della mano alzata in classe" di don Marco Pozza
E' rimasto il prof che più ha indebitato la mia storia: mi prese per mano, mi addentrò nei misteri luminosi della letteratura italiana. A lui, quando insegnava, capitava davvero di professare fede nella sua materia tanto quanto un credente nella divinità: “Il mondo, se non esistesse questa materia, non starebbe in piedi, ragazzi!” sembrava dirci con quel sacro furore che lo invadeva nell'insegnare. A me, spesso, capitava di non riuscire a capire dove finisse la materia e iniziasse lui, tant0era il grado di fusione a cui giungeva nelle ore scolastiche. Il top, però, lo raggiunse in un semestre di quegli anni: “Questo semestre si cambia – esordì un giorno -. Per sei mesi i voti non li darò più in base alle risposte che mi darete nelle interrogazioni: li darò in base alle domande che farete” annunciò e fece. A una domanda son capaci di rispondere tutti con un po' di preparazione. Ad una domanda, invece, ci giunge solo un'anima interessata, un cuore curioso. Si può avere anche risposte bellissime a domande che nessuno fa: «Quando pensi di avere tutte le risposte, la vita ti cambia tutte le domande» (C. Brown). La mano alzata in aula, insomma, era per lui il vero metro di misura della conoscenza.
Oggi, in aula, la mano alzata sembra essersi data per latitante. Secondo le risposte di un sondaggio lamo di Studenti.it, appena l'8 per cento di chi si siede in clase alza ancora la mano per chiedere spiegazioni al prof. I rimanenti hanno trovato una via di fuga meno “vergognosa”: due su tre chiedono aiuto a qualche forma d'intelligenza artificiale. Meno imbarazzo, più anonimato, meno possibilità d'essere messi alla berlina dal gruppo. Eppure, a pensarci, era la mano alzata a renderci dei cuoriosi punti interrogativi in un mondo abitato da punti esclamativi: “Ricordate che è il punto di domanda il segno di punteggiatura più ricco di tutti” ci insegnò, invece, la maestra alle scuole elementari. Senza le nostre domande, il nostro prof non avrebbe mai capito se quella ciurma di studenti aveva fiuatato il potenziale di quel «s'etterna» (canto XV) con il quale Dante incorona Brunetto Latini nell'Inferno: «Come una t o con due t, prof?» Da quella domanda iniziò il mattino più bello di tutta la mia (non) carriera scolastica al mitico liceo classico.
(da "Specchio" de "La Stampa", 27 settembre 2026)
Buona giornata, buona domenica! Un grazie immenso a tutti coloro che sanno ancora regalare domande alla gente. Visto che le risposte sono capaci di darle tutti