09/06/2026
Abbiamo ripreso con interesse l'intervista alla Prof.ssa Giuliani sulla qualità dell'aria a Pisa (era il 2024).
In queste ore siamo tutti giustamente preoccupati per l'incendio di Lugnano e per le possibili conseguenze ambientali. Ma il punto è che dovremmo interessarci della qualità dell'aria sempre, non soltanto durante le emergenze.
La qualità dell'aria a Pisa viene monitorata ordinariamente attraverso appena 2 centraline fisse ARPAT, situate al Borghetto e ai Passi, che rilevano alcuni tra i principali inquinanti atmosferici (come PM10, PM2,5, biossido di azoto e ozono). Si tratta di strumenti fondamentali, ma che possono fornire soltanto un quadro generale e del tutto parziale sia del territorio sia degli inquinanti presenti nell'aria. Due soli punti di misura non possono rappresentare la complessità di un'area vasta come quella pisana, né consentire di valutare in modo puntuale le ricadute di eventi straordinari come un grande incendio industriale. Per questo ci stupiamo leggendo che il Sindaco, su questi dati, vuole placare gli allarmismi.
Negli anni la rete di monitoraggio si è progressivamente ridotta. Un tempo le centraline erano 7; oggi ne sono rimaste 2. Nel frattempo, però, il territorio è cambiato: sono aumentati gli impianti di trattamento e recupero rifiuti, le attività industriali, le centrali a biomasse e le altre fonti di pressione ambientale. Di fronte a questo scenario, il monitoraggio dovrebbe essere più capillare, non più così limitato.
Per questo chiediamo almeno il ripristino delle sette centraline che erano presenti in passato e, se possibile, un ulteriore potenziamento della rete di monitoraggio sul territorio provinciale.
Ma la questione non riguarda soltanto le centraline.
Riguarda anche le scelte che facciamo ogni giorno sul territorio. Riguarda gli alberi ad alto fusto, il verde urbano, i parchi e le aree naturali che troppo spesso vengono considerati sacrificabili.
Eppure gli alberi sono tra i nostri più preziosi alleati: assorbono anidride carbonica, intercettano polveri e inquinanti atmosferici, mitigano il calore e contribuiscono al miglioramento della qualità dell'aria attraverso processi naturali di "fitorisanamento".
Per questo dobbiamo allertarci davanti agli episodi straordinari e drammatici, ma preoccuparci con la stessa attenzione anche quando vengono abbattuti alberi maturi, ridotte le aree verdi, indeboliti i controlli ambientali, abbassate le tutele a difesa del territorio o assunte decisioni che impoveriscono il patrimonio naturale della città.
Perché l'ambiente non è un tema da affrontare soltanto quando una nube nera compare all'orizzonte e sentiamo puzza di plastica bruciata. È una responsabilità quotidiana. E la qualità dell'aria che respiriamo dipende anche dalle scelte compiute quando l'emergenza è finita e i riflettori si sono spenti.
I dati della funzione Breezo Meter di Google Maps bocciano la nostra provincia. Nell’ultima settimana anche peggio del solito con sforamenti su tutti i parametri