22/11/2022
Il PIT “Pianura pisana: dalla fascia pedemontana al mare”, come previsto dal progetto iniziale, si è concentrato prevalentemente sulla gestione della risorsa idrica, nei molteplici aspetti con cui si manifesta sul territorio: il dissesto idrogeologico, l’allontanamento delle acque in eccesso e la conservazione per i momenti di scarsità, la tutela della risorsa idrica come elemento primario per favorire la biodiversità nei sistemi agrari, e la tutela della sua qualità.
Per il territorio oggetto del Progetto, ovvero la pianura alluvionale dell’Arno e del Serchio, il rapporto con l’acqua in tutte le sue forme è da sempre un problema centrale. La difesa dalle inondazioni, le bonifiche e il relativo reticolo idraulico di scolo, la relazione tra ambiente naturale e sviluppo agrario, sono stati i processi che hanno nei secoli plasmato il territorio per come ora lo conosciamo.
In aggiunta a questa ci troviamo in un momento storico in cui la produzione agraria tradizionale è in crisi per il mutare delle dinamiche di mercato internazionali, il conflitto con la tutela ambientale del modello agricolo industriale è sempre più evidente e il cambiamento climatico impone di rivedere completamente le pratiche agricole tradizionali ed in particolare di gestione dell’acqua.
In ragione di quanto sopra sintetizzato, è evidente che la rilevanza per il territorio è assolutamente primaria, ed è articolata nel territorio in maniera diversa a seconda delle specificità: nella fascia pedemontana è prevalente il problema del dissesto idrogeologico e della difesa dai fenomeni estremi di ruscellamento delle acque superficiali; nelle bonifiche il problema è mantenere efficiente il reticolo di scolo, ampliandone la capacità di scolo nel breve periodo, e ripristinare una complessità di sistemi ambientali che nel tempo sono stati eccessivamente “semplificati” (distrutti); nelle aree rurali in generale è necessario riconnettere gli ecosistemi sempre più frammentati dagli insediamenti antropici.
L’area interessata dal progetto, come indicato dal nome stesso, riguarda la pianura alluvionale dell’Arno e del Serchio nella parte finale, compresa tra il Monte Pisano ad Est, il mare ad Ovest, il lago di Massaciuccoli a Nord e il canale Scolmatore a Sud. I confini individuati in fase di progettazione iniziale si sono mantenuti praticamente inalterati anche nella fase attuativa, fatto salvo per alcuni beneficiari che non sono stati ammessi o hanno rinunciato, in particolare nella fascia pedemontana (Ghilarducci e Chiellini).
Gli interventi realizzati si sono quindi concentrati prevalentemente nella realizzazione e ripristino di opere per la regimazione idraulica. Briglie e argini nella fascia pedemontana, ripristino della funzionalità idraulica dei canali e dei fossi di scolo in pianura, realizzazione di sistemi di accumulo dell’acqua in eccesso come casse d’espansione per l’allontanamento nel breve periodo e laghetti per la conservazione. In molti casi questi interventi hanno avuto la doppia valenza di interventi di regimazione idraulica e di interventi per il ripristino degli ecosistemi e della biodiversità.
Altri interventi caratterizzanti sono state le piantumazioni per il ripristino dei corridoi ecologici nei sistemi agrari e di confine. In molti casi associati ad interventi idraulici, sono stati numerosi i progetti realizzati di piantumazione di filari e di siepi, sui confini aziendali, lungo le opere idrauliche, cercando di andare ad arricchire nuovamente il paesaggio agrario di elementi di discontinuità e di creazione di ecosistemi.
Il risultato più evidente e prezioso del PIT Pianura pisana è rappresentato indubbiamente dal partenariato, dalle relazioni e collaborazioni innescate, dalla ritrovata spinta a collaborare per la ristrutturazione del territorio tanto necessaria.
Sebbene le somme a disposizione abbiano consentito di finanziare un numero limitato di opere comparate a tutte quelle necessarie per un territorio di oltre 30.000 ha, anche i risultati concreti non sono da trascurare. In termini di regimazione idraulica sono state realizzate opere che hanno consentito di mettere in sicurezza idraulica parti importanti del territorio, nelle località La Gabella (Calci), Nodica (Vecchiano), e Metato (San Giuliano Terme).
Lo scavo di circa 10 km di fosse, il ripristino della funzionalità di 4 canali scolanti, 4 nuove cateratte e la realizzazione di due impianti di fitodepurazione, contribuiranno a migliorare la gestione e la tutela qualitativa delle acque circolanti.
La creazione o il ripristino di 6 laghetti e la creazione di 2 nuove aree umide, insieme ad oltre 6 km di nuovi filari e siepi, hanno certamente contribuito a ripristinare habitat ed ecosistemi e quindi a favorire il ripristino della biodiversità nei territori rurali e del paesaggio.
Oltre ovviamente a tutti i beneficiari diretti, sono stati coinvolti numerosi portatori di interesse del territorio, che hanno interagito, a diverso titolo con le diverse fasi del progetto. In particolare con le misure di cooperazione 16.4 e 16.5, i beneficiari indiretti e i soggetti completamente estranei al progetto sono stati coinvolti in attività di consultazione, informazione e divulgazione. Un esempio sui tutti è rappresentato dalle visite aperte a tutti i cittadini agli investimenti realizzati dal PIT, nell’ambito del progetto PANACEA finanziato dalla sottomisura 16.5.
Eventuali modifiche rispetto al progetto presentato/approvato.
Non sono state apportate modifiche significative, se non quelle dovute alla non ammissione o alla rinuncia del contributo. L’unico caso è rappresentato dal Consorzio di Bonifica 4 Basso Valdarno che a causa dei risultati delle analisi delle terre di scavo non ha potuto scavare i canali delle bonifiche di Agnano e Lamapiena come previsto, ma ha dovuto dirottare gli investimenti in altre aree. La variante è stata regolarmente approvata prima di darle attuazione.
Valutazioni conclusive del Capofila e dei partecipanti sul progetto e sul suo svolgimento.
Per quanto riguarda specificatamente il Capofila, il progetto ha rappresentato un’occasione unica per rimettere al centro della pianificazione territoriale il ruolo di un Parco Regionale. Uscendo dai propri confini, il Parco ha infatti esercitato il proprio ruolo di promotore di politiche di sviluppo territoriale sostenibile su tutta la Pianura Pisana, e, dato estremamente positivo, questo non è stato recepito come ingerenza dalla compagine di progetto ma, anzi, è stato accolto di buon grado riconoscendone il valore della presenza del Parco.
In generale, come ribadito in occasione dell’evento di chiusura, il partenariato, nonostante tutte le difficoltà incontrate a causa principalmente della pandemia, ha espresso una valutazione estremamente positiva, sia per gli interventi realizzati che, soprattutto, per la ritrovata capacità di collaborazione e sinergia dei vari soggetti partecipanti, e unanimemente è stata espressa la volontà (speranza) di partecipare presto ad un nuovo progetto di questo genere.
In conseguenza a quanto sopra riassunto, possiamo dire, in estrema sintesi e con grande sicurezza, che se, come scritto nel progetto inziale, “Il PIT – Piana Pisana dalla fascia pedemontana al mare si propone di affrontare le criticità, sopra descritte, per rafforzare e creare ex-novo una dimensione territoriale per la gestione agro-ambientale, e per lo sviluppo di un nuovo modello di coordinamento tra gli enti e le aziende agricole.” tale obbiettivo risulta pienamente raggiunto.