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La FLAI è un sindacato di categoria della CGIL che si occupa di tutelare, difendere e promuovere i diritti dei lavoratori agricoli e i lavoratori dell’industria di trasformazione alimentare

Oggi a Fornacette non si è vista solo una manifestazione: si è vista la parte più autentica e bella del sindacato, di qu...
01/10/2026

Oggi a Fornacette non si è vista solo una manifestazione: si è vista la parte più autentica e bella del sindacato, di quella CGIL che sa ancora cosa significa stare strada facendo sentire la propria voce. Oggi i lavoratori e le lavoratrici della Biancoforno hanno firmato una lezione di vita che vale più di mille parole: arrendersi mai, stare insieme sempre. Perché quando si cammina fianco a fianco, anche la salita più ripida smette di fare paura. E le battaglie, quelle vere, si vincono solo così.
Dall’altra parte della barricata, la proprietà ha preferito scrivere l’ennesima pagina in grigio scuro, tentando il vecchio e triste "divide et impera": mettere lavoratori contro lavoratori, sperando che la solitudine facesse il resto.
E qui arriva la parte quasi comica, se non fosse tragica. Dalla direzione si affrettano a snocciolare numeri, percentuali e statistiche da pallottoliere. "Guardate quanti sono dentro! Guardate quanti non hanno scioperato!" raccontano con la fierezza di chi crede ancora alle favole. Ma la domanda che sorge spontanea, e che fa quasi sorridere per quanto è amara, è una sola: ma quelli che sono usciti, come sono usciti davvero?
Hanno aderito allo sciopero spinti dalla forza dei loro diritti? Hanno semplicemente lasciato il posto rischiando il posto di lavoro? O magari chissà qualcuno ha pensato bene di "invitarli" caldamente ad uscire?
Racconteranno la loro verità fatta di grafici e numeri comodi. Ma la realtà vera oggi non aveva bisogno di calcolatrici: era lì, sotto gli occhi di tutti. Una scena pietosa per chi ha provato a recitarla, ma uno spettacolo di dignità per chi l'ha smascherata.
La speranza, però, ha la pellaccia dura. Non la mandi a casa con un comunicato aziendale e non la spaventi con le solite manovre. Oggi, fuori da quei cancelli, è rimasto un profumo molto più forte di quello dei dolci: il profumo della solidarietà vera. E finché ci sarà chi non abbassa la testa, nessun "padrone" potrà mai decidere quando è finita.

28/09/2026

🟥SCIOPERO BIANCOFORNO - 1 OTTOBRE
LA LETTERA DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI

A tutte le cittadine, i cittadini, le lavoratrici, i lavoratori e a chiunque non voglia piegare la testa.

Siamo un gruppo di lavoratrici e di lavoratori della BiancoForno. Da anni combattiamo dentro lo stabilimento una battaglia che riguarda ognuno di noi: la dignità del lavoro.

Viviamo in un’azienda che non garantisce orari certi, ogni giorno la nostra vita e il tempo con le nostre famiglie dipendono da un messaggio WhatsApp inviato la sera prima. Alcuni di noi, addirittura, sono costretti a scambiarsi i figli sui cancelli.

Diritti negati: permessi retribuiti (ROL) sottratti ingiustamente per coprire l’incapacità organizzativa dei dirigenti. Anziché usare gli ammortizzatori sociali quando non c’è lavoro, ci scalano i permessi fino a creare un monte ore negativo anche di mille ore. Lo sa bene chi è andato via e ha dovuto pagarli.

Precarietà infinita: anni di contratti interinali arrivati fino anche a 18 anni.

Nessun diritto di parola: assemblee aziendali ostacolate e negate per mancanza di spazi in un capannone di 21.000 mq.

Un giorno però, grazie alla Flai e alla Cgil, abbiamo detto basta e abbiamo smesso di avere paura. La risposta del “padrone” però non si è fatta attendere. Chi si ribella diventa un bersaglio. Ci hanno messi contro i nostri colleghi, alimentando la paura che l’azienda avrebbe chiuso per colpa nostra.

È una colpa pretendere diritti? È una colpa voler avere una vita privata?

Negli ultimi mesi abbiamo subito una raffica di contestazioni disciplinari pretestuose, sospensioni e continue mancanze di rispetto, fino all’inaccettabile licenziamento di Fabio, un nostro compagno con 30 anni di servizio, punito su un pretesto inventato a tavolino soltanto per aver preteso il rispetto dei propri diritti.

È LA LOGICA DEL PUNIRNE UNO PER EDUCARNE 100.

Ecco perché vi chiediamo che questa protesta diventi anche la vostra. Non guardate a questa vicenda come alla storia di un’altra fabbrica. Se passa il principio che un’azienda può spazzare via 30 anni di vita di un lavoratore per mettere a tacere una voce libera, domani potrà farlo anche il vostro datore di lavoro.
Non stiamo chiedendo solo solidarietà, ma stiamo anche chiamando a raccolta chiunque creda che il lavoro debba servire a vivere con dignità e non a essere umiliati!

Siamo padri, madri, giovani, lavoratrici e lavoratori con decenni di fatica sulle spalle che negli ultimi tempi hanno provato a far sentire soli, a spaventarci, cercando di farci credere che l’ingiustizia fosse l’unica strada possibile e inevitabile.
Ma nessuna azienda, per quanto potente, potrà mai spegnere la luce di chi combatte per la propria dignità e per la propria famiglia!

La storia ci insegna che da soli siamo voci disperse nel silenzio, ma insieme diventiamo un grido che non si può ignorare. Ogni conquista, ogni diritto che oggi diamo per scontato è nato dal coraggio di chi non si è tirato indietro quando c’era da lottare per il compagno di fianco.

Facciamo sentire a chi sta soffrendo che non è solo.
AIUTATECI AD AIUTARE FABIO! SCENDETE IN PIAZZA CON NOI.

📍1 OTTOBRE DALLE ORE 9,30 DAVANTI AI CANCELLI DELLA BIANCOFORNO.

Le lavoratrici e i lavoratori della BiancoForno.

27/08/2026

🟥 Sospesa da oltre due mesi e mezzo per fatti privati. La FLAI-CGIL denuncia la sospensione prolungata e l'inazione aziendale del caso Biancoforno.

Ci sono vicende aziendali che lasciano allibiti non soltanto per la gravità della decisione iniziale, ma soprattutto per l'arbitrarietà e la mancanza di umanità con cui vengono gestite nel tempo.
La vertenza che coinvolge una lavoratrice dello stabilimento Biancoforno è purtroppo una di queste.

Lo scorso 12 giugno, la lavoratrice è stata sospesa dal lavoro con effetto immediato a seguito di un episodio di natura strettamente privata, avvenuto al di fuori del contesto e del luogo di lavoro. Un provvedimento drastico, assunto dall'azienda prima ancora di aver ascoltato la lavoratrice e di averle concesso la possibilità di fornire la propria versione dei fatti. Nei fatti, l'azienda ha scelto di ascoltare una sola parte, facendone derivare conseguenze immediate e penalizzanti esclusivamente sull'altra persona.

La direzione aziendale sostiene di aver agito con l'intento di tutelare un altro dipendente, che avrebbe dichiarato di non sentirsi sicuro. Tuttavia, sorge spontanea una domanda essenziale: quale tutela e quale rispetto sono stati garantiti alla lavoratrice sospesa? Parliamo di una persona che vive già una situazione di particolare e nota fragilità e che, proprio per questo, avrebbe necessitato di una gestione aziendale attenta, equilibrata e rispettosa.

Per quale ragione si è creata questa disparità di trattamento? Con quali criteri oggettivi e normativi è stata presa tale decisione? Sono interrogativi chiari ai quali la dirigenza di Biancoforno ha il dovere formale e morale di rispondere. Non ci troviamo di fronte a una misura cautelare temporanea o a una gestione d'emergenza.

Dal 12 giugno sono trascorsi oltre due mesi e mezzo. In questo periodo si sono susseguiti numerosi incontri sindacali nei quali l'azienda ha reiteratamente rassicurato le parti sul fatto che si sarebbe giunti a una soluzione equa.
Oggi è il 26 agosto: i lavoratori rientrano dalle ferie estive, ma per la nostra iscritta la soluzione continua a non esserci. La lavoratrice continua a rimanere nel limbo, nell'incertezza totale sul proprio futuro professionale e umano, lasciata sola da un'azienda che dimostra di non voler tutelare i propri dipendenti con la medesima misura.
È pur vero che l'azienda sta continuando ad erogare lo stipendio. Ma pensare che l'aspetto economico esaurisca la questione o risolva il problema sarebbe un errore grave e inaccettabile. La dignità di una persona non si compra con una busta paga.

La FLAI CGIL non intende limitarsi a prendere atto dell'assegno mensile. Vi sono danni profondi che non si misurano in euro: l'isolamento forzato dal lavoro, il peso logorante dell'incertezza, il ridimensionamento della professionalità e le pesanti ripercussioni psicologiche che un'attesa indeterminata provoca sulla vita di un individuo.

Riteniamo inaccettabile che, per risolvere o congelare una situazione delicata, la soluzione scelta sia quella di dequalificare e sospendere a tempo indeterminato una lavoratrice fragile, trasformandola in un problema da spostare o rinviare.

Non stiamo chiedendo sconti o favori a Biancoforno. Chiediamo il rispetto delle regole, della trasparenza e della persona: la lavoratrice deve essere riammessa al lavoro ed essere trattata con la dignità che le spetta.

Per la pace..senza se e senza ma!
28/03/2026

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Disoccupazione agricola 2026Hai lavorato nel settore agricolo nel corso del 2025? Non perdere i tuoi diritti!Potresti av...
13/01/2026

Disoccupazione agricola 2026
Hai lavorato nel settore agricolo nel corso del 2025? Non perdere i tuoi diritti!

Potresti aver maturato i requisiti per richiedere la Disoccupazione Agricola, un sostegno al reddito con cui si compensano i giorni in cui non hai lavorato.

I nostri sportelli/le nostre sedi, presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale, sono pronti ad aiutarti per verificare la tua posizione e supportarti nella presentazione della domanda.

Il nostro impegno non si ferma qui: insieme ai noi potrai analizzare il tuo contratto di lavoro e scoprire se hai diritto a integrazioni per malattia, infortunio, maternità e a tutte le tutele garantite dal settore.

Ricorda: La scadenza per l’invio della domanda è il 31 marzo.

17/10/2025

Indirizzo

Viale Bonaini 71
Pisa
56121

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