02/09/2026
Non posso negare di non aver mai pensato di farla finita.
È una frase difficile da scrivere. Forse ancora più difficile da ammettere.
Perché quando vivi per anni dentro una situazione che ti mette continuamente alla prova, quando sei stanca, quando hai paura, quando ti senti impotente e non vedi una via d’uscita, anche il pensiero più terribile attraversa la mente.
Io sono stata fortunata. Ho avuto intorno a me una rete che ha funzionato, persone che mi hanno sostenuta e che mi hanno aiutata a non cadere. Ma questo non significa che il macigno sia sparito. È rimasto lì, addosso, dentro, a ricordarmi ogni giorno quanto possa essere pesante una vita che non hai scelto, ma che impari a vivere.
La disabilità spaventa tutti e non è vero che, alla fine diventiamo “forti”, perché la verità è che forte non vorresti mai dover diventare.
Vorresti poter essere soltanto Mamma, senza dover essere contemporaneamente caregiver, infermiera, terapista, organizzatrice, combattente, mediatrice e mille altre cose.
Vivere questa vita è faticoso. Estremamente faticoso. Non esistono il sabato e la domenica. Non esiste il giorno o la notte. Non esiste una pausa. Esiste solo il doverci essere, ogni minuto di ogni ora.
E poi c’è quella domanda che nessun genitore dovrebbe essere costretto ad avere paura di pronunciare: “Dopo di noi, cosa succederà a Letizia?”. E lì si apre il buio più nero, quello delle paure più grandi, il terrore che non esista un futuro adeguato per lei quando noi non ci saremo più. E non è giusto.
Non è giusto dover pensare che il futuro di una persona fragile dipenda dalla possibilità economica della propria famiglia, dalla fortuna di incontrare la persona giusta, dalla gentilezza di qualcuno o dalla capacità di combattere più forte degli altri.
Alla famiglia che ha scelto di compiere il gesto più estremo vanno le mie preghiere.
Non potrò mai giudicarli, perché conosco quella solitudine, quella sensazione di essere abbandonati a una realtà troppo grande da sostenere da soli. Conosco il fiato sospeso, lo stomaco aggrovigliato, il pensiero rivolto alla battaglia successiva ancora prima di aver finito quella precedente. E conosco anche quella stanchezza profonda che ti lascia svuotata alla fine della giornata, perché l’amore non cancella la fatica, e amare immensamente qualcuno non significa essere invincibili.
Prima di giudicare chi non ce l’ha fatta, dovremmo chiederci quanto è stato fatto perché non arrivassero a sentirsi così soli. Perché se ci si spinge fino a quel punto, allora abbiamo fallito tutti. Abbiamo fallito come società.