25/05/2026
Per parlare d'Africa MARTEDI 26 maggio ore 11 nella sala del consiglio comunale di Piombino ci sarà l'incontro con l'ex sindaco di Gorom Gorom, villaggio del Burkina Faso, con Moussa Diallo ed Achille Kafando. Parteciperanno Ferrari, Guerrieri, don Andrea Cristiani di Shalom e la presidente Radi della coop Etruria (Riotorto). Nell'occasione si riporta di seguito l'articolo pubblicato sul Notiziario NEWS della Croce del Sud.
Il NEOCOLONIALISMO in Africa: il caso BURKINA FASO
Quando si pensa ai baratri di ingiustizia, alle disuguaglianze immorali, alla malnutrizione, alla schiavitù, al colonialismo ci si figura l’Africa. Sono passati 70 anni dal massiccio processo di decolonizzazione che ha portato alla fine degli imperi coloniali europei e all’indipendenza dei paesi africani, ma tutto sembra rimasto invariato. Proviamo a esaminare alcuni dati di base che fotografano la situazione attuale per riflettere su questo continente che nei prossimi decenni sarà attore mondiale di primo piano. Per meglio guardare al continente Africano e al groviglio delle sue contraddizioni, aiuta partire dalla popolazione. L’ Africa con i suoi 54 paesi conta 1,6 miliardi di abitanti, che raddoppieranno nel 2050, e l’ età media è meno di 20 anni, contro i 42,5 dell’Europa e i 32,5 dell’Asia. Un continente giovane con una crescita economica in progressiva espansione rispetto ad altri continenti (vedi tabella). L’ Africa inoltre possiede, tra l’ altro, il 30% delle riserve di minerali mondiali. I fattori economici che spingono la crescita sono il boom demografico e l’ urbanizzazione, gli investimenti in infrastrutture, le nuove risorse energetiche disponibili (petrolio, gas, rinnovabili), la digitalizzazione e il progressivo sviluppo del commercio interno alle varie nazioni e su base continentale, facilitato dallo sviluppo delle comunicazioni. Viceversa i fattori che frenano lo sviluppo sono il debito pubblico, l’instabilità politica, i cambiamenti climatici, l’ eccessivo costo dell’accesso al credito internazionale che ha creato enormi dipendenze finanziarie. Il reddito medio pro capite annuo dei paesi africani sub sahariani è tra i più bassi (vedi tabella) . Notevoli sono gli investimenti che, soprattutto Cina (50 miliardi 2024 - 2027) e Emirati Arabi Uniti (110 miliardi 2019 - 2023) ma anche Giappone, Stati Uniti e Unione Europea, stanno facendo principalmente in grandi infrastrutture (strade, ferrovie, porti). Questi ingenti investimenti sono destinati a ridurre i costi dei trasporti, aumentare le esportazioni dei minerali e dei prodotti agricoli, potenziare la sicurezza energetica e creare nuove opportunità di sviluppo economico e commercio su scala regionale e continentale. E’ questo un sommario quadro di una situazione in evoluzione dove, a “dare le carte”, è sempre la stessa logica coloniale. I possenti investimenti in atto, infatti, creano debito e dipendenza finanziaria e danno la possibilità alle multinazionali di esportare a bassi costi le materie prime (minerali e prodotti agricoli) avendo al loro servizio classi dirigenti locali corrotte e manovrabili o sostituibili.
Il BURKINA FASO è un esempio concreto per tradurre tutte le cose dette in precedenza. E’ un paese sub sahariano tra i più poveri e che per decenni è stato in condizioni di stabilità che hanno consentito lo sviluppo di molti progetti economici e umanitari che hanno coinvolto O.N.G, società civile, volontariato italiano.
Il Burkina Faso, questo è il nome che volle nel 1984 il mitico Presidente Capitano Thomas Sankara sostituendo il coloniale AltoVolta, e che nelle lingue locali Mossi e Dioula significa “Paese degli uomini integri”. E’ uno stato che dista 1000 km dal mare con 26 milioni di abitanti (la popolazione in 25 anni è più che raddoppiata) più qualche milione di emigrati soprattutto, nei paesi confinanti dove sono considerati lavoratori seri e affidabili. Nella tabella sono indicati il tasso di crescita demografica, aspettativa di vita, età media della popolazione, figli per donna, PIL e sue prospettiva di crescita, reddito annuo medio.
E’ un paese giovanissimo che vive un forte fenomeno di urbanizzazione: Ouagoadougou, la capitale, conta 2,6 milioni di abitanti, il 10% di tutto il paese ed è una città dalla contraddizioni abissali. Pochi quartieri ricchi con ville, giardini e prati all’inglese, circondati da immensi quartieri poverissimi . Una nazione che produce poco o niente e importa tutto. Il debito estero è straordinariamente elevato (vale quasi la metà del pil), l’ economia si basa sulle esportazioni di minerali, soprattutto di oro (74,6%) e manganese, mentre l’ agricoltura è di sola sussistenza e il terziario, fatto di burocrazia e non di servizi, vale il 44,9%. Le miniere di oro sono state gestite da multinazionali canadesi e olandesi e sono tra le più importanti del pianeta (il Burkina è il quarto produttore di oro). Nella società “burkinabè” sono evidenti i segnali della crescita e della formazione di una classe media urbana, ma permangono le piaghe della povertà estrema delle masse senza reddito nelle periferie e nelle campagne. I numeri svelano, in concreto, la realtà del neocolonialismo che ha riprodotto in 70 anni di indipendenza i meccanismi di asservimento, sfruttamento delle risorse e imposto la povertà. Thomas Sankara si era ribellato avviando riforme che progettavano autonomia e sviluppo e fu ucciso in un colpo di stato organizzato dalla Francia e con Blaise Compaoré, fedele protettore degli interessi francesi per 27 anni. Dal 2020 un nuovo sankarista, il capitano Ibrahim Traorè di 37 anni, prova di nuovo una strada di riforme e di coraggiose scelte come la nazionalizzazione delle miniere di oro per dare importanti risorse allo sviluppo del paese e liberarsi dalle multinazionali, dalla Francia e dalla classe dirigente corrotta del paese e sconfiggere le bande fondamentaliste nel nord del paese. Sembra che sia appoggiato con entusiasmo dal popolo degli “uomini integri”. Valter Ulivieri