22/07/2025
La strettissima relazione tra la castanicoltura e l’operato di Matilde di Canossa, in particolar modo nell’Appennino Emiliano, è cosa nota e oggetto di una secolare narrazione. E’ certo che nel corso del suo lungo regno Matilde di Canossa sostenne sempre l’attività dei Benedettini, affidando ai monaci la diffusione presso il suo popolo di tecniche agricole e alimentari. Anche la castanicoltura ebbe ampia diffusione grazie alle molteplici proprietà del castagno (frutti e legno). Oggi, a distanza di circa mille anni, la storia ci aiuta a capire ancora meglio quanto l’opera di Matilde abbia contribuito allo sviluppo di un settore che coraggiosamente ancora sopravvive nel nostro Appennino, nonostante tutto. L’allegato comunicato stampa ci regala il dono di una recentissima scoperta che non si limita ad alimentare il mito di Matilde, ma che ci parla di storia e di fatti concreti che dopo dieci secoli sono attuali più che mai. Un grazie sincero agli amici del Consorzio Castanicoltori dell’Appennino Reggiano che hanno voluto condividere la scoperta, in particolare al Presidente, Dott. Marco Picciati.
"Il cerchio si stringe attorno alla storia del castagno"
Matilde di Canossa nell'anno 1102, in quel di Carpineti, firmò in calce una donazione di terreni a favore del parroco di Carù in quel di Villa Minozzo. Il documento, tutt'oggi presso la biblioteca Estense, descrive di come il Reverendo Gerardo aveva precedentemente innestato un castagneto in prossimità dell'ospitale di Campo Camelasio da lui stesso costruito.
Si tratta di un documento che certifica due cose molto importanti: che gli attuali castanicoltori sono, dopo oltre mille anni, gli eredi della tecnica agronomica dell’innesto del castagno e quindi custodi di una tradizione e di un patrimonio culturale e di conservazione della biodiversità;
che il castagneto in quanto bosco era conosciuto e apprezzato a quel tempo, così come erano conosciute le pratiche di addomesticazione (innesto) e il suo utilizzo.
Questa testimonianza storica è stata messa a ulteriore valore subito dopo grazie dallo stesso reverendo, che nel 1103 ha redatto un suo atto con indizi utili per restringere il campo di ricerca e individuare l'ospitale di Campo Camelasio.
A volte basta poco per innescare la miccia, e un gruppo di esperti si è attivato passando dalle ricerche documentarie alle analisi cartografiche e le indagini sul campo che hanno condotto nel cuore del Parco Nazionale, nella zona dei Gessi triassici, alle pendici del Monte Carù e negli intorni dell'attuale abitato del Mulino di Gacciola. Che coincidenza!
La mattina del 20 giugno 2025 con la partecipazione di: Luca Dondini genetista e professore dell'Università di Bologna, Nicola Cassone archeologo, Marco Picciati naturalista ed esperto in castanicoltura, Samuele Canovi storico e Daniele Canovi castanicoltore, è stata realizzata una ricerca a ridosso dell'ospitale, ora Mulino di Gacciola, verificando così la presenza di un castagneto e di diversi castagni ultrasecolari sui quali
sono stati raccolti campioni di materiale biologico al fine di individuare le loro peculiarità genetiche.
Questi approfondimenti saranno in grado di fotografare e interpretare l'origine dei castagni e di questi patriarchi, che ancora oggi sono in grado di produrre castagne e marroni, portatori a questo punto non solo di biodiversità ma anche di una storia scritta o meglio sottoscritta direttamente da Matilde di Canossa.
Avremo la possibilità di verificare le correlazioni genetiche dei castagni di questo luogo, che a tutti gli effetti potremo chiamare i Castagni di Reverendo Gerardo, e la banca dati genetica regionale creata dal gruppo di lavoro del professor Dondini, oramai composta da centinaia di genotipi raccolti in tutta la regione.
Le leggende e le narrazioni orali portate avanti dai vecchi castanicoltori sulle gesta di Matilde di Canossa a favore dei montanari e della castanicoltura forse troveranno una conferma scientifica? Si chiuderà il cerchio? Presto lo vedremo.
Ringrazio i partecipanti per questa importante collaborazione, di cui rendo partecipi i castanicoltori, antichi custodi del bosco!
Marco Picciati