Firmato Donna

Firmato Donna Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Firmato Donna, Organizzazione no-profit, Pianezza.

Organizzazione di Volontariato che si occupa di promuovere la valorizzazione e il rispetto delle donne e delle persone non-binarie e lo sviluppo delle potenzialità di ciascuna persona, attraverso momenti di riflessione e condivisione

Oggi è un giorno di festa! ...malgrado tutto! Sì, malgrado ciò che sentiamo, che leggiamo e che non ci fa star tranquill...
02/06/2026

Oggi è un giorno di festa! ...malgrado tutto! Sì, malgrado ciò che sentiamo, che leggiamo e che non ci fa star tranquilli e tranquille. Eppure è bello e doveroso ricordare quel 2 giugno del 1946, quando i nostri nonni, le nostre nonne decisero innanzi tutto di andare a votare e col referendum di scegliere la Repubblica.
Uno dei rischi che commettiamo è di non fare “memoria”: ebbene, dev’essere nostra responsabilità morale ricordare questa data e quello che ci dice e cioè che “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.»
Inoltre la festa del 2 giugno è fondamentale non solo per la storia della nostra repubblica, ma anche per la nostra storia di cittadine e cittadini, perché ricorda la data in cui gli italiani, e per la prima volta le italiane (!), furono chiamati a un referendum per decidere se l’Italia dovesse rimanere una monarchia, o diventare una repubblica. Il popolo italiano scelse la repubblica, con il 54% dei voti rispetto al 45% che votò per la monarchia. In quello stesso giorno gli elettori furono anche chiamati a scegliere i componenti dell’Assemblea Costituente, che aveva il compito di scrivere la nuova Costituzione.
Quindi il 2 giugno è sinonimo anche di conquista del voto! In particolare il 2 giugno e le donne sono un binomio indissolubile nella storia italiana! Allora 12 milioni di donne si recarono alle urne per la prima volta in un'elezione politica nazionale e venne sancito ufficialmente il suffragio universale in Italia. Non solo le italiane contribuirono a scegliere la Repubblica, ma elessero 21 donne all'Assemblea Costituente.
L'immagine della donna da esclusa dalla vita politica diventa cittadina attiva.

Le Madri Costituenti
21 donne furono elette all'Assemblea Costituente. Queste pioniere ebbero un ruolo fondamentale nella stesura della Costituzione Italiana, assicurando che i principi di parità e uguaglianza venissero riconosciuti e tutelati nei primi articoli della Carta fondamentale. Tra le 21 elette all’Assemblea Costituente nove erano comuniste, nove democristiane, due socialiste, una esponente del Fronte dell’Uomo qualunque.
In quattordici su ventuno erano laureate, la maggior parte di loro lavorava, diverse erano impegnate nel mondo della scuola, la provenienza geografica era varia e rappresentativa di tutta l’Italia, le generazioni spaziavano dalla fine dell’800 alle nate sotto il fascismo.
Le 21 elette all’Assemblea Costituente, chiamate anche madri costituenti, furono determinanti anche per le riforme dei decenni successivi. Tina Anselmi, per esempio, può essere considerata la madre del Servizio Sanitario Nazionale.

Il 2 giugno 1946 è la vittoria della Repubblica, indubbiamente. Ma anche la prima volta delle donne ufficialmente in politica nella storia italiana. Tornare a quella data significa ricordare un’acquisizione di cittadinanza. La metà della società italiana entra di diritto a far parte della politica e a essere parte della decisione pubblica.
La strada per le pari opportunità in Italia, ma non solo, è una storia che ancora stiamo scrivendo proprio grazie a quel 2 giugno e a quelle donne che andarono a votare.

11 - Raphael (40 anni)«Non avrei mai immaginato che la mia vita avrebbe preso una svolta del genere. La mia relazione co...
01/06/2026

11 - Raphael (40 anni)
«Non avrei mai immaginato che la mia vita avrebbe preso una svolta del genere. La mia relazione con Isabelle era iniziata in modo idilliaco. Avevamo dei progetti, ci amavamo profondamente, o almeno questo è quello che pensavo.
Tutto è cambiato quando Isabelle ha iniziato ad abusare sessualmente di me con il pretesto della passione e del desiderio. All’inizio, i progressi furono sottili. Mi ha detto che il sesso dovrebbe essere un atto di connessione e intimità, e ho pensato che le sue richieste fossero normali. Ma, a poco a poco, divenne sempre più insistente ed esigente. Mi chiedeva di partecipare a giochi sessuali a cui non acconsentivo e, ogni volta che esprimevo il mio disagio, mi incolpava di non essere abbastanza virile o desideroso.
La situazione è peggiorata quando Isabelle ha iniziato a costringermi a fare sesso anche quando non ero dell’umore giusto o non volevo. Non c’era spazio per il consenso nella nostra relazione. Faceva commenti degradanti e mi manipolava emotivamente per ottenere ciò che voleva. La violenza era spesso accompagnata da minacce implicite o esplicite, e mi sentivo in trappola.
Ricordo in particolare una sera in cui, dopo aver espresso il mio rifiuto, Isabelle divenne particolarmente violenta. Mi ha umiliato in pubblico, dandomi del codardo e costringendomi ad accettare le sue avances davanti agli amici. Mi sentivo così svalutato e impotente che cominciai a credere di essere responsabile del suo comportamento.
Le conseguenze emotive di questa violenza sono state devastanti. Avevo perso la fiducia in me stesso, mi vergognavo e mi sentivo in colpa per non essere riuscito a porre fine a questa situazione. Vivevo nella paura costante, non sapendo come sfuggire a questo inferno. I miei amici e la mia famiglia non sapevano nulla di quello che stavo passando e non osavo dire loro del mio dolore.
Finalmente, dopo un periodo di intensa riflessione e consapevolezza, ho deciso di cercare aiuto. Ho contattato un’associazione che sostiene le vittime di violenza sessuale, ed è stato un punto di svolta nella mia vita. Con il loro appoggio, ho sporto denuncia contro Isabelle: è stato un atto di liberazione e di rivendicazione della mia dignità.
La riabilitazione è stata un percorso pieno di insidie, ma ho avuto il supporto costante dell’associazione “J’ai compris, j’agis”, che mi ha aiutato a superare l’iter legale e a iniziare la terapia per curare il trauma.
Oggi, anche se la strada per la guarigione è ancora lunga, mi sento più forte e più determinato a ricostruire la mia vita. So che merito di vivere libero dalla violenza e di riconquistare la mia libertà.»

Con l’avvicinarsi dell’estate terminano anche le attività della nostra associazione. Ci concediamo infatti un periodo di...
29/05/2026

Con l’avvicinarsi dell’estate terminano anche le attività della nostra associazione. Ci concediamo infatti un periodo di riposo, da dedicare completamente all’estate, alle vacanze e al tempo in famiglia.

Prima della pausa, però, è ormai tradizione incontrarsi per i saluti.

Le nostre riunioni sono solitamente dedicate alla programmazione, alla condivisione degli obiettivi, ai report delle attività svolte, alla raccolta di proposte e idee, senza dimenticare gli aspetti burocratici e organizzativi. Ma la riunione di fine anno è qualcosa di diverso: è un momento di convivialità e amicizia, nel quale ci sentiamo libere di chiacchierare, condividere cibo e ricette, sorridere e “giocare” insieme.

Così è stata anche questa serata.

Non tutte sono riuscite a partecipare: chi ha anticipato le ferie, chi sta attraversando un periodo complicato, chi ha scelto una vita diversa, lontano dall’Italia ma sempre vicina a noi con il cuore e con il contatto costante, chi perché impegnata con la famiglia — la famiglia viene prima di tutto, è giusto così.

Eppure, in fondo, nessuna è mancata davvero. Abbiamo sentito l’affetto e la presenza di ognuna.

Il nostro gruppo è abituato a lavorare anche per chi è assente, e questo vale anche nei momenti di leggerezza e divertimento. Abbiamo arricchito la serata con un piccolo momento di gioco e solidarietà: ognuna ha portato un oggetto di bigiotteria e ne abbiamo fatto una simpatica asta benefica tra di noi. Il ricavato sarà destinato a sostegno del Rifugio Massi di Oulx.

Per i prossimi quindici giorni ci sarà ancora del lavoro da fare: terminare gli aspetti burocratici legati al bilancio, programmare le attività di settembre e preparare i post che vi terranno compagnia fino quasi alla fine di giugno.

Poi resterà uno spazio tutto nostro.

Perché l’amicizia non va in vacanza.

Qualche anno fa ho partecipato, con altre socie di Firmato Donna,  alla maratona della lettura organizzata dalla Bibliot...
27/05/2026

Qualche anno fa ho partecipato, con altre socie di Firmato Donna, alla maratona della lettura organizzata dalla Biblioteca di Pianezza.
Alla maratona ogni partecipante porta un brano di un libro che gli è particolarmente caro.
Io ho portato la prefazione del testo “Autobiografia di una rivoluzionaria” di Angela Davis, uscito in Italia nel 1975.
Angela nasce in Alabama nel 1944 e presso l'Università di New York comincia i suoi studi sul socialismo e sul comunismo fino a diventare una dirigente del Partito Comunista amaricano.
Balza agli onori della cronaca, in tutto il mondo, per la sua dura detenzione in carcere, in cui viene rinchiusa dopo una lunga latitanza, per il suo presunto coinvolgimento con la rivolta del 7 agosto 1970.
Scagionata con formula piena dalle accuse che l'avevano tenuta in cella, ricomincia il suo percorso di militanza, concentrando i suoi sforzi sul problema delle carceri, delle origini sociali ed etniche della detenzione di milioni di afro statunitensi negli istituti penitenziari.
Ho voluto raccontare questa storia perchè in quell'occasione mi sono accorta che nessuno
conosceva questo personaggio e perchè dimostra come si possa imparare moltissimo da queste esperienza.
Partecipare alla maratona non è solo interessante per le storie che si incontrano ma anche molto divertente, un po' per la ricerca del testo e un po' per il mettersi in gioco nella lettura.
E' divertente anche solo andare a sentire per questo vi invitiamo ad andare a curiosare.
Buona Maratona.

Sempre più giovani donne italiane scelgono di trasferirsi all’estero in cerca di migliori opportunità lavorative, diritt...
25/05/2026

Sempre più giovani donne italiane scelgono di trasferirsi all’estero in cerca di migliori opportunità lavorative, diritti e qualità della vita. Oggi rappresentano quasi metà dei cosiddetti “cervelli in fuga”, con percentuali in costante crescita soprattutto nel Nord Italia.

Le ragioni principali della partenza sono salari bassi, scarsa meritocrazia, carriere bloccate e difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia. In Italia il tasso di occupazione femminile tra i 18 e i 34 anni resta molto inferiore a quello maschile, mentre stipendi più bassi e minori possibilità di avanzamento continuano a penalizzare le giovani donne.

A lasciare il Paese sono spesso donne altamente qualificate: la percentuale di laureate che emigrano supera quella degli uomini, nonostante le donne ottengano mediamente risultati scolastici e universitari migliori. Questa perdita di competenze rappresenta anche un danno economico significativo per il Paese.

Molte cercano all’estero non solo stipendi più alti, ma anche sistemi più equi ed efficienti, con maggiori tutele per la maternità, servizi per l’infanzia e una migliore conciliazione tra vita privata e lavoro. In Italia, invece, la maternità comporta ancora spesso una forte penalizzazione economica e professionale.

Il fenomeno colpisce soprattutto il Sud Italia, da cui negli ultimi anni sono partite centinaia di migliaia di giovani laureate dirette verso il Centro-Nord o altri Paesi. Non si tratta soltanto di una fuga di cervelli, ma anche di una perdita di fiducia nelle possibilità di costruire il proprio futuro in Italia.

Anche quest'anno al fianco di Legal-Mente Pianezza
23/05/2026

Anche quest'anno al fianco di Legal-Mente Pianezza

“Il mondo salvato dai ragazzini” è stato il tema della ###VIII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, c...
22/05/2026

“Il mondo salvato dai ragazzini” è stato il tema della ###VIII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, che si è conclusa con successo sia per il numero dei visitatori — oltre 250.000 — sia per la qualità degli ospiti, con le loro conferenze, dibattiti e lezioni. Tanti protagonisti del panorama letterario internazionale e della cultura in genere.

Nell’intervista di apertura del Salone, la Direttrice editoriale del Salone, Annalena Benini, ha voluto specificare perché ha scelto il titolo dal libro di Elsa Morante. Dice:

«È un libro che è un manifesto e una poesia, una festa e un’invettiva, un romanzo e una chiave magica. Apre tutte le porte. Tante definizioni, perché sfugge a ogni definizione: non è classificabile, come non lo è il mondo dei ragazzini, dei ragazzi e delle ragazze.

I “ragazzini” del libro di Morante sono creature anarchiche, irregolari, quasi sacrali, proprio perché non del tutto integrate nella macchina del potere e del linguaggio. Nella filastrocca “La canzone degli I.M. (Infelici Molti) e dei F.P. (Felici Pochi)” loro possono salvare il mondo.

È un atto d’accusa contro i detentori del potere economico, culturale, scientifico, politico che affogano, nonostante il loro apparente sapere e le loro facce soddisfatte e sorridenti, nella tristezza, quella che non dà aria all’anima, alla fantasia, che non conosce la leggera profondità della sapienza dei pochi uomini rimasti “intatti”, e perciò felici.

Gli Infelici Molti hanno introiettato l’obbedienza all’astrazione, il culto della forza, la riduzione dell’altro a funzione, la perdita della pietà. Gli Infelici Molti sanno ma non sentono più, reagiscono ma non immaginano, sostituiscono l’esperienza con un riflesso ideologico.

Una sorta di filastrocca infantile, questa di Elsa Morante, per il suo ritmo, le ripetizioni, le rime facili; la forma giusta, però, per rimettere al centro il punto di vista di chi sa conservare l’innocenza, siano essi bambini o adulti.

È stato scritto nel 1968 e, per il periodo che stiamo attraversando, è più che mai attuale!»

Il testo della canzone è lungo; ne riportiamo qualche strofa, rimandando però alla lettura dell’intero testo.

«… Ah, Dottori, Dottori! Alla vostra età!
Ma perché, perché, ma perché,
signori Dottori I.M. (Infelici Molti) dell’Universo,
con tutto che vi addottorate e vi baccalaureate
e vi improfessorate nelle Università,
e la storia e la geografia studiate,
viaggiate, vi scafate, le macchine fabbricate,
sviscerate la scienza,
inventate l’atomica e il volo lunare,
però questa primaria lezione dell’esperienza
ancora non la volete imparare?

Ve lo ripeto, o Signori I.M. (Infelici Molti), non c’è verso:
con i F.P. (Felici Pochi) non ce la potrete mai spuntare.
Quelli sono incredibili, inconcepibili, inammissibili: sono tutti matti.

E non cullatevi nella speranza di poterli rieducare,
indi paternamente legittimare.

Sappiatelo, o padri meschini I.M. d’ogni paese:
se ancora il corpo offeso dei viventi resiste
in questo vostro mondo di sangue e di denti
è perché passano sempre quelle poche voci illese
con le loro allegre notizie.

Contro le vostre milizie, sevizie, immondizie,
imprese, spese, carriere, polveriere, bandiere,
istanze, finanze, glorie, vittorie, sciarpe littorie & sedie gestatorie,
contro la vostra sana ideologia, la vostra brava polizia,
ghepeù, ghestapò, FBI, min-cul-pop, ovra, rapp & compagnia
e tutta la vostra mortuaria litania,
ci vale solo quell’unica eterna scaramanzia:
l’allegria dei F.P.

Come vanno i Vostri Reali? E i Presidenti? E i Generali?
E i Rendimenti, gli Emolumenti? Siete contenti dei Vostri Affari?
In Famiglia tutto bene? La Signora si mantiene?
E la Bomba come va? La più bella chi ce l’ha?
La Mammà dei Capitali o il Papà dei Proletari?
Bravi, bravi, complimenti. Siete sempre Regolari.
Troppo uguali. Troppo uguali. Troppo tristi e troppo uguali,
troppo uguali e troppo tristi. Troppo tristi, troppo tristi,
tristi, TRISTI. Non vi viene mai lo sfizio d’essere meno tristi?

Comunque, se vi piace la tristizia, godetevela voi la vostra.
Questa terra non è mica roba vostra.

È da secoli e da millenni
che noi cerchiamo di farvelo capire.

Mamma nostra non ci ha mica fatto per servire agli usi vostri.
Mica ci ha fatto gli occhi per guardare le tristi facce vostre.
Mica ci ha fatto gli orecchi per ascoltare le tristi chiacchiere vostre.

La vostra guerra non è la nostra.
Noi siamo per l’allegria
e la grazia, ossia la felicità.

E perché poi fate tanto fracasso?
Silenzio! Taisez-vous! Shut up! Via! Fatevi in là! Basta! …»

E riferito alla gente:

«E voi, poveri Molti figli e stolti,
di padri infelici e stolti,
perché vi lasciate voi minorare?
Fino a quando vi metterete a servizio?
Non sapete che a lungo andare
la servitù non è più necessità,
né fatalità né virtù, ma vizio? …»

«Voi dite: “Preferiamo la televisione che ha quaranta miliardi d’abbonati. Quei tuoi vantati F.P., per quanto ce li sventoli, sono quattro gatti. La forza sta nel numero”.

Beh — vi rispondo io — secondo i casi. Per esempio, chi più varrà: quattro gatti coi co****ni intatti o quaranta miliardi di castrati? Eh? Chi lo sa?

Aria, aria,
a questa prigione infetta.
Date retta a questa mia povera canzone.

Non è detto
che prima ancora del giorno del Giudizio
quei pazzi F.P. non vi mettano in minoranza.

Forse vi converrebbe cominciare qualche esercizio
per trovarvi preparati alla possibile circostanza.

Sarebbe una magnifica stravaganza
di scavalcare tutti insieme i tempi brutti
in un allegro finale: FELICI TUTTI!

Forse, il primo segreto essenziale
della felicità si potrebbe ancora ritrovare.
L’importante sarebbe rimettersi a cercare».

È un libro che vuole rivolgersi ai Felici Pochi che mantengono la coscienza e il senso della bellezza.

Il fazzoletto di Loredana sventola insieme alle preghiere della cultura nepalese. Loredana, nostra socia, amava la monta...
18/05/2026

Il fazzoletto di Loredana sventola insieme alle preghiere della cultura nepalese.
Loredana, nostra socia, amava la montagna; aveva fatto un trekking in Nepal due anni fa, e poil’anno scorso ci ha lasciato.
Ad aprile un gruppo di persone tra cui Lorenzo suo marito, hanno fatto un trekkig nella valle delKumbu, nella zona Himalayana. Al valico di Rengjo-La, quota 5360 m. è stato aggiunto il suo fazzoletto alla sequenza di bandierine nepalesi.
Le bandiere nepalesi o tibetane, chiamate lung-ta (“cavallo del vento”) vengono appese su fili tesi da un punto all’altro in luoghi alti in montagna, sugli stupa o sui monasteri, in modo che quando il
vento soffia i mantra e le benedizioni stampati su di esse volino e trasportino nell’ambiente circostante le parole, con l’intento di promuovere la pace, la saggezza e la compassione. La compassione è il cardine centrale del buddismo. Non sono preghiere per gli dei, non si appendono
per chiedere qualcosa per se stessi, ma per offrire benedizioni e vibrazioni positive al mondo.
Le bandiere si lasciano consumare dagli agenti atmosferici, simboleggiano il ciclo della vita e il suo continuo rinnovamento. Quelle vecchie lacerate saranno sostituite da nuove bandiere. È il riconoscimento che ogni essere è parte di un circolo più grande.
Ci piace pensare al Suo fazzoletto che sventola insieme a quelle bandiere, rappresentano i valori incui lei credeva. Anche le sue ceneri sono state disperse in montagna, nella nostra vallata.
Possiamo ricordarla così, immersa nella natura di cui si sentiva parte.

Oggi abbiamo dato l’ultimo saluto al nostro caro amico Romano Vignolini.Per tutti noi ha rappresentato un esempio autent...
15/05/2026

Oggi abbiamo dato l’ultimo saluto al nostro caro amico Romano Vignolini.
Per tutti noi ha rappresentato un esempio autentico di coerenza, impegno civile e lotta continua per la Libertà e la Giustizia.
Il suo straordinario impegno nel raccontare le tragiche esperienze della Resistenza nasceva anche da una ferita personale profondissima. Due suoi fratelli furono partigiani: Umberto venne ucciso a San Gillio nel gennaio del 1945, mentre Achille fu catturato durante il funerale del fratello e deportato nel campo di sterminio di Mauthausen. Tornò a casa a soli 19 anni, segnato per sempre da una sofferenza che lo portò, nel 2000, a togliersi la vita.
Il dolore per la perdita dei fratelli fu per Romano la spinta a dedicare tutta la sua esistenza alla difesa della memoria, affinché la Storia non potesse mai più ripetersi.
Il suo impegno nelle scuole, accanto ai giovani, è stato costante e prezioso. Il ricordo di lui continuerà a vivere nei ragazzi che hanno avuto il privilegio di incontrarlo e ascoltarlo. Uno di loro ha scritto una bellissima lettera per ringraziarlo di aver insegnato cosa significhino davvero la Libertà, il Coraggio e la Pace.
Alla cara Donata e a Claudia va il nostro abbraccio più affettuoso, condividiamo con loro il dolore di questa perdita.
Buon viaggio, Romano, non ti dimenticheremo

Indirizzo

Pianezza
10044

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