Usb Piacenza

Usb Piacenza Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Usb Piacenza, Sindacato, Via Cristoforo Colombo, 11, Piacenza.

05/08/2026

Secondo la Commissione di Garanzia in Italia prima muori poi hai il diritto di scioperare: questo è il senso del no che la Commissione di Garanzia ha dato ad USB e i lavoratori che in queste settimane hanno proposto un pacchetto di 16 ore di sciopero per contrastare l'emergenza caldo e i suoi rischi per la salute e sicurezza.

Usb non ci sta e proseguiremo la lotta per la tutela del diritto di sciopero e del diritto di salute e sicurezza per i lavoratori!

Di caldo si muore ma non si può scioperare.
05/08/2026

Di caldo si muore ma non si può scioperare.

Un altro lavoratore migrante è morto, questa volta nei campi del Cremonese.  Mentre il Paese parla di emergenze astratte...
04/08/2026

Un altro lavoratore migrante è morto, questa volta nei campi del Cremonese.
Mentre il Paese parla di emergenze astratte, i corpi degli ultimi continuano a cadere nel silenzio generale.
Non è una tragedia, è un sistema.
È il capitalismo agricolo dello sfruttamento, è il ricatto del bisogno, è la catena di comando che scarica il rischio sempre sugli stessi: migranti, precari, braccianti, poveri.
A morire di lavoro non sono mai i padroni.
Non muoiono gli amministratori delegati.
Non muoiono i dirigenti.
Non muoiono quelli che decidono da uffici climatizzati o che si riposano sugli yacht.
Muoiono invece quelli costretti a spezzarsi la schiena sotto il sole, senza tutele, senza protezione, senza dignità.
Muoiono gli invisibili su cui si regge l’abbondanza di chi comanda.
Questa è una strage di classe.
E finché si continuerà a chiamarla “fatalità”, si continuerà a coprire la responsabilità politica, economica e morale di chi sfrutta e di chi lascia fare.
Basta morti sul lavoro.
Basta braccianti sacrificabili.
Basta ipocrisia.
Se il lavoro uccide, non è un incidente: è violenza sociale

Non vogliamo dimenticare...Seppellite i nostri cuori in quella stazioneMa diseppellite le asce di guerra !
02/08/2026

Non vogliamo dimenticare...
Seppellite i nostri cuori in quella stazione
Ma diseppellite le asce di guerra !

+++EDITORIALE+++L’Italia va alla guerraMentre l’Ilva chiude, l’inflazione torna a correre e i salari riprendono a scende...
30/07/2026

+++EDITORIALE+++

L’Italia va alla guerra
Mentre l’Ilva chiude, l’inflazione torna a correre e i salari riprendono a scendere, Tajani e Crosetto chiedono prestiti per le armi.

Si chiama SAFE, Security Action For Europe, ed è un programma di prestiti europei a lunga scadenza per l’acquisto e la fabbricazione di nuovi armamenti. Questi includono munizioni e missili, sistemi di artiglieria, droni e sistemi anti-drone, nonché sistemi di difesa aerea e missilistica, protezione delle infrastrutture critiche, protezione degli asset spaziali, sicurezza informatica, tecnologia AI e sistemi di guerra elettronica. La Presidente della Commissione europea Ursula Van der Leyen ha avuto modo di spiegare più volte, in modo molto esplicito, che questo programma finanziato con 150 miliardi di euro serve a preparare l’Europa entro il 2030 alla guerra contro la Russia.
Pochi giorni fa il ministro degli esteri Tajani ha reso noto che l’Italia ha fatto richiesta di un prestito di 14,9 miliardi di euro del programma Safe, specificando che sarà poi il ministro della difesa Crosetto a indicare i progetti sui quali viene chiesto il finanziamento.
In Italia il governo Meloni è molto attento alla comunicazione, soprattutto quando si parla di guerra. Mentre in Europa sono molto più chiari e spiegano che la popolazione deve prepararsi alla guerra, qui da noi si usano argomenti più ibridi per nascondere i fatti, come l’accesso alle nuove tecnologie, il sostegno all’occupazione e, naturalmente, la necessità di difendersi.
Ma il dato eclatante è che, davanti ad una drammatizzazione della situazione economica, con migliaia di posti di lavoro a rischio nel settore siderurgico e con la certificazione che i salari hanno ripreso a scendere nonostante i decantati rinnovi contrattuali, il governo chiede prestiti per le armi. E che prestiti!

Del resto, viene da dire, dal lato delle opposizioni tutto tace. La Schlein ha ribadito recentemente, in una lunga intervista sul Foglio, l’appoggio incondizionato all’Ucraina e quindi il via libera a nuovi finanziamenti per proseguire la guerra con la Russia. E’ la conferma delle posizioni assunte in tutti questi anni di completo appiattimento sulla linea guerrafondaia della Ue e della Nato e che, indirettamente, giustifica poi anche la scelta del riarmo.
Dal fronte sindacale l’attenzione invece è rivolta a ben altro. Proprio ieri, 29 luglio, sono tornati a riunirsi Confindustria e 14 associazioni datoriali assieme a Cgil, Cisl e Uil, per proseguire nella costruzione del Patto che dovrà portare a sancire, una volta per tutte, l’assoluto monopolio dei diritti sindacali nelle mani della triplice. Anche questo in fondo è funzionale alla guerra, aiuta a tenere bassi i salari e a contenere l’incazzatura del mondo del lavoro.

Forse è ora di ricominciare a pensare che non abbiamo molte vie d’uscita. Tra queste ce n’è una che dice: blocchiamo tutto! Per la pace, per il salario, per il lavoro, blocchiamo tutto.

Festa Figli/e della stessa rabbia – 2° Edizione Sabato 12 settembre - ore 17.00 - Circolo Arci Concetto Marchesi – via d...
30/07/2026

Festa Figli/e della stessa rabbia – 2° Edizione
Sabato 12 settembre - ore 17.00 - Circolo Arci Concetto Marchesi – via del Frantoio 9c

Come cambia il mondo nell’era dell’IA
L’Intelligenza Artificiale è già entrata nelle nostre vite e sta producendo cambiamenti di portata epocale. Lo sviluppo tecnologico, nelle mani di grandi agglomerati privati, sta aumentando la capacità di controllo sulle persone e il dominio del capitale sul lavoro. I cambiamenti hanno una natura sistemica ed è la stessa forma del capitalismo che viene sottoposta ad una trasformazione rilevante, che sta già influenzando il ruolo degli Stati e le forme della guerra. La scienza sembra essere assoggettata ad interessi che sono diversi da quella dell’umanità. E mentre ci interroghiamo su come difenderci da questi processi, ci domandiamo se c’è un’alternativa e come possono i popoli rimettere lo sviluppo scientifico sotto il controllo della collettività.
Relazioni di:
Dario Guarascio Imperialismo digitale e guerra
Luciano Vasapollo Chi comanda con l’IA?
Padre Alfonso Bruno Scienza e IA nell’enciclica di Papa Leone XIV
Vladimiro Giacché L’IA con caratteristiche cinesi
Claudio Argentini L’IA nel mondo del lavoro
Interverrà la campagna La conoscenza non marcia

OSARoma, Cambiare Rotta Roma, diritto all'abitare, , della stessa Rabbia,

ACCIAIERIE D’ITALIA, IL GOVERNO PROPONE UNA RESA DI STATO. PER USB SERVONO NAZIONALIZZAZIONE E TUTELE STRAORDINARIE PER ...
28/07/2026

ACCIAIERIE D’ITALIA, IL GOVERNO PROPONE UNA RESA DI STATO. PER USB SERVONO NAZIONALIZZAZIONE E TUTELE STRAORDINARIE PER TUTTI I LAVORATORI

Il tavolo convocato oggi dal Governo sul futuro di Acciaierie d’Italia si è aperto con l’annuncio di una resa politica e industriale.

Di fronte al decreto della Corte d’Appello di Milano, che impone la sospensione entro 90 giorni delle attività dell’area a caldo di Taranto, il Governo ha dichiarato di voler riperimetrare la gara sugli impianti a freddo e sulle attività che potranno continuare. Una prospettiva presentata senza indicare cosa si produrrà, con quali volumi, con quali investimenti e soprattutto con quanti lavoratori.

Questa non è una soluzione industriale. È la gestione amministrativa della progressiva dismissione del gruppo.

Il problema non è quanto deciso dalla magistratura. Siamo di fronte alla sesta pronuncia consecutiva e al risultato di quattordici anni di errori, rinvii, deroghe e scelte sbagliate compiute dalla politica e dai diversi Governi che si sono succeduti.

La magistratura non può diventare l’ennesimo alibi dietro il quale nascondere l’assenza di una strategia per l’acciaio, per Taranto e per l’intero sistema industriale nazionale.

Il Governo ha affermato di avere avuto pronta, fino a ieri, una soluzione industriale. Oggi sostiene invece che tutto sarebbe stato cancellato dalla decisione della Corte d’Appello. Una ricostruzione che non convince e che conferma l’assoluta fragilità del percorso seguito fino a questo momento.

Da mesi vengono prospettate soluzioni tra loro contraddittorie, mentre si continua a trattare con soggetti privati che hanno già dichiarato di non voler investire risorse proprie. Nel frattempo, sui lavoratori diretti, sugli addetti degli appalti e sui dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria vengono scaricati tutti i costi degli errori commessi dallo Stato e dalla politica.

La riperimetrazione della gara sull’area a freddo, senza un progetto produttivo definito, rischia di rappresentare soltanto un ulteriore passaggio verso lo spezzettamento del gruppo e la cancellazione della produzione primaria di acciaio in Italia.

Per USB resta necessaria una scelta chiara: la nazionalizzazione di Acciaierie d’Italia.

Il Governo sostiene che la proprietà pubblica non avrebbe modificato gli effetti del provvedimento giudiziario. La questione posta da USB è un’altra: la nazionalizzazione serve per assumere il controllo delle decisioni industriali, programmare gli interventi ambientali, garantire gli investimenti, difendere la produzione nazionale di acciaio e tutelare l’occupazione.

È quanto è stato fatto nel Regno Unito di fronte al rischio di fermata di British Steel e alla possibile perdita della capacità nazionale di produrre acciaio. Quando è in discussione un settore strategico, uno Stato interviene direttamente e non si limita ad attendere le decisioni dei privati.

Acciaierie d’Italia dispone già di lavoratori, tecnici e professionalità in grado di garantire la gestione e la ripartenza degli impianti. Manca una decisione politica all’altezza della situazione.

Accanto alla nazionalizzazione, è necessario aprire immediatamente un confronto su strumenti straordinari di tutela per tutti i lavoratori, senza distinzioni tra diretti, appalti e Ilva in amministrazione straordinaria. Servono garanzie occupazionali, continuità salariale e strumenti nuovi, capaci di accompagnare una vera transizione industriale e ambientale senza scaricarne i costi sulle persone.

Qualora il Governo abbia invece deciso di chiudere l’area a caldo e rinunciare alla produzione di acciaio a Taranto, deve dirlo apertamente e assumersi la responsabilità politica, industriale e sociale di questa scelta. In quel caso, Taranto e i lavoratori dovranno ricevere compensazioni straordinarie e garanzie reali, non nuovi ammortizzatori sociali destinati ad accompagnare la perdita dei posti di lavoro.

Dopo gli interventi delle organizzazioni sindacali, il Governo ha proposto l’avvio immediato di un tavolo tecnico per definire un “piano straordinario”, coinvolgendo i ministeri interessati, le organizzazioni sindacali, la Regione Puglia e il Comune di Taranto.

La proposta di aprire una discussione tecnica trova USB favorevole. È necessario verificare nel merito tutte le ricadute del provvedimento giudiziario, le prospettive industriali, gli investimenti possibili e gli strumenti straordinari necessari per tutelare l’intero perimetro occupazionale.

Questa disponibilità non comporta però alcun arretramento. Per USB la nazionalizzazione resta lo strumento principale per garantire il controllo pubblico delle scelte industriali, la continuità della produzione siderurgica, gli investimenti ambientali e la salvaguardia di tutti i lavoratori.

Il piano straordinario non può ridursi alla ricerca di nuovi investitori privati, alla riconversione delle aree liberate o alla gestione delle conseguenze della fermata. Deve prevedere un ruolo diretto dello Stato e affrontare immediatamente il tema delle garanzie occupazionali e salariali per i lavoratori diretti, degli appalti e di Ilva in amministrazione straordinaria.

USB parteciperà al confronto tecnico, ma con un presupposto politico preciso: nessuna soluzione potrà essere considerata credibile se rinuncia alla produzione di acciaio, spezza il gruppo o scarica ancora una volta sui lavoratori il costo delle scelte compiute dalla politica.

Per USB la tregua è finita. Non sono più accettabili scuse legate alla magistratura, all’Europa o alle decisioni degli enti locali.

Il Governo deve avere il coraggio di compiere la scelta necessaria per salvaguardare produzione e occupazione: nazionalizzare la fabbrica, garantire tutti i lavoratori e costruire un vero piano pubblico per l’acciaio in Italia.

USB Lavoro Privato – Categoria Operaia dell’Industria Nazionale

Le motivazioni con le quali sono stati prosciolti da gran parte delle accuse del 2022 i sindacalisti di Si cobas Piacenz...
25/07/2026

Le motivazioni con le quali sono stati prosciolti da gran parte delle accuse del 2022 i sindacalisti di Si cobas Piacenza e Usb Piacenza.

L'attività sindacale è stata condotta attraverso mezzi leciti, i sindacalisti di Si Cobas e Usb non si sono arricchiti personalmente. E' la sostanza delle

Con il Governo Meloni contratti puntuali ma a perdere. USB, il rispetto per i dipendenti pubblici passa innanzitutto dal...
24/07/2026

Con il Governo Meloni contratti puntuali ma a perdere.

USB, il rispetto per i dipendenti pubblici passa innanzitutto dall'aumento dei salari

Dopo mesi di Zangrillo da ieri anche la Presidente Meloni ripete la litania. La continuità contrattuale, oltre a non essere una scelta del Governo ma una misura del nuovo patto di stabilità imposto dall’Unione Europea, altro non è che l’ennesima misura di contenimento dei salari pubblici.

Nei numeri sciorinati dalla Presidente del Consiglio, mancano quelli della perdita del potere d’acquisto dei salari degli oltre tre milioni di dipendenti pubblici.

Da quando i contratti si rinnovano “in orario” lavoratrici e lavoratori pubblici hanno perso, solo con la tornata 2022-2024, circa il 10% del potere d’acquisto dei propri salari. Il rinnovo in corso, stando alle proiezioni ISTAT, promette un'ulteriore perdita di almeno il 2%.

Si può quindi affermare con ragionevole certezza che con il governo Meloni i salari pubblici hanno realizzato i peggiori rinnovi contrattuali dal passaggio al nuovo sistema di contrattazione. Peggio di lei solo Berlusconi che bloccò i rinnovi, saltando due tornate contrattuali.

Giorgia Meloni, il rispetto per l’infermiere, l’insegnante, l’impiegato allo sportello, prima che dalla puntualità, passa da aumenti salariali che consentano almeno di mantenere intatto il loro valore reale rispetto all’inflazione.

24/07/2026

ARCO SPEDIZIONI - CAORSO (PC):
l'appaltatore cerca di intimidire i lavoratori con le solite azioni autoritarie e colpendo pretestuosamente le RSA. PARTE LO SCIOPERO IMMEDIATO PERCHÉ CHI TOCCA UNO, TOCCA TUTTI.
SE PENSANO DI SPAVENTARE QUALCUNO, SI SBAGLIANO DI GROSSO. SIAMO SOLO ALL'INIZIO, SAPPIAMO LOTTARE, SAPPIAMO RESISTERE UN MINUTO IN PIÙ DEL PADRONE.

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