30/10/2026
Ci sono ragazzi che ogni mattina si alzano, vanno a scuola, incontrano gli amici, sorridono. E poi tornano a casa, chiudono la porta della loro stanza e si ritrovano soli con un dolore che nessuno riesce a vedere.
Un giovane su sette ha pensato di togliersi la vita.
È un dato che fa male. Che dovrebbe interrogarci tutti, indipendentemente dalla nostra età.
Secondo un’indagine della Fondazione Foresta ETS su 1.400 studenti delle scuole superiori, il 15,3% ha avuto pensieri suicidari nell’ultimo anno. Oltre la metà riferisce sintomi d’ansia e quasi quattro su dieci sintomi depressivi.
Ma c’è un altro numero che colpisce profondamente: tra chi ha avuto pensieri suicidari, il 23% non ha chiesto aiuto a nessuno.
Pensiamoci. Quanti ragazzi attraversiamo ogni giorno senza accorgerci della loro sofferenza? Quante volte scambiamo il silenzio per serenità?
Come FNP CISL crediamo che questi numeri riguardino anche noi, le persone anziane, le famiglie, l’intera comunità.
Perché la solitudine non ha età. E nessuna generazione si salva da sola.
Gli anziani possono offrire ai giovani qualcosa di straordinariamente prezioso: tempo, ascolto, attenzione. Una relazione libera dal giudizio e dalle aspettative.
Ma per farlo dobbiamo anche imparare a comprendere un disagio diverso da quello che abbiamo conosciuto nella nostra giovinezza.
Non serve dire «Alla tua età avevo problemi ben peggiori». Non serve minimizzare, giudicare o pretendere risposte immediate.
A volte tutto comincia da una domanda semplicissima: «Come stai davvero?» E dalla capacità di ascoltare la risposta.
Sappiamo però che l’affetto e la solidarietà, per quanto fondamentali, non possono sostituire una rete di cura.
Per questo, come FNP CISL, chiediamo maggiori investimenti nella salute mentale pubblica, spazi di ascolto psicologico accessibili nelle scuole, prevenzione del bullismo, sostegno alle famiglie e servizi territoriali capaci di accompagnare le persone in ogni fase della vita.
La salute mentale è un diritto, non un privilegio.
I giovani hanno bisogno di sentirsi ascoltati. Gli anziani hanno bisogno di continuare a sentirsi parte attiva della società. E tutti abbiamo bisogno di sapere che, nei momenti più difficili, qualcuno ci sarà.
Costruire ponti tra generazioni significa anche questo: riconoscere la sofferenza degli altri, non voltarsi dall’altra parte e fare della solidarietà una responsabilità collettiva.
Perché nessuno dovrebbe arrivare a pensare che la propria vita non valga più la pena di essere vissuta.
💙 LA VITA NON VA IN PENSIONE.