Percorsi - Organizzazione di volontariato

Percorsi - Organizzazione di volontariato Associazione Regionale Abruzzese Familiari per la Tutela della Salute Mentale - Organizzazione di Volontariato

Sviluppa a favore delle persone affette da patologie mentale, nella direzione del “Progetto Obiettivo Salute Mentale” e del Piano Sanitario Regionale, progetti di abilitazione – riabilitazione psicosociale, di Assistenza Riabilitativa Territoriale Integrata Sociosanitaria ( ARTIS ), di reinserimento territoriale e di mediazione sociale al lavoro. Favorisce la conoscenza tra familiari che condivido

no lo stesso problema organizzando gruppi di auto – mutuo aiuto, affrontando insieme i disagi connessi alla patologia dei propri congiunti. Partecipa, con i propri rappresentanti, ai lavori della Consulta Regionale e di tutti i Comitati tecnici istituiti dai Dipartimenti di Salute Mentale. Svolge, con un servizio di Segretariato Sociale, funzioni di ascolto, informazione, consulenza professionale e orientamento, per rispondere alle numerose richieste di aiuto provenienti dal territorio. Organizza convegni, seminari e dibattiti di promozione culturale e di lotta allo stigma, momenti di formazione per i volontari, i familiari e le persone affette da patologie mentale. Si impegna per il rafforzamento e la costituzione di reti di sostegno sociale alle persone affette da patologie mentali. Interviene direttamente sulla stampa e nei confronti dei mezzi di informazione di massa, tutelando le persone affette da patologie mentali, per fornire una corretta informazione su fatti, interventi, Leggi. Studia e mette in atto strategie adeguate per assicurare un futuro sereno e dignitoso alle persone con problemi di Salute Mentale, soprattutto pensando al momento in cui resteranno prive del supporto familiare. Raccoglie documenti e normative sulla Salute Mentale istituendosi come “Centro di Informazione e Documenti sulla Salute Mentale” aperto a tutta la cittadinanza.

𝐁𝐞𝐥é𝐧 𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐜𝐫𝐨𝐥𝐥𝐨 𝐧𝐞𝐫𝐯𝐨𝐬𝐨, 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐥'𝐚𝐥𝐥𝐚𝐫𝐦𝐞. 𝐈 𝐯𝐢𝐜𝐢𝐧𝐢: «𝐂𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐯𝐚 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐨 𝐠𝐫𝐢𝐝𝐚𝐧𝐝𝐨»𝘓𝘢 𝘴𝘩𝘰𝘸𝘨𝘪𝘳𝘭 𝘳𝘪𝘤𝘰𝘷𝘦𝘳𝘢𝘵𝘢 𝘦 𝘱𝘰𝘪...
19/06/2026

𝐁𝐞𝐥é𝐧 𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐜𝐫𝐨𝐥𝐥𝐨 𝐧𝐞𝐫𝐯𝐨𝐬𝐨, 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐥'𝐚𝐥𝐥𝐚𝐫𝐦𝐞. 𝐈 𝐯𝐢𝐜𝐢𝐧𝐢: «𝐂𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐯𝐚 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐨 𝐠𝐫𝐢𝐝𝐚𝐧𝐝𝐨»

𝘓𝘢 𝘴𝘩𝘰𝘸𝘨𝘪𝘳𝘭 𝘳𝘪𝘤𝘰𝘷𝘦𝘳𝘢𝘵𝘢 𝘦 𝘱𝘰𝘪 𝘥𝘪𝘮𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘢 𝘔𝘪𝘭𝘢𝘯𝘰

Non c'è pace per Belén Rodríguez. È stata una mattina da incubo, quella dello scorso lunedì, per la showgirl argentina, finita in codice giallo al Policlinico di Milano in stato di profonda agitazione. Tutto è cominciato poco dopo le sette di mattina, quando un vicino della donna, residente in un elegante palazzo di cinque piani a Brera, ha sentito provenire delle grida dal suo appartamento («Aiuto, aiutatemi»).

Allarmato, l'uomo ha chiamato il 112. Sul posto sono arrivate due volanti del commissariato Garibaldi-Venezia, un'ambulanza e i vigili del fuoco, riusciti a entrare nell'appartamento solo dopo una lunga contrattazione durata tre ore. La donna, in stato di agitazione, si trovava chiusa in bagno e - secondo quanto riportato dai vigili del fuoco - non ricordava perché. Rodriguez era sola: non erano presenti in casa i figli Santiago e Luna Marì, avuti da Stefano De Martino e Antonino Spinalbese.

Gli accertamenti

Fin dai primi accertamenti, le autorità hanno escluso l'ipotesi di un gesto estremo: si sarebbe trattato piuttosto di un improvviso episodio di forte malessere psicofisico. Dopo un primo momento di disorientamento, la donna ha accettato il trasferimento in ospedale per ulteriori controlli.
Rodríguez è stata dimessa ieri e ha fatto ritorno alla sua abitazione: «La paziente è in buone condizioni», ha dichiarato l'ufficio stampa del Policlinico.

Il malessere di lunedì potrebbe essere stato preceduto da un altro episodio allarmante: due testimoni hanno infatti riferito agli agenti della Polizia locale di aver visto (e fotografato) la showgirl alla guida di un suv, nel tardo pomeriggio di sabato, e che quell'auto sarebbe stata coinvolta in due diversi incidenti. La polizia sta cercando di risalire all'intestatario del veicolo, riconducibile a una società, e di individuare chi fosse alla guida sabato sera. Non ci sono conferme che si tratti proprio di Rodríguez.

Il compagno

Il crollo psicologico di lunedì non è, in ogni caso, un evento inaspettato. Rodríguez aveva ammesso più volte, nell'ultimo anno, di aver attraversato un periodo di profonda depressione. Ma di recente sulla sua vita personale, e sulla sua carriera, sembrava essere tornato a splendere il sole. Non solo la relazione, dopo due anni da single, con un personal trainer con cui era stata avvistata a Milano, alla presentazione del disco di Samurai Jay (con lui Rodríguez ha duettato a Sanremo), ma anche la prospettiva di un importante impegno professionale.

Per lei, si diceva, Mediaset aveva nel cassetto la conduzione della prossima Isola dei famosi. «Ho sentito il tuo nome accostato alla conduzione dell'Isola dei Famosi», le chiedeva solo dieci giorni fa su Rai1 Antonella Clerici. E lei: «Mi piacerebbe molto perché tra l'altro l'ho fatta come concorrente e capisco benissimo i meccanismi Si vedrà». Sembrava fatta. E invece.

La delusione

E invece, proprio nelle ore precedenti al crollo di lunedì, l'indiscrezione: Mediaset avrebbe preferito a Belén Selvaggia Lucarelli, già opinionista del Grande Fratello, nel ruolo di conduttrice dell'Isola. Che la notizia abbia avuto o meno un peso nell'incidente di lunedì, di certo da tempo la showgirl manifesta spie di un disagio profondo: un malessere per cui già dal 2024, in occasione di una serie di post criptici pubblicati su Instagram, era stata evocata dai fan un'inquietante similitudine con la parabola di Britney Spears.

Lo scorso ottobre, a Belve, Rodríguez confidava a Francesca Fagnani di essere stata dipendente dalle benzodiazepine e di temere per la sua carriera: «Quando passano gli anni e non ti danno la possibilità di esprimerti è doloroso, perché sai che, se continua così, finita la bellezza, finito il lavoro».

Sui social

Un mese dopo, ospite di un evento del magazine Vanity Fair, appariva sul palco confusa e barcollante: «Soffro di attacchi di panico, avevo preso tre calmanti» la spiegazione sui social. L'idea di prendere del tempo per se stessa tramonta presto, e a febbraio, durante un'intervista telefonica con Il Messaggero, la showgirl perde il controllo abbandonando bruscamente il colloquio. Forse è ora di fermare la macchina per un po'. Tutti quanti.
https://www.ilmessaggero.it/persone/belen_come_sta_cosa_ha_avuto_davvero-9556389.html

𝐋𝐎 𝐏𝐒𝐈𝐂𝐎-𝐃𝐑𝐀𝐌𝐌𝐀 𝐃𝐈 𝐓𝐑𝐔𝐌𝐏, 𝐃𝐄𝐍𝐈𝐆𝐑𝐀 𝐌𝐄𝐋𝐎𝐍𝐈 𝐈𝐍 𝐒𝐔𝐀 𝐀𝐒𝐒𝐄𝐍𝐙𝐀 - 𝐐𝐔𝐄𝐋 𝐒𝐎𝐓𝐓𝐈𝐋𝐄 𝐂𝐎𝐍𝐅𝐈𝐍𝐄 𝐓𝐑𝐀 𝐏𝐎𝐋𝐈𝐓𝐈𝐂𝐀 𝐄𝐒𝐓𝐄𝐑𝐀 𝐄 𝐃𝐈𝐒𝐓𝐔𝐑𝐁𝐎 𝐃𝐈 𝐏𝐄𝐑𝐒𝐎𝐍𝐀...
19/06/2026

𝐋𝐎 𝐏𝐒𝐈𝐂𝐎-𝐃𝐑𝐀𝐌𝐌𝐀 𝐃𝐈 𝐓𝐑𝐔𝐌𝐏, 𝐃𝐄𝐍𝐈𝐆𝐑𝐀 𝐌𝐄𝐋𝐎𝐍𝐈 𝐈𝐍 𝐒𝐔𝐀 𝐀𝐒𝐒𝐄𝐍𝐙𝐀 - 𝐐𝐔𝐄𝐋 𝐒𝐎𝐓𝐓𝐈𝐋𝐄 𝐂𝐎𝐍𝐅𝐈𝐍𝐄 𝐓𝐑𝐀 𝐏𝐎𝐋𝐈𝐓𝐈𝐂𝐀 𝐄𝐒𝐓𝐄𝐑𝐀 𝐄 𝐃𝐈𝐒𝐓𝐔𝐑𝐁𝐎 𝐃𝐈 𝐏𝐄𝐑𝐒𝐎𝐍𝐀𝐋𝐈𝐓𝐀'

𝘓𝘦 𝘥𝘪𝘤𝘩𝘪𝘢𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘥𝘪 𝘛𝘳𝘶𝘮𝘱 𝘢 𝘓𝘢7: «𝘕𝘰𝘯 𝘦𝘳𝘰 𝘰𝘣𝘣𝘭𝘪𝘨𝘢𝘵𝘰 𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘢𝘳𝘭𝘦, 𝘮𝘪 𝘩𝘢 𝘧𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘱𝘦𝘯𝘢». 𝘔𝘦𝘭𝘰𝘯𝘪: «𝘚𝘰𝘯𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘪𝘣𝘪𝘵𝘢. 𝘕𝘰𝘯 𝘴𝘰 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩é 𝘪𝘭 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘪𝘥𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘜𝘴𝘢 𝘴𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘰𝘳𝘵𝘪 𝘤𝘰𝘴ì 𝘤𝘰𝘯 𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘱𝘳𝘪 𝘢𝘭𝘭𝘦𝘢𝘵𝘪. 𝘗𝘰𝘴𝘴𝘰 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘥𝘪𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘥𝘪𝘴𝘱𝘪𝘢𝘤𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘢𝘣𝘣𝘪𝘢 𝘭𝘢 𝘴𝘵𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘥𝘦𝘵𝘦𝘳𝘮𝘪𝘯𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘰𝘯 𝘪 𝘯𝘦𝘮𝘪𝘤𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭'𝘖𝘤𝘤𝘪𝘥𝘦𝘯𝘵𝘦». 𝘈𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘪𝘥𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘊𝘰𝘯𝘴𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘭𝘢 𝘴𝘰𝘭𝘪𝘥𝘢𝘳𝘪𝘦𝘵à 𝘥𝘪 𝘔𝘢𝘵𝘵𝘢𝘳𝘦𝘭𝘭𝘢

Nonostante l'incontro e i sorrisi, Donald Trump torna all'attacco della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. E così, al termine del G7 di Evian, e dopo il Consiglio Europeo - che comunque non ha soddisfatto le richieste degli Usa, soprattutto in materia di armamenti - dice: «Probabilmente è contenta che io le abbia parlato». Trump si mostra sprezzante e ancora adirato nei confronti di Meloni, tanto da arrivare a dire: «Mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena». Il presidente Usa ha detto queste parole in un'intervista esclusiva con l'«Aria che tira», su La7.
Ma per Meloni, le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti sono «inventate»: «Sono allibita. Non so perché il presidente Usa si comporti così con i propri alleati. Non è la prima volta che accade. Posso solo dire che dispiace non abbia la stessa determinazione con i nemici dell'Occidente e con leadership con cui si dimostra molto più accondiscentente. Una cosa se la deve ricordare: io e l'Italia non imploriamo mai».

Dopo l'episodio, la presidente del Consiglio ha ricevuto una telefonata di solidarietà da parte di Sergio Mattarella.

Dalla sua parte si schiera anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, secondo cui le parole di Trump, oltre ad essere «chiaramente false», sono «un evidente tentativo di vendicarsi della premier italiana per il suo non essersi piegata ai voleri del Tycoon». «Conoscendola molto bene, posso scommettere di mangiare un pollo vivo piuttosto che credere che Giorgia Meloni supplichi qualcuno. Fa pena chi lo sostiene», aggiunge La Russa. Solidarietà anche da parte del presidente della Camera Lorenzo Fontana, che osserva come le parole di Trump «non contribuiscono a rafforzare quel clima di rispetto fondamentale nei rapporti tra Paesi amici e alleati». Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intanto, ha cancellato il viaggio a Miami previsto per il 21 e 22 giugno. E ha definito le parole di Trump «gravi» e «offensive» nei confronti dell'Italia intera.

L'incontro a Evian

Dopo il G7, Meloni aveva spiegato che trovava il rapporto tra lei e Trump «immutato».
E, a proposito del loro incontro a Evian, aveva aggiunto: «Non c'è stato tra noi neanche bisogno di parlare. Non ci sono state tra noi recriminazioni. Io e Donald abbiamo un carattere abbastanza forte, siamo due persone che difendono con determinazione il loro interesse nazionale. Non c'è bisogno che ci chiariamo quando non siamo d'accordo su qualcosa».

I commenti del mondo politico italiano

Le prime reazioni del mondo politico italiano alle parole del presidente Usa erano state nette.

«Trump», ha scritto su X Carlo Calenda, «è un mentitore seriale nonché un bullo da operetta. Personalmente non credo che Meloni abbia implorato alcunché. In ogni caso questi insulti vanno respinti in quanto ledono l'onore della Nazione». Per Matteo Renzi, leader di Italia viva, le frasi di Trump sono «orripilanti, come sempre». «Cara Presidente», prosegue, «hai finalmente capito che allearsi con quella gente lì significa essere contro l'Italia? Ora basta cappellini Maga e basta ponti con Trump». Da parte di Filippo Sensi, senatore del Pd, arriva «solidarietà», così come da Matteo Salvini, che scrive: «Chi attacca Giorgia, attacca tutti noi».

L'ex premier e leader del M5S Giuseppe Conte, invece, scrive: «L’Italia non merita di ritrovarsi così platealmente mortificata. Lo dico da cittadino italiano prima che da politico. È inaccettabile che un alleato si permetta di parlare in questo modo». L'augurio di Conte è che «si apra una riflessione»: «La firma di tutto quel che ci viene richiesto, la rincorsa a foto, a prefazioni non può prevalere sul nostro interesse nazionale. Dobbiamo rimboccarci le maniche per il nostro Paese, che deve difendere la sua dignità».

Duro Nicola Fratoianni di Avs: «Non so se essere più preoccupato per un Trump ormai senza freni o per la credibilità pari a zero di Meloni a livello internazionale. Verrebbe voglia di esprimerle solidarietà, se non fosse che tutto questo è il risultato delle sue scelte e della subalternità a Trump». Gli fa eco il deputato di Avs Angelo Bonelli, secondo cui le parole di Trump sono «conseguenza della politica di subalternità» di Meloni verso gli Usa. Secondo Bonelli, Meloni «non è più in grado di rappresentare l'Italia, viste le figuracce che fa fare» al Paese: «Al suo posto mi vergognerei così tanto che mi porrei il problema di farmi da parte».

Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, parla di «deliri di Trump su Meloni». Il presidente Usa, prosegue, «sta rovinando gli storici rapporti tra Usa ed Europa», «non si capisce se per volontà o per inettitudine». E, così facendo, sta «danneggiando non solo l'Europa ma soprattutto gli Usa».

Per Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati, «le parole di Trump sono ingiustificate e inaccettabili». «Chi conosce Meloni sa perfettamente che mai implorerebbe qualcuno», dice. E critica le opposizioni, accusandole di fare «polemiche strumentali».

Le parole di Trump a La7: «Meloni? Mi ha implorato per una foto, mi ha fatto pena». La telefonata esclusiva

Di seguito il testo integrale del colloquio tra Daniele Compatangelo di l'«Aria che tira» e il presidente Trump:

Trump: Pronto

Compatangelo: Buona sera, Signor Presidente. Buonasera. Sono Daniele Compatangelo, corrispondente dalla Casa Bianca.

Trump: dimmi

Compatangelo: Ho due domande sull’Ucraina e Hezbollah, se permette.

Se l’Ucraina continuasse a mostrare interesse per una futura adesione all’Unione Europea, questo potrebbe complicare i suoi sforzi per raggiungere un accordo con il Presidente Putin? L’Ucraina dovrebbe rimanere neutrale? Cosa può portare alla fine di questo conflitto?

Trump: Non sono coinvolto in questa questione. Noi vogliamo soltanto la pace. Come sta il suo Primo Ministro? Come sta?

Compatangelo: Beh, vi siete appena incontrati al G7. Cosa ne pensa? Cosa pensa della conversazione che avete avuto seduti su quel piccolo divano?

Trump: Cosa ha detto quando mi ha incontrato?

Compatangelo: Immagino fosse felice di incontrarla e di avere un amico come lei.

Trump: Probabilmente è contenta che io le abbia parlato! Non ero obbligato a parlarle!

Compatangelo: Mi parli di quell’incontro.

Trump: Non so cosa dirle! Mi ha implorato di fare una foto con lei! Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena!

Compatangelo: Cosa ha suggerito a lei e agli alleati europei di fare in Ucraina? Ha già risolto otto conflitti, cosa ha suggerito loro?

Trump: Gli europei hanno sbagliato tutto sull’energia e hanno sbagliato tutto sull’immigrazione, e se non risolvono questi problemi l’Europa non sarà mai più la stessa. Probabilmente non riusciranno a risolverli. L’immigrazione è un disastro e l’energia, con tutte quelle pale eoliche che sono un fallimento, è un disastro. Parlerei ancora, ma adesso devo andare. Grazie!

𝐅𝐚𝐦𝐮𝐥𝐚𝐫𝐢: 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐭𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐢𝐭à 𝐝𝐢 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝘋𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘵𝘳𝘢𝘯𝘴𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘵𝘳𝘢 𝘴𝘦𝘳𝘷𝘪𝘻𝘪 𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘰𝘱𝘱𝘰𝘳𝘵𝘶...
19/06/2026

𝐅𝐚𝐦𝐮𝐥𝐚𝐫𝐢: 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐭𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐢𝐭à 𝐝𝐢 𝐜𝐮𝐫𝐚


𝘋𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘵𝘳𝘢𝘯𝘴𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘵𝘳𝘢 𝘴𝘦𝘳𝘷𝘪𝘻𝘪 𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘰𝘱𝘱𝘰𝘳𝘵𝘶𝘯𝘪𝘵à 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘳𝘦𝘢𝘭𝘵à 𝘷𝘪𝘳𝘵𝘶𝘢𝘭𝘦 𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘵𝘦𝘭𝘦𝘳𝘪𝘢𝘣𝘪𝘭𝘪𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦, 𝘪𝘭 𝘳𝘶𝘰𝘭𝘰 𝘥𝘦𝘪 𝘛𝘦𝘤𝘯𝘪𝘤𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘳𝘪𝘢𝘣𝘪𝘭𝘪𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘱𝘴𝘪𝘤𝘩𝘪𝘢𝘵𝘳𝘪𝘤𝘢 (𝘛𝘦𝘙𝘗) 𝘦𝘷𝘰𝘭𝘷𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘰𝘯𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘢𝘪 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘪 𝘣𝘪𝘴𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘥𝘪 𝘴𝘢𝘭𝘶𝘵𝘦 𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘭𝘦 𝘦 𝘳𝘢𝘧𝘧𝘰𝘳𝘻𝘢𝘳𝘦 𝘭'𝘪𝘯𝘤𝘭𝘶𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘯𝘦𝘪 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘰𝘳𝘴𝘪 𝘥𝘪 𝘤𝘶𝘳𝘢

La salute mentale è oggi attraversata da trasformazioni profonde: l’aumento dei bisogni, l’impatto dei cambiamenti sociali e tecnologici, la necessità di garantire continuità tra i diversi setting assistenziali impongono una riflessione sull’evoluzione dei modelli di cura. In questo scenario, la riabilitazione psichiatrica rappresenta un tassello fondamentale per accompagnare la persona lungo il percorso di recupero e inclusione sociale.

Ne parliamo con Roberta Famulari, Presidente della Commissione di albo nazionale dei Tecnici della riabilitazione psichiatrica (TeRP), a pochi giorni dal Congresso nazionale dedicato al tema delle transizioni tra innovazione, continuità di cura e nuovi bisogni di salute mentale.

Presidente, oggi la salute mentale è sempre più al centro del dibattito pubblico. Qual è il ruolo della riabilitazione psichiatrica in questo contesto?

«Il mondo che viviamo è un mondo caratterizzato dall’accelerazione, da cambiamenti anche profondi che si verificano in maniera molto rapida. Alcuni elementi incidono e sicuramente hanno modificato quelli che sono i nostri riferimenti sociali. Mi riferisco, per esempio, alle tecnologie, ai nuovi dispositivi digitali, ai social network, a un maggiore stress anche correlato al mondo del lavoro, che è anche fatto di precarietà. Tutti fattori che possono avere degli effetti. Si pensi a cosa ha portato la pandemia da Covid-19.

Ciascuno di questi fattori può procurare un maggiore livello di stress, a cui tutti noi siamo sottoposti. Chi presenta una vulnerabilità biopsicosociale fa più fatica a stare dietro a questi cambiamenti repentini e può anche presentare delle forme di disagio psicologico. I dati epidemiologici ci indicano che disagi e disturbi in questo ambito sono in aumento.

La riabilitazione psichiatrica è un ponte tra cura clinica e inclusione sociale

A tal proposito, è importante un distinguo tra salute mentale e psichiatria. Con la prima intendiamo un ambito più largo che include la prevenzione e la promozione del benessere. Comprende condizioni ambientali e sociali, che incidono sullo stato psicologico e psicofisico delle persone. Mentre la psichiatria converge maggiormente verso aspetti clinici e si concentra sulla diagnosi e sui trattamenti farmacologici. La riabilitazione psichiatrica unisce questi due settori e li comprende entrambi. Un ponte tra la gestione sintomatologica e il funzionamento personale e sociale di chi è portatore di un disagio, di un disturbo vero e proprio. La riabilitazione ci fa vedere un orizzonte di buon esito, ci fornisce speranza e ci dirige verso concrete possibilità di miglioramento della qualità della vita.»

In questo momento, in che cosa risiede l’innovazione più autentica nell’ambito della riabilitazione psichiatrica?

«Quando si parla di innovazione nel campo della salute mentale, penso prima di tutto ai modelli organizzativi dei servizi, che incidono in maniera notevole sugli esiti terapeutici.

Vale la pena chiederci come sono strutturati i sistemi di cura e come funzionano nella pratica quotidiana. Una criticità che emerge in questo ambito risiede proprio nelle transizioni non governate, che possono generare discontinuità assistenziale fino ad arrivare a delle interruzioni della presa in carico. Criticità che emergono tra servizi per l’adolescenza e l’età adulta tra servizi di psichiatria e quelli per le dipendenze o tra ospedale e territorio o tra quelle che sono le strutture residenziali a carattere terapeutico e riabilitativo e il domicilio della persona assistita. E ancora tra i servizi sanitari e i servizi sociali.

Quando si spezza la rete, i percorsi riabilitativi si indeboliscono. Peggiorano gli esiti e aumenta il rischio di cronicizzazione e aumentano anche i costi relativi alla spesa pubblica.

Innovazione e competenze avanzate ridisegnano il ruolo del TeRP

In riabilitazione psichiatrica, la realtà virtuale sta assumendo sempre un ruolo di rilievo e anche con delle buone prospettive. Essa consente di gestire delle attività con esposizione controllata di vita reale e ci permettono di intervenire e allenare quelle che sono le funzioni cognitive e il funzionamento psicosociale.

Non solo. Esistono software dedicati alla riabilitazione delle funzioni cognitive e alla psicoeducazione. Inoltre, la teleriabilitazione e il teleconsulto amplificano la possibilità di raggiungere tante persone.
Elementi che contribuiscono a ridurre le diseguaglianze rispetto all’accessibilità ai servizi. Per contribuire alla sostenibilità dei servizi di salute mentale sarà necessario ricercare una dialettica armonica integrando gli strumenti innovativi nei percorsi di cura con i metodi tradizionali. E questo ovviamente potrà essere effettuato anche grazie all’intervento di professionisti sempre più specializzati.»

Come in tutte le branche della salute, il ruolo del professionista che ha a che fare con i percorsi terapeutici e con la persona che deve essere assistita è imprescindibile. In che modo i tecnici della riabilitazione psichiatrica (TeRP) stanno evolvendo in questo scenario?

«I servizi della salute stanno cambiando repentinamente. Il Tecnico della riabilitazione psichiatrica, in una proiezione evolutiva, passa da professionista che eroga interventi a un professionista polivalente, strategico, che attraverso le sue competenze avanzate, amplia il suo intervento. Nel futuro prossimo, questo professionista sarà chiamato a coordinare quelle famose transizioni critiche. Un’evoluzione che rafforza quello che è la specificità del Tecnico della riabilitazione psichiatrica delimitandolo in un ambito di intervento specifico rispetto ad altre figure di area riabilitativa.»

Presidente, si è appena svolto il vostro congresso, dedicato proprio al tema delle transizioni che lei citava poco fa. Perché questa scelta e quale è stato il valore aggiunto per chi ha partecipato al vostro congresso?

«Le transizioni rispecchiano fortemente il momento storico e politico che stiamo vivendo. Quindi abbiamo ritenuto necessario affrontare questi passaggi critici all’interno dello spazio congressuale, all’interno del quale abbiamo esplorato il tema della transizione da diverse angolature e in particolare è stato articolato in quattro dimensioni principali.

I passaggi tra età, servizi e setting assistenziali rappresentano momenti di fragilità: governare le transizioni è una sfida cruciale per la salute mentale

Transizioni sociali e organizzative: mi riferisco alle riforme che riguardano le professioni sanitarie, la formazione e il sistema ordinistico che sono in agenda e all’attenzione della politica. Transizioni cliniche assistenziali, ovvero i passaggi tra i vari setting di cura e tra i servizi.

Le transizioni di vita, che riguardano i passaggi tra le fasce di età, e le transizioni innovative, che riguardano l’introduzione di strumenti innovativi digitali, come la teleriabilitazione, la realtà virtuale, dispositivi specifici e le riforme dei modelli organizzativi dei servizi.

Infine, il congresso si è concluso con una tavola rotonda dedicata al linguaggio e alla comunicazione in psichiatria dal titolo “Parole che curano, parole che feriscono”, seguita da una videointervista ad Alcide Pierantozzi, autore del romanzo autobiografico “Lo Sbilico”: un’esplorazione della malattia mentale dall’interno, l’esperienza vissuta che diventa fonte di sapere e conoscenza. Lo scrittore non ha potuto raggiungerci, come da programma, perché vincolato dai premi Campiello e Strega, essendo finalista per entrambi.

In sintesi, il valore aggiunto dei TeRP risiede nel modello organizzativo adottato, basato sulla sinergia tra l’Associazione tecnico-scientifica e la Commissione di albo nazionale dei Tecnici della riabilitazione psichiatrica. Questa collaborazione manifesta una volontà ben precisa che è quella di integrare la dimensione tecnica e quella scientifica con quelle ordinistica e istituzionale, rafforzando l’identità professionale dei TeRP all’interno del servizio sanitario.»

Guardando al futuro della vostra professione, che cosa si augura per i tecnici della riabilitazione psichiatrica?

«L’augurio che rivolgo ai colleghi è che la professione possa ottenere un riconoscimento sempre maggiore e una concreta valorizzazione, sia sul piano sociale che su quello economico, fino a essere pienamente integrata nei sistemi di cura.

Rafforzare il ruolo del TeRP nei processi decisionali e nelle transizioni di cura migliora continuità e inclusione dei pazienti

La figura professionale del TeRP è unica nel panorama nazionale e internazionale proprio per le competenze specifiche sviluppate all’interno di un ambito disciplinare che è quello della riabilitazione psichiatrica. In quest’ottica, auspico che questo riconoscimento si traduca in azioni concrete. Tra queste l’inserimento stabile nei percorsi decisionali e progettuali all’interno dei servizi di salute mentale, con un maggiore investimento nella formazione sia di base che continua, nella supervisione professionale.

È inoltre auspicabile un ruolo più forte e adeguatamente riconosciuto all’interno dell’équipe, nei processi di coordinamento delle transizioni critiche, oltre a maggiori opportunità di ricerca e di partecipazione ai progetti innovativi.

Credo che questa sia l’unica strada per rafforzare il ruolo della professione e migliorare la qualità delle cure e garantire una continuità maggiore nei percorsi riabilitativi, a vantaggio dei cittadini. Il focus principale resta infatti l’offerta di interventi sempre più efficaci e integrati, con l’obiettivo di promuovere maggiore inclusione della persona nel contesto in cui vive.»

Salute mentale, innovazione e continuità assistenziale: Roberta Famulari racconta il ruolo della riabilitazione psichiatrica e l’evoluzione della professione del Tecnico della riabilitazione psichiatrica

𝐋𝐚 𝐦𝐚𝐦𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐒𝐞𝐦𝐩𝐢𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐭𝐫𝐢𝐚. 𝐋𝐞 𝐛𝐞𝐧𝐳𝐨𝐝𝐢𝐚𝐳𝐞𝐩𝐢𝐧𝐞, 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐨 𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐚𝐯𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐠𝐚𝐬𝐭𝐫𝐢𝐜𝐚: 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐭𝐚 𝐃...
19/06/2026

𝐋𝐚 𝐦𝐚𝐦𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐒𝐞𝐦𝐩𝐢𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐭𝐫𝐢𝐚. 𝐋𝐞 𝐛𝐞𝐧𝐳𝐨𝐝𝐢𝐚𝐳𝐞𝐩𝐢𝐧𝐞, 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐨 𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐚𝐯𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐠𝐚𝐬𝐭𝐫𝐢𝐜𝐚: 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐭𝐚 𝐃𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥𝐚 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐢

𝘋𝘢𝘯𝘪𝘦𝘭𝘢 𝘍𝘦𝘳𝘳𝘢𝘳𝘪, 66 𝘢𝘯𝘯𝘪, è 𝘧𝘶𝘰𝘳𝘪 𝘱𝘦𝘳𝘪𝘤𝘰𝘭𝘰 𝘥𝘰𝘱𝘰 𝘶𝘯'𝘰𝘷𝘦𝘳𝘥𝘰𝘴𝘦 𝘥𝘪 𝘵𝘳𝘢𝘯𝘲𝘶𝘪𝘭𝘭𝘢𝘯𝘵𝘪, 𝘮𝘢 𝘪 𝘮𝘦𝘥𝘪𝘤𝘪 𝘱𝘳𝘦𝘤𝘪𝘴𝘢𝘯𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘰𝘯 è 𝘢𝘯𝘤𝘰𝘳𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘭𝘶𝘤𝘪𝘥𝘢. 𝘊𝘰𝘴𝘢 𝘥𝘪𝘤𝘰𝘯𝘰

È stata trasferita nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Vigevano Daniela Ferrari, la madre di Andrea Sempio, il 38enne su cui si sono concentrate le recenti indagini della Procura di Pavia. La donna, 66 anni, ha superato la fase più acuta dell’intossicazione dopo essere stata ricoverata d’urgenza in Anestesia e Rianimazione per un’overdose da farmaci. Dal punto di vista clinico i medici la considerano ormai fuori pericolo, sottolineando tuttavia che la paziente «ma non è lucida». Al suo capezzale, dopo essere riusciti a evitare l’assedio di telecamere e fotografi all’ingresso della struttura sanitaria, ci sono il marito Giuseppe Sempio e il figlio.

La conferma dei legali

La conferma del drammatico retroscena è arrivata dagli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti dopo un iniziale e comprensibile muro di riservatezza. I difensori hanno spiegato a Open di essere stati «autorizzati dalla famiglia Sempio» a fare chiarezza sul ricovero di mercoledì scorso, ammettendo che il malore è stato provocato da «un atto volontario, un tentativo di suicidio, fortunatamente non realizzatosi».

Le benzodiazepine e la richiesta d’aiuto

Secondo quanto ricostruito, la sessantaseienne avrebbe ingerito una dose massiccia di benzodiazepine, medicinali di cui faceva regolarmente uso già da prima che venisse riaperto il caso giudiziario sul figlio. Subito dopo l’assunzione, Ferrari ha accusato gli effetti del sovradosaggio e ha allertato i parenti. La corsa in ambulanza in codice giallo era stata catalogata inizialmente come un generico abuso di farmaci. Solo in un secondo momento, seppur provata, la donna ha confessato ai sanitari la natura intenzionale del gesto, permettendo l’esecuzione di una lavanda gastrica che le ha salvato la vita.

Il peso della gogna online

A spingere la famiglia a divulgare una notizia così intima è stata la duplice paura di una fuga incontrollata di dati medici sensibili e la volontà di porre un freno alla violenta ondata di insulti che ha travolto la donna sui social. Negli ultimi mesi Daniela Ferrari è diventata il bersaglio preferito dei cosiddetti odiatori da tastiera, che contestano in particolare la gestione del famoso scontrino di Vigevano, ovvero il ticket del parcheggio che costituiva l’alibi del figlio Andrea per la mattina del delitto di Chiara Poggi. Ad alimentare la rabbia degli hater sono state anche due lettere inviate dalla 66enne ad Alberto Stasi tra il 2018 e il 2019, durante la detenzione di quest’ultimo a Bollate.

Daniela Ferrari, 66 anni, è fuori pericolo dopo un'overdose di tranquillanti, ma i medici precisano che non è ancora del tutto lucida. Cosa dicono

𝐒𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞, 𝐢𝐧 𝐀𝐛𝐫𝐮𝐳𝐳𝐨 𝐜𝐚𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐞 𝐬𝐟𝐢𝐝𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐫𝐞𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐞𝘓’𝘈𝘣𝘳𝘶𝘻𝘻𝘰 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘢 𝘶𝘯𝘢 𝘥𝘰𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢𝘭𝘦 𝘵𝘳...
19/06/2026

𝐒𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞, 𝐢𝐧 𝐀𝐛𝐫𝐮𝐳𝐳𝐨 𝐜𝐚𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐞 𝐬𝐟𝐢𝐝𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐫𝐞𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐞

𝘓’𝘈𝘣𝘳𝘶𝘻𝘻𝘰 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘢 𝘶𝘯𝘢 𝘥𝘰𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢𝘭𝘦 𝘵𝘳𝘢 𝘭𝘦 𝘱𝘪ù 𝘣𝘢𝘴𝘴𝘦 𝘥’𝘐𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢 (39,8 𝘰𝘱𝘦𝘳𝘢𝘵𝘰𝘳𝘪 𝘱𝘦𝘳 100.000 𝘢𝘣𝘪𝘵𝘢𝘯𝘵𝘪) 𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘭𝘪𝘮𝘪𝘵𝘢𝘵𝘢 𝘢𝘵𝘵𝘪𝘷𝘪𝘵à 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘪𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢𝘭𝘦.

Abruzzo e Molise condividono criticità strutturali legate alla carenza di risorse, ai piani di rientro della sanità e alla presenza di vaste aree interne montane e collinari che penalizzano i servizi di salute mentale.

Questi fattori incidono direttamente sulla capacità dei servizi di salute mentale di garantire accessibilità, continuità assistenziale e presa in carico

I dati nazionali sono stati presentati nel corso della conferenza di questa mattina a Roma della Società Italiana di Psichiatria (SIP).

Dall’incontro è emerso che negli ultimi cinque anni è aumentata la pressione sui servizi di salute mentale delle regioni italiane, soprattutto tra adolescenti e giovani.

Da qui emerge anche una proposta operativa che raccolga le indicazioni provenienti dalle realtà locali: l’istituzione di una conferenza permanente delle Regioni per monitorare i problemi e i servizi, per definire gli interventi immediati e quelli programmabili.

I numeri evidenziano un quadro molto differenziato. Alcune regioni del Nord, come Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, mostrano una forte capacità di intercettazione dei bisogni e una buona dotazione di servizi territoriali: in Emilia-Romagna la presa in carico raggiunge 234,8 utenti ogni 10.000 abitanti, rispetto a una media nazionale di 171,9, mentre nella Provincia di Bolzano supera i 327 utenti ogni 10.000 abitanti.
In altre realtà emergono invece criticità specifiche: la Liguria registra la più alta prevalenza nazionale, con 447 utenti trattati ogni 10.000 abitanti contro una media italiana di 171,9, il Lazio evidenzia tassi di riammissione ospedaliera superiori al 20%, mentre Marche, Abruzzo, Molise e Calabria continuano a confrontarsi con una carenza di personale, con dotazioni che in alcuni casi scendono fino a circa 40 operatori ogni 100.000 abitanti rispetto a una media nazionale di 66,2.
Nel Mezzogiorno permangono inoltre differenze significative nell’organizzazione dei servizi, con regioni come la Puglia che hanno sviluppato una solida rete territoriale e riabilitativa e altre che devono ancora rafforzare la capacità di presa in carico.
Un quadro complesso, che però conferma come le principali disuguaglianze non seguano rigidamente una direttrice geografica tra Nord e Sud, ma dipendano soprattutto dall’organizzazione locale dei servizi e dagli investimenti realizzati nel tempo.

L’Abruzzo presenta una dotazione di personale tra le più basse d’Italia (39,8 operatori per 100.000 abitanti) e una limitata attività territoriale.

I ricoveri risultano inferiori alla media nazionale (15,6 per 10.000 abitanti), così come gli accessi al pronto soccorso (6,8 per 1.000 abitanti), ma con segnali di criticità nella continuità assistenziale.

«I dati dell’Abruzzo vanno letti alla luce delle caratteristiche del territorio e del contesto economico della Regione – spiega Vittorio Di Michele, presidente territoriale della sezione Abruzzo e Molise della SIP –. L’Abruzzo conta circa 1,3 milioni di abitanti distribuiti su un territorio ampio, prevalentemente montano e collinare, ed è impegnato da oltre quindici anni in un piano di rientro dal debito sanitario che inevitabilmente condiziona le risorse disponibili. A questo si aggiunge il progressivo spopolamento delle aree interne, che riduce ulteriormente le risorse finanziarie e rende più complessa l’organizzazione dei servizi sul territorio».
Il Molise presenta un sistema di dimensioni ridotte e dati parziali, con livelli molto bassi di attività: le prestazioni per utente sono pari a 4,4 contro una media nazionale di 13,6 e l’attività semiresidenziale è pressoché assente. Anche i nuovi utenti risultano molto inferiori alla media nazionale.

«La situazione del Molise presenta molte analogie con quella dell’Abruzzo – osserva ancora Di Michele –. La popolazione, pari a circa 290.000 abitanti, è distribuita su un vasto territorio montuoso e collinare e la Regione opera da anni sotto la gestione commissariale legata al piano di rientro dal debito sanitario. Si tratta di condizioni che limitano l’accesso alle risorse del Servizio Sanitario Regionale e rendono particolarmente impegnativa l’organizzazione dei servizi di salute mentale sul territorio».

I dati nazionali

Gli accessi ai servizi di neuropsichiatria infantile e adolescenziale e ai pronto soccorso per motivi psichiatrici sono cresciuti in modo rilevante, nel periodo post-pandemico, in particolare per disturbi d’ansia, depressione e comportamenti autolesivi.

Sul fronte della psichiatria giudiziaria le REMS (le residenze destinate a persone autrici di reato) continuano a fare i conti con problemi che spesso esulano dal contesto medico: attualmente si contano circa 632 persone presenti nelle strutture e circa 750 in lista d’attesa, a fronte di una disponibilità limitata di posti, con tempi di attesa che in alcune regioni superano anche i 12 mesi. In forte crescita anche gli accessi al pronto soccorso e le richieste di aiuto ai centri di salute mentale e ai servizi per la neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza.

Numeri confermati anche dai dati epidemiologici più recenti: nel 2024 gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici sono stati circa 845.516, con 272.497 persone entrate in contatto per la prima volta con i Dipartimenti di Salute Mentale e oltre 10 milioni di prestazioni erogate (media 13,6 per utente), confermando un aumento dei bisogni di salute mentale.
Nel 2024 si registrano inoltre 636.113 accessi al pronto soccorso per motivi psichiatrici (3,3% del totale) e 4.586 trattamenti sanitari obbligatori (TSO). A questo si aggiungono la grande complessità nella gestione delle emergenze psichiatriche e il tema, sempre più rilevante, della sicurezza degli operatori sanitari.

Affari pubblici - Salute mentale: in Abruzzo carenza di risorse e sfida delle aree interne

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