30/07/2026
https://www.facebook.com/raffaello.caiano/posts/pfbid0jJn8ZwD52dBMJyZBZXCnueKGdaLTqVoDMMx5PP5gMEMeNPehzkp3WUuEmx8mvugml
Che esperienza meravigliosa vivere cinque intere giornate nella connessione, nell’ascolto, nella condivisione e nell’autenticità.
Giorno dopo giorno le tensioni si sciolgono, le difese si abbassano, il cuore si apre. Il corpo respira, ritrova sicurezza, presenza, vitalità. Dentro di noi e tra di noi qualcosa cambia.
È questo ciò che mi porto a casa dalla Maratona di formazione in Counseling di ASPIC: cinque giornate intense al Polo Didattico di Roma, alla Garbatella, insieme a più di trecento allieve, allievi e docenti.
Anche quest'anno ho avuto il piacere di esserci come docente, condividendo il mio lavoro sull'approccio embodied e sulla teoria polivagale nel counseling.
Tra le immagini che continuano a tornarmi in mente ce n'è una più di tutte: la piazzetta gremita alla fine di ogni giornata. Il vocio, gli abbracci, i cori goliardici, la voglia di restare ancora un po', di continuare a parlare, a condividere, a stare insieme.
E poi i gruppi più piccoli, gli spazi in cui le persone hanno trovato il coraggio di raccontare parti molto intime della loro storia.
Quest'anno, in particolare, qualcosa mi ha toccato profondamente.
Ascoltando le vostre storie ho sentito un forte senso di ingiustizia. Non solo per il dolore delle violazioni subite, ma anche pensando a quanto debba essere pesante vivere con la possibilità che possa succedere di nuovo. Dover restare attente. Valutare continuamente luoghi, situazioni, persone. Portare dentro un'allerta che, immagino, molti uomini fanno fatica perfino a concepire.
Mi sono reso conto, ancora una volta, di quanto possa essere diversa la posizione di una donna nel mondo rispetto a quella di un uomo.
Ascoltare le vostre storie mi ha aiutato a vedere una realtà che, da uomo, è facile non cogliere fino in fondo. E mi ha lasciato un sentimento profondo di solidarietà, rispetto e stima.
Per questo sento il desiderio di rivolgervi un pensiero speciale.
Vi auguro di custodire quella sensibilità, quella disponibilità all'ascolto, quella capacità di mettervi in discussione, di cambiare e di continuare ad apprendere che ho visto emergere tante volte durante queste giornate. Sono qualità preziose, da proteggere e coltivare. Spero che restino sempre al centro del vostro modo di essere counselor.
E il mio augurio si allarga naturalmente a tutte e tutti coloro che ho incontrato in questa esperienza.
Ogni anno è un privilegio poter dare un piccolo contributo alla formazione di professioniste e professionisti che hanno scelto di portare nel mondo cura, ascolto, accoglienza ed empatia.
Viviamo in un tempo in cui l'ostilità sembra sempre più presente. Ma dietro quell'ostilità, molto spesso, c'è dolore. C'è paura. C'è un enorme bisogno di essere visti, accolti e amati.
Forse è anche per questo che esperienze come quella di questi giorni sono così preziose. Perché ci ricordano cosa succede quando le persone si sentono abbastanza al sicuro da mostrarsi per quello che sono.
Spero che la bellezza dell'umanità che abbiamo incontrato in questi giorni diventi una bussola, nella vita personale e in quella professionale, ogni volta che qualcuno ci affiderà una parte della propria storia.
Grazie per quello che avete condiviso. Grazie per quello che mi avete insegnato. E grazie, ancora una volta, per avermi permesso di essere parte di tutto questo.