11/07/2025
📌 Locazioni turistiche brevi: quando affittare casa diventa un lusso per chi la possiede
Negli ultimi anni, le locazioni turistiche brevi – affitti inferiori a 30 giorni, spesso pubblicati su piattaforme come Airbnb o Booking – sono finite al centro del dibattito politico e mediatico. Il focus, però, è quasi sempre su rendite, speculazioni e ipotetici "palazzinari digitali". Manca invece completamente lo sguardo dei piccoli proprietari, quelli che affittano una o due abitazioni solo per coprire spese e far quadrare i conti.
🏠 Affitti brevi: una necessità, non un business
La maggior parte degli host italiani non è un operatore turistico né un investitore immobiliare. Parliamo di persone comuni che:
mettono a reddito la casa della nonna ereditata, ma ormai vuota;
affittano per brevi periodi il proprio alloggio quando sono fuori per lavoro;
utilizzano un appartamento in città per poche settimane all’anno, magari durante un evento.
Per loro, il guadagno derivante dalla locazione non è un extra, ma spesso l’unico modo per affrontare spese come il mutuo, l’IMU, le bollette o le spese condominiali. Eppure, sono proprio questi proprietari a essere trattati alla stregua di albergatori abusivi.
💸 Una tassazione che penalizza i più deboli
Oggi chi affitta 1 o 2 immobili arredati per brevi periodi è sottoposto alla cedolare secca al 21%, che diventa 26% dal secondo immobile. Una soglia già alta, che si somma all’IMU, ai costi di gestione e a spese straordinarie sempre più frequenti.
Il paradosso? Chi gestisce una casa vacanza in forma imprenditoriale, con partita IVA, può accedere al regime forfettario, pagando solo il 5% su una base imponibile ridotta al 20%. In pratica, un’imposta effettiva dell’1%. Il piccolo proprietario – che non ha né volume né costanza – finisce per versare molto di più.
🚫 Tasse rifiuti, bollette doppie e… il super Canone
Alle tasse si aggiungono una serie di balzelli spesso assurdi:
TARI maggiorata: molti Comuni impongono la tariffa rifiuti “non domestica”, come se l’appartamento fosse un hotel.
Canone RAI speciale: richiesto anche a chi affitta un immobile per 15 giorni l’anno.
Utenze separate: in alcune città si pretende che i contatori di luce, acqua e gas vengano intestati come “seconda attività”, con tariffe ben più alte.
Il risultato è che chi affitta due settimane paga come chi tiene aperta un’attività 365 giorni l’anno.
⚠️ Chi si arricchisce davvero?
La narrazione dominante parla di host arricchiti, ma i numeri raccontano altro. Secondo uno studio dell’Istituto Bruno Leoni, oltre l’80% degli annunci di affitto breve in Italia è gestito da singoli proprietari, e l’occupazione media è sotto i 90 giorni all’anno. La rendita, per molti, non supera i 5.000 € netti l’anno, a fronte di spese fisse ben più alte.
📣 La richiesta: equità, non privilegi
I piccoli proprietari chiedono una sola cosa: una regolamentazione equa, che riconosca la differenza tra chi esercita un’attività turistica strutturata e chi, semplicemente, cerca di non affondare economicamente.
Serve:
Una tassazione proporzionata al reddito reale.
Una TARI allineata all’uso effettivo dell’immobile.
L’esclusione dalle utenze e dai canoni speciali non giustificati.
In un Paese dove la povertà assoluta sfiora il 10% e il costo della vita è in continuo aumento, punire chi affitta casa per sopravvivere è una scelta miope. Se non si inverte la rotta, l’unica casa che resterà davvero vuota sarà quella delle politiche fiscali giuste.