13/06/2026
Condivido ogni parola.
STATE ATTENTI A CHI VOTATE.
E non è uno slogan. È un avvertimento.
Perché ogni voto dato a chi costruisce la propria carriera politica sull'odio, sulla paura e sulla discriminazione ha delle conseguenze reali sulla vita delle persone.
Ho ascoltato l'intervista di Vannacci a Otto e Mezzo e, ancora una volta, ho avuto la conferma di una cosa: c'è chi per fare politica ha bisogno di trovare un nemico. I gay. Le donne. Le persone con disabilità. Gli stranieri. Chiunque sia percepito come "diverso".
È il metodo più vecchio del mondo: dividere per governare.
Quando sento dire che una persona omosessuale può amare chi vuole ma non può essere considerata una famiglia, non sento un'opinione. Sento un attacco diretto alla mia vita, a mia figlia, alla mia storia e a milioni di cittadini italiani.
Io sono gay. Sono padre. Ho una famiglia.
E non sarà certo un generale prestato alla politica a stabilire se la mia famiglia esiste oppure no.
La frase più surreale è stata quella secondo cui i gay avrebbero già tutti i diritti perché possono guidare la macchina, andare a scuola e farsi curare in ospedale.
Davvero siamo arrivati a questo livello del dibattito pubblico?
Nessuno ha mai chiesto il diritto di guidare un'automobile. Nessuno ha mai chiesto il diritto di essere curato in ospedale. Quelli sono diritti fondamentali di ogni cittadino.
Qui stiamo parlando di uguaglianza. Di riconoscimento. Di dignità.
Stiamo parlando del diritto di non essere considerati cittadini di serie B.
E mentre il mondo discute di innovazione, intelligenza artificiale, cambiamenti climatici, welfare e nuove forme di famiglia, noi dovremmo perdere tempo ad ascoltare chi vuole riportare l'Italia indietro di cinquant'anni?
No, grazie.
E rivolgo una domanda anche alle televisioni e ai media.
Davvero abbiamo ancora bisogno di dare spazio a chi alimenta divisioni e discriminazioni per fare ascolti?
Davvero non abbiamo nulla di meglio da raccontare agli italiani?
Perché c'è una differenza enorme tra il pluralismo e la spettacolarizzazione dell'odio.
Le idee di Vannacci non sono coraggiose. Non sono rivoluzionarie. Non sono controcorrente.
Sono vecchie.
Sono il passato.
Sono la nostalgia di un Paese che escludeva invece di includere, che giudicava invece di comprendere, che discriminava invece di garantire diritti.
Io sono orgogliosamente gay.
Sono orgogliosamente padre.
E pretendo che il mio Paese sia all'altezza delle grandi democrazie occidentali.
Pretendo che mia figlia cresca in un'Italia dove nessuno debba giustificare chi ama, chi è o la famiglia che ha costruito.
Perché il vero pericolo non sono le persone diverse.
Il vero pericolo sono i professionisti della paura, quelli che trasformano le differenze in un bersaglio e l'intolleranza in un programma politico.
E quelli, sinceramente, andrebbero fermati con il voto.