Villa Baratoff

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Storica dimora del XIX secolo. Un faro di speranza principi del Vangelo di Gesù. Stefano Lanna

Oggi, sede dell’associazione Mission Laudato Si, accoglie anziani,mamme vittime di violenza, offrendo supporto e un ambiente sicuro.

18/10/2026

Siate luce nel mondo

🕊️ SANTA MESSA A VILLA BARATOFF 🙏Una domenica di fede, fraternità e condivisione.La Mission Laudato Si’ vi invita a vive...
17/10/2026

🕊️ SANTA MESSA A VILLA BARATOFF 🙏

Una domenica di fede, fraternità e condivisione.

La Mission Laudato Si’ vi invita a vivere insieme la celebrazione della Santa Messa, presieduta da Padre Gabriele Perfetti.

❤️ In un mondo che spesso divide, noi desideriamo costruire ponti, accogliere le fragilità e riconoscerci fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre.

La nostra comunità è una casa aperta, dove il Vangelo non è soltanto una Parola da ascoltare, ma una vita da condividere.

Perché la Chiesa è viva quando accoglie, quando ama e quando nessuno viene lasciato indietro.

📅 Ogni domenica

🕥 Ore 10:30

📍 Villa Baratoff – Pesaro

⛪ Santa Messa con Padre Gabriele Perfetti e la comunità Mission Laudato Si’.

Venite così come siete, con le vostre gioie, le vostre fatiche e le vostre speranze. C’è un posto anche per voi.

🌿 Mission Laudato Si’ ODV – Villa Baratoff

Una casa, una famiglia, un Vangelo vissuto.

UNA FAME DI VITA, DI DIGNITÀ E DI SPERANZA Don Luigi Ciotti Dov’è finito l’uomo?Viviamo in un mondo segnato da guerre, i...
15/10/2026

UNA FAME DI VITA, DI DIGNITÀ E DI SPERANZA
Don Luigi Ciotti

Dov’è finito l’uomo?

Viviamo in un mondo segnato da guerre, ingiustizie, solitudine e indifferenza. Un mondo che sembra avere tutto, ma che ha sempre più fame di umanità.

C’è fame di pane, ma soprattutto fame di dignità, giustizia, ascolto, riconosciuti, amore e futuro.

Non basta parlare dei poveri: bisogna incontrarli, ascoltarli, condividere le loro ferite.

Non basta fare elemosina: bisogna restituire dignità, libertà e possibilità di rinascere.

La speranza non si impone, si accompagna.

Il sociale è l’ossigeno della vita. Nessuno si salva da solo.

Abbiamo bisogno di umanizzarci, di scegliere la fraternità anziché il potere, l’amore anziché l’indifferenza.

Non giudichiamo una persona senza conoscere le sue ferite e la sua storia.

La vera rivoluzione è tornare a essere umani.

Ricordiamoci di essere originali, di avere il coraggio di scegliere, ma soprattutto di non diventare mai indifferenti alla sofferenza dell’altro.

Perché il mondo non ha bisogno soltanto di essere cambiato. Ha bisogno di essere amato. don Luigi Ciotti

Mission Laudato Si ODV – Villa Baratoff, Pesaro

LA LIBERTÀ, UN DONO DI DIO PADRERiflessione sulla Parola di Dio, sulla lettera di San Paolo ai Galati e sul Vangelo di G...
13/10/2026

LA LIBERTÀ, UN DONO DI DIO PADRE

Riflessione sulla Parola di Dio, sulla lettera di San Paolo ai Galati e sul Vangelo di Gesù Cristo.

«Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù». (Galati 5,1)

La fede non si impone, si accoglie. L’amore non incatena, libera.

Esiste una grande verità che attraversa tutta la storia della salvezza: Dio non ha creato l’uomo per essere schiavo, ma per essere figlio.

Eppure, quante volte, proprio nel nome di Dio, abbiamo costruito catene? Quante volte abbiamo trasformato la fede in una legge da imporre, il Vangelo in un insieme di obblighi, la Chiesa in un luogo dove giudicare anziché accogliere, dove pretendere obbedienza anziché accompagnare alla libertà?

Tutto ciò che opprime l’altro, tutto ciò che soffoca la sua coscienza, tutto ciò che pretende di imporre la fede attraverso la paura, il potere, il giudizio o la rigidità delle regole umane, non rispecchia il cuore del messaggio di Cristo.

Gesù non è venuto per sostituire una schiavitù con un’altra. È venuto per liberarci, per restituirci la dignità di figli, per mostrarci il volto di un Padre che non desidera servi impauriti, ma uomini e donne capaci di amare liberamente.

Cristo ci insegna a seguirlo non secondo la logica del dominio umano, ma attraverso il desiderio autentico del cuore, la mitezza, la semplicità, l’abbandono fiducioso, la carità.

La fede non è una prigione costruita dall’uomo per raggiungere Dio. È una porta che Dio stesso apre affinché l’uomo possa incontrarlo.

San Paolo: dalla schiavitù della legge alla libertà dei figli

L’apostolo Paolo, scrivendo ai Galati, si trova davanti a una comunità che, dopo avere conosciuto Cristo e sperimentato la bellezza liberante del Vangelo, rischia di tornare indietro.

Alcuni vorrebbero convincere i cristiani che la salvezza dipenda anzitutto dall’osservanza di determinate prescrizioni religiose.

Paolo comprende il pericolo: quando la legge prende il posto dell’amore, quando l’osservanza esteriore diventa più importante della relazione con Dio, quando la regola viene considerata superiore alla persona, la fede rischia di perdere il suo significato più profondo.

E allora grida con forza:

«Cristo ci ha liberati per la libertà!»

Questa libertà non è il diritto di fare tutto ciò che vogliamo. Non è il rifiuto di ogni responsabilità, né il disprezzo della legge o della comunità.

È qualcosa di immensamente più grande.

È la libertà di amare senza essere costretti. È la libertà di servire senza essere dominati. È la libertà di riconoscersi peccatori senza sentirsi rifiutati. È la libertà di cadere e rialzarsi, sapendo che la misericordia del Padre precede ogni nostro merito.

Paolo ci ricorda che siamo stati chiamati a essere figli adottivi di Dio, non attraverso la perfezione delle nostre opere, ma attraverso la grazia ricevuta in Cristo.

Non siamo noi a conquistarci l’amore del Padre.

È il Padre che ci ama per primo, ed è questo amore che ci rende capaci di cambiare vita.

Quando l’uomo pretende di possedere la verità di Dio

Anche oggi siamo chiamati a confrontarci con questa realtà.

Quante volte l’uomo, convinto di difendere Dio, finisce per difendere soltanto le proprie convinzioni?

Quante volte si pretende che tutti debbano vivere la fede attraverso gli stessi metodi, gli stessi schemi, le stesse sensibilità?

E quante volte, davanti a qualcuno che intraprende un cammino diverso, anziché discernere i frutti dello Spirito, ci affrettiamo a giudicare, escludere, condannare?

Ma Dio non è prigioniero dei nostri schemi.

La verità di Cristo non appartiene a un gruppo, a una sensibilità spirituale o a un metodo umano.

La verità appartiene a Dio, e noi siamo chiamati a servirla, non a possederla.

La Chiesa custodisce il Vangelo, ma nessun uomo può pretendere di esaurire il mistero di Dio con la propria interpretazione.

Il discernimento autentico non consiste nel domandarsi soltanto se una persona segue il nostro modo di fare, ma se la sua vita produce i frutti dello Spirito: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé.

Non tutto ciò che è nuovo viene da Dio, ma neppure tutto ciò che è diverso dalle nostre abitudini deve essere considerato sbagliato.

Lo Spirito Santo non distrugge la verità: la rende viva nel cuore degli uomini.

I santi: uomini liberi che hanno avuto il coraggio di amare

Pensiamo a San Francesco d’Assisi.

Francesco non ha incontrato Cristo attraverso la ricerca del potere o del riconoscimento. Ha lasciato le proprie sicurezze, si è spogliato delle ricchezze e ha abbracciato il lebbroso.

Ha scoperto che la libertà più grande nasce quando non abbiamo più bisogno di possedere, dominare o apparire.

Pensiamo a San Filippo Neri, capace di annunciare il Vangelo attraverso la gioia, la semplicità e la vicinanza alle persone.

Pensiamo a Sant’Agostino, che dopo avere cercato la verità in tante direzioni ha scoperto che Dio era già presente nella profondità della sua anima.

E pensiamo anche a Martin Lutero, la cui vicenda, pur nella dolorosa frattura della cristianità e nelle profonde divergenze teologiche, continua a richiamare la storia della Chiesa alla serietà della coscienza, della Scrittura e del rapporto tra fede e grazia.

Sono esperienze storiche e spirituali differenti, che non possiamo confondere, ma che ci invitano a una domanda fondamentale:

Abbiamo davvero il coraggio di lasciarci interrogare da Dio, oppure desideriamo soltanto che Dio confermi ciò che abbiamo già deciso?

I santi non hanno portato un altro Cristo.

Hanno testimoniato, ciascuno nel proprio tempo, la possibilità di vivere il Vangelo con una radicalità capace di scuotere le coscienze.

Come il vino nuovo di cui parla Gesù, la vita dello Spirito domanda cuori disponibili a rinnovarsi.

Non per distruggere la Chiesa, ma per contribuire alla sua continua conversione.

Una Chiesa madre che genera figli liberi

La Chiesa è madre.

E una madre autentica non genera figli affinché rimangano per sempre incapaci di camminare.

Li custodisce, li educa, li accompagna, li corregge con amore, ma desidera anche che crescano, maturino e imparino a riconoscere la voce del Padre.

Una comunità cristiana non dovrebbe misurare la propria fecondità soltanto dalla capacità di ottenere obbedienza, ma anche dalla capacità di formare coscienze mature, responsabili, capaci di discernere e amare.

Questo non significa separarsi dalla comunione ecclesiale o rifiutare ogni autorità.

Significa comprendere che l’autorità, nel Vangelo, trova il suo significato più autentico nel servizio.

Gesù stesso ci insegna che chi vuole essere grande deve farsi servo.

E allora dobbiamo avere il coraggio di chiederci: quando accompagniamo una persona nella fede, la stiamo aiutando a incontrare Cristo oppure la stiamo rendendo dipendente da noi?

La stiamo conducendo alla libertà dei figli di Dio oppure alla paura di sbagliare?

La stiamo educando alla responsabilità oppure alla semplice esecuzione di ordini?

Una Chiesa che accompagna alla libertà non perde i propri figli: li aiuta a diventare adulti nella fede.

Il Vangelo di oggi: Dio guarda dentro il cuore

Nel Vangelo di oggi, martedì 13 ottobre 2026, Gesù viene invitato a pranzo da un fariseo.

Il fariseo rimane meravigliato perché Gesù non ha compiuto le abluzioni rituali prima del pasto.

E Gesù risponde con parole che dovrebbero scuotere anche oggi le nostre coscienze:

«Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria». (Luca 11,39)

Ecco il punto centrale di tutta la nostra riflessione.

Gesù non sta insegnando a disprezzare le regole, ma ci sta mostrando che nessuna osservanza esteriore può sostituire la conversione del cuore.

Possiamo essere impeccabili nelle pratiche religiose e incapaci di amare.

Possiamo conoscere le Scritture e non riconoscere Cristo nel volto di chi soffre.

Possiamo difendere le tradizioni e dimenticare la misericordia.

Possiamo proclamare la verità e nello stesso tempo ferire, umiliare, escludere.

Ed è proprio qui che dobbiamo domandarci: che valore ha una fede che osserva tutte le regole, ma dimentica l’uomo?

Gesù ci invita a purificare prima di tutto il nostro cuore, a liberarci dall’avidità, dalla superbia, dalla pretesa di essere migliori degli altri.

La vera purezza nasce dalla carità.

E Paolo completa questo insegnamento quando afferma che ciò che conta in Cristo è «la fede che si rende operosa per mezzo della carità» (Galati 5,6).

Le due letture di oggi si incontrano proprio qui: la libertà ricevuta da Cristo diventa autentica quando si trasforma in amore concreto.

La libertà di Cristo è più forte dell’oppressione dell’uomo

C’è un’altra verità che sento profondamente importante.

Quando un uomo viene ostacolato, giudicato o emarginato perché cerca sinceramente di vivere il Vangelo, non dobbiamo affrettarci a dire che quella sofferenza sia voluta da Dio.

Dio può accompagnarci nella sofferenza e trasformarla in occasione di grazia, ma questo non significa che desideri l’ingiustizia o l’oppressione.

Spesso sono l’orgoglio, la paura, l’avidità, la chiusura del cuore e la volontà di potere dell’uomo a generare queste ferite.

Non attribuiamo a Dio ciò che nasce dalla nostra incapacità di amare.

E non utilizziamo mai il nome di Dio per giustificare ciò che toglie dignità a un fratello.

La Croce ci insegna che l’amore può attraversare la sofferenza senza lasciarsi vincere dall’odio.

Cristo non ha risposto alla violenza con altra violenza, né al rifiuto con la vendetta.

Ha continuato ad amare.

E questa è la libertà che nessun potere umano può portarci via: la libertà interiore di rimanere fedeli all’amore anche quando non veniamo compresi.

La libertà di riconoscersi figli amati

Forse il passaggio più difficile della nostra vita spirituale è proprio questo: smettere di comportarci come servi che cercano continuamente l’approvazione del padrone e imparare a vivere come figli che conoscono l’amore del Padre.

Il figlio non deve conquistarsi ogni giorno il diritto di essere amato.

Il figlio sa di appartenere a una relazione.

Può sbagliare, può allontanarsi, può avere paura, può attraversare il dubbio, ma la paternità di Dio non viene cancellata dalla sua fragilità.

E quando riconosciamo questa presenza nell’intimità del nostro cuore, qualcosa cambia.

Non abbiamo più bisogno di dimostrare continuamente agli altri quanto siamo credenti.

Non abbiamo più bisogno di imporre il nostro cammino come l’unico possibile.

Non abbiamo più bisogno di giudicare chi è diverso da noi.

Cominciamo a comprendere che la fede è un dono, non una conquista; una relazione, non una competizione; un cammino di conversione, non una dimostrazione di perfezione.

E proprio perché siamo figli liberi, siamo anche chiamati a essere responsabili gli uni degli altri.

La libertà cristiana non ci allontana dal fratello: ci conduce verso di lui.

Una domanda per la nostra vita

Oggi, ascoltando Paolo e Gesù, vorrei che ciascuno di noi si fermasse davanti a una domanda:

Sto vivendo la fede per amore di Dio oppure per paura del giudizio degli uomini?

E ancora:

Quando incontro una persona ferita, la accolgo oppure le chiedo prima di tutto di adeguarsi alle mie regole?

Quando qualcuno sbaglia, cerco di comprenderlo e accompagnarlo oppure mi sento autorizzato a condannarlo?

Quando vedo un’opera di bene che non nasce dai miei metodi, riesco a gioire oppure ne sono infastidito?

Quando mi trovo davanti a una novità, mi lascio guidare dal discernimento dello Spirito oppure dalla paura di perdere le mie sicurezze?

Sono domande che riguardano tutti noi, nessuno escluso.

Perché il fariseo del Vangelo non è soltanto un personaggio vissuto duemila anni fa.

Il fariseo può abitare dentro ciascuno di noi, ogni volta che preferiamo avere ragione anziché amare.

Conclusione: non abbiate paura di essere figli liberi

Fratelli e sorelle,

Cristo non ci ha chiamati a vivere incatenati alla paura.

Ci ha chiamati alla libertà.

Non una libertà senza verità, non una libertà senza responsabilità, non una libertà che ci autorizza a fare del male.

Ma una libertà che nasce dall’amore del Padre e che trova il suo compimento nella carità.

Non dobbiamo avere paura di essere imperfetti. Dobbiamo avere paura di diventare incapaci di amare.

Non dobbiamo avere paura di interrogarci, di cercare, di discernere. Dobbiamo avere paura di chiudere il nostro cuore alla voce dello Spirito.

Non dobbiamo avere paura di camminare nella Chiesa con una coscienza viva e responsabile. Dobbiamo avere paura di trasformare la fede in uno strumento di potere.

Perché Dio non ci ha donato suo Figlio per renderci schiavi degli uomini, ma per renderci liberi nell’amore.

E allora, anche quando saremo giudicati, anche quando non saremo compresi, anche quando incontreremo ostacoli, continuiamo a camminare.

Con mitezza, senza arroganza.

Con fermezza, senza violenza.

Con verità, senza superbia.

Con libertà, senza dimenticare la comunione.

Perché la nostra vittoria non consiste nell’avere l’ultima parola sugli altri, ma nel non permettere che l’odio, il rancore e la paura spengano la presenza di Dio dentro di noi.

E se oggi dovessi riassumere tutta questa riflessione in un solo pensiero, direi:

Non permettere mai che un uomo, nel nome di Dio, ti faccia dimenticare quanto Dio ti ama. E non permettere mai che la tua idea di Dio diventi una catena per un altro uomo.

Rimani libero.
Rimani figlio.
Rimani nell’amore.

Perché chi ha veramente incontrato il Padre non desidera possedere i propri fratelli, ma camminare insieme a loro verso la stessa casa.

La libertà è un dono di Dio Padre. La carità è il modo più autentico di viverla. E Cristo è la strada che ci conduce a entrambe.

Amen.

Stefano Lanna – OFS

Mission Laudato Si ODV – Villa Baratoff, Pesaro

Riflessione sulla Parola di Dio – 13 ottobre 2026
Galati 5,1-6 · Luca 11,37-41

12/10/2026

🐣🌱 LA VITA È UN DONO, UN MISTERO, UNA MERAVIGLIA! ❤️

A Villa Baratoff sono nati i nostri primi pulcini! 🐥

Una piccola vita che viene alla luce, un battito che comincia, un miracolo della natura che si rinnova davanti ai nostri occhi.

La vita è un dono da accogliere, un mistero da contemplare, una bellezza da custodire e una ricchezza da condividere.

Ogni nascita ci ricorda che la creazione non smette mai di sorprenderci. Dio continua a parlarci anche attraverso le cose più piccole, più semplici, più fragili.

E forse è proprio questo il messaggio più bello: ogni vita è preziosa, ogni creatura ha il suo posto nel mondo, ogni nuovo inizio porta con sé una speranza.

Qui, a Villa Baratoff, impariamo ogni giorno che prendersi cura della vita significa amare, rispettare e custodire tutto ciò che ci è stato affidato. 🌍💚

La vita non si possiede. Si accoglie, si ama e si custodisce.

🐣 Benvenuti al mondo, piccoli!

🌿 MISSION LAUDATO SI ODV
📍 Villa Baratoff – Pesaro

Laudato si’, mi’ Signore, per tutte le tue creature. 🌱

11/10/2026

“Tutte le opere di Dio nascono ai piedi della croce”
San Daniele Comboni

🙏 UN INVITO A FERMARSI, PREGARE E RIFLETTERE INSIEME«Tutte le opere di Dio nascono ai piedi della croce.»— San Daniele C...
10/10/2026

🙏 UN INVITO A FERMARSI, PREGARE E RIFLETTERE INSIEME

«Tutte le opere di Dio nascono ai piedi della croce.»
— San Daniele Comboni

🌿 Domenica 11 ottobre, alle ore 10:30, nella chiesa di Villa Baratoff a Pesaro, ci ritroveremo per un momento di preghiera comunitaria e riflessione.

Un’occasione per fermarci, ascoltare la Parola, ritrovare la pace interiore e riscoprire la bellezza della fraternità.

L’invito è aperto a tutti. ❤️

🙏 Conduce Stefano OFS
Fondatore Mission Laudato Si ODV – Villa Baratoff

Vi aspettiamo con il cuore aperto.

TUTTE LE OPERE DI DIO NASCONO AI PIEDI DELLA CROCEUna riflessione sulla fede, sulla libertà e sul mistero dell’amore.«Tu...
10/10/2026

TUTTE LE OPERE DI DIO NASCONO AI PIEDI DELLA CROCE

Una riflessione sulla fede, sulla libertà e sul mistero dell’amore.

«Tutte le opere di Dio nascono ai piedi della Croce».

Queste parole di San Daniele Comboni attraversano il tempo e arrivano fino a noi con una forza straordinaria. Non sono soltanto il ricordo di un grande missionario, ma una verità che continua a interrogare la nostra coscienza e il nostro modo di vivere il Vangelo.

Tutte le opere di Dio nascono ai piedi della Croce. Ma attenzione: non perché Dio desideri la sofferenza, la persecuzione o il sacrificio dei suoi figli. Dio è Padre, e un padre ama, custodisce, accoglie e dona la vita.

Spesso è l’uomo, con la propria incapacità di ascoltare la voce del Padre, a trasformare l’amore in giudizio, la fede in imposizione, la fraternità in divisione.

E così accade che proprio le opere nate per accogliere, rialzare e restituire dignità vengano incomprese, ostacolate e talvolta perseguitate.

Ma la Croce non è la fine dell’opera di Dio. È il luogo in cui l’amore, attraversando il dolore, manifesta la forza della Risurrezione.

A volte abbiamo ridotto il Vangelo a qualcosa di sterile, a parole da ascoltare, ripetere e custodire senza permettere loro di trasformare la nostra esistenza.

Eppure, se ascoltiamo davvero Gesù, scopriamo che ogni sua parola è feconda, genera vita, partorisce figli, apre strade nuove.

Gesù ci ricorda che il vino nuovo ha bisogno di otri nuovi (Marco 2,22). È un invito al rinnovamento interiore, a non imprigionare la fede dentro strutture che rischiano di soffocare la libertà dello Spirito.

Anche San Paolo, nella Lettera ai Galati, ci ricorda che non siamo giustificati dalle opere della Legge, ma mediante la fede in Gesù Cristo.

Cristo ci ha liberati perché vivessimo da uomini liberi, non per diventare schiavi di nuove imposizioni, ma per riscoprire la nostra relazione con il Padre.

La fede non è una prigione. La fede è un incontro.

È qui che desidero condividere una riflessione che porto profondamente nel cuore:

La Bibbia è incompleta.

Non perché le manchi qualcosa nella sua testimonianza della salvezza, ma perché la Parola viva continua a chiedere di incarnarsi nella nostra storia.

La Bibbia non è un libro da riscrivere secondo la volontà degli uomini, ma una Parola da rendere viva attraverso le nostre scelte.

La sua testimonianza continua in te, in me, in ogni persona che decide di trasformare l’ascolto in amore, il giudizio in misericordia, l’indifferenza in accoglienza.

La Parola diventa visibile quando scegli di amare.

Quando accogli chi è stato rifiutato.

Quando rialzi chi è caduto.

Quando restituisci dignità a chi l’ha perduta.

Quando riconosci nell’altro non un problema da risolvere, ma un fratello da incontrare.

Essere altruisti non significa essere meno cristiani. Significa, al contrario, avvicinarsi al cuore stesso del cristianesimo.

Gesù ci ha lasciato un comandamento che racchiude tutta la grandezza della nostra vocazione:

«Amerai il tuo prossimo come te stesso» (Marco 12,31).

E San Paolo ci ricorda che tutta la Legge trova la sua pienezza nell’amore del prossimo (Galati 5,14).

Non possiamo dichiarare di amare Dio e poi dimenticare l’uomo che soffre accanto a noi.

Non possiamo parlare di Risurrezione senza avere il coraggio di accompagnare qualcuno fuori dal proprio sepolcro di solitudine, disperazione e abbandono.

Ed è proprio qui che oggi desidero ringraziare San Daniele Comboni, per aver accolto quella chiamata che ha dato vita a una grande opera missionaria, capace di lasciare un segno che continua ancora oggi.

Un’opera che ci ricorda che la missione non è possedere qualcosa, ma donare se stessi.

Anche noi, oggi, attraverso Mission Laudato Si ODV, nella comunità di Villa Baratoff a Pesaro, abbiamo ricevuto la possibilità di vivere, nella nostra piccola realtà, questo grande mistero.

Una comunità fatta di donne e uomini, bambini e anziani, giovani in cerca di una strada, persone ferite dalla vita, persone che hanno conosciuto la solitudine, la dipendenza, il carcere, la violenza, l’abbandono.

Ma anche uomini che si rialzano, donne che rinascono, bambini che ritrovano un sorriso, anziani che tornano a sentirsi parte di una famiglia.

Non siamo una comunità di perfetti.

Non pretendiamo di esserlo.

Siamo persone che ogni giorno cercano di pronunciare il proprio SÌ.

Un sì alla vita.

Un sì alla fraternità.

Un sì alla responsabilità.

Un sì a Dio che continua a manifestarsi attraverso la fragilità dell’essere umano.

E tutto questo non nasce dalla nostra bravura, ma dalla grazia di poter partecipare a qualcosa di più grande di noi.

Per questo desidero rivolgere un invito anche a coloro che ancora non comprendono che cosa sia Mission Laudato Si.

Venite a vedere.

Non fermatevi alle parole, alle interpretazioni, ai giudizi o alle apparenze.

Venite a incontrare le persone.

Venite a condividere un pasto, una preghiera, un sorriso, una giornata di servizio.

Venite anche ad aiutarci a correggere ciò che deve essere corretto, perché nessuna opera umana è perfetta e nessuna comunità può crescere senza confronto, umiltà e disponibilità al cambiamento.

Non chiediamo di essere giudicati perfetti.

Chiediamo di poter camminare insieme.

Perché Dio non ci ha chiamati a costruire muri, ma a riconoscerci fratelli.

Il Padre ci ha amati fino al dono del Figlio, e nella Croce di Cristo ci ha mostrato un amore che non si arrende davanti alla morte.

La Risurrezione ci annuncia che nessuna ferita, nessun fallimento e nessuna oscurità hanno necessariamente l’ultima parola.

E allora comprendiamo davvero il significato di quelle parole di Comboni.

Tutte le opere di Dio nascono ai piedi della Croce, ma sono chiamate a camminare nella luce della Risurrezione.

Perché il cristianesimo non è la religione della sofferenza cercata, ma dell’amore donato.

Non è la fede della paura, ma della speranza.

Non è la legge che imprigiona, ma la grazia che libera e ci rende capaci di amare.

E quando ci ritroviamo insieme, attorno alla stessa mensa, poveri e ricchi, fragili e forti, giovani e anziani, senza distinzioni, possiamo intravedere qualcosa del grande mistero della mensa celeste.

Perché forse il miracolo più grande non è vedere Dio compiere qualcosa di straordinario davanti ai nostri occhi.

Il miracolo più grande è accorgerci che Dio desidera compiere qualcosa di straordinario attraverso ciascuno di noi.

E tutto comincia da un semplice, libero e coraggioso:

SÌ, SIGNORE. ECCOMI.

Stefano OFS
Fondatore di Mission Laudato Si ODV
Villa Baratoff – Pesaro

«Non assistenzialismo, ma fraternità condivisa. Non giudizio, ma incontro. Non paura, ma amore».

ASCOLTARE LA PAROLA DIVENTARE  UN SOLO CORPO IN CRISTOUna fede che si incarna nella vita quotidiana📖 Dal Vangelo secondo...
10/10/2026

ASCOLTARE LA PAROLA DIVENTARE UN SOLO CORPO IN CRISTO

Una fede che si incarna nella vita quotidiana

📖 Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,27-28)

In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Riflessione

L’apostolo Paolo ci ricorda ancora una volta che un tempo eravamo custoditi sotto la Legge, in attesa della rivelazione della fede. Ma con Gesù Cristo qualcosa di straordinario è accaduto: non siamo più chiamati a vivere una relazione con Dio fondata soltanto sull’osservanza di precetti, ma a riconoscerci figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù.

È questa la grande rivelazione: Dio non ci chiama a essere semplicemente osservanti di una legge, ma testimoni viventi del suo amore.

E Gesù, nel Vangelo di oggi, ci indica due condizioni fondamentali per seguirlo: ascoltare la Parola di Dio e metterla in pratica.

Non basta conoscere il Vangelo, non basta proclamarlo, non basta partecipare a una celebrazione. La Parola deve diventare vita, deve prendere carne nelle nostre scelte, nei nostri gesti, nelle nostre relazioni quotidiane.

Il Signore continua a seminare la sua Parola nel cuore di ogni uomo, senza distinzioni. Ma perché quel seme porti frutto occorrono un cuore aperto, la disponibilità ad ascoltare e il coraggio di trasformare ciò che abbiamo ascoltato in gesti concreti d’amore.

È questo il Vangelo incarnato.

Nella nostra comunità di Mission Laudato Si, a Villa Baratoff, cerchiamo ogni giorno di vivere proprio questa esperienza: essere un solo corpo in Cristo Gesù.

Non siamo semplicemente persone che abitano sotto lo stesso tetto. Siamo uomini e donne chiamati a condividere la vita, con tutte le sue fragilità, le sue contraddizioni, le sue sofferenze e le sue gioie.

Quando uno soffre, quella sofferenza diventa anche nostra.

Quando uno gioisce, quella gioia appartiene a tutti.

Quando qualcuno cade, siamo chiamati a tendergli la mano.

Quando qualcuno ritrova la speranza, tutta la comunità rinasce insieme a lui.

Perché nessuno si salva da solo e nessuno deve essere lasciato solo.

Essere un solo corpo in Cristo significa comprendere che la vita dell’altro non ci è estranea, che la sua dignità riguarda anche noi, che il suo dolore non può lasciarci indifferenti.

Sia che soffriamo, sia che gioiamo, sia che viviamo, sia che moriamo, apparteniamo a Cristo.

E allora la domanda che oggi dobbiamo porci non è soltanto: «Ho ascoltato la Parola di Dio?»

Ma soprattutto: «Quanto della Parola che ho ascoltato è diventato vita attraverso di me?»

Perché la fede non si misura soltanto dalle parole che pronunciamo, ma dall’amore che siamo capaci di donare.

Il Vangelo non è una storia da ricordare. È una vita da vivere.

E forse il miracolo più grande avviene proprio quando, attraverso il nostro piccolo e imperfetto SÌ, qualcuno torna a sentirsi amato, accolto, perdonato e riconosciuto come figlio di Dio.

Questa è la nostra missione: non soltanto annunciare Cristo, ma cercare di renderlo visibile attraverso la fraternità, l’accoglienza e l’amore quotidiano.

Signore, donaci un cuore capace di ascoltare, mani pronte a servire e il coraggio di trasformare ogni giorno la tua Parola in vita.

Mission Laudato Si ODV
Villa Baratoff – Pesaro
Una comunità, un solo corpo in Cristo Gesù.

Non è la perfezione che Dio ci chiede, ma la disponibilità del nostro cuore.Ogni giorno siamo chiamati a fare ciò che po...
09/10/2026

Non è la perfezione che Dio ci chiede, ma la disponibilità del nostro cuore.

Ogni giorno siamo chiamati a fare ciò che possiamo, con amore, coraggio e fiducia. Anche quando le nostre forze sembrano insufficienti, il nostro piccolo contributo può diventare qualcosa di grande.

Dio non cerca persone perfette, ma cuori disposti a dire sì.

E proprio attraverso quel sì, anche nelle nostre fragilità, può compiere opere meravigliose.

Mission Laudato Si – Villa Baratoff ❤️

Indirizzo

Strada Angelo Custode 18
Pesaro
61122

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