02/05/2026
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LA SENSIBILITÀ CHIMICA MULTIPLA
Su di oggi, nella Rubrica " e ", il Presidente SIMA - Medicina Ambientale, , ha parlato di , nota a livello internazionale come . È una condizione discussa da anni nella letteratura scientifica e, per molte persone, coincide con un’esperienza concreta di sofferenza. Chi ne soffre riferisce sintomi ricorrenti che possono coinvolgere diversi apparati dell’organismo e comparire dopo l’esposizione a quantità molto basse di sostanze comuni, come profumi, detergenti, solventi, pesticidi, fumi di scarico, fumo di sigaretta, materiali di nuova posa o composti presenti negli ambienti indoor. Dal punto di vista della medicina basata sulle prove, il quadro rimane complesso. Non esiste infatti ancora un biomarcatore condiviso né un test diagnostico univoco. Per questo, una parte della letteratura utilizza anche espressioni come “intolleranza ambientale idiopatica”, per indicare sintomi attribuiti all’ambiente ma non sempre riconducibili a un meccanismo biologico chiaramente dimostrato. Questo, però, non significa negare la sofferenza dei pazienti. Significa riconoscere che servono ricerca, metodo, ascolto clinico e prudenza comunicativa. Alcuni studi di provocazione hanno mostrato una difficoltà ricorrente: quando l’odore della sostanza è percepibile, i partecipanti riportano più spesso reazioni; quando invece l’esposizione avviene sotto la soglia olfattiva, i risultati tendono a non mostrare risposte coerenti e specifiche. Negli ultimi anni è cresciuta anche l’attenzione verso l’ipotesi della sensibilizzazione centrale, ossia una possibile amplificazione dei segnali sensoriali e interocettivi, con una percezione più intensa del fastidio anche davanti a stimoli normalmente innocui. In , una recente indagine multicentrica ha indicato sintomi compatibili con sensibilità chimica multipla in circa il 5,7% dei partecipanti. La questione essenziale è non scegliere tra negazione e allarmismo. Serve un approccio serio, clinico e umano che prenda sul serio i sintomi, ricostruisca la storia delle esposizioni, valuti stress cronico, disturbi del sonno e vulnerabilità individuali, che distingua tra prevenzione sensata e iperevitamento. Migliorare la qualità dell’aria indoor, ridurre fonti evidenti di irritanti, scegliere materiali a bassa emissione e limitare fragranze intense negli spazi condivisi sono interventi ragionevoli che possono aiutare tutti. La deve tenere insieme rigore scientifico e ascolto della persona.
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