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L’Unicobas Scuola & Università indice un’ASSEMBLEA SINDACALE ON-LINE PER IL 28 OTTOBRE 2026 APERTA A TUTTI, COMINCIANO D...
23/10/2026

L’Unicobas Scuola & Università indice un’ASSEMBLEA SINDACALE ON-LINE PER IL 28 OTTOBRE 2026 APERTA A TUTTI, COMINCIANO DA DOCENTI ED ATA, DI RUOLO E NON, in servizio, con permesso orario o fuori servizio, CHE SI TERRÀ dalle h. 14.30 alle h. 19.30 in modalità streaming (video on-line) dal CANALE YOU TUBE dell'Unicobas.
Relazioneranno: Stefano d’Errico (Segretario nazionale Unicobas), Stefano Lonzar, Alvaro Belardinelli, Alessandro Di Candia, Alessandra Fantauzzi (dell’Esecutivo Nazionale Unicobas).
PER PARTECIPARE all’ASSEMBLEA: iscriversi al Canale You Tube dell'Unicobas, per poi seguirla il 28 OTTOBRE 2026 dalle h. 14.30 alle 19.30.
cliccare sul Link: https://youtube.com/live/GnRluKHeMeI?feature=share
Alla fine dell’assemblea verrà fornito attestato di partecipazione, COMPILANDO IL FORM “Attestato di partecipazione” sul menù del sito www.unicobas.org .
Ci si può prenotare via mail: [email protected], senza limiti di partecipazione.
Le domande vanno poste via chat: risponderemo NELLE ULTIME 2 ORE dell’Assemblea.
Unicobas Scuola&Università - http://www.unicobas.org
Sede Nazionale: Roma, V.Casoria, 16 - 00182 Roma
Tel. 06/7026630 – 06/7027683 – 06/70302626
Odg: 1) SCIOPERO GENERALE DI BASE DEL 30 OTTOBRE 2026. ANALISI DELLA CONVULSA SITUAZIONE INTERNAZIONALE. Guerra Russo-Ucraina: non si vedono sforzi diplomatici. Una striscia di sangue grava ancora su Cisgiordania e striscia di Gaza, fossa comune per oltre 70mila gazawi. Conflitto israelo-statunitense contro l’Iran: la guerra non è mai una soluzione e crea l’aumento dei costi energetici e dell’inflazione. Esprimiamoci CONTRO le politiche cobelligeranti del governo che non ha mai tagliato la collaborazione militare con Israele, protestato contro le violazioni del diritto internazionale ed umanitario, né riconosciuta l’entità autonoma palestinese. Anziché aumentare le spese militari, Scuola e sistema pubblico devono essere posti al centro di un vero progetto di ripresa e riqualificazione.
2) LA SCUOLA PEGGIORA: SCIOPERIAMO CONTRO le differenziazioni etniche nelle scuole, i nuovi ordinamenti nazionalisti di Valditara e la controriforma degli Istituti Tecnici. Il Mim ha messo in atto anche la SCHEDATURA degli studenti palestinesi ed attaccato la libertà d’insegnamento sull’educazione sentimentale e civica.
- Pretendiamo investimenti nell’edilizia scolastica, per l’80% ancora non a norma rispetto al DLgs 81/90 e per il 50% priva persino dall’agibilità: vogliamo aule sicure, climatizzate ed adeguate.
PER l’approvazione del salario minimo (12 Euro l’ora). PER investimenti nelle politiche sociali a cominciare dal superamento dell’emergenza abitativa e della mancanza di piani di sviluppo dell’edilizia popolare. PER la revisione della L.146/90 sugli scioperi compresa l’opera della Commissione di Garanzia, anche a seguito della condanna di merito subita dall’Italia il 13.3.2026 dal Comitato europeo dei diritti sociali (CEDS). PER una nuova legge sulla rappresentanza sindacale che preveda libere elezioni con liste nazionali, con calcolo solo sui voti e soglia del 5% (anche a livello provinciale), consentendo ai lavoratori di scegliere ovunque il proprio sindacato e i propri rappresentanti, con il diritto di indire assemblee in orario di servizio. PER il diritto per tutte le OOSS di iscrivere liberamente i pensionati.
3) CONTRATTO: Al contrario dei toni trionfalistici usati dai sindacati che hanno firmato il contratto mercoledì 1° aprile (una data che richiama la beffa), DENUNCIAMO L’ASSENZA DI UN ADEGUATO RECUPERO sul costo della vita e sugli arretrati. Quanto entrato in busta paga è inadeguato persino rispetto all’inflazione di nuovo in crescita. Gli stipendi della scuola italiana risultano sempre più lontani dagli standard europei.
-VOGLIAMO la QUATTORDICESIMA MENSILITÀ per tutta la scuola (docenti ed ata).
-CHIEDIAMO un’immediata provvisionale di 300 euro netti mensili per tutti, docenti ed ata, a ristoro per l’aumento del costo della vita degli ultimi 4 anni.
-OCCORRONO aumenti netti di 1.000 euro (docenti) e 550 euro (ata), per agganciare gli stipendi della scuola almeno ai livelli intermedi (Spagna) della media retributiva europea (ove siamo gli ultimi). Occorre portare parallelamente la retribuzione dei docenti all’ottavo livello (quello dei vecchi presidi), come è stato fatto per i Dsga (che hanno lo stesso titolo d’ingresso dei docenti: la laurea).
-MANCA un accordo sui nuovi profili professionali ATA, adeguando le retribuzioni alle mansioni legate all’autonomia e all’innovazione tecnologica.
4) L’ANNOSA QUESTIONE DEL PRECARIATO:
- ASSUNZIONE IMMEDIATA TRAMITE GRADUATORIA PER TITOLI E SERVIZIO per docenti ed ata, con almeno 3 anni di servizio PER RIDURRE SUBITO il numero di alunni per classe e potenziare la gestione delle scuole. NO al precariato “usa e getta” (riconoscere il diritto all’assunzione).
- OCCORRE UNA SOLUZIONE DEFINITIVA AL PROBLEMA DEL PRECARIATO, con l’attivazione di un DOPPIO CANALE di reclutamento per il 50% delle nuove assunzioni, ove valgano tutti gli anni di servizio (12 punti anno) ed abilitazioni conseguite (12 punti l’una, onde evitare di dover sostenere più di un concorso).
- ASSUNZIONI: ATA: Occorrono almeno 30mila collaboratori scolastici per coprire i vuoti in organico per la vigilanza, e di 30mila fra personale di segreteria e tecnici.
- SOSTEGNO: Occorre la stabilizzazione diretta degli specializzati (e, se necessario, degli specializzandi) di sostegno. Percorsi seri di abilitazione per chi ha esperienza pregressa, onde evitare che oltre la metà delle cattedre continui a ve**re assegnata a chi non conosce l’handicap, ed infine l’istituzione di una classe di concorso specifica.
5) BENVENUTI NELLA sQuola DEL SOVRANISMO E DEL FALSO MERITO: analisi del testo delle nuove Indicazioni per l’infanzia ed il primo ciclo e del decreto complessivo sull’istruzione tecnica che, dopo il fallimento evidente della filiera 4+2, sperimentata da poche scuole, pochissimo gradita dall’utenza, Valditara prova ancora ad imporre.
6) LA BEFFA DELLA CARTA DEL DOCENTE: Invece di garantire i 500 euro per tutti l’importo è stato tagliato a 383 euro! Il Governo fa pagare ai lavoratori la giusta sentenza della Corte di Giustizia Europea che estende il diritto ai precari con contratto annuale o al 30/6.
7) NO ALL’AUMENTO DELL’ETÀ PENSIONISTICA, ALLA PRIVATIZZAZIONE DELLA PENSIONE E ALL’ASSICURAZIONE SANITARIA INTEGRATIVA DI CATEGORIA. NO al silenzio/assenso per i FONDI PENSIONE. Pensionabilità a 65 anni.
8) SIAMO CONTRO LE PROVE INVALSI, la scuola minimalista e nozionista.
9) SIAMO CONTRO L’OBBLIGO DEI PCTO per gli studenti, sia nella scuola che nei centri di formazione professionale.
10) SIAMO PER IL PRESIDE ELETTIVO, sul modello spagnolo.
11) Dopo 10 sentenze favorevoli della Corte Europea PRETENDIAMO IL RISARCIMENTO E L’ADEGUAMENTO DI PENSIONI E STIPENDI per gli ATA EX ENTI LOCALI.
12) VOGLIAMO stato giuridico e mansionario degni del PERSONALE EDUCATIVO.
13) RESPINGIAMO IL TENTATIVO DI ATTUARE LA LEGGE SULLA REGIONALIZZAZIONE sostanzialmente bocciata dalla Corte Costituzionale.
14) DALLA SCUOLA DELL’EMERGENZA ALLA SCUOLA RICOSTRUITA: l’Unicobas vuole un contratto specifico per la Scuola (per docenti ed ata) fuori dai diktat del DLvo 29/93 che impedisce aumenti superiori al ridicolo tasso d’inflazione “programmato” dal governo (cosa che ci ha fatto diventare i peggio retribuiti della Ue).
PER SOSTENERE QUESTA PIATTAFORMA ED IMPEDIRE L’ULTERIORE PEGGIORAMENTO DELLA SCUOLA PUBBLICA E DELLO STATUS LAVORATIVO PROGRAMMATI DAL GOVERNO, SCIOPERO DI BASE DELL’INTERA GIORNATA PER VENERDÌ 30 OTTOBRE: PARTECIPA DI PERSONA O COLLEGATI IN DIRETTA STREAMING TRAMITE IL CANALE YOU TUBE UNICOBAS ALL’ASSEMBLEA APERTA DELLA SCUOLA IN LOTTA CHE SI TERRÀ PRESSO LA SEDE NAZIONALE DELL’UNICOBAS di Roma, V. Casoria, 16 - h. 9.00 / 14.00.

sito della confederazione italiana di base CIB Unicobas, sindacato di base, libertario ed autogestionario

23/10/2026
07/10/2026

UNICOBAS: TETTO DEL 30% PER GLI STUDENTI STRANIERI. NO AI RESPINGIMENTI

Unicobas Scuola denuncia il carattere razzista del DL n.170 che impone un tetto del 30% alla presenza di alunni stranieri nelle classi.
Presentato come misura incardinata sulla inadeguata conoscenza dell’italiano da parte di studenti stranieri e sul conseguente presunto rallentamento della didattica - valutazione comunque del tutto pretestuosa e inaccettabile - in realtà il DL 170 non contiene nessun riferimento alla tanto sbandierata conoscenza della lingua italiana degli studenti. Il criterio di esclusione non è infatti la conoscenza linguistica, che è una competenza variabile e quindi uno strumento gestibile dal soggetto, perfezionabile proprio grazie allo scambio costante con un gruppo disomogeneo; per l’esclusione entrano in gioco criteri rigidi riferiti alla posizione amministrativo burocratica, primo fra tutti quello della cittadinanza, che niente ha a che fare con gli eventuali e tanto paventati “intralci” alla didattica.
L’insistenza di Valditara e di questo governo sull’identitarismo, sul nazionalismo, sulla superiorità della cultura occidentale non è certo una novità. Ne abbiamo moltissimi esempi e lo dimostrano le Nuove Indicazioni nazionali, animate dalla palese volontà di mantenere una asimmetria fra culture, lingue ed etnie.
Ma questo DL presenta qualcosa di ancora più grave. Quando si elaborano misure penalizzanti che escludono e sanzionano in modo specifico alcuni gruppi di popolazione siamo davanti a iniziative di segregazione e discriminazione che richiamano l’apartheid.
Essere esclusi dalla primaria perché non si è frequentato la scuola dell’infanzia (non obbligatoria) o essere esclusi dalle medie e superiori perché non si hanno tre anni consecutivi di frequenza scolastica senza bocciature non è un diktat che vale per tutti, ma solo per alcune categorie di studenti identificabili anche secondo provenienza “etnica”. Obbligare genitori che non parlano bene l’italiano a frequentare corsi di lingua, pena una sanzione economica e la segnalazione ai servizi sociali, non è un provvedimento rivolto anche a chi parla il dialetto stretto di una regione italiana, ma solo agli stranieri. Persino l’esigenza della riconoscibilità del volto è riferita nel DL ai soli stranieri. Non auspichiamo certo la generalizzazione di queste aberranti misure, ma vogliamo sottolinearne la caratteristica.
Come si chiama tutto ciò se non segregazione e apartheid?
Da anni rivendichiamo un tetto massimo di 20 alunni per classe, per agevolare la didattica, l’inclusione, il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento. L’unico tetto che il governo è riuscito a sfornare, col suggello della firma di Mattarella, è un tetto per escludere, per fermare quella che Valditara ha chiamato “la fuga dei bianchi” e smistare in altre scuole le “eccedenze”, senza rispettare nemmeno il diritto alla frequenza della scuola di prossimità.
Evidentemente il Ministro ritiene che per favorire il percorso scolastico non si debbano rimuovere i famosi ostacoli di cui parla la Costituzione, ma gli studenti stranieri, avvertiti essi stessi come “ostacolo”.
Gli ostacoli da rimuovere sono ben altri.
Fuori dalla scuola il razzismo, la repressione, la discriminazione, l’esclusione!.
La scuola è di tutte e tutti. “Prima gli italiani” qui non vale. Non ci sono maggioranze con diritti maggiori e minoranze con diritti minori o inesistenti. Le differenze sono da accogliere e valorizzare, per una crescita comune.

PRETENDIAMO IL RITIRO E LA DISATTIVAZIONE IMMEDIATA DELLE NORME RESPINGIMENTI CONTENUTE NEL DECRETO LEGGE 170.
MANDIAMO A CASA VALDITARA !

IL FATTO QUOTIDIANO.IT, 5.10.2026Sindacati S.p.a., a Roma la presentazione del libro di Stefano d’Errico con Peter Gomez...
05/10/2026

IL FATTO QUOTIDIANO.IT, 5.10.2026
Sindacati S.p.a., a Roma la presentazione del libro di Stefano d’Errico con Peter Gomez
di Redazione Economia
I sindacati non sono solo battaglie per i lavoratori: esistono anche una serie di benefici, poco noti ai più, per la "casta sindacale". Appuntamento giovedì 8 alle 15,30: tra i relatori, oltre all'autore, anche Alvaro Belardinelli, Ezio Gallori e Andrea Billau
“Sindacato S.p.a” è il nuovo libro di Stefano d’Errico (edito da Paperfirst) che racconta l’altra faccia della medaglia del sindacato: non la parte delle lotte e degli scioperi in difesa dei lavoratori, bensì quella dei benefici di quella che l’autore chiama “casta sindacale“. Il volume sarà presentato giovedì 8 ottobre dalle 15.30 alle 19.30 alla Sala Convegni di “AltrascuolA“, via Casoria 14, Roma; il convegno, aperto a tutti, con esonero per docenti e personale ata, sarà trasmesso in diretta al link https://www.youtube.com/watch?v=6r3wMO-0cgg

L’evento è organizzato dall’associazione professionale Unicorno l’AltrascuolA. Presiede l’incontro il direttore del giornale Unicobas Alvaro Belardinelli, che modererà gli interventi di Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it e autore della prefazione, Ezio Gallori, Pensionati Uniti e autore dell’introduzione, Andrea Billau, redattore di Radio Radicale e saggista, oltre, ovviamente, a Stefano d’Errico, autore del libro e segretario nazionale Unicobas Scuola & Università. Durante la discussione gli interlocutori metteranno in luce una serie di criticità proprie dei sindacati e non conosciute ai più: per esempio che esiste una norma apposita che consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi; oppure che le sigle sindacali gestiscono, senza dover presentare un bilancio, fondi pensione e sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari e strutture sanitarie convenzionate per un giro di circa 8 miliardi l’anno. Un’occasione, dunque, per conoscere più a fondo le associazioni che tutelano gli interessi dei lavoratori; o che dovrebbero farlo.

Sindacato S.p.A. è in vendita in libreria e negli store online

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/05/sindacati-s-p-a-a-roma-la-presentazione-del-libro-di-stefano-derrico-con-peter-gomez/8527815/

Appuntamento giovedì 8 alle 15,30: tra i relatori, oltre all'autore, anche Alvaro Belardinelli, Ezio Gallori e Andrea Billau

GIOVEDÌ 8 OTTOBRE 2026 h. 15.30 / 19.30, CONVEGNO IN STREAMING APERTO A TUTTI CON ESONERO INTERA GIORNATA PER DOCENTI ED...
29/09/2026

GIOVEDÌ 8 OTTOBRE 2026 h. 15.30 / 19.30, CONVEGNO IN STREAMING APERTO A TUTTI CON ESONERO INTERA GIORNATA PER DOCENTI ED ATA: Presentazione del libro di Stefano d’Errico "SINDACATO S.p.A. CGIL, CISL, UIL (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta" (Paper First, Roma 2026).
Per Roma il Convegno è in PRESENZA presso la Sala Convegni “l’AltrascuolA”, Via Casoria, 14.
PER SEGUIRE lo STREAMING: ISCRIVERSI AL CANALE YOU TUBE Unicobas Scuola e poi seguire la diretta. Cliccare su questo LINK: https://www.youtube.com/watch?v=6r3wMO-0cgg
È possibile porre domande sulla chat, i relatori risponderanno nell’ultima ora. È possibile prenotarsi. Inviare i propri dati a: [email protected]

Intervengono:
• Peter Gomez (Direttore de “ilfattoquotidiano.it” – Autore della Prefazione)
• Ezio Gallori (Pensionati Uniti – Autore dell’Introduzione)
• Andrea Billau (Redattore di Radio Radicale – Saggista)
• Stefano d’Errico (Autore del libro – Segretario nazionale Unicobas Scuola & Università)
• Presiede:
• Alvaro Belardinelli (Direttore del giornale “Unicobas”)

Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl).
Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro.
Queste sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate ed hanno un giro di circa 8 miliardi l’anno, però non devono neanche presentare un bilancio (e nessuno se n’è accorto neanche ai tempi di tangentopoli).
Ma non è tutto: perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello stato senza il versamento dei contributi?
Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione anche di settemila euro mensili?
Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea?
La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile. In questo libro viene per la prima volta squadernata una realtà sconosciuta. Un volume che scoperchia tutto ciò che non funziona e propone un modello differente per riformare l’intero settore.
Dall’introduzione di Ezio Gallori: “Nel mondo sindacale di un tempo, con la partecipazione e la democrazia, non c’erano spazi per i privilegi ma solo militanze convinte ed esempi di alta moralità e impegno. Valori che si sono persi, nelle deleghe in bianco, nei distacchi sindacali, nei compensi, nelle carriere agevolate, negli opportunismi e perfino nei tradimenti ai danni dei lavoratori”.
Dalla prefazione di Peter Gomez (riduzione): Gli stipendi in Italia non crescono da trent’anni e sarebbe comodo poter indicare un solo colpevole. Non potendo più svalutare la moneta si è scelto di svalutare il lavoro. Ma in una democrazia matura, quando profitti e salari si separano per così tanto tempo, quando la produttività non cresce perché non si investe, quando la politica abdica al suo ruolo, qualcuno dovrebbe alzare la voce. E quel qualcuno dovrebbe essere il sindacato. Accade ed è accaduto così in tutti i Paesi d’Europa. Ed è successo persino negli Usa dove il sindacato dei lavoratori dell’auto ha bloccato le fabbriche per settimane e settimane per ottenere aumenti che recuperassero l’inflazione post-Covid. Perché invece da noi il conflitto salariale è restato debole, intermittente, spesso simbolico? Perché i salari sono scesi senza una reazione proporzionata nelle piazze e sui luoghi di lavoro? Il libro di Stefano d’Errico serve anche per dare questa risposta. Fino alla fine degli anni Ottanta i sindacati italiani erano, con le ovvie eccezioni, una forza esterna allo Stato. Poi arrivano gli anni Novanta, e cambia tutto. Il Protocollo del 23 luglio 1993, firmato dalle organizzazioni sindacali con il governo, segna la svolta: nasce la concertazione permanente, nasce la politica dei redditi, nasce l’idea che i salari debbano crescere non in base al conflitto, ma in base alle compatibilità macroeconomiche. Da quel momento i sindacati non sono più soltanto rappresentanti dei lavoratori: diventano cogestori della stabilità economica del Paese. È l’ingresso ufficiale nel sistema. Ogni patto ha ovviamente un prezzo. Qui il prezzo è il conflitto. Già nel 1990 la legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali introduce preavvisi, fasce di garanzia, limiti e sanzioni. Nel 2000 la riforma rafforza ulteriormente il meccanismo. Gli scioperi alla francese o alla tedesca che bloccano il Paese per giorni diventano da noi impossibili. In Italia non esiste una vera cassa sciopero. Eppure, come si rende conto ogni iscritto guardando la propria busta paga, i nostri sindacati non sono poveri. Perché, mentre s’indeboliva il conflitto sociale, il sistema delle organizzazioni è invece cresciuto. Cresciuto nei servizi. Patronati, Caf, formazione professionale, enti bilaterali: sono un welfare parallelo, senza un bilancio consolidato che consenta di capire davvero quanto valga l’intero perimetro delle varie organizza- zioni. Il paradosso è evidente: salari fermi; sindacati economicamente solidi.

Organizza:

Unicorno l’AltrascuolA
Associazione Professionale
Sede nazionale: Via Casoria, 16 00182, Roma Tel. 067027683
Email: [email protected]

Soggetto qualificato alla formazione con Decreto MIUR 177/2000, direttiva MIUR n. 170 del 21.3.2016, elenco Enti Accreditati/Qualificati del 23.11.2016. Come pre¬visto dal D.M. 177/2000, art. 2, comma 5, le singole iniziative formative promosse da soggetti definitivamente accreditati come Enti di formazione da parte del MIUR ai sensi della Direttiva 90/2003 sono riconosciute dall’amministrazione scolastica e quindi non necessitano di specifica circolare (Nota MIUR n. 3096 del 2/2/2016)
È necessario fare richiesta scritta al Dirigente Scolastico: vd. (in allegato a questa mail) il fac-simile della richiesta. Esonero dal servizio intera giornata fruibile da Docenti ed ATA, di ruolo e non, con attestato, ai sensi dell’art. 36, commi 6, 8 e 10, vigente CCNL. L’attestato di partecipazione potrà essere richiesto al termine del Convegno compilando il form sul sito dell'Associazione.

Collabora:
Unicobas Scuola & Università
Federazione sindacale dei comitati di base
Sede nazionale: Via Casoria, 16 - 00182 Roma
Tel. 067026630
Email: [email protected]

CONVEGNO IN STREAMING, GIOVEDÌ 8 OTTOBRE 2026 ore 15.30 / 19.30: Pr...

UNICOBAS SCUOLA su ASSICURAZIONE SANITARIA: Una polizza travestita da welfare!Dal 10 settembre gli oltre 1,2 milioni di ...
20/09/2026

UNICOBAS SCUOLA su ASSICURAZIONE SANITARIA: Una polizza travestita da welfare!
Dal 10 settembre gli oltre 1,2 milioni di dipendenti della scuola italiana possono aderire alla tanto annunciata assicurazione sanitaria integrativa gratuita. Il ministro Valditara e sindacati che hanno aderito a tale progetto l'hanno presentata come un riconoscimento storico per chi lavora negli istituti d’istruzione di ogni ordine e grado, per la prima volta alla categoria viene garantita una tutela sanitaria collettiva.
È una narrazione avvincente, costruita apposta per dare un titolo di giornale o caricare uno spot sul web. Basta, però, leggere il capitolato tecnico e ascoltare chi nella scuola lavora, per scoprire che dietro l'annuncio si nasconde un provvedimento largamente insoddisfacente, costruito più per fare notizia che per rispondere a un bisogno reale.
Il paradosso dell'universalità selettiva
Il primo problema è già nella platea a cui si rivolge. Si rivendica l'assenza di distinzione, per la prima volta, tra personale di ruolo e supplenti, ma questa universalità si ferma proprio davanti a chi ne avrebbe più bisogno: i supplenti brevi restano fuori. È un'esclusione tutt'altro che marginale. Sono loro, ogni anno, a tenere in piedi la macchina scolastica riempiendo le cattedre vacanti fino all'ultimo giorno utile, ed è proprio questa fascia — la più esposta, la più povera di garanzie contrattuali
— a essere lasciata fuori da una misura presentata come welfare universale. Difficile non leggerci una logica ricorrente nel sistema scuola italiano: i diritti si negano più facilmente a chi ha meno voce, e la precarietà si paga anche in salute, non solo in stipendio; si procede con diritti a geometria variabile, che spezzano l’unità della categoria dei lavoratori della scuola. Inoltre, la copertura è stata estesa anche ai dirigenti scolastici e ai dipendenti del Ministero. Sorge, di conseguenza, il ragionevole dubbio che se le risorse sono per legge vincolate a docenti e ATA, includere altri beneficiari significa una cosa sola: diluire la torta pro capite per chi lavora davvero in classe.
La polizza non sostituisce il SSN, lo "integra", rispondendo appieno a quello che è il mantra neoliberista.
Il secondo nodo riguarda la sostanza della copertura. Dietro la parola "gratuita" si nascondono franchigie stringenti, scoperti percentuali e tetti massimi di rimborso che lasceranno comunque una fetta consistente delle spese sulle spalle di chi dovrebbe beneficiarne. L'assicurazione non è una copertura indiscriminata di tutte le spese mediche, ma si concentra principalmente sui grandi interventi chirurgici, alta diagnostica (TAC, RMN), pacchetti prevenzione oncologica, cardiovascolare odontoiatria base e parto e, sebbene la polizza copra anche patologie pregresse e croniche, rimangono a carico dell'assistito uno scoperto del 10% per le prestazioni in strutture convenzionate, con un limite massimo non indennizzabile di 4.000 euro per singolo evento. Inoltre, i ticket SSN non sono rimborsabili, i ricoveri lunghi per patologie croniche sono esclusi, c'è il vincolo della rete convenzionata, che per adesso non si sa quanto sarà ampia e come sarà distribuita sui territori (anche se per alcune prestazioni è ammesso il rimborso fuori rete). L'aiuto sulle spese ricorrenti come le visite specialistiche ordinarie, gli occhiali, la fisioterapia (quelle che pesano di più sui nuclei familiari), è molto limitato. Ancora più grave è l'esclusione dalla copertura assicurativa delle malattie mentali e dei disturbi psichici. Più dell'80% delle malattie professionali e delle cause di inidoneità all'insegnamento nei docenti italiani è di
natura psichiatrica (ad es. ansia, depressione e soprattutto burnout) e proprio questo non viene coperto dall'assicurazione sanitaria. Non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori: è la differenza tra una polizza che protegge davvero e una che protegge solo sulla carta, salvo poi presentare il conto al momento del bisogno — quando si è più fragili e meno disposti a fare i calcoli.
Il vero scandalo: si finanzia l’assicurazione tagliando le scuole
Il punto politicamente più grave è questo: l’assicurazione non viene finanziata con nuove risorse, ma attraverso tagli al Fondo per il funzionamento amministrativo e didattico delle scuole, per circa 200 milioni di euro tra il 2026 e il 2029. Questo significa che le circa 7.600 scuole italiane perderanno una media di 30.000 € ciascuna in quattro anni e di conseguenza si ridurranno i servizi agli studenti, i laboratori, i progetti, l’offerta formativa, le spese per la manutenzione ordinaria e straordinaria, per i materiali. Oltre a questo storno principale, il piano attinge per 15 milioni di euro annui dai risparmi generati dalla revisione dei compensi per le commissioni dell’esame di Stato, mentre gli ultimi 15 milioni derivano da fondi speciali del Ministero dell’Economia e delle Finanze precedentemente vincolati. Questa struttura a tre pilastri garantisce la sostenibilità del premio annuo di 80 milioni, per quattro anni senza, però, alcuna garanzia che la misura sopravviva oltre quella scadenza.
Tutto ciò inaccettabile. Si tolgono risorse alla didattica quotidiana per pagare una polizza assicurativa che non risolve i problemi di salute dei lavoratori. Questa non è una scelta tecnica. È una scelta politica precisa, che scarica i costi sulle scuole e sui territori, per favorire una narrazione demagogica, tutta a favore del governo e di chi ha avallato tale scelta.
Il depauperamento del funzionamento scolastico ha come conseguenza immediata l’inevitabile ricorso al contributo volontario delle famiglie e così l’accesso a una scuola di qualità rischia di dipendere sempre più dalla condizione economica dei territori e delle famiglie. Il risultato è che le scuole già più fragili — piccole realtà, aree interne, contesti socialmente deprivati — saranno le più colpite, determinando un ulteriore ampliamento delle disuguaglianze educative, in aperto contrasto con il principio di uguaglianza. Si impoverisce la scuola pubblica mentre si chiede ai lavoratori di ringraziare per una polizza assicurativa.
Finanziare una presunta tutela sanitaria, tagliando risorse alla scuola, produce un conflitto concreto tra diritti costituzionali: il diritto allo studio e la tutela della salute. Si indebolisce la gratuità e la qualità del servizio scolastico pubblico, mentre la tutela sanitaria viene resa incerta e affidata al mercato. È una scelta regressiva, che scarica i costi sui lavoratori e sulle comunità educative.
Un regalo al mercato assicurativo, non ai lavoratori
È allora il caso di ribadire che la scelta del governo di attivare un’assicurazione sanitaria integrativa collettiva non è affatto neutrale. Questa misura, infatti, finisce per favorire le strutture sanitarie private, senza apportare alcun reale rafforzamento al Servizio Sanitario Nazionale.
Le risorse pubbliche destinate ai contratti assicurativi non si trasformano in nuove assunzioni, investimenti o riduzioni delle liste d’attesa. Servono invece a consolidare una logica politica che sostituisce diritti universali con soluzioni frammentate, legate al tipo di lavoro svolto e al reddito. In un paese dove le liste d'attesa spingono sempre
più persone verso il privato, offrire una scorciatoia assicurativa a una categoria professionale non risolve il problema: lo aggira, e nel farlo normalizza l'idea che il pubblico non basti più. È una logica aziendalistica applicata alla pubblica amministrazione, che affida a tre soggetti privati — UniSalute, Poste Assicura, Intesa Sanpaolo Protezione — la gestione dei dati sanitari di oltre un milione di lavoratori statali.
A conclusione della nostra analisi si può dire che così come finanziata e strutturata, l’assicurazione sanitaria integrativa per il personale scolastico offre risorse pro capite irrisorie, presenta coperture tecniche limitate, rafforza il mercato assicurativo privato senza incidere sulle criticità del sistema sanitario pubblico e per di più è finanziata attraverso tagli diretti al funzionamento delle scuole.
Non è una risposta ai bisogni di salute dei lavoratori della scuola, ma un’operazione simbolica e potenzialmente dannosa.
La tutela della salute del personale scolastico passa attraverso gli investimenti nel Servizio Sanitario Nazionale, la riduzione delle liste d’attesa, il rafforzamento dei servizi pubblici, aumentando, non tagliando, le risorse alle scuole, garantendo un rinnovo contrattuale che restituisca potere d'acquisto reale, risolvendo il problema del precariato con un piano di assunzioni che chiuda la stagione della supplentite cronica. Difendere la scuola pubblica e il diritto alla salute significa dire no a polizze di facciata e sì a diritti veri, universali, finanziati con risorse adeguate.
per l’Unicobas Scuola
Stefano Lonzar

LUNEDI' 20 LUGLIO, alle h. 17.00, IN DIRETTA SUL CANALE YOU TUBE DE "IL FATTO QUOTIDIANO": https://www.youtube.com/RISPO...
18/07/2026

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RECENSIONE DI ENZO DI BRANGO DEL MIO "SINDACATO SPA" (PAPER FIRST) su Le Monde Diplomatique (con "il manifesto") di oggi...
15/07/2026

RECENSIONE DI ENZO DI BRANGO DEL MIO "SINDACATO SPA" (PAPER FIRST) su Le Monde Diplomatique (con "il manifesto") di oggi: "Quando il sindacato smette di organizzare il conflitto e diventa parte dell’apparato, chi resta a rappresentare davvero il lavoro? La mia recensione su Le Monde Diplomatique a 'Sindacato S.p.A.' di Stefano d'Errico, libro scomodo ma necessario".

Indirizzo

Biblioteca Bobbato, Galleria Dei Fonditori, 64
Pesaro
61122

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