30/08/2026
🏺 STORIE DI MAIOLICA: un albarello da farmacia del Seicento marchigiano.
Oggi vi raccontiamo la storia di un raffinato albarello da farmacia in maiolica, prodotto a Urbania, l'antica Casteldurante, e databile intorno al 1650.
Il pezzo faceva parte di un organico servizio apotecario, commissionato da una famiglia nobile dell'epoca: una testimonianza di come le grandi casate del tempo affidassero alle botteghe ceramiche più rinomate la realizzazione dei propri arredi farmaceutici, veri e propri oggetti di rappresentanza oltre che di uso pratico.
La decorazione segue il tipico repertorio a raffaellesche, ma con una scelta esecutiva particolarmente interessante: il verso è trattato in una raffinata monocromia azzurra, mentre il fronte si sviluppa in una ricca policromia, una dicotomia stilistica che testimonia la maestria tecnica delle botteghe durantine.
Su entrambe le facce compare lo stesso stemma gentilizio: una testa di moro coronata e bendata, elemento araldico che identifica il casato committente.
Il contenuto, come spesso accade in questi manufatti, è subito identificabile grazie all'iscrizione presente nel cartiglio: "P. COCCIAE · C · HELL", che sta per Pilulae Cocciae cm Helleboro.
Si tratta di un antico purgante galenico composto da aloe, scammonea e coloquintide, a cui veniva aggiunto elleboro nero.
Secondo la teoria umorale, ancora dominante nella medicina secentesca, questo rimedio serviva a purgare la "bile nera", ritenuta responsabile della malinconia.
Un dettaglio non privo di interesse storico-scientifico: la farmacologia moderna ha evidenziato l'estrema tossicità di questi composti, dovuta al contenuto di glicosidi, un promemoria di quanto la medicina dell'epoca, pur sofisticata nel suo impianto teorico, potesse rivelarsi rischiosa nella pratica.
Un piccolo manufatto che racchiude arte, araldica, storia della farmacia e storia della medicina in un solo oggetto.
(Federico Malaventura)