02/06/2026
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L’ha portata il mare. La barca Kasri Sadabat che faceva parte delle Flotilla è approdata a Gaza.
Non l’hanno fermata le navi da guerra, i droni, centinaia di soldati. Dove non hanno potuto condurla i volontari della Flotilla, sequestrati dall’esercito israeliano, l’ha accompagnata il Mediterraneo.
Certo, non ha portato cibo e medicine, ma appena una confezione di riso, una di pasta, tre merendine, una bottiglia mezza vuota. E qualche pannello solare. Ma ha consegnato un messaggio: non c’è blocco navale che tenga.
Ieri mattina la gente di Khan Younis si è affacciata come ogni giorno sul mare. Proprio come ha fatto per settimane sperando di veder finalmente spuntare la flotta che doveva forzare il blocco navale. No, non c’erano vele all’orizzonte, ma proprio lungo la riva qualcosa emergeva. Era la Kasri Sadabat. La barca turca su cui hanno viaggiato l’inviato del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani e il deputato M5S Dario Carotenuto. O, almeno, quello che ne restava: il tetto, la ruota del timone. Subito decine di persone, soprattutto bambini, si sono riversati sulla riva, si sono tuffati in mare. Della barca era rimasto il tetto, qualche pezzo degli arredi interni. La ruota del timone. Il resto dell’imbarcazione è affondato: “Gli israeliani hanno sparato nel motore”, ha raccontato il comandante. Ma una parte, trascinata dalla corrente è arrivata a destinazione: Gaza.
E all’interno ecco che i ragazzi hanno trovato quei pochi pacchi di cibo. I pannelli solari su cui si sono buttati. Forse per utilizzarli, visto che in Palestina manca tutto. Ma soprattutto sono un simbolo.
Non è stato vano. La Flotilla, in qualche modo, è arrivata. Perfino senza equipaggio.
Già, l’esercito israeliano non si è mai curato delle barche che fermava. Le lasciava alla deriva in mezzo al Mediterraneo nonostante i rischi alla navigazione che potevano provocare. Nonostante lo spreco dei viveri e delle medicine che contenevano.
Stavolta, però, gli è andata male. Il barcone ha ultimato la sua navigazione.
“In qualche modo siamo a Gaza: una delle imbarcazioni è arrivata a riva anche senza di noi”, hanno scritto ieri gli attivisti della Global Sumud Italia. “Nonostante le calunnie, l’abbordaggio illegale, i rapimenti, i fermi illegali e le torture subite dal nostro equipaggio, oggi è successo qualcosa che ci ricorda una verità semplice: la solidarietà si può rallentare, ostacolare, ferire. Ma non si può cancellare. È arrivata fino a quella costa per dire: non ci stiamo fermando. Non vi lasciamo soli”. Maria Elena Delia, portavoce italiana della Flotilla, aggiunge: “È soltanto un’immagine simbolica, ma è un’emozione grande”. Erano 74 le imbarcazioni salpate da diversi paesi per raggiungere Gaza. Le prime 22 erano state abbordate dall’Idf al largo di Creta. Le altre 52 quando si trovavano a poco meno di 200 miglia dalla destinazione. Il Kasri Sadabat, un barcone di 24 metri di legno e acciaio, era stato uno degli ultimi. Un’altra barca è finita in Egitto con a bordo ancora tutto il suo carico. E altre forse sono ancora in viaggio.