30/11/2025
Alla luce dell’articolo pubblicato su PerugiaToday, il Comitato per la Difesa della Fauna Selvatica e degli Altri Animali di Perugia – con il patrocinio di Alleanza Anti-Specista Odv – ritiene necessario esprimere con fermezza il proprio dissenso rispetto alla direzione politica annunciata dalla Regione Umbria sulla cosiddetta “filiera della carne selvatica” e sull’ulteriore ampliamento dell’attività venatoria come strumento di gestione faunistica.
1️⃣ Sicurezza dei cittadini e accesso ai boschi
Ogni stagione venatoria vede cittadini costretti a rinunciare a escursioni, passeggiate, attività sportive e ricreative nei boschi, perché la presenza armata dei cacciatori rende questi luoghi insicuri.
È fondamentale introdurre l’obbligo di segnalare e vietare l’accesso nelle aree dove è in corso una battuta di caccia, per evitare che famiglie, ciclisti, fotografi naturalistici e camminatori si trovino involontariamente in situazioni ad alto rischio.
La sicurezza pubblica deve avere la priorità rispetto a qualsiasi attività ricreativa basata sull’uso delle armi.
2️⃣ Disagio delle comunità che vivono vicino alle zone di battuta
Molti residenti delle aree rurali umbre vivono i giorni di caccia con paura e tensione: colpi sparati vicino alle abitazioni, animali domestici terrorizzati, la necessità di restare chiusi in casa.
Questa non può essere considerata una condizione accettabile. La qualità della vita dei cittadini non può essere sacrificata per permettere un hobby a una minoranza.
3️⃣ Età avanzata dei cacciatori, condizioni di salute e consumo di alcol
La popolazione venatoria è composta in larga parte da persone anziane, spesso con limitazioni sensoriali o fisiche, che incidono sulla sicurezza delle operazioni.
A questo si aggiunge un fatto noto: in molte battute sono diffusi convivialità e consumo di vino.
Per questo motivo l’OIPA ha proposto l’introduzione dell’alcol test obbligatorio per i cacciatori, una misura di buon senso che avrebbe dovuto essere accolta immediatamente. Il Governo, invece, non ha considerato questa proposta, nonostante riguardi la sicurezza di tutti.
4️⃣ Gli animali selvatici sono patrimonio indisponibile dello Stato
Ricordiamo che, ai sensi dell’art. 1 della Legge 157/1992, la fauna selvatica “è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale”.
Non è accettabile proporre che un patrimonio pubblico venga trasformato in risorsa commerciale e messo “sotto controllo” per generare una filiera alimentare.
Gli animali non sono oggetti né materia prima da valorizzare economicamente: sono individui senzienti che meritano tutela, non sfruttamento.
5️⃣ Salute pubblica: rischi sanitari collegati alla selvaggina
Le carni derivanti da animali selvatici, consumate o manipolate, comportano potenziali rischi di zoonosi, parassitosi e contaminazioni batteriche.
Promuovere una filiera della carne selvatica senza affrontare seriamente questi aspetti significa ignorare i rischi sanitari che numerosi studi hanno evidenziato.
6️⃣ Modelli virtuosi: gestione del territorio, non degli animali
Le città europee più avanzate sul tema non parlano di “gestione faunistica” ma di gestione urbanistica, educativa e territoriale, favorendo:
– continuità degli habitat,
– corridoi ecologici,
– prevenzione non cruenta,
– educazione alla convivenza con la fauna.
In Umbria, invece, si ripropongono logiche ferme a oltre mezzo secolo fa, quando il territorio era completamente diverso e la frammentazione degli habitat non era un problema delle attuali dimensioni.
7️⃣ Incidenti di caccia in aumento
I dati nazionali degli ultimi anni mostrano un incremento degli incidenti legati all’attività venatoria.
In questo contesto risulta ancora più grave proporre politiche che aumenterebbero ulteriormente la pressione di caccia sul territorio, esponendo cittadini e animali a rischi ancora maggiori.
Il Comitato, insieme ad Alleanza Anti-Specista Odv, si opporrà con decisione a queste politiche che, con il pretesto della “modernizzazione”, mirano a normalizzare lo sfruttamento degli animali selvatici e a ridurre gli spazi naturali alla logica del profitto e delle armi.
La tutela del territorio e della fauna passa da ricerca scientifica, prevenzione, pianificazione, educazione e convivenza, non dalla trasformazione degli animali selvatici in merce o bersaglio.
Continueremo a vigilare e a informare la cittadinanza.
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