27/04/2026
Il 25 aprile della Perugia Antifascista.
Il 25 aprile a Perugia è stata una grande giornata di partecipazione e di lotta.
Una giornata iniziata due mesi fa quando numerose realtà cittadine, attraverso il metodo assembleare, hanno scelto di incontrarsi per dare vita a un percorso concordato. L’intera organizzazione e tutti i temi centrali sono stati scelti in modo condiviso, coinvolgendo un’ampia rete collettiva fatta di decine e decine di persone. In modo indipendente dalle celebrazioni ufficiali, abbiamo scelto di dare voce nel nostro 25 aprile non soltanto alla memoria di coloro che combatterono il fascismo negli anni del Ventennio e nel biennio 1943-1945, ma anche alle lotte contemporanee che, per noi, sono il naturale proseguimento della Resistenza. Abbiamo denunciato: le guerre imperialiste, la crescente militarizzazione della nostra società, le folli corse al riarmo che sottraggono risorse ai servizi essenziali, la deriva autoritaria di questo governo, lo sfruttamento e la precarietà che attanaglia le nostre esistenze, tutte le discriminazioni che colpiscono le soggettività marginalizzate e oppresse. Abbiamo solidarizzato con chiunque nel mondo si batta in nome dell’autodeterminazione dei popoli, contro tutte le oppressioni e ogni forma di imperialismo.
Lotte che, data la grande partecipazione, hanno incontrato l’approvazione di centinaia e centinaia di persone che, dalla camminata del primo mattino, passando per il corteo, fino alla conclusione in piazza 4 novembre, hanno aderito entusiasticamente a questo percorso. Tutte nel rispetto delle linee guida del corteo e delle simbologie che esso aveva scelto di darsi (simbologie comunicate sui social e per mezzo stampa con largo anticipo). Nel corso dell'intero arco della giornata i soggetti aderenti alle organizzazioni promotrici del corteo hanno chiesto in quattro diverse occasioni ad alcune persone di rimuovere bandiere - tutte di diversa tipologia - che non erano state concordate. In tre di questi casi le persone lo hanno fatto senza alcuna remora o problema, anzi sottolineando che rispettavano pienamente il percorso di democrazia diretta e partecipata che aveva dato vita alla giornata.
La stessa cosa avrebbe dovuto fare Arianna Ciccone che non ha mai partecipato ad alcuna assemblea organizzativa ma ha letto il comunicato con cui veniva chiamata la partenza della giornata, poiché è arrivata al punto di partenza della camminata mattutina con svariate bandiere, tra cui quelle dell’Ucraina e dell’UE. Le è stato spiegato che, a seguito del percorso democratico intrapreso, si era scelto di portare tre bandiere: rosse, della pace e palestinesi (quest’ultima come dichiarato nel comunicato: ”per ricordare chiunque resiste nonostante il silenzio e le complicità internazionali”). Lei avrebbe potuto fare come le altre persone: accettare il percorso democratico e riporre le bandiere non concordate partecipando a tutto il percorso. Invece ha iniziato a insultare, “siete dei fascisti”, a urlare “slava ukraini” e se n’è andata. Poi ha scritto un comunicato zeppo di falsità (come le inesistenti bandiere iraniane al corteo) e ha incollato pezzi di video ad arte dai quali comunque si evince che non c’è stata alcuna cacciata e alcuna violenza, tranne la sua. La violenza cioè di voler imporre a centinaia di persone la simbologia che voleva lei. Nonostante ciò, alla fine ha comunque partecipato al corteo - abbiamo numerose persone che possono testimoniarlo - senza che nessuno dicesse o facesse nulla.
Da questa vicenda si evince solo la mediocrità di certa stampa, che ha rilanciato una notizia senza alcuna verifica delle fonti e senza contattarci per sentire almeno un’altra versione dei fatti, e di alcuni politicanti della nostra città che, ovviamente hanno approfittato di questo evento per una polemichetta da quattro soldi. Il solito maldestro tentativo di infangare questa ennesima straordinaria giornata.
La risposta, come già detto, l’hanno data le centinaia e centinaia di persone che hanno attraversato il nostro 25 aprile.