30/01/2026
Negli ultimi giorni, a seguito della morte di Paolo Cendon, stanno circolando sui social commenti e affermazioni che non possono essere ricondotti al legittimo diritto di critica.
La legge sull’amministrazione di sostegno, come ogni legge, è discutibile, migliorabile, criticabile anche in modo severo.
Questo è fisiologico in una società democratica.
Altra cosa è attribuire a una persona – peraltro appena scomparsa – intenzioni malvagie, colpe morali, responsabilità generalizzate per abusi commessi da terzi, usando espressioni offensive, disumanizzanti o augurando punizioni ultraterrene.
Questo non è dibattito, non è informazione, non è critica: è aggressione alla memoria di una persona e al lavoro di un giurista che ha dedicato la vita allo studio e alla tutela dei soggetti fragili.
Gli eventuali abusi nell’applicazione dell’amministrazione di sostegno vanno denunciati e contrastati nelle sedi opportune.
Attribuirli in blocco a chi ha contribuito a costruire un istituto giuridico significa semplificare la realtà e deformarla.
Chiediamo, con fermezza ma senza polemica, che il confronto torni entro i limiti del rispetto e della correttezza.
La critica è un diritto.
La diffamazione non lo è.
Alla luce del contenuto e dei commenti che ne sono derivati, chiediamo che questo post venga rimosso, perché ha superato i limiti del diritto di critica ed è divenuto veicolo di affermazioni offensive e diffamatorie.