16/12/2025
In Italia il tema dei lavori usuranti e gravosi continua a essere centrale ogni volta che si parla di pensioni. Anche nel 2026, nonostante i cambiamenti del sistema contributivo e l’inasprimento dei requisiti economici, chi svolge o ha svolto attività pesanti, rischiose o logoranti continua ad avere strade dedicate per uscire prima.
Il punto, però, è che ottenere questo diritto non è immediato: serve dimostrare in modo chiaro che tipo di lavoro si è svolto e per quanto tempo, perché la tutela non si basa su dichiarazioni generiche ma su certificazioni precise, richieste direttamente da INPS.
Negli ultimi anni le liste dei lavori gravosi e usuranti sono state aggiornate più volte, includendo settori dove l’esposizione a sforzo fisico, turni, rischi o condizioni difficili è parte strutturale della professione. È anche per questo che misure come Quota 41, APE Sociale e lo “scivolo” usuranti continuano a rappresentare un canale reale per andare in pensione già intorno ai 61–63 anni. Sono strumenti normativi confermati nei monitoraggi annuali INPS e utilizzati da migliaia di lavoratori ogni anno.
Ma senza il documento giusto, tutto si ferma: il modello AP116, è questo il passaggio decisivo.
Il modello non è un semplice foglio: è la certificazione ufficiale che identifica la mansione, il periodo svolto, il livello di rischio e le condizioni contrattuali. Senza di esso, anche chi ha svolto per anni un lavoro qualificabile come usurante rischia di non vedersi riconosciuto il beneficio.
Ecco perché, se rientri anche solo potenzialmente in una delle categorie protette, non aspettare l’ultimo momento, verifica la tua posizione, controlla la tua storia contributiva e fai certificare ciò che ti spetta.
I requisiti ci sono, le norme lo consentono, ma serve arrivare preparati, soprattutto in un sistema previdenziale che, anno dopo anno, diventa più rigoroso nelle verifiche.
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