18/03/2026
Oggi voglio spendere due parole per una categoria spesso ignorata, a volte giudicata, quasi sempre poco compresa.
Sono un formatore: mi occupo di arti marziali, intermediazione e mediazione dei conflitti, lavoro con aziende su consulenze e team building.Ma oggi non parlo di me.
Oggi parlo di loro.
Parlo di quelli che molti chiamano ancora “buttafuori”, ma che la legge riconosce come Addetti ai Servizi di Controllo.
Dietro quella parola c’è un mondo che pochi conoscono davvero.
Sono persone come tutti noi, ma con un forte spirito di adattamento.Lavorano in contesti difficili, spesso duri, dove servono lucidità, sangue freddo e un’enorme capacità di gestione umana.
Non sono lì per scontrarsi.Sono lì per prevenire.
Spesso sono gli unici a intervenire quando qualcuno esagera con l’alcol o con le sostanze.Sono quelli che proteggono i vostri figli… anche quando i vostri figli non se ne rendono conto.
Sono quelli che:
evitano che qualcuno si metta alla guida in stato di alterazione
aiutano una ragazza in difficoltà
impediscono una rissa, una violenza, a volte qualcosa di molto peggio
tengono sotto controllo situazioni che potrebbero degenerare
E quando fanno bene il loro lavoro… nessuno se ne accorge.
Perché quando non succede niente, vuol dire che hanno fatto tutto.
Eppure vengono spesso etichettati come arroganti, duri, esagerati.Ma chi li conosce davvero sa che dietro c’è sensibilità, disciplina e responsabilità.
Hanno uno spirito di appartenenza forte.Credono nello Stato.Seguono le regole.E sanno che basta un errore di uno solo per far ricadere il giudizio su tutti.
Eppure, nonostante questo:
sono poco tutelati
spesso sottopagati
raramente valorizzati
Le società fanno il possibile per formarli e renderli professionisti seri, ma combattono ogni giorno con una realtà difficile.
Io li formo.Non solo nella tecnica, ma nella testa e nel cuore.
Li formo nella mediazione, nella gestione del conflitto, ma soprattutto nella sensibilità.Gli insegno a non giudicare, a capire le persone, a portare la divisa con dignità — non a farsi dominare da essa.
Gli dico sempre una cosa:
“Siete lì come angeli custodi.Come genitori che proteggono i figli degli altri.”
E lo penso davvero.
Per questo oggi voglio dire una cosa semplice, ma sincera:
Grazie.
Grazie a loro.Grazie alle società che ogni giorno si impegnano per dargli lavoro.Ma soprattutto grazie all’umanità che c’è dietro quella divisa.
Mi piacerebbe che un giorno qualcuno, anche nelle istituzioni più alte, si fermasse davvero ad ascoltare chi sono queste persone, cosa fanno e cosa rappresentano.
Perché uno Stato che non riconosce chi protegge, è uno Stato che dimentica.
Io sono Marco Vandelli.E oggi, in questo silenzio, ho scelto di alzare la voce.