05/02/2025
La violenza contro le donne non può lasciare indifferenti
Violenze sul lavoro e violenze istituzionali
La violenza contro le donne non può lasciare indifferenti. Il caso del primario Francesco Mojoli non può lasciare indifferenti.
Undici donne, specializzande del reparto 1 della Rianimazione della Fondazione I.R.C.C.S. San Matteo di Pavia, hanno avuto il coraggio di segnalare gli abusi subiti attraverso questionari anonimi e hanno dimostrato la determinazione di procedere legalmente. Sono donne che hanno deciso di denunciare il datore di lavoro, autore degli abusi agiti proprio nel reparto ospedaliero, con la consapevolezza di affrontare un uomo con quel potere professionale.
Le undici specializzande hanno segnalato comportamenti specifici, che rimandano ad attenzioni e contatti fisici indesiderati e ad una sessualizzazione delle interazioni chiaramente non consensuale. Scriviamo questo breve testo con la consapevolezza di quanto la sessualità non consensuale esercitata nei contesti professionali – soprattutto se agita da uomini che godono di specifici rapporti di potere - sia ancora oggi celata dietro a “normali interazioni tra i sessi”. Scriviamo per rivoltarci contro quella violenza culturale che condona la violabilità del corpo e della femminilità, ancora diffusa e giustificata, che colpisce le donne nelle loro molteplici identità di genere, di studentesse, di lavoratrici.
Come centro antiviolenza esplicitiamo solidarietà e gratitudine a queste undici donne che hanno scelto di esporsi e di procedere legalmente, dimostrando che il valore della soggettività è un bene primario, non mercanteggiabile. Non ci sarebbe stato nessun caso se le specializzande fossero rimaste in silenzio.
I fatti. Le imputazioni sono state di violenza sessuale; riqualificati per fatti di minore gravità. C’è stato un patteggiamento della pena a due anni e la prescrizione di partecipazione da parte del primario ad un percorso trattamentale. Si sta parlando di un primario, un medico, direttore della scuola di Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore presso l’Ateneo di Pavia; un professionista che, proprio in ragione dei ruoli citati, dovrebbe rappresentare, per tutt* noi, un riferimento.
La violenza è una scelta, una modalità relazionale. Le dottoresse del reparto di Rianimazione si sono esposte, hanno parlato, hanno portato alla luce un reato impattante a livello fisico e psichico ed hanno rifiutato il risarcimento offerto perché sentito come “umiliante”.
Il Dott. Mojoli avrebbe chiesto di essere reintegrato come primario ospedaliero. Lo stesso uomo che a dicembre del 2024 ha patteggiato a due anni. Lo stesso uomo che dovrà aderire ad un percorso trattamentale per gli atti violenti commessi. Non conosciamo i pareri delle persone coinvolte nei fatti, le loro storie e le traiettorie professionali. Non è nostra intenzione esprimerci su possibili vissuti o intenzioni. Come centro antiviolenza – però - riflettiamo su questa richiesta, che vede l’autore del reato reintegrato nello stesso ruolo di potere, e in relazione con le medesime professioniste. Nello specifico ci interroghiamo sulla reale possibilità che la richiesta di reintegrazione venga accettata, agendo nei fatti quella che rischia di essere una violenza secondaria istituzionalizzata a tutti gli effetti. Troppo spesso, infatti, l’attenzione tematica e collettiva è rivolta alla violenza e alla figura dell’autore, mentre le donne sono ridotte al mero ruolo di vittime dell’azione delittuosa, nell’incapacità collettiva di pensare e di farsi responsabili di una tutela a lungo termine. Questo è il cambiamento culturale che chiediamo e ci aspettiamo, per la sicurezza di tutte. Assumiamoci la nostra responsabilità, la violenza contro le donne non può lasciare indifferenti.