25/08/2026
VIOLENZA E DISCRIMINAZIONE, IL NOSTRO TERRITORIO DEVE INTERROGARSI (Stefania Moglia - Segreteria CGIL Pavia)
Ci sono notizie che, già da sole, dovrebbero scuotere le coscienze e imporre una riflessione. Quando poi si susseguono, a distanza di appena ventiquattro ore, sulle prime pagine del quotidiano del nostro territorio, fermarsi a riflettere dovrebbe essere inevitabile.
Ci riferiamo a quanto apparso per due giorni consecutivi sulle prime pagine del nostro quotidiano locale. Prima i dati sulla violenza contro le donne, che collocano la provincia di Pavia tra i territori con gli indicatori più preoccupanti della Lombardia. Poi il grave episodio avvenuto a Vigevano, dove un giovane è stato insultato, aggredito e gettato nel Naviglio per il suo orientamento sessuale.
Due prime pagine, a distanza di appena ventiquattro ore, che raccontano fenomeni diversi ma ci interrogano sullo stesso tema: quanto siano ancora profondamente radicati nella nostra società il pregiudizio, gli stereotipi, la cultura del possesso e della sopraffazione e l'idea che esista un modello al quale le persone debbano conformarsi.
La violenza contro le donne e quella fondata sull'orientamento sessuale hanno caratteristiche e dinamiche proprie che non vanno confuse, esiste però una matrice culturale che le accomuna: la difficoltà ad accettare la libertà dell'altro, il tentativo di stabilire ciò che è “normale” e ciò che non lo è, la volontà di giudicare, controllare o colpire chi mette in discussione ruoli e modelli considerati tradizionali.
Quei titoli sono anche il segnale di un degrado culturale che non possiamo più permetterci di sottovalutare: asssistiamo troppo spesso alla normalizzazione di linguaggi d'odio, alla delegittimazione delle differenze e a una spinta regressiva che vorrebbe riportare dentro confini prestabiliti la libertà delle persone, reprimendone l'autodeterminazione.
Per questo ci preoccupa la crescente legittimazione di un linguaggio pubblico, anche da parte di esponenti politici e istituzionali, che alimenta e legittima disuguaglianze di genere, intolleranza, disprezzo e contrapposizione, fino a rischiare di rendere socialmente accettabili parole e comportamenti violenti.
Ma le parole non sono mai neutre: quando l'odio viene legittimato nel linguaggio, si contribuisce a costruire il terreno culturale nel quale discriminazione e violenza possono trovare spazio e giustificazione. Quando arretrano il rispetto e il riconoscimento dei diritti, la distanza tra la parola che discrimina e il gesto che colpisce rischia di diventare drammaticamente breve.
Per questi motivi, non possiamo limitarci alla condanna dei singoli episodi e la prevenzione passa soprattutto dalla cultura, dall'educazione al rispetto e alle differenze, dal contrasto agli stereotipi, a partire dalla scuola e dai luoghi di lavoro.
Come CGIL di Pavia crediamo che quanto abbiamo letto in questi giorni debba interrogare l'intera comunità pavese e richiamare anche le istituzioni alla responsabilità di rafforzare prevenzione, formazione e reti territoriali di tutela, sostenendo il più possibile i Centri antiviolenza e le associazioni, come Coming-Aut, che quotidianamente si impegnano su questi fronti.
Perché due prime pagine così, in due giorni consecutivi, non possono essere considerate soltanto cronaca.
Ci dicono qualcosa del territorio in cui viviamo e ci chiedono, collettivamente, di fare di più.